Asilo Nido "Bambi"

Asilo Nido "Bambi" Il nostro progetto nasce dal desiderio di offrire un'interazione continua tramite esperienza concreta e spontanea del bambino con la natura.

Cronache d'incanto: libri magici per piccoli lettori 🌿✨📚 La formula del coraggioCi sono libri che parlano di coraggio.E ...
24/06/2026

Cronache d'incanto: libri magici per piccoli lettori 🌿✨

📚 La formula del coraggio

Ci sono libri che parlano di coraggio.

E poi ci sono libri che ci ricordano che il coraggio non arriva quando la paura scompare.

Arriva quando scegliamo di fare un passo… anche con il cuore che batte forte.

In questa nuova tappa di Cronache d'incanto vi portiamo tra le pagine di un albo delicato e profondamente autentico: "La formula del coraggio".

Una storia che accompagna i bambini, ma che in realtà parla anche a noi adulti.

Il protagonista è Coniglio.

Parte alla ricerca della misteriosa formula del coraggio, convinto che esista una ricetta capace di cancellare ogni paura.

Lungo il cammino incontra ostacoli, dubbi, imprevisti.

Proprio come accade nella vita.

E poco alla volta scopre qualcosa di straordinario.

Che il coraggio non è un incantesimo.

Non è una pozione.

Non è l'assenza della paura.

È la scelta di andare avanti nonostante quella paura sia ancora lì.

🎨 Le illustrazioni avvolgono il lettore con una dolcezza capace di rassicurare.

Ogni pagina sembra sussurrare che avere paura è normale.

Che tremare non significa essere deboli.

Che ogni piccola conquista nasce proprio da quel passo fatto quando sembrava impossibile.

💛 È un libro prezioso perché non insegna ai bambini a non avere paura.

Insegna loro ad ascoltarla.

Ad attraversarla.

A fidarsi delle proprie risorse.

Perché crescere significa affrontare ogni giorno piccole e grandi sfide: il primo distacco, un nuovo amico, una salita, una caduta, una parola da trovare, un'emozione da accogliere.

🌱 E forse la formula del coraggio non è nascosta da nessuna parte.

Forse vive già dentro ciascun bambino.

Ha solo bisogno di qualcuno che gli ricordi che può fidarsi di sé.

✨ Un albo da leggere insieme.

Da custodire.

Da rileggere ogni volta che la paura sembra fare troppo rumore.

Perché il vero coraggio...

non è non avere paura.

È scegliere di camminare, anche tenendole la mano. 💚

RUBRICA A OCCHI NUDI – Educare con verità, corpo e relazioneSguardi pedagogici per genitori consapevoli, educatori prese...
18/06/2026

RUBRICA A OCCHI NUDI – Educare con verità, corpo e relazione
Sguardi pedagogici per genitori consapevoli, educatori presenti e infanzie libere.

L'AGGRESSIVITÀ INFANTILE: QUANDO IL CORPO DICE CIÒ CHE LE PAROLE NON SANNO ANCORA RACCONTARE

🌱 Quando un bambino morde, spinge, colpisce, urla, tira i capelli o lancia un oggetto, il nostro primo impulso è quasi sempre lo stesso: fermarlo.

Ci spaventiamo.

Pensiamo che quel comportamento sia sbagliato, che vada corretto immediatamente, che quel bambino stia diventando "aggressivo".

Ma forse la prima domanda da farci non è: Come faccio a farlo smettere?

La domanda è un'altra.

Che cosa sta cercando di raccontarmi?

Perché, soprattutto nei primi anni di vita, l'aggressività raramente è il problema.

Molto più spesso è un linguaggio.

Un linguaggio corporeo.

Un linguaggio emotivo.

Un linguaggio relazionale.

Un linguaggio che nasce prima delle parole.

🫀 Il corpo parla molto prima che il bambino sia in grado di spiegare ciò che prova.

Le aree del cervello che permettono di riflettere, controllare gli impulsi e trovare strategie mature si svilupperanno lentamente nel tempo.

