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CONVEGNO  GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg&t=14141sPresentazione del libro di Stefano ...
09/10/2026

CONVEGNO GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026
https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg&t=14141s
Presentazione del libro di
Stefano d’Errico "SINDACATO S.p.A. CGIL, CISL, UIL (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta"
(Paper First Editore, Roma 2026)
Da sala Convegni “l’AltrascuolA” , V. Casoria, 14 (Roma) Intervengono:
• Peter Gomez (Direttore de “ilfattoquotidiano.it” – Autore della Prefazione)
• Ezio Gallori (Pensionati Uniti – Autore dell’Introduzione)
• Andrea Billau (Redattore di Radio Radicale – Saggista)
• Stefano d’Errico (Autore del libro – Segretario nazionale Unicobas Scuola & Università)
• Presiede:
• Alvaro Belardinelli (Direttore del giornale “Unicobas”)

CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI, CON ESONERO PER DOCENTI ED AT...

09/10/2026

"Palestinesi sono i tuoi occhi" : un’opera di teatro diffuso, una prima mondiale condivisa per non dimenticare : sei racconti scritti da quattro giovani autori di Gaza prenderanno vita ovunque nel mondo.

Il 15 ottobre 2026, teatri, università, piazze e librerie di tutto il mondo si uniranno in un atto di resistenza culturale globale.

Theatrikos e Forum per la Pace Valdelsa organizzano con il Patricinio del Comune di Colle di Val d'Elsa questo evento a cui tutti sono invitati a partecipare.

🎯"Palestinesi sono i tuoi occhi"
15 ottobre 2026 ore 20,45 al Saloncino del Teatro del Popolo - Colle di Val d'Elsa, ingresso libero. Ingresso fino ad esaurimento posti

TESTI DI
Ibrahim Alhelou • Dalal Elswerky • Fatma Yousef • Ala’a Sbaih
🎤Reading
Darshana Patrizia Tedesco - Sergio Licatalosi
🎬Adattamento scenico
Aniello Ciaramella - Darshana Patrizia Tedesco
🎼Musica dal vivo Patrizio Colagiovanni

In questa data, decine di compagnie, artisti e associazioni dal Brasile al Messico, Portogallo, Francia, Spagna, Inghilterra, Grecia, Irlanda...dall’Italia fino a Gaza, porteranno in scena nel corso della stessa giornata i testi dei giovani autori della Compagnia teatrale Anqa.

Anqa è un collettivo teatrale nato su impulso di Progetto REC. È composta da autori e artisti di Gaza e italiani che, attraverso il teatro e la scrittura, trasformano la propria esperienza in una testimonianza diretta, umana e senza filtri.

Comune di Colle di Val d'Elsa Forum per la Pace - Val d'Elsa
InPrimoPiano Teatro del Popolo
The Anqa Group

UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di ...
20/09/2026

UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!
Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di dipendenti della scuola italiana possono aderire alla tanto annunciata assicurazione sanitaria integrativa gratuita. Il ministro Valditara e sindacati che hanno aderito a tale progetto l'hanno presentata come un riconoscimento storico per chi lavora negli istituti d’istruzione di ogni ordine e grado, per la prima volta alla categoria viene garantita una tutela sanitaria collettiva.
È una narrazione avvincente, costruita apposta per dare un titolo di giornale o caricare uno spot sul web. Basta, però, leggere il capitolato tecnico e ascoltare chi nella scuola lavora, per scoprire che dietro l'annuncio si nasconde un provvedimento largamente insoddisfacente, costruito più per fare notizia che per rispondere a un bisogno reale.
Il paradosso dell'universalità selettiva
Il primo problema è già nella platea a cui si rivolge. Si rivendica l'assenza di distinzione, per la prima volta, tra personale di ruolo e supplenti, ma questa universalità si ferma proprio davanti a chi ne avrebbe più bisogno: i supplenti brevi restano fuori. È un'esclusione tutt'altro che marginale. Sono loro, ogni anno, a tenere in piedi la macchina scolastica riempiendo le cattedre vacanti fino all'ultimo giorno utile, ed è proprio questa fascia — la più esposta, la più povera di garanzie contrattuali
— a essere lasciata fuori da una misura presentata come welfare universale. Difficile non leggerci una logica ricorrente nel sistema scuola italiano: i diritti si negano più facilmente a chi ha meno voce, e la precarietà si paga anche in salute, non solo in stipendio; si procede con diritti a geometria variabile, che spezzano l’unità della categoria dei lavoratori della scuola. Inoltre, la copertura è stata estesa anche ai dirigenti scolastici e ai dipendenti del Ministero. Sorge, di conseguenza, il ragionevole dubbio che se le risorse sono per legge vincolate a docenti e ATA, includere altri beneficiari significa una cosa sola: diluire la torta pro capite per chi lavora davvero in classe.
La polizza non sostituisce il SSN, lo "integra", rispondendo appieno a quello che è il mantra neoliberista.
Il secondo nodo riguarda la sostanza della copertura. Dietro la parola "gratuita" si nascondono franchigie stringenti, scoperti percentuali e tetti massimi di rimborso che lasceranno comunque una fetta consistente delle spese sulle spalle di chi dovrebbe beneficiarne. L'assicurazione non è una copertura indiscriminata di tutte le spese mediche, ma si concentra principalmente sui grandi interventi chirurgici, alta diagnostica (TAC, RMN), pacchetti prevenzione oncologica, cardiovascolare odontoiatria base e parto e, sebbene la polizza copra anche patologie pregresse e croniche, rimangono a carico dell'assistito uno scoperto del 10% per le prestazioni in strutture convenzionate, con un limite massimo non indennizzabile di 4.000 euro per singolo evento. Inoltre, i ticket SSN non sono rimborsabili, i ricoveri lunghi per patologie croniche sono esclusi, c'è il vincolo della rete convenzionata, che per adesso non si sa quanto sarà ampia e come sarà distribuita sui territori (anche se per alcune prestazioni è ammesso il rimborso fuori rete). L'aiuto sulle spese ricorrenti come le visite specialistiche ordinarie, gli occhiali, la fisioterapia (quelle che pesano di più sui nuclei familiari), è molto limitato. Ancora più grave è l'esclusione dalla copertura assicurativa delle malattie mentali e dei disturbi psichici. Più dell'80% delle malattie professionali e delle cause di inidoneità all'insegnamento nei docenti italiani è di
natura psichiatrica (ad es. ansia, depressione e soprattutto burnout) e proprio questo non viene coperto dall'assicurazione sanitaria. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la differenza tra una polizza che protegge davvero e una che protegge solo sulla carta, salvo poi presentare il conto al momento del bisogno — quando si è più fragili e meno disposti a fare i calcoli.
Il vero scandalo: si finanzia l’assicurazione tagliando le scuole
