Unicobas Siena

Unicobas Siena Sindacato di base, libero, libertario, autorganizzato e autogestito. Sindacato di Base Unicobas Scuola & Università

21/08/2026

Sabato 29 agosto, ti andrebbe di cenare insieme a tutto il centro di Colle di Val d’Elsa?

Dopo il grande pranzo dello scorso maggio, torna la seconda edizione della Cena sociale nel quartiere!

Sabato 29 agosto, dalle 20:00, apparecchieremo una lunga tavolata in via Mazzini. Vieni a sederti con noi!

Attorno alla stessa tavola troverai chi come te vive, lavora o attraversa ogni giorno (o quasi!) il centro di Colle Val d’Elsa. Vicine di casa, commercianti, persone di ogni età.

Come funziona?
È semplice: vieni, porta qualcosa da mangiare e da bere e non dimenticare il tuo piatto e il tuo bicchiere! A tavoli, sedie e posate pensiamo noi.

E dopo cena?
Rimaniamo a veglia insieme!
Se ti va, porta qualcosa da condividere con le altre persone presenti per continuare la serata: un gioco da tavolo, un libro da leggere ad alta voce, un'attività da proporre… ogni idea è la benvenuta!

Mangiare insieme è un gesto semplice, ma anche un modo concreto per incontrarsi, superare le distanze e rimettere al centro le relazioni, in risposta all’isolamento, alla frammentazione e alle tensioni che attraversano le nostre città.

Se vuoi partecipare, ricordati di iscriverti scrivendo a [email protected] oppure compilando questo modulo: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfgEFIIVFnOzex8FsDKzOr0_vR3ai-wFOdeh3hAo8NVMRRf7g/viewform?usp=sharing&ouid=110001186681941941892

🌧️ In caso di pioggia ci troveremo nell’Area Boschi, in Via dei Fossi.

ANPI Colle di Val d'Elsa
Teatro Al Verso
Associazione Il Telaio odv
L'ornitorinco - Libreria per bambinə e altro
Theatrikos Aps - Teatro Arti Culture Discipline Olistiche
Associazione AMICI di Romano Bilenchi
Cooperativa Sociale Coopventuno
Pubblica Assistenza Colle Val d'Elsa
Mosaico
Radia Aps

LUNEDI' 20 LUGLIO, alle h. 17.00, IN DIRETTA SUL CANALE YOU TUBE DE "IL FATTO QUOTIDIANO": https://www.youtube.com/RISPO...
18/07/2026

LUNEDI' 20 LUGLIO, alle h. 17.00, IN DIRETTA SUL CANALE YOU TUBE DE "IL FATTO QUOTIDIANO": https://www.youtube.com/
RISPONDEREMO ALLE VOSTRE DOMANDE POSTE NELLA CHAT

RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DI "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto" del 15.7.2026...
15/07/2026

RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DI "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto" del 15.7.2026): "Quando il sindacato smette di organizzare il conflitto e diventa parte dell’apparato, chi resta a rappresentare davvero il lavoro? La mia recensione del libro di Stefano d'Errico, libro scomodo ma necessario".

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, C...
06/06/2026

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta"con l'autore, Stefano d'Errico
SINDACATO $.p.A. Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez (Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente).
https://youtu.be/KXcgtsjweRs?si=Qun6ru6B5x7yn9DE
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Presentazione del libro "Sindac...

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresenta...
05/06/2026

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresentante dell'Usb presenta con l'autore il libro
"SINDACATO $.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta", di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez.
(Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente)
https://youtu.be/c54kg7W9jE8?si=YbJphxbvxEZ-Kzvy
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Com...

UNICOBAS: NON COLLABORARE! Sciopero: NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO, STRAORDINARI ATA dal 22 Maggio al 21 Giugno NO all...
16/05/2026

UNICOBAS: NON COLLABORARE! Sciopero: NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO, STRAORDINARI ATA dal 22 Maggio al 21 Giugno
NO alla DISTRUZIONE degli ISTITUTI TECNICI
NO alla sQuola di Valditara