Nel frattempo i bambini raccontano quello che vivono attraverso il corpo.

Un morso può raccontare una frustrazione.

Una spinta può raccontare un confine violato.

Un urlo può raccontare una paura.

Un calcio può raccontare una fatica troppo grande da sostenere.

Noi vediamo il comportamento.

Loro stanno comunicando un'esperienza interiore.

🌿 Eppure, quando sentiamo la parola aggressività, pensiamo subito alla violenza.

Ma non sono la stessa cosa.

Nella sua forma originaria, l'aggressività è una forza vitale.

È l'energia che permette al bambino di affermare sé stesso, di esplorare il mondo, di separarsi gradualmente dall'adulto, di dire:

"Io esisto."

"Io desidero."

"Io non sono te."

Senza questa energia non potrebbe costruire la propria identità.

✨ A volte, però, quella stessa energia nasce dalla paura.

Quando il sistema nervoso percepisce una minaccia, reale o anche solo vissuta come tale, il corpo si prepara a difendersi.

Per questo un bambino che colpisce non è necessariamente un bambino violento.

Potrebbe essere un bambino spaventato.

Potrebbe sentirsi invaso.

Potrebbe essere sopraffatto.

Potrebbe avere bisogno di protezione.

Potrebbe stare chiedendo, con tutto il suo corpo:

"Qualcuno riesce a vedere quello che mi sta succedendo?"

🌱 Questo non significa permettere qualsiasi comportamento.

Un bambino non può fare male agli altri.

Non può mordere.

Non può colpire.

Non può graffiare.

Ma il nostro compito non è soltanto fermare il gesto.

È anche comprendere il bisogno che quel gesto sta cercando di esprimere.

Possiamo dire:

"Capisco che sei molto arrabbiato."

E, nello stesso tempo:

"Non posso lasciarti fare male."

Accogliere l'emozione non significa accettare il comportamento.

Significa offrire un contenimento capace di trasformare quella forza, senza umiliarla e senza spegnerla.

🌿 È proprio dentro una relazione sicura che l'aggressività cambia forma.

Poco alla volta diventa parola.

Diventa richiesta.

Diventa capacità di aspettare.

Diventa possibilità di dire "no" senza fare male.

È così che nasce l'autoregolazione.

Non attraverso la paura.

Non attraverso l'obbedienza.

Ma attraverso l'incontro, ogni giorno, con un adulto capace di restare presente anche dentro la tempesta.

💛 Non dobbiamo insegnare ai bambini a non arrabbiarsi.

Dobbiamo insegnare loro che la rabbia può essere sentita.

Può essere ascoltata.

Può essere compresa.

Può essere trasformata.

Perché crescere non significa smettere di sentire quella forza.

Significa imparare, lentamente, a usarla per proteggere sé stessi, costruire relazioni sane e abitare il mondo senza fare male agli altri e senza fare male a sé.

🌱 I bambini non hanno bisogno di adulti che spengano la loro intensità.

Hanno bisogno di adulti capaci di comprenderla, contenerla e accompagnarla verso la sua forma più autentica: quella di un'energia vitale che sostiene la crescita, la libertà e la costruzione di sé.

IL PRANZO ALL'APERTO 🌿Ci sono giorni in cui basta spostare un tavolo.E all'improvviso cambia tutto.Oggi abbiamo pranzato...
18/06/2026

IL PRANZO ALL'APERTO 🌿

Ci sono giorni in cui basta spostare un tavolo.

E all'improvviso cambia tutto.

Oggi abbiamo pranzato fuori.

Nel nostro giardino.

Qualcuno potrebbe pensare che sia stata soltanto una cosa diversa dal solito.

Per noi non è così.

Perché cambiare luogo significa cambiare prospettiva.

Significa ricordarci che il nido non è fatto di quattro pareti, ma di possibilità.

Così i tavoli sono usciti all'aperto, i bambini e le bambine hanno apparecchiato insieme a noi, hanno scelto il loro posto, si sono seduti uno accanto all'altro aspettando che tutti fossero pronti.

