07/08/2026
Tra gli incontri che più ci hanno interrogatə in questo viaggio c'è quello con il Profesorado Popular de Educación Pueblos de América, nato nel cuore della Villa 21-24 dall'organizzazione e dalle lotte del barrio.
Ad accoglierci c'erano Maxi, Mariela, Leila e altrə compagnə che, insieme alle comunità della Villa, hanno costruito il primo Profesorado Popular riconosciuto in Argentina. Un'esperienza che nasce da una convinzione rivoluzionaria: i territori popolari non sono luoghi da assistere, ma spazi politici capaci di produrre sapere, organizzazione e liberazione.
Il Profesorado nasce dalle campagne di alfabetizzazione popolare, dalle assemblee, dalle lotte per il diritto all'abitare, alla scuola e alla vita. Da questa pratica emerge una domanda politica: chi forma chi educa? E da quale punto di vista? La risposta è costruire un percorso di formazione docente radicato nell'educazione popolare, dove il territorio non è il luogo in cui applicare una teoria costruita altrove, ma il punto di partenza della formazione.
Qui la formazione non è neutrale. È popolare, situata, militante. Si parte dal barrio, dalle sue contraddizioni, dai suoi bisogni e dalle sue forme di organizzazione. Si riconosce che il sapere non appartiene solo all'università o alle istituzioni, ma vive anche nelle case, nelle strade, nelle assemblee, nelle lotte e nella memoria collettiva dei territori.
Una frase attraversa la loro pratica: "La revolución es pedagógica. La pedagogía es revolución." Non è uno slogan, ma il riconoscimento che l'educazione è sempre un terreno di conflitto e di coscienza.
La Villa 21-24, troppo spesso raccontata solo come luogo di marginalità e violenza, qui ribalta completamente la prospettiva: non è un ghetto da cui fuggire, ma un territorio che produce cultura, educazione, solidarietà e potere popolare. L'educazione deve essere uno strumento per rompere lo stigma, costruire coscienza critica e restituire alle comunità la possibilità di raccontarsi e autodeterminarsi.
Ne usciamo con una convinzione ancora più forte: l'educazione popolare non serve a colmare le mancanze dello Stato né a gestire le disuguaglianze. Serve a organizzare i territori, a costruire comunità capaci di leggere i rapporti di potere e di trasformarli.
Per noi, Scuole Popolari in Movimento, questo incontro rafforza una domanda che attraversa anche le nostre esperienze: come continuare a costruire pratiche educative autonome, radicate nei territori, capaci di non farsi assorbire dalla logica della delega e del mercato, ma di restare strumenti di organizzazione popolare e di trasformazione collettiva? Non c'è educazione popolare senza organizzazione. E non c'è organizzazione senza comunità che scelgono di lottare insieme.