15/08/2026
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Quando guardava commosso la nuova scrittura, che infine era riuscito a soggiogare dopo tanti tormenti, dopo tanti crampi alla mano, che spesso avvolgeva per tutta la notte in un tovaglietto intriso in acetato di piombo, lo affascinavano, è vero, le sue insolite e leggiadre forme, ma insieme, frammezzo alla beatitudine, cominciava ad acquistare terreno l’idea che, dietro a tutto questo, anche in una tal forma irripetibile, perdurasse intatta la sua originale grafia; che essa non era stata sostituita da un’altra scrittura, ma dimorava nella nuova, apparendovi come in maschera, in costume o piuttosto in un travestimento. È la mia e non lo è, sussurrava il copista. Sono io e non lo sono. Aggiungiamo che il regno delle metamorfosi, nel quale aveva gettato un’occhiata, lo attirava nel proprio territorio chimerico con una forza invincibile; resosi conto di quante scritture esistano al mondo, sognava ulteriori travestimenti; come impazzito per una prospettiva così variopinta, digrignava i denti davanti allo specchio, faceva le smorfie, cambiava faccia e allestiva alla sua scrittura infiniti cortei di carnevale. E in questa mascherata si trasferì – e ben presto – per sempre.
[Jiří Fried, Hobby, traduzione di Ela Ripellino Hlochová, Einaudi, pp. 79-80]
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HOBBY. IL DELIRIO DELLA SCRITTURA
Ho scoperto per caso in biblioteca Hobby di Jiří Fried, pubblicato da Einaudi nella traduzione di Ela Ripellino Hlochová. Uno di quei libri pressoché dimenticati che, una volta incontrati, sembrano aspettarci da tempo.
Il protagonista è semplicemente «il copista». Copiare è dapprima un'abitudine, poi un piacere, una passione, una fissazione. Infine diventa una maniera di guardare il mondo.
Pagina per pagina questo piccolo romanzo diventa strepitoso. il gesto dello scrivere subisce una sorta di delirio metamorfico. Carta, pennino, inchiostro, linee, alfabeti e forme acquistano un'esistenza propria; la scrittura si emancipa progressivamente persino da ciò che significa. Non importa più tanto che cosa si scriva, ma importa il gesto, la forma, la possibilità pressoché infinita della mano.
Il copista sperimenta grafie, imita, trasforma, inventa. Fino quasi a perdersi dentro la scrittura stessa.
Uscito a Praga nel 1969 e pubblicato in Italia da Einaudi nel 1975, Hobby è un libro raro, assurdo, perturbante e intelligentissimo. La sua ossessione per la scrittura finisce per diventare una metafora dell'esistenza ed anche un modo di sottrarsi all'insensatezza della storia.
Per me, grafologa, è stato un viaggio f***e dentro l'atto stesso dello scrivere.
Jiří Fried, Hobby, traduzione di Ela Ripellino Hlochová, Einaudi, 1975.