Pietro Riparbelli Formatore e Coach HPM

Pietro Riparbelli Formatore e Coach HPM Teen & Parent Coach, Life Coach, Formatore, Docente

Master in Coaching HPM, Laurea in: Filosofia, Teologia, Pedagogia e Didattica

ABITARE I CASIConsulenze individuali sull’adolescenzaper insegnanti, educatori, counselor, coach e genitoriUno spazio di...
20/05/2026

ABITARE I CASI
Consulenze individuali sull’adolescenza
per insegnanti, educatori, counselor, coach e genitori

Uno spazio di confronto personalizzato per leggere situazioni complesse, approfondire casi concreti e orientarsi nel lavoro educativo e relazionale con gli adolescenti.

A partire dall’esperienza maturata tra scuola, sportello d’ascolto, coaching e percorsi educativi individuali, gli incontri offrono la possibilità di lavorare su casi specifici portati dalla persona e, allo stesso tempo, di entrare nel mio metodo di lavoro con gli adolescenti, fondato su ascolto, presenza, comprensione del vissuto e ricerca di senso.

Negli incontri potremo lavorare su:
– casi adolescenziali complessi
– ansia scolastica, ritiro, demotivazione, conflitti
– difficoltà relazionali con adolescenti e famiglie
– lettura del bisogno profondo dietro il sintomo
– orientamento educativo e qualità della presenza adulta
– il mio metodo di ascolto e di lettura dell’esperienza adolescenziale

Modalità
Incontri individuali online su appuntamento

Obiettivo
Offrire uno spazio serio di confronto in cui il caso possa essere compreso più a fondo e in cui, attraverso il lavoro concreto sulla situazione portata, possa emergere anche un metodo utile per accompagnare l’adolescenza con maggiore consapevolezza.

Per informazioni e prenotazioni
[email protected]

C’è sempre qualcosa di particolare quando un lavoro prende forma e diventa libro. Oggi sono felice di condividere il mio...
20/03/2026

C’è sempre qualcosa di particolare quando un lavoro prende forma e diventa libro. Oggi sono felice di condividere il mio terzo.

L’ascolto è la prima forma con cui entriamo in relazione con il mondo.
Prima ancora delle parole, c’è il suono.
C’è il silenzio.
C’è la percezione.

Da questa domanda nasce il mio nuovo libro:
“Ascoltare il mondo per educare l’essere.
Dal paesaggio sonoro alla pedagogia della percezione.”

È un libro che intreccia filosofia, pedagogia e didattica per proporre un’idea semplice ma potente:
educare non significa soltanto trasmettere contenuti, ma coltivare la capacità di percepire il mondo.

Nel libro ho cercato di sviluppare una pedagogia della percezione, in cui il paesaggio sonoro diventa uno strumento educativo capace di sviluppare attenzione, empatia e immaginazione.

Accanto alla parte teorica, ho inserito anche dieci esercizi pratici per insegnanti ed educatori.
Perché educare all’ascolto significa, in fondo, educare alla presenza, all’incontro e all’essere.

📖 Il libro è disponibile ora. Link al primo commento

📖 Adolescenti in cerca di sensoEducare nell’età fragile alla luce del VangeloL’adolescenza è una stagione di passaggi in...
09/03/2026

📖 Adolescenti in cerca di senso
Educare nell’età fragile alla luce del Vangelo

L’adolescenza è una stagione di passaggi interiori, di domande che toccano il cuore della vita, di fragilità che chiedono presenza, ascolto, accompagnamento.

Lunedì 16 marzo 2026, alle ore 18:00, presso il salone della Chiesa della Santa Famiglia (Via Torres 20, Cecina), presenterò il mio libro “Si educa con ciò che si è. Il coaching per gli adolescenti alla luce del messaggio evangelico” in un incontro dedicato a genitori, educatori, insegnanti e adolescenti.

Sarà un dialogo vivo tra esperienza educativa, psicologia dell’adolescenza e Vangelo, inteso come spazio umano di incontro, di cura, di apertura al senso.

Accanto a me interverrà Laura Sederini, psicologa, e troveranno ampio spazio anche le voci di alcuni adolescenti, attraverso le loro testimonianze dirette, perché l’educazione nasce sempre dall’ascolto reale delle loro storie.

Un momento per riscoprire che educare significa stare nella fragilità insieme, trasformarla in crescita, trasmettere senso attraverso la propria presenza.

Vi aspetto 🌿

Ereditare è inevitabile.Trasmettere, molto meno.Ogni genitore porta con sé una stirpe: parole non dette, ferite mai elab...
19/12/2025

Ereditare è inevitabile.
Trasmettere, molto meno.
Ogni genitore porta con sé una stirpe: parole non dette, ferite mai elaborate, desideri rimasti in sospeso.
Non arrivano come ricordi, ma come fantasmi: si insinuano nei gesti quotidiani, nelle aspettative silenziose, nelle paure che chiamiamo “premure”.

È difficile — forse la cosa più difficile — non proiettare sui figli le maledizioni della propria storia.
Chiedere loro di riparare ciò che in noi è rimasto incompiuto.
Domandare, senza saperlo, che siano la risposta al nostro vuoto.