NO progetti, incarichi, sostituzioni, aggiornamento, funzioni strumentali
La Controriforma dei Tecnici = 231 ore in meno nel Primo Biennio / 198 in meno nel Secondo Biennio / oltre alle decurtazioni dovute all’istituzione della filiera
SCIOPERO UNICAMENTE PER QUANTI PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, DOVE SONO PRESENTI ISTITUTI TECNICI: LE TRATTENUTE SARANNO ESCLUSIVAMENTE ORARIE PER QUANTO RICONOSCIUTO DALLA CONTRATTAZIONE DI ISTITUTO A PROGETTI, STRAORDINARI ED ATTIVITÀ AGGIUNTIVE: È ESCLUSA QUALSIASI TRATTENUTA PER L’INTERA GIORNATA. SI SUGGERISCE INOLTRE UNA DISCUSSIONE CRITICA SULL’ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO
Personale Ata:
- astensione attività aggiuntive oltre le 36 ore settimanali (35 ore nelle scuole con personale Ata adibito a turni);
- astensione dalle attività che comportano l’intensificazione del lavoro relativa per la sostituzione dei colleghi assenti, limitandosi al proprio piano o settore di competenza;
Personale docente:
- astensione dalle attività aggiuntive di insegnamento oltre l’orario obbligatorio, retribuite con il Fondo di Istituto;
- astensione dall’aggiornamento, dall’espletamento delle funzioni strumentali e dalle uscite didattiche;
- astensione dalle ore aggiuntive per l’attuazione dei progetti e dagli incarichi di coordinatore di progetti retribuiti con il FIS;
- astensione dalle sostituzioni e dalle collaborazioni con il dirigente scolastico, nonché dagli incarichi di responsabile di plesso, di laboratorio, di dipartimento, dalle funzioni di tutor, di coordinatore del consiglio di classe o coordinatore del personale educativo;
- astensione dalle ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di recupero per gli alunni con debiti formativi;
- astensione dalle attività complementari di educazione fisica e avviamento alla pratica sportiva.
Non c’è rispetto. Basta con la truffa delle retribuzioni forfetarie ...Mai più lavorare gratis (o quasi)! BASTA CON LA GUERRA FRA POVERI E L’AUTOGESTIONE DELLA MISERIA
CONTRO i ritardi annosi nell’assunzione dei precari e la riduzione dei benefici stipendiali e normativi per i neo assunti; la valutazione discrezionale di docenti ed ATA, collegando i primi ai ridicoli test Invalsi; la riduzione di tutto il Superiore a 4 anni (immediatamente dopo i Tecnici); l’aumento dell’età minima pensionabile dal 2027; il taglio a 383 euro della Carta del Docente; la protervia di Valditara che vorrebbe una scuola a servizio dell’impresa ed indirizzata a destra. PER il Doppio Canale di reclutamento per abilitazioni e servizio; l’abrogazione delle controriforme Renzi e Gelmini e della relativa revisione delle classi di concorso.