Il punto politicamente più grave è questo: l’assicurazione non viene finanziata con nuove risorse, ma attraverso tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole, per circa 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029. Questo significa che le circa 7.600 scuole italiane perderanno una media di 30.000 € ciascuna in quattro anni e di conseguenza si ridurranno i servizi agli studenti, i laboratori, i progetti, l’offerta formativa, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i materiali. Oltre a questo storno principale, il piano attinge per 15 milioni di euro annui dai risparmi generati dalla revisione dei compensi per le commissioni dell’esame di Stato, mentre gli ultimi 15 milioni derivano da fondi speciali del Ministero dell’Economia e delle Finanze precedentemente vincolati. Questa struttura a tre pilastri garantisce la sostenibilità del premio annuo di 80 milioni, per quattro anni senza, però, alcuna garanzia che la misura sopravviva oltre quella scadenza.
Tutto ciò inaccettabile. Si tolgono risorse alla didattica quotidiana per pagare una polizza assicurativa che non risolve i problemi di salute dei lavoratori. Questa non è una scelta tecnica. È una scelta politica precisa, che scarica i costi sulle scuole e sui territori, per favorire una narrazione demagogica, tutta a favore del governo e di chi ha avallato tale scelta.
Il depauperamento del funzionamento scolastico ha come conseguenza immediata l’inevitabile ricorso al contributo volontario delle famiglie e così l’accesso a una scuola di qualità rischia di dipendere sempre più dalla condizione economica dei territori e delle famiglie. Il risultato è che le scuole già più fragili — piccole realtà, aree interne, contesti socialmente deprivati — saranno le più colpite, determinando un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze educative, in aperto contrasto con il principio di uguaglianza. Si impoverisce la scuola pubblica mentre si chiede ai lavoratori di ringraziare per una polizza assicurativa.
Finanziare una presunta tutela sanitaria, tagliando risorse alla scuola, produce un conflitto concreto tra diritti costituzionali: il diritto allo studio e la tutela della salute. Si indebolisce la gratuità e la qualità del servizio scolastico pubblico, mentre la tutela sanitaria viene resa incerta e affidata al mercato. È una scelta regressiva, che scarica i costi sui lavoratori e sulle comunità educative.
Un regalo al mercato assicurativo, non ai lavoratori
È allora il caso di ribadire che la scelta del governo di attivare un’assicurazione sanitaria integrativa collettiva non è affatto neutrale. Questa misura, infatti, finisce per favorire le strutture sanitarie private, senza apportare alcun reale rafforzamento al Servizio Sanitario Nazionale.
Le risorse pubbliche destinate ai contratti assicurativi non si trasformano in nuove assunzioni, investimenti o riduzioni delle liste d’attesa. Servono invece a consolidare una logica politica che sostituisce diritti universali con soluzioni frammentate, legate al tipo di lavoro svolto e al reddito. In un paese dove le liste d'attesa spingono sempre
più persone verso il privato, offrire una scorciatoia assicurativa a una categoria professionale non risolve il problema: lo aggira, e nel farlo normalizza l'idea che il pubblico non basti più. È una logica aziendalistica applicata alla pubblica amministrazione, che affida a tre soggetti privati — UniSalute, Poste Assicura, Intesa Sanpaolo Protezione — la gestione dei dati sanitari di oltre un milione di lavoratori statali.
A conclusione della nostra analisi si può dire che così come finanziata e strutturata, l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico offre risorse pro capite irrisorie, presenta coperture tecniche limitate, rafforza il mercato assicurativo privato senza incidere sulle criticità del sistema sanitario pubblico e per di più è finanziata attraverso tagli diretti al funzionamento delle scuole.
Non è una risposta ai bisogni di salute dei lavoratori della scuola, ma un’operazione simbolica e potenzialmente dannosa.
La tutela della salute del personale scolastico passa attraverso gli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi pubblici, aumentando, non tagliando, le risorse alle scuole, garantendo un rinnovo contrattuale che restituisca potere d'acquisto reale, risolvendo il problema del precariato con un piano di assunzioni che chiuda la stagione della supplentite cronica. Difendere la scuola pubblica e il diritto alla salute significa dire no a polizze di facciata e sì a diritti veri, universali, finanziati con risorse adeguate.
per l’Unicobas Scuola
Stefano Lonzar