Il pranzo è iniziato con il rumore del vento, con il sole che filtrava tra gli alberi, con gli uccellini che ogni tanto interrompevano il silenzio.

E anche questo è educazione.

Perché educare non significa soltanto proporre attività.

Significa permettere ai bambini di vivere esperienze vere.

Di sentire che si può mangiare anche sotto il cielo.

Che una tovaglia, un cestino, una tavola apparecchiata con cura possono trasformare un momento quotidiano in qualcosa da ricordare.

Il pranzo non è mai soltanto il tempo del cibo.

È il tempo delle attese, delle conversazioni, degli sguardi curiosi verso ciò che succede intorno.

È il tempo in cui si impara ad aspettare, a chiedere, a scegliere, a condividere.

È il tempo in cui si costruisce autonomia senza nemmeno accorgersene.

Noi adulti, a volte, cerchiamo esperienze straordinarie.

I bambini e le bambine ci insegnano ogni giorno che lo straordinario abita nelle cose semplici.

Basta avere il coraggio di portarle fuori.

Fuori dalle abitudini.

Fuori dalle pareti.

Fuori dall'idea che esista un solo modo di vivere il nido.

Perché anche un pranzo può diventare un'avventura.

E, forse, le avventure più belle iniziano proprio così.

Con un tavolo apparecchiato...
e un pezzo di cielo sopra la testa. 💚

https://www.infokids.it/2026/06/17/il-giorno-in-cui-lestate-rallenta/?fbclid=IwdGRzaASfWJRjbGNrBJ9YiWV4dG4DYWVtAjExAHNyd...
17/06/2026

https://www.infokids.it/2026/06/17/il-giorno-in-cui-lestate-rallenta/?fbclid=IwdGRzaASfWJRjbGNrBJ9YiWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHpkfmiWpNHVPbtygD9duE0HWm_z0ollS-5VMpacm7Eb8GrFujyNgxe87wvEc_aem_l2JSmpbWvUIlE068VABc2A&sfnsn=scwspmo

I nidi d'infanzia stanno per chiudere e si porteranno dietro la tentazione di riempire ogni momento con attività, programmi, appuntamenti. Ma questi tempi vuoti sono in realtà tempi liberi, in cui fioriscono immaginazione e scoperta.

Ci sono doni che non appartengono soltanto al presente. ❤️Questa mattina nonno Enzo, il nonno di Viola, è venuto nel nos...
17/06/2026

Ci sono doni che non appartengono soltanto al presente. ❤️

Questa mattina nonno Enzo, il nonno di Viola, è venuto nel nostro giardino per piantare l'ulivo che tutte le famiglie dei nostri bambini hanno scelto di donare al nido.

Non è stato semplicemente un albero piantato nella terra.

È stato un gesto che ha messo radici.

Ci sono alberi che regalano ombra.
Altri che regalano frutti.

E poi ci sono alberi che custodiscono storie.

Da oggi questo ulivo racconterà anche la nostra.

Vedrà passare bambini che oggi sono piccoli e che, anno dopo anno, cresceranno, cambieranno, prenderanno strade nuove.

Ne accoglierà altri, che ancora non conosciamo, e continuerà ad essere lì, silenzioso, a ricordare che ogni bambino lascia qualcosa e, nello stesso tempo, riceve qualcosa da chi è passato prima di lui.

Le sue radici affonderanno sempre più in profondità, mentre i suoi rami continueranno a cercare il cielo.

Proprio come dovrebbe accadere a ogni bambino: avere radici abbastanza forti da sentirsi al sicuro e ali abbastanza leggere da andare incontro al mondo.

Forse, tra molti anni, qualcuno tornerà davanti a questo cancello.

Magari sarà ormai grande.

Guarderà quest'ulivo e sorriderà, senza ricordare ogni dettaglio, ma riconoscendo dentro di sé quella sensazione di casa che alcuni luoghi riescono a custodire per sempre.

Per questo il nostro grazie è immenso.