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERN...
07/05/2026

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERNERI" (Stefano d'Errico, Mimesis 2025)
d’Errico Stefano, A 3.0: critica anarchica dell’antipolitica e della diseducazione. Attualità di Camillo Berneri, Fano, Mimesis, 2025.
Lo scritto di d’Errico, innanzitutto, pone in evidenza la necessità di attualizzare la visione politica dell’anarchico Camillo Berneri (1897-1937), che seppe farsi promotore di nuova pedagogia sociale rivoluzionaria, pregna di richiami etici. In effetti, il pensatore, che avversava ogni genere di demagogia populista e di romanticismo operaista, nutriva una salda fiducia nella capacità degli esseri umani di cambiare il mondo: per abbracciare un’etica improntata al cambiamento, tuttavia, era a suo avviso necessario rifuggire il buonismo, il perbenismo e le storture del politicamente corretto, derive di cui egli, con evidente lungimiranza, aveva precocemente intuito la perniciosità.
Alla luce di queste riflessioni, d’Errico si interroga sulla possibilità di ricorrere al pensiero di Berneri come a una categoria interpretativa di alcune pregnanti questioni dell’attualità, tra le quali emerge, in primis, il complesso rapporto che lega il potere alla maleducazione. Quest’ultima – che si esprime, a suo avviso, tramite molteplici sfaccettature, come l’esaltazione del banale, l’imperativo del distinguersi a ogni costo, l’egolatria, la tendenza alla fuga dal reale, la disonestà intellettuale e «l’individualismo povero, narciso, esibizionista» (p. 41) –, in effetti, risulta essere indissolubilmente connessa alla «sub-cultura del dominio» (p. 19), in opposizione alla cosiddetta “buona educazione”, che, erroneamente ritenuta una pratica conformista, potrebbe invece giocare un ruolo cruciale nella lotta contro il potere, in quanto componente cruciale di ogni processo etico, nonché condizione ineludibile della convivenza.
Ancora, l’autore ricorre al pensiero di Berneri, nella seconda parte dell’opera, per analizzare – tramite una luce prettamente pedagogica, eredità della propria formazione di insegnante – le criticità emergenti nell’attuale dimensione scolastica, all’interno del contesto italiano. Tra i principali obiettivi polemici individua, in primis, la compressione dell’istruzione alle mere logiche consumistiche (p. 252), la subordinazione dell’insegnamento ai diktat politici (p. 260) e la pratica delle raccomandazioni (p. 313).
Nell’esporre le proprie considerazioni, in ogni caso, d’Errico non risparmia severe critiche alle derive da lui stesso ravviste all’interno del movimento anarchico; in questo, in effetti, pare fare autenticamente proprio lo spirito antidogmatico con il quale lo stesso Berneri, portavoce di prese di posizione insieme eterodosse e illuminanti, aveva condotto un’opera di revisione critica dell’anarchismo, pur rendendosi oggetto, per questo, della riprovazione di quanti, tra i suoi detrattori, preferivano «riaffermare all’infinito principi considerati immutabili» (p. 214). In particolare, Berneri aveva denunciato «l’individualismo “autistico”» (p. 43) proprio di alcuni gruppi anarchici: intrecciandosi a una visione insieme assolutistica ed egoistica del libero arbitrio, tale principio, in effetti, non poteva che farsi propugnatore di una concezione «affatto libertaria» (p. 44) dei rapporti umani e sociali. d’Errico evidenzia, peraltro, che una simile critica «dell’amorfismo individualista» (p. 53) fu al tempo condivisa anche da Luigi Fabbri. In tal senso, la denuncia dell’individualismo assurto a presupposto etico-politico costituisce, secondo l’autore, un punto essenziale: tale fattispecie, infatti, si pone come ostacolo alla trasformazione in senso socialista.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, d’Errico si rende portavoce della necessità di attualizzare la concezione politica di Berneri: quest’ultimo, pure ben conscio dell’impossibilità di raggiungere l’armonia e la perfezione assoluta, aveva in effetti evidenziato l’importanza di sviluppare un comune impegno su «valori condivisi» (p. 39), all’interno della prospettiva di una pedagogia sociale rivoluzionaria dai tratti dinamici, pragmatici, mai demagogici. Tale concezione, in particolare, pare intrisa di un profondo richiamo etico, perché basata sul presupposto secondo il quale la libertà non può mai essere assoluta, ma sottoposta al «principio basilare del servizio» (p. 50).
Esposte tali riflessioni, pertanto, l’autore ragiona sulla necessità di superare la scissione, operata da Machiavelli, tra etica e politica: se, da un lato, la politica deve sempre dotarsi di una guida etica – seppur in passato pericolosamente derubricata dalle ideologie totalitarie a «pratica dell’impossibile» (p. 65) –, è altrettanto cruciale, d’altro canto, che l’anarchismo assuma una dimensione politica, per quanto tale movimento, data la sua natura prevalentemente umanista, sia tipicamente refrattario a questa sfera.
In tal senso, d’Errico precisa, infine, che il tentativo di dare alla politica una guida etica non deve essere erroneamente sovrapposto alla tensione totalitaria di realizzazione di uno Stato etico e di una società trasparente, eventualità che, anzi, determinerebbero il dominio assoluto dello Stato e il soffocamento di ogni istanza di libertà (p. 222). Il principio etico cardine di questa visione, al contrario, deve essere quello della responsabilità, intesa come attenta considerazione delle conseguenze dell’agire non solo sulla propria coscienza, ma anche sulle dinamiche del vivere collettivo e plurale. Ne deriva, secondo d’Errico, che qualsiasi istanza di cambiamento, per essere davvero rivoluzionaria, dovrà essere umanista, e, pertanto, fondata sull’educazione.

Radio Radicale, 28.4.2026: Presentazione del libro di S.d'Errico "Sindacato SpA. Cgil, Cisl. Uil (e gli altri). Diktat, ...
30/04/2026

