07/05/2026
SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERNERI" (Stefano d'Errico, Mimesis 2025)
d’Errico Stefano, A 3.0: critica anarchica dell’antipolitica e della diseducazione. Attualità di Camillo Berneri, Fano, Mimesis, 2025.
Lo scritto di d’Errico, innanzitutto, pone in evidenza la necessità di attualizzare la visione politica dell’anarchico Camillo Berneri (1897-1937), che seppe farsi promotore di nuova pedagogia sociale rivoluzionaria, pregna di richiami etici. In effetti, il pensatore, che avversava ogni genere di demagogia populista e di romanticismo operaista, nutriva una salda fiducia nella capacità degli esseri umani di cambiare il mondo: per abbracciare un’etica improntata al cambiamento, tuttavia, era a suo avviso necessario rifuggire il buonismo, il perbenismo e le storture del politicamente corretto, derive di cui egli, con evidente lungimiranza, aveva precocemente intuito la perniciosità.
Alla luce di queste riflessioni, d’Errico si interroga sulla possibilità di ricorrere al pensiero di Berneri come a una categoria interpretativa di alcune pregnanti questioni dell’attualità, tra le quali emerge, in primis, il complesso rapporto che lega il potere alla maleducazione. Quest’ultima – che si esprime, a suo avviso, tramite molteplici sfaccettature, come l’esaltazione del banale, l’imperativo del distinguersi a ogni costo, l’egolatria, la tendenza alla fuga dal reale, la disonestà intellettuale e «l’individualismo povero, narciso, esibizionista» (p. 41) –, in effetti, risulta essere indissolubilmente connessa alla «sub-cultura del dominio» (p. 19), in opposizione alla cosiddetta “buona educazione”, che, erroneamente ritenuta una pratica conformista, potrebbe invece giocare un ruolo cruciale nella lotta contro il potere, in quanto componente cruciale di ogni processo etico, nonché condizione ineludibile della convivenza.
Ancora, l’autore ricorre al pensiero di Berneri, nella seconda parte dell’opera, per analizzare – tramite una luce prettamente pedagogica, eredità della propria formazione di insegnante – le criticità emergenti nell’attuale dimensione scolastica, all’interno del contesto italiano. Tra i principali obiettivi polemici individua, in primis, la compressione dell’istruzione alle mere logiche consumistiche (p. 252), la subordinazione dell’insegnamento ai diktat politici (p. 260) e la pratica delle raccomandazioni (p. 313).
Nell’esporre le proprie considerazioni, in ogni caso, d’Errico non risparmia severe critiche alle derive da lui stesso ravviste all’interno del movimento anarchico; in questo, in effetti, pare fare autenticamente proprio lo spirito antidogmatico con il quale lo stesso Berneri, portavoce di prese di posizione insieme eterodosse e illuminanti, aveva condotto un’opera di revisione critica dell’anarchismo, pur rendendosi oggetto, per questo, della riprovazione di quanti, tra i suoi detrattori, preferivano «riaffermare all’infinito principi considerati immutabili» (p. 214). In particolare, Berneri aveva denunciato «l’individualismo “autistico”» (p. 43) proprio di alcuni gruppi anarchici: intrecciandosi a una visione insieme assolutistica ed egoistica del libero arbitrio, tale principio, in effetti, non poteva che farsi propugnatore di una concezione «affatto libertaria» (p. 44) dei rapporti umani e sociali. d’Errico evidenzia, peraltro, che una simile critica «dell’amorfismo individualista» (p. 53) fu al tempo condivisa anche da Luigi Fabbri. In tal senso, la denuncia dell’individualismo assurto a presupposto etico-politico costituisce, secondo l’autore, un punto essenziale: tale fattispecie, infatti, si pone come ostacolo alla trasformazione in senso socialista.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, d’Errico si rende portavoce della necessità di attualizzare la concezione politica di Berneri: quest’ultimo, pure ben conscio dell’impossibilità di raggiungere l’armonia e la perfezione assoluta, aveva in effetti evidenziato l’importanza di sviluppare un comune impegno su «valori condivisi» (p. 39), all’interno della prospettiva di una pedagogia sociale rivoluzionaria dai tratti dinamici, pragmatici, mai demagogici. Tale concezione, in particolare, pare intrisa di un profondo richiamo etico, perché basata sul presupposto secondo il quale la libertà non può mai essere assoluta, ma sottoposta al «principio basilare del servizio» (p. 50).
Esposte tali riflessioni, pertanto, l’autore ragiona sulla necessità di superare la scissione, operata da Machiavelli, tra etica e politica: se, da un lato, la politica deve sempre dotarsi di una guida etica – seppur in passato pericolosamente derubricata dalle ideologie totalitarie a «pratica dell’impossibile» (p. 65) –, è altrettanto cruciale, d’altro canto, che l’anarchismo assuma una dimensione politica, per quanto tale movimento, data la sua natura prevalentemente umanista, sia tipicamente refrattario a questa sfera.
In tal senso, d’Errico precisa, infine, che il tentativo di dare alla politica una guida etica non deve essere erroneamente sovrapposto alla tensione totalitaria di realizzazione di uno Stato etico e di una società trasparente, eventualità che, anzi, determinerebbero il dominio assoluto dello Stato e il soffocamento di ogni istanza di libertà (p. 222). Il principio etico cardine di questa visione, al contrario, deve essere quello della responsabilità, intesa come attenta considerazione delle conseguenze dell’agire non solo sulla propria coscienza, ma anche sulle dinamiche del vivere collettivo e plurale. Ne deriva, secondo d’Errico, che qualsiasi istanza di cambiamento, per essere davvero rivoluzionaria, dovrà essere umanista, e, pertanto, fondata sull’educazione.