Perché il regalo che avete fatto al nido non è un albero.

È un segno che continuerà a crescere insieme a generazioni di bambini, ricordando a tutti noi che l'educazione più bella è proprio questa: piantare qualcosa di cui forse non vedremo mai tutta la grandezza, ma che continuerà a donare vita, ombra e speranza a chi verrà dopo di noi.

🌿❤️

🎹 𝑳𝒆 𝒏𝒐𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 ♥️Ci sono persone che entrano al nido e portano qualcosa.Un libro. Un racconto. Un mestie...
15/06/2026

🎹 𝑳𝒆 𝒏𝒐𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 ♥️

Ci sono persone che entrano al nido e portano qualcosa.

Un libro. Un racconto. Un mestiere. Un sapere.

E poi ci sono persone che portano una passione.

Una passione così forte da diventare un dono.

Luigi, lo zio di Gioele, è arrivato al nido con il suo pianoforte.

Ma non ha portato soltanto uno strumento musicale.

Ha portato un pezzo della sua storia.

Del suo lavoro.

Della sua arte.

Del suo modo di stare nel mondo.

E lo ha messo nelle mani dei bambini.

O meglio...

sotto le loro dita.

All'inizio c'era il silenzio curioso di chi osserva qualcosa di nuovo.

I bambini guardavano quei tasti bianchi e neri.

Le mani che si muovevano.

Le note che riempivano l'aria.

Poi, lentamente, il confine tra chi suonava e chi ascoltava è scomparso.

Le canzoni sono diventate giochi.

Le melodie sono diventate movimento.

I tasti sono diventati una scoperta.

Uno alla volta i bambini si sono avvicinati.

Hanno sfiorato.

Premuto.

Provato.

Ascoltato.

Perché i bambini imparano così.

Non osservando da lontano.

Ma entrando dentro le esperienze.

Abitandole.

Trasformandole.

Facendole proprie.

E in quel momento il pianoforte non era più uno strumento.

Era una possibilità.

La possibilità di lasciare una traccia.

Di capire che ogni gesto produce un suono.

Che ogni suono può emozionare.

Che la musica può diventare linguaggio anche quando le parole ancora non bastano.

Ma questa mattina ci ha raccontato anche qualcosa di più grande.

Ci ha ricordato che educare non è un compito che appartiene soltanto al nido.

Educare significa costruire una comunità.

Aprire le porte.

Creare ponti.

Permettere ai bambini di incontrare persone diverse, storie diverse, talenti diversi.

Perché ogni famiglia custodisce ricchezze straordinarie.

Un nonno che coltiva la terra.

Una mamma che racconta il suo lavoro.

Uno zio che suona il pianoforte.

Un papà che costruisce.

Una nonna che cuce.

E quando queste ricchezze entrano al nido, il nido diventa qualcosa di ancora più grande.

Diventa un luogo che appartiene a tutti.

Una comunità viva.

Una rete di relazioni.

Un intreccio di mani, esperienze e possibilità.

Grazie Luigi per averci regalato il tuo tempo, la tua musica e la tua passione.

E grazie alle famiglie che ogni giorno scelgono di camminare insieme a noi.

Perché i bambini crescono così.

Tra le note di una canzone.

Tra le mani di chi condivide.

Tra gli incontri che lasciano il segno.

♥️🎹✨🌿

𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗡𝗢𝓘𝓵 𝓬𝓸𝓻𝓪𝓰𝓰𝓲𝓸 𝓭𝓲 𝓿𝓸𝓵𝓪𝓻𝓮Ci sono momenti in cui ci accorgiamo che i bambini stanno crescendo.Non perché di...
13/06/2026

𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗡𝗢
𝓘𝓵 𝓬𝓸𝓻𝓪𝓰𝓰𝓲𝓸 𝓭𝓲 𝓿𝓸𝓵𝓪𝓻𝓮

Ci sono momenti in cui ci accorgiamo che i bambini stanno crescendo.

Non perché diventano più alti.

Non perché imparano qualcosa di nuovo.