21/08/2026

Sabato 29 agosto, ti andrebbe di cenare insieme a tutto il centro di Colle di Val d’Elsa?

Dopo il grande pranzo dello scorso maggio, torna la seconda edizione della Cena sociale nel quartiere!

Sabato 29 agosto, dalle 20:00, apparecchieremo una lunga tavolata in via Mazzini. Vieni a sederti con noi!

Attorno alla stessa tavola troverai chi come te vive, lavora o attraversa ogni giorno (o quasi!) il centro di Colle Val d’Elsa. Vicine di casa, commercianti, persone di ogni età.

Come funziona?
È semplice: vieni, porta qualcosa da mangiare e da bere e non dimenticare il tuo piatto e il tuo bicchiere! A tavoli, sedie e posate pensiamo noi.

E dopo cena?
Rimaniamo a veglia insieme!
Se ti va, porta qualcosa da condividere con le altre persone presenti per continuare la serata: un gioco da tavolo, un libro da leggere ad alta voce, un'attività da proporre… ogni idea è la benvenuta!

Mangiare insieme è un gesto semplice, ma anche un modo concreto per incontrarsi, superare le distanze e rimettere al centro le relazioni, in risposta all’isolamento, alla frammentazione e alle tensioni che attraversano le nostre città.

Se vuoi partecipare, ricordati di iscriverti scrivendo a [email protected] oppure compilando questo modulo: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfgEFIIVFnOzex8FsDKzOr0_vR3ai-wFOdeh3hAo8NVMRRf7g/viewform?usp=sharing&ouid=110001186681941941892

🌧️ In caso di pioggia ci troveremo nell’Area Boschi, in Via dei Fossi.

ANPI Colle di Val d'Elsa
Teatro Al Verso
Associazione Il Telaio odv
L'ornitorinco - Libreria per bambinə e altro
Theatrikos Aps - Teatro Arti Culture Discipline Olistiche
Associazione AMICI di Romano Bilenchi
Cooperativa Sociale Coopventuno
Pubblica Assistenza Colle Val d'Elsa
Mosaico
Radia Aps

LUNEDI' 20 LUGLIO, alle h. 17.00, IN DIRETTA SUL CANALE YOU TUBE DE "IL FATTO QUOTIDIANO": https://www.youtube.com/RISPO...
18/07/2026

LUNEDI' 20 LUGLIO, alle h. 17.00, IN DIRETTA SUL CANALE YOU TUBE DE "IL FATTO QUOTIDIANO": https://www.youtube.com/
RISPONDEREMO ALLE VOSTRE DOMANDE POSTE NELLA CHAT

RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DI "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto" del 15.7.2026...
15/07/2026

RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DI "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto" del 15.7.2026): "Quando il sindacato smette di organizzare il conflitto e diventa parte dell’apparato, chi resta a rappresentare davvero il lavoro? La mia recensione del libro di Stefano d'Errico, libro scomodo ma necessario".

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, C...
06/06/2026

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta"con l'autore, Stefano d'Errico
SINDACATO $.p.A. Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez (Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente).
https://youtu.be/KXcgtsjweRs?si=Qun6ru6B5x7yn9DE
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Presentazione del libro "Sindac...

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresenta...
05/06/2026

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresentante dell'Usb presenta con l'autore il libro
"SINDACATO $.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta", di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez.
(Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente)
https://youtu.be/c54kg7W9jE8?si=YbJphxbvxEZ-Kzvy
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Com...

UNICOBAS: NON COLLABORARE! Sciopero: NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO, STRAORDINARI ATA dal 22 Maggio al 21 Giugno NO all...
16/05/2026

UNICOBAS: NON COLLABORARE! Sciopero: NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO, STRAORDINARI ATA dal 22 Maggio al 21 Giugno
NO alla DISTRUZIONE degli ISTITUTI TECNICI
NO alla sQuola di Valditara