Radio Radicale, 28.4.2026: Presentazione del libro di S.d'Errico "Sindacato SpA. Cgil, Cisl. Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (con Prefazione di Peter Gomez - Paper First). Intervista a Ezio Gallori ed all'autore - ISCRIVITI AL CANALE YOU TUBE DELL'UNICOBAS. POI CLICCA SUL LINK:
https://youtu.be/_PZSVzEzYRQ
SINDACATO $.p.A.
Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta
di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez
PaperFIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie dal 14 aprile. Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: oggi n. 581 in Libri (su 15 milioni di titoli)
• n. 1 in Relazioni industriali e sicurezza
• n. 5 in Interviste
Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente tramite il seguente link: https://www.amazon.it/Sindacato-Spa-Stefano-DErrico/dp/B0DZR7YZ2X/ref=sr_1_19?dib=eyJ2IjoiMSJ9.gf0kQ-Oe90ytsi4Gbos7kTirFkiYDSXW_dBF9jA7KYJCQOw5ZZqcObqzSpuAuQomroL6RSJmw1HEmn5koQ9zwnf0I8GVJCEjYNP2Bxnjl2_91kzVxDpUIu4l3Pb_ppgafsAupobrIt19ofy0D1nbr_s4XL-UVaLRWo8Dw40wCLP6ofYS4f8bCikFxU7CwRTzJNxcPLlNuH9C9dFCiBC6fLymAUv###ZOgIqbo8BI4Ow.iSWRiRd7sKG9DVXtQQ0sg0FQDpeKlc4h4qM6XS_r-20&dib_tag=se&qid=1773946446&refinements=p_27%3AStefano+D%27Errico&s=books&sr=1-19&content_source=fb&fb_content_id=Q9-wBQGVyP06wsEcFw278KoYNl8ynCpb8QeEH-MBUMP8TTdqgUTUo0dnuHQ7rtS53w&channel_type=fb&fbclid=IwY2xjawRdvfxleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFORnBLeWNoVTB4QU9JckIxc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHr3CN0jM4pHFN7Yo4e3aH6cu582U_PIocb-2J2DiJ67JUiKVWP26uLuFpdDy_aem_khttE42xKwplAbCcbgCUbQ
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), grazie ai quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato un trentennio di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.
https://youtu.be/_PZSVzEzYRQ

28/4/2026 RRadicale:Intervista a S.D'Errico-E.Gallori sul libro "Sindacato S:P:A."(Paper FIRST)

IL FATTO QUOTIDIANO, 22.4.2026: ESTRATTO DALLA PREFAZIONE DI PETER GOMEZ a "Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altr...
23/04/2026

IL FATTO QUOTIDIANO, 22.4.2026: ESTRATTO DALLA PREFAZIONE DI PETER GOMEZ a "Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (Stefano d'Errico, Paper FIRST, Roma 2026)
Su Amazon con la carta del docente:
https://www.amazon.it/gp/bestsellers/books/14197976031/ref=pd_zg_hrsr_books

Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni e sarebbe comodo poter indicare un solo colpevole. Ma la verità è che le cause sono molte, intrecciate tra loro, e tutte documentate. Le grandi imprese aumentano i profitti, ma redistribuiscono poco e male. Le prime 200 aziende italiane hanno visto crescere margini e dividendi molto più degli stipendi. Hanno spesso arricchito gli azionisti e impoverito dipendenti e collaboratori. La produttività ristagna perché gli investimenti sono bassi, soprattutto in tecnologia e capitale umano. Chi alternativamente governa preferisce ridurre le tasse sul lavoro – mettendo sempre più a rischio lo stato sociale – invece che introdurre un salario minimo legale per legge o riscoprire una politica industriale nazionale degna di questo nome. E persino un supertecnocrate come Mario Draghi, che ha guidato le istituzioni europee e italiane, alla fine lo ha ammesso: i salari sono stati tenuti bassi perché le élite pensavano di reggere in questo modo la concorrenza internazionale. Non potendo più svalutare la moneta si è scelto di svalutare il lavoro.
Tutto vero. Tutto dimostrabile. Ma in una democrazia matura, quando profitti e salari si separano per così tanto tempo, quando la produttività non cresce perché non si investe, quando la politica abdica al suo ruolo, qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Perché i salari sono scesi senza una reazione proporzionata nelle piazze e sui luoghi di lavoro?
Il libro di Stefano d’Errico serve anche per dare questa risposta.
Non a caso d’Errico parte dal passato. Dagli anni in cui l’Italia ha cambiato pelle. E con essa ha cambiato anche il ruolo dei sindacati.
Fino alla fine degli anni Ottanta i sindacati italiani erano, con le ovvie eccezioni, una forza esterna allo Stato. Potentissima, certo. Ma esterna. Il conflitto era lo strumento principale, il salario il terreno di scontro, lo sciopero un atto imprevedibile e destabilizzante.
Poi arrivano gli anni Novanta. E cambia tutto. Tra il 1992 e il 1993 l’Italia è sull’orlo del baratro: il debito si fa enorme, c’è l’attacco alla lira e l’uscita dal serpentone monetario europeo. L’inchiesta Mani Pulite spazza via i partiti della Prima Repubblica. Lo Stato e una classe politica corrotta perdono potere e credibilità. Serve qualcosa a cui aggrapparsi. Serve un altro perno di stabilità. I sindacati diventano quel perno.
Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto.
Già nel 1990 la legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali introduce preavvisi, fasce di garanzia, limiti e sanzioni. Nel 2000 la riforma rafforza ulteriormente il meccanismo. Lo sciopero viene trasformato in una sorta di procedura amministrata. Gli scioperi alla francese o alla tedesca che bloccano il Paese per giorni diventano da noi impossibili.
Anche perché i nostri lavoratori sono poveri e lo sciopero non se lo possono permettere. In Italia non esiste una vera cassa sciopero. Chi sciopera perde interamente il salario. Il sindacato non compensa. Il rischio economico, anzi la fame, è tutto sulle spalle e sulla tavola del lavoratore.
All’estero è diverso. In Germania e nei Paesi nordici i sindacati raccolgono tra i lavoratori fondi che consentono scioperi lunghi e duri. In Francia, dove la cassa sciopero è parziale, si sciopera a sorpresa e a oltranza. Il conflitto conta perché è sostenibile da chi incrocia le braccia.
In Italia no. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: scioperi frequenti ma brevi, simbolici, raramente decisivi. Eppure, come si rende conto ogni iscritto guardando la propria busta paga, i nostri sindacati non sono poveri. Perché, mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni. Il paradosso è evidente: salari fermi; sindacati economicamente solidi. Una forza grande come apparato, ma sempre più debole come leva salariale.
Attenzione però. L’autore di questa Prefazione non intende sminuire l’opera sul territorio di migliaia di sindacalisti per tentare di migliorare le condizioni dei lavoratori. Qui s’intende invece denunciare un sistema che si è creato e autoalimentato per lustri e lustri, finendo per assumere aspetti patologici.
Non per nulla, negli ultimi vent’anni il passaggio diretto dal vertice sindacale alle istituzioni è diventato strutturale e bipartisan.
Nel governo attuale siede Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl fino al 2025, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche per il Sud. Una migrazione stupefacente dal vertice sindacale all’esecutivo.
Sempre nell’area governativa, Claudio Durigon, ex dirigente Ugl, ha ricoperto ruoli di sottosegretario in più governi, occupandosi proprio di lavoro, economia e politiche sociali.
Sul fronte opposto, negli anni precedenti, il meccanismo è stato quasi identico. Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil dal 2010 al 2019, è entrata direttamente in Parlamento.
Prima di lei Guglielmo Epifani ha fatto lo stesso, dopo aver guidato la Cgil per otto anni. E ancora Cesare Damiano, proveniente dalla Fiom-Cgil, è stato ministro del Lavoro e deputato per più legislature. Sul versante Cisl, Annamaria Furlan, segretaria generale fino al 2021, è ora senatrice. Franco Marini, oggi scomparso, aveva ricoperto il suo stesso incarico negli anni Ottanta, per poi diventare ministro del Lavoro e addirittura aspirante Presidente della Repubblica. Savino Pezzotta è pure passato dal sindacato al Parlamento.
Alcuni di questi ex sindacalisti hanno storie specchiate (altri no), ma in ogni caso vederli tutti assieme nei palazzi del potere fa un brutto effetto. Dimostra che non siamo davanti a eccezioni. Ma a una filiera.
All’estero questo accade raramente. Non per superiorità morale, ma perché i sindacati non sono così integrati nel sistema pubblico e dei partiti; non hanno bilanci così dipendenti dalle scelte del legislatore, sono e restano controparte. Anche della politica. In Italia, invece, il sindacato è scuola di classe dirigente, con accesso diretto alle istituzioni.
Dagli anni Novanta in poi viviamo dentro un patto non scritto: pace sociale in cambio di ruolo istituzionale. Lo Stato riconosce centralità e risorse. I sindacati garantiscono prevedibilità e controllo del conflitto. Il salario diventa la variabile sacrificabile.
Come detto, il risultato è sotto gli occhi di tutti: sindacati forti come apparato; deboli come leva salariale. Conflitto rituale. Buste paga ferme.
La questione oggi non è se i sindacati abbiano buone intenzioni. La questione è se questo modello sia arrivato al capolinea.
Perché un sistema che combina salari bassi, assenza di cassa sciopero, integrazione con la politica e opacità contabile può reggere solo finché la società tiene. E la società italiana oggi corre il rischio di non tenere più.
Peter Gomez

Indirizzo

Via Garibaldi 18
Colle Val D'Elsa
53034

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Unicobas Siena pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta La Scuola/università

Invia un messaggio a Unicobas Siena:

Condividi

Digitare