Ma perché, quasi senza rendercene conto, iniziano ad allargare il proprio orizzonte.

Un passo dopo l'altro.

Una scoperta dopo l'altra.

Un po' più lontano da noi.

Un po' più vicini al mondo.

La nostra festa di fine anno nasce da questo pensiero.

Dal desiderio di celebrare il viaggio compiuto insieme e, allo stesso tempo, la bellezza di ciò che ancora deve arrivare.

Questa mattina bambini, le bambine, le mamme e papà hanno attraversato spazi, materiali, esperienze e possibilità.

Hanno avuto il tempo di fermarsi.

Di osservare.

Di giocare.

Di meravigliarsi.

Di abitare insieme quei luoghi che per un anno intero hanno custodito le loro giornate.

Perché il nido è un luogo di vita.

Un luogo in cui si cresce.

Un luogo in cui si impara ad avere fiducia.

Un luogo in cui si scopre che il mondo può essere esplorato sapendo che qualcuno è lì ad accoglierci.

E poi è arrivato il momento dei palloncini.

Leggeri.

Colorati.

Pronti a salire verso il cielo.

Li abbiamo guardati allontanarsi lentamente.

E in quel gesto semplice abbiamo riconosciuto qualcosa che appartiene a ogni percorso educativo.

Il desiderio di trattenere e, nello stesso tempo, il coraggio di lasciare andare.

Perché educare significa anche questo.

Preparare ali senza decidere la direzione del volo.

Offrire radici abbastanza profonde da permettere ai bambini di allontanarsi con fiducia.

Essere porto sicuro e vento gentile.

Presenza e libertà.

Accompagnamento e possibilità.

Ogni bambino porterà con sé qualcosa di questo anno.

Un ricordo.

Un'emozione.

Un incontro.

Una scoperta.

Qualcosa che forse non saprà ancora raccontare, ma che continuerà ad abitare il suo cammino.

E anche noi porteremo con noi qualcosa di loro.

I loro sorrisi.

Le loro conquiste.

Le loro domande.

Il privilegio di aver assistito, giorno dopo giorno, alla straordinaria avventura della crescita.

Perché i bambini non ci appartengono.

Ci vengono affidati per un tratto di strada.

E quando arriva il momento di aprire le mani e guardarli volare, comprendiamo che il dono più grande non è averli accompagnati.

È aver condiviso con loro un pezzo di cielo.

🎈🤍

𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗠𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗚𝗢𝗡𝗢Ci sono momenti che non si possono misurare.Non per ciò che accade.Ma per ciò che lasciano.Mom...
12/06/2026

𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗠𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗚𝗢𝗡𝗢

Ci sono momenti che non si possono misurare.

Non per ciò che accade.
Ma per ciò che lasciano.

Momenti in cui ci si ferma per riconoscere il cammino percorso insieme.

Per accorgersi che un anno educativo non è fatto soltanto di giorni che passano, attività, esperienze e conquiste.

È fatto soprattutto di relazioni.

Di fiducia costruita lentamente.

Di incontri che, quasi senza accorgercene, diventano parte della nostra storia.

Questa sera abbiamo scelto di dedicare uno spazio alle mamme e ai papà.

Uno spazio per guardare indietro e, allo stesso tempo, guardare dentro.

Dentro alle emozioni che accompagnano ogni percorso di crescita.

Dentro alle paure che abitano ogni affidamento.

Dentro alla bellezza di scoprire che educare non significa mai lasciare andare da soli, ma camminare insieme.

Abbiamo parlato di fiducia.

Quella che nasce quando si affida ad altri ciò che abbiamo di più prezioso.

Quella che cresce nei piccoli gesti quotidiani.

Quella che si costruisce un giorno alla volta, senza fretta.

Abbiamo parlato di comunità.

Perché un nido non è soltanto un luogo.

È una rete di persone che si incontrano.

È un intreccio di storie, emozioni, fatiche e speranze.

È uno spazio in cui ogni bambino può crescere perché attorno a lui esistono adulti che collaborano, si sostengono e si riconoscono reciprocamente.