NO progetti, incarichi, sostituzioni, aggiornamento, funzioni strumentali
La Controriforma dei Tecnici = 231 ore in meno nel Primo Biennio / 198 in meno nel Secondo Biennio / oltre alle decurtazioni dovute all’istituzione della filiera
SCIOPERO UNICAMENTE PER QUANTI PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, DOVE SONO PRESENTI ISTITUTI TECNICI: LE TRATTENUTE SARANNO ESCLUSIVAMENTE ORARIE PER QUANTO RICONOSCIUTO DALLA CONTRATTAZIONE DI ISTITUTO A PROGETTI, STRAORDINARI ED ATTIVITÀ AGGIUNTIVE: È ESCLUSA QUALSIASI TRATTENUTA PER L’INTERA GIORNATA. SI SUGGERISCE INOLTRE UNA DISCUSSIONE CRITICA SULL’ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO
Personale Ata:
- astensione attività aggiuntive oltre le 36 ore settimanali (35 ore nelle scuole con personale Ata adibito a turni);
- astensione dalle attività che comportano l’intensificazione del lavoro relativa per la sostituzione dei colleghi assenti, limitandosi al proprio piano o settore di competenza;
Personale docente:
- astensione dalle attività aggiuntive di insegnamento oltre l’orario obbligatorio, retribuite con il Fondo di Istituto;
- astensione dall’aggiornamento, dall’espletamento delle funzioni strumentali e dalle uscite didattiche;
- astensione dalle ore aggiuntive per l’attuazione dei progetti e dagli incarichi di coordinatore di progetti retribuiti con il FIS;
- astensione dalle sostituzioni e dalle collaborazioni con il dirigente scolastico, nonché dagli incarichi di responsabile di plesso, di laboratorio, di dipartimento, dalle funzioni di tutor, di coordinatore del consiglio di classe o coordinatore del personale educativo;
- astensione dalle ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di recupero per gli alunni con debiti formativi;
- astensione dalle attività complementari di educazione fisica e avviamento alla pratica sportiva.
Non c’è rispetto. Basta con la truffa delle retribuzioni forfetarie ...Mai più lavorare gratis (o quasi)! BASTA CON LA GUERRA FRA POVERI E L’AUTOGESTIONE DELLA MISERIA
CONTRO i ritardi annosi nell’assunzione dei precari e la riduzione dei benefici stipendiali e normativi per i neo assunti; la valutazione discrezionale di docenti ed ATA, collegando i primi ai ridicoli test Invalsi; la riduzione di tutto il Superiore a 4 anni (immediatamente dopo i Tecnici); l’aumento dell’età minima pensionabile dal 2027; il taglio a 383 euro della Carta del Docente; la protervia di Valditara che vorrebbe una scuola a servizio dell’impresa ed indirizzata a destra. PER il Doppio Canale di reclutamento per abilitazioni e servizio; l’abrogazione delle controriforme Renzi e Gelmini e della relativa revisione delle classi di concorso.

