01/10/2026
Altro che “CERN fermo”. Quando finiscono le collisioni, comincia un altro tipo di corsa: quella contro il tempo per preparare la macchina del futuro.
Mentre il Large Hadron Collider è entrato nel suo lungo periodo di aggiornamento, nei laboratori e nei siti che collaborano con il CERN i lavori continuano senza sosta. E uno degli ultimi traguardi riguarda proprio ATLAS: al DESY, in Germania, sono stati installati i primi nove “petali” del nuovo Inner Tracker, l’ITk, il rivelatore che prenderà posto nel cuore dell’esperimento per l’era dell’High-Luminosity LHC.
Si chiamano “petali” perché la loro forma ricorda davvero quella di un fiore, ma dietro il nome poetico c’è tecnologia estremamente raffinata. Ogni elemento è lungo circa 60 centimetri e porta sei moduli rivelatori al silicio per ciascun lato, insieme all’elettronica, ai sistemi di raffreddamento e alle infrastrutture necessarie, il tutto concentrato su una struttura leggerissima.
L’installazione è iniziata il 14 settembre e, il 28 settembre, il nono petalo è stato inserito con successo nella struttura dell’endcap: un passaggio importante perché segna l’inizio della vera fase di integrazione su larga scala.
E Altro che “CERN fermo”. Quando finiscono le collisioni, comincia un altro tipo di corsa: quella contro il tempo per preparare la macchina del futuro.
Mentre il Large Hadron Collider è entrato nel suo lungo periodo di aggiornamento, nei laboratori e nei siti che collaborano con il CERN i lavori continuano senza sosta. E uno degli ultimi traguardi riguarda proprio ATLAS: al DESY, in Germania, sono stati installati i primi nove “petali” del nuovo Inner Tracker, l’ITk, il rivelatore che prenderà posto nel cuore dell’esperimento per l’era dell’High-Luminosity LHC.
Si chiamano “petali” perché la loro forma ricorda davvero quella di un fiore, ma dietro il nome poetico c’è tecnologia estremamente raffinata. Ogni elemento è lungo circa 60 centimetri e porta sei moduli rivelatori al silicio per ciascun lato, insieme all’elettronica, ai sistemi di raffreddamento e alle infrastrutture necessarie, il tutto concentrato su una struttura leggerissima.
L’installazione è iniziata il 14 settembre e, il 28 settembre, il nono petalo è stato inserito con successo nella struttura dell’endcap: un passaggio importante perché segna l’inizio della vera fase di integrazione su larga scala.
E siamo soltanto all’inizio.
Il sistema ITk Strips avrà due grandi endcap, cioè le due sezioni poste alle estremità del rivelatore. Ognuna conterrà 192 petali distribuiti su sei dischi. I primi nove sono stati assemblati al DESY e ne restano altri 184 già pronti per essere integrati; il secondo endcap viene invece assemblato al Nikhef, nei Paesi Bassi, dove saranno installati altri 192 petali.
Perché tutto questo lavoro?
Perché il futuro HiLumi LHC produrrà molte più collisioni rispetto all’LHC attuale. Più collisioni significano più dati, ma anche un ambiente molto più impegnativo per i rivelatori. Il nuovo tracker dovrà riuscire a ricostruire con enorme precisione le traiettorie delle particelle anche quando, nello stesso istante, nel detector avverranno moltissime interazioni sovrapposte.
Nel frattempo, sotto terra, si lavora altrettanto intensamente. Sono già iniziate le operazioni di smantellamento delle sezioni della macchina attorno ad ATLAS e CMS: verranno sostituiti grandi magneti di focalizzazione con nuovi sistemi superconduttori destinati all’HiLumi LHC. I nuovi tripleti interni utilizzeranno bobine in niobio-stagno e potranno raggiungere campi magnetici di circa 11,3 tesla, circa il 40% superiori a quelli dei magneti attuali.
Solo tra agosto e settembre sono stati inoltre smontati oltre 1300 componenti del sistema da vuoto, per un totale di circa 890 metri di tubazioni, liberando lo spazio necessario alle nuove apparecchiature.
Ed è questa forse la cosa più affascinante del CERN: non si sta praticamente mai con le mani in mano.
Quando l’acceleratore produce collisioni, migliaia di persone raccolgono e analizzano dati. Quando le collisioni si fermano, altre migliaia smontano, progettano, costruiscono, testano, cablano, raffreddano e rimontano una macchina ancora più complessa.
Perché un acceleratore come LHC non è qualcosa che si costruisce una volta e poi si utilizza per sempre. È un enorme laboratorio in continua evoluzione.
Oggi, petalo dopo petalo, magnete dopo magnete, metro dopo metro, sta già nascendo il CERN dei prossimi decenni.
E quando i protoni torneranno a circolare, dietro quelle nuove collisioni ci saranno anni di lavoro che il pubblico quasi non vede.
E quei piccoli “petali” di silicio sono uno dei primi pezzi del futuro.