Guardando ciò che abbiamo costruito insieme, ci siamo accorti di una cosa semplice e preziosa:
nessuno cresce da solo.

Non i bambini.

Non i genitori.

Non le educatrici.

Ogni relazione lascia un segno.

Ogni incontro modifica qualcosa.

Ogni legame ci trasforma un po'.

E forse il significato più profondo di questo anno vissuto insieme è proprio questo:
aver scoperto che educare non significa accompagnare soltanto la crescita dei bambini, ma lasciarsi trasformare dalla loro presenza, dalle loro famiglie e dalle relazioni che giorno dopo giorno abbiamo costruito insieme.

Grazie a tutte le mamme e a tutti i papà per aver condiviso con noi un pezzo così importante della vostra storia.

Grazie per la fiducia, per l'ascolto e per la strada percorsa insieme.

Perché ci sono legami che continuano a vivere anche quando il tempo passa.

E diventano parte di ciò che siamo.

💛

SEMINARE LEGAMI Radici. Mani. Tempo. Trasformazione.Questa mattina, presso il nido Bambi, abbiamo vissuto un prezioso in...
11/06/2026

SEMINARE LEGAMI Radici. Mani. Tempo. Trasformazione.

Questa mattina, presso il nido Bambi, abbiamo vissuto un prezioso incontro del nostro progetto intergenerazionale realizzato insieme alla Residenza per Anziani Madonna della Pace di Francavilla al Mare.

Sono arrivate tre donne.

Tre storie.

Tre vite attraversate dal tempo.

Mani che hanno accarezzato, insegnato, lavorato, custodito.

Mani che oggi si sono nuovamente intrecciate a quelle dei bambini.

E, come accade spesso quando generazioni così lontane si incontrano, la distanza è scomparsa quasi subito.

Ci siamo seduti insieme attorno ad un tavolo.

La terra tra le dita.

Piccoli vasetti trasparenti.

Semi da custodire.

Attese da coltivare.

Con una delicatezza che emozionava, le anziane hanno accompagnato i bambini nel gesto semplice e straordinario della semina.

Un cucchiaio di terra.

Un piccolo seme appoggiato nel palmo della mano.

Uno sguardo attento.

Una spiegazione sussurrata.

Una mano grande che guida una mano piccola.

E in quel momento era difficile capire chi stesse insegnando a chi.

Perché ogni volta che un bambino incontra una persona anziana accade qualcosa di speciale.

I bambini portano la scoperta.

Gli anziani portano la memoria.

I bambini portano il futuro.

Gli anziani portano le radici.

E insieme costruiscono qualcosa che nessuno dei due potrebbe creare da solo.

Abbiamo seminato fiori.

Ma, in realtà, stavamo seminando molto di più.

Stavamo seminando ascolto.

Attenzione.

Rispetto.

Tempo condiviso.

Presenza.

Presenza autentica.

Quella che nasce quando ci si guarda davvero.

Quando si rallenta.

Quando ci si lascia sorprendere dall'altro.

Poi ci siamo fermati.

Abbiamo giocato insieme.

Ci siamo presi per mano.

Abbiamo formato un grande cerchio.

Bambini, educatrici e anziane.

Un cerchio semplice.

Eppure pieno di significato.

Perché in quel momento non esistevano età.

Non esistevano differenze.

Esistevano soltanto persone che stavano vivendo qualcosa insieme.

E forse è proprio questo il senso più profondo dell'intergenerazionalità.

Ricordarci che apparteniamo alla stessa storia.

Che cresciamo grazie a chi ci ha preceduti.

Che il futuro ha bisogno della memoria.

E che la memoria ritrova nuova vita ogni volta che incontra lo stupore dei bambini.

Prima di salutarci abbiamo condiviso una merenda preparata con amore.

Un tempo lento.

Un tempo vero.

Di quelli che non riempiono semplicemente una mattinata, ma restano dentro.