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERN...
07/05/2026

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERNERI" (Stefano d'Errico, Mimesis 2025)
d’Errico Stefano, A 3.0: critica anarchica dell’antipolitica e della diseducazione. Attualità di Camillo Berneri, Fano, Mimesis, 2025.
Lo scritto di d’Errico, innanzitutto, pone in evidenza la necessità di attualizzare la visione politica dell’anarchico Camillo Berneri (1897-1937), che seppe farsi promotore di nuova pedagogia sociale rivoluzionaria, pregna di richiami etici. In effetti, il pensatore, che avversava ogni genere di demagogia populista e di romanticismo operaista, nutriva una salda fiducia nella capacità degli esseri umani di cambiare il mondo: per abbracciare un’etica improntata al cambiamento, tuttavia, era a suo avviso necessario rifuggire il buonismo, il perbenismo e le storture del politicamente corretto, derive di cui egli, con evidente lungimiranza, aveva precocemente intuito la perniciosità.
Alla luce di queste riflessioni, d’Errico si interroga sulla possibilità di ricorrere al pensiero di Berneri come a una categoria interpretativa di alcune pregnanti questioni dell’attualità, tra le quali emerge, in primis, il complesso rapporto che lega il potere alla maleducazione. Quest’ultima – che si esprime, a suo avviso, tramite molteplici sfaccettature, come l’esaltazione del banale, l’imperativo del distinguersi a ogni costo, l’egolatria, la tendenza alla fuga dal reale, la disonestà intellettuale e «l’individualismo povero, narciso, esibizionista» (p. 41) –, in effetti, risulta essere indissolubilmente connessa alla «sub-cultura del dominio» (p. 19), in opposizione alla cosiddetta “buona educazione”, che, erroneamente ritenuta una pratica conformista, potrebbe invece giocare un ruolo cruciale nella lotta contro il potere, in quanto componente cruciale di ogni processo etico, nonché condizione ineludibile della convivenza.
Ancora, l’autore ricorre al pensiero di Berneri, nella seconda parte dell’opera, per analizzare – tramite una luce prettamente pedagogica, eredità della propria formazione di insegnante – le criticità emergenti nell’attuale dimensione scolastica, all’interno del contesto italiano. Tra i principali obiettivi polemici individua, in primis, la compressione dell’istruzione alle mere logiche consumistiche (p. 252), la subordinazione dell’insegnamento ai diktat politici (p. 260) e la pratica delle raccomandazioni (p. 313).
Nell’esporre le proprie considerazioni, in ogni caso, d’Errico non risparmia severe critiche alle derive da lui stesso ravviste all’interno del movimento anarchico; in questo, in effetti, pare fare autenticamente proprio lo spirito antidogmatico con il quale lo stesso Berneri, portavoce di prese di posizione insieme eterodosse e illuminanti, aveva condotto un’opera di revisione critica dell’anarchismo, pur rendendosi oggetto, per questo, della riprovazione di quanti, tra i suoi detrattori, preferivano «riaffermare all’infinito principi considerati immutabili» (p. 214). In particolare, Berneri aveva denunciato «l’individualismo “autistico”» (p. 43) proprio di alcuni gruppi anarchici: intrecciandosi a una visione insieme assolutistica ed egoistica del libero arbitrio, tale principio, in effetti, non poteva che farsi propugnatore di una concezione «affatto libertaria» (p. 44) dei rapporti umani e sociali. d’Errico evidenzia, peraltro, che una simile critica «dell’amorfismo individualista» (p. 53) fu al tempo condivisa anche da Luigi Fabbri. In tal senso, la denuncia dell’individualismo assurto a presupposto etico-politico costituisce, secondo l’autore, un punto essenziale: tale fattispecie, infatti, si pone come ostacolo alla trasformazione in senso socialista.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, d’Errico si rende portavoce della necessità di attualizzare la concezione politica di Berneri: quest’ultimo, pure ben conscio dell’impossibilità di raggiungere l’armonia e la perfezione assoluta, aveva in effetti evidenziato l’importanza di sviluppare un comune impegno su «valori condivisi» (p. 39), all’interno della prospettiva di una pedagogia sociale rivoluzionaria dai tratti dinamici, pragmatici, mai demagogici. Tale concezione, in particolare, pare intrisa di un profondo richiamo etico, perché basata sul presupposto secondo il quale la libertà non può mai essere assoluta, ma sottoposta al «principio basilare del servizio» (p. 50).
Esposte tali riflessioni, pertanto, l’autore ragiona sulla necessità di superare la scissione, operata da Machiavelli, tra etica e politica: se, da un lato, la politica deve sempre dotarsi di una guida etica – seppur in passato pericolosamente derubricata dalle ideologie totalitarie a «pratica dell’impossibile» (p. 65) –, è altrettanto cruciale, d’altro canto, che l’anarchismo assuma una dimensione politica, per quanto tale movimento, data la sua natura prevalentemente umanista, sia tipicamente refrattario a questa sfera.
In tal senso, d’Errico precisa, infine, che il tentativo di dare alla politica una guida etica non deve essere erroneamente sovrapposto alla tensione totalitaria di realizzazione di uno Stato etico e di una società trasparente, eventualità che, anzi, determinerebbero il dominio assoluto dello Stato e il soffocamento di ogni istanza di libertà (p. 222). Il principio etico cardine di questa visione, al contrario, deve essere quello della responsabilità, intesa come attenta considerazione delle conseguenze dell’agire non solo sulla propria coscienza, ma anche sulle dinamiche del vivere collettivo e plurale. Ne deriva, secondo d’Errico, che qualsiasi istanza di cambiamento, per essere davvero rivoluzionaria, dovrà essere umanista, e, pertanto, fondata sull’educazione.

Indirizzo

Via Garibaldi 18
Colle Val D'Elsa
53034

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