E mentre osservavamo i bambini e le anziane seduti gli uni accanto agli altri, ci siamo resi conto che esistono incontri che non hanno bisogno di durare a lungo per essere importanti.

A volte basta una mattina.

Basta una mano che accompagna.

Uno sguardo che accoglie.

Un sorriso che arriva inatteso.

Per lasciare una traccia.

Forse tra qualche giorno nessuno ricorderà ogni dettaglio di questa esperienza.

Ma resterà una sensazione.

La sensazione di essere stati accolti.

Ascoltati.

Riconosciuti.

Importanti.

Torniamo a casa con le mani sporche di terra.

Con qualche granello rimasto tra le dita.

Ma soprattutto con il cuore pieno di gratitudine.

Perché oggi abbiamo avuto il privilegio di assistere a qualcosa di semplice e straordinario allo stesso tempo:

l'incontro autentico tra persone che appartengono a stagioni diverse della vita e che, per qualche ora, hanno camminato insieme.

❤️

𝑳𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒅𝒖𝒄𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 🤍✨Oggi si è concluso “Il tempo dell’ascolto”, il percorso di formazione che abbiamo avuto il pr...
08/06/2026

𝑳𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒅𝒖𝒄𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 🤍✨

Oggi si è concluso “Il tempo dell’ascolto”, il percorso di formazione che abbiamo avuto il privilegio di vivere insieme alle ricercatrici del Dipartimento di Psicologia dell’Università “G. d’Annunzio”.

Un percorso intenso, profondo e ricco di spunti che ci ha accompagnate dentro una riflessione fondamentale: quella sui bisogni che abitano le relazioni educative.

Durante questi incontri abbiamo attraversato una triade preziosa.

Siamo partite dai bisogni dell’educatore, perché chi si prende cura degli altri non può dimenticare di ascoltare sé stesso. Abbiamo riflettuto su ciò che portiamo nelle relazioni, sulle nostre caratteristiche personali, sulle sensibilità che ci rendono uniche e sul modo in cui tutto questo influenza il nostro essere educatrici.

Successivamente abbiamo rivolto lo sguardo ai bisogni dei bambini, imparando ancora una volta quanto sia importante andare oltre ciò che appare, per cogliere ciò che ogni comportamento, ogni emozione e ogni gesto cercano di comunicarci.

Oggi, nell’ultimo incontro dal titolo “La stanza dell’educatore”, abbiamo completato questo viaggio soffermandoci sui bisogni dei genitori. Abbiamo riflettuto sulla complessità del loro ruolo, sulle emozioni che accompagnano l’affidamento di un figlio, sulle paure, le aspettative, i desideri e le fragilità che spesso abitano il percorso della genitorialità.

È stato bello comprendere come educatore, bambino e genitore non siano mondi separati, ma parti di una stessa relazione che si costruisce giorno dopo giorno.

Per ascoltare davvero un bambino dobbiamo imparare ad ascoltare anche la sua famiglia.

Per accogliere una famiglia dobbiamo essere consapevoli di ciò che portiamo noi nella relazione.

E per fare tutto questo serve tempo.

Tempo per osservare.

Tempo per comprendere.

Tempo per sospendere il giudizio.

Tempo per riconoscere che dietro ogni comportamento esiste sempre un bisogno che chiede di essere visto.

Portiamo a casa nuove riflessioni, nuove domande e una consapevolezza ancora più forte: educare non significa avere tutte le risposte, ma continuare a coltivare uno sguardo curioso, rispettoso e profondamente umano verso le persone che incontriamo ogni giorno.

Grazie alle ricercatrici dell’Università “G. d’Annunzio” per averci accompagnate in questo percorso di crescita professionale e personale.

Perché il vero ascolto non è qualcosa che facciamo.

È qualcosa che scegliamo di essere. 🤍✨

Indirizzo

Via Buracchio
Chieti
66100

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 16:30
Martedì 07:30 - 16:30
Mercoledì 07:30 - 16:30
Giovedì 07:30 - 16:30
Venerdì 07:30 - 16:30

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