La psicoanalisi lo dice con chiarezza: ciò che non è simbolizzato ritorna come destino.
Il fantasma inconscio cerca un corpo dove continuare a vivere.
E spesso lo trova proprio lì dove vorremmo proteggere di più.

Amare un figlio, allora, non significa colmare.
Significa rinunciare a riempire.

È donare ciò che non si ha.
Non per saturare una mancanza, ma per custodirla.
Perché solo una mancanza non occupata può diventare spazio di desiderio.

Il compito educativo più alto non è trasmettere certezze,
ma interrompere la catena. Fare un passo indietro perché l’altro possa fare un passo in avanti.

Non consegnare il nostro vuoto come un debito, ma come una possibilità.

Amare, forse, è proprio questo:
scavare nell’altro una mancanza singolare, che non ci appartiene,
e che per la prima volta può davvero essere sua.

30/11/2025

Come instaurare un dialogo proficuo con i tuoi figli o i tuoi studenti adolescenti? Come aiutarli ad affrontare le sfide che la vita ci mette davanti ogni giorno? Come guidarli verso obiettivi validi e credibili? Come renderli autonomi senza farli sentire abbandonati? Sono alcune delle domande a ...

L’umanizzazione della vita passa attraverso l’atto simbolico del nominare.Nominare è molto più che designare: è strappar...
17/11/2025

L’umanizzazione della vita passa attraverso l’atto simbolico del nominare.
Nominare è molto più che designare: è strappare qualcosa al silenzio dell’indistinto, è far emergere dall’anonimato ciò che, senza parola, resterebbe cieco. Nel gesto del nominare si manifesta l’origine simbolica dell’umano: l’uomo è colui che dà nome alle cose e, nel farlo, le salva dal nulla.

Ma questa operazione non è dominio. Non si tratta di possedere, ma di abitare simbolicamente il mondo. Per questo dico spesso ai ragazzi: “Per dominare — cioè per comprendere — è necessario nominare”. La parola non è appropriazione, ma apertura. Non è recinto, ma varco.

Il nome proprio ne è il segno più chiaro: esso ci identifica, ma non ci appartiene. Ci viene donato prima ancora che possiamo comprenderlo. Il nome è ciò che ci precede, ci espone, ci ricorda che la vita è ricezione prima che scelta.

È lì, nel nome, che si apre una frattura tra ciò che siamo e ciò che possiamo essere. Tra l’identità ricevuta e quella ancora da costruire. È lì che si annida la possibilità di ogni racconto, di ogni cura, di ogni gesto educativo.

Per questo è urgente riscoprire una pedagogia dell’autobiografia, intesa non come narcisismo letterario, ma come pratica di cura del sé attraverso la parola. Scrivere o narrare di sé non è chiudersi in se stessi, ma aprirsi a un’alterità interiore che solo la parola può disvelare.

È nel racconto che il sé si riconosce, si plasma, si salva. Non c’è identità senza relazione, né cura senza parola. E forse l’educare non è altro che accompagnare l’altro a dare nome al proprio dolore, al proprio desiderio, al proprio cammino.

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni” Is 43,1

“Spesso gli adulti si sentono intimiditi dal loro ruolo educativo, non credendosi all’altezza di afferrare la globalità ...
06/11/2025

“Spesso gli adulti si sentono intimiditi dal loro ruolo educativo, non credendosi all’altezza di afferrare la globalità dell’universo adolescenziale, e tendono così a evitare ogni possibilità di fallimento per i giovani o a minimizzare gli insuccessi, quando si manifestano.”

Di fronte all’adolescente – creatura liminale, sospesa tra l’essere e il divenire – l’adulto si scopre fragile, manchevole, incapace di abbracciare la complessità che l’altro incarna. La rinuncia al proprio ruolo generativo non nasce tanto da indifferenza, quanto da un sentimento più profondo: la paura. Paura di non capire, di non essere capiti, ma soprattutto paura di ferire o essere feriti. Da qui il tentativo – apparentemente premuroso ma in realtà paralizzante – di evitare ogni caduta, di rimuovere l’ostacolo prima ancora che l’altro inciampi, di anestetizzare il dolore dell’insuccesso.

Ma un’educazione senza rischio, senza inciampo, senza possibilità di fallimento, è un’educazione che non lascia traccia. Come ricorda Kierkegaard, “si può aiutare un uomo solo se lo si trova là dove egli è”, e questo significa accettare il rischio di stare accanto a chi cade, senza impedirgli di cadere. Perché è proprio nella frizione tra desiderio e limite, tra sogno e realtà, che si plasma l’identità.

L’adulto, allora, è chiamato non ad eliminare il rischio, ma a testimoniarne il senso: a mostrare che anche nelle crepe può fiorire qualcosa, che anche gli inciampi possono generare consapevolezza. Come un funambolo che cammina sul filo, l’adulto educante non deve offrire un terreno sicuro, ma la presenza costante di chi non si sottrae al vuoto sotto i piedi.

Da Pietro Riparbelli,
“SI EDUCA CON CIÒ CHE SI È. Il coaching per gli adolescenti alla luce del messaggio evangelico”,
Ultra Edizioni, Pag. 28.

Nel silenzio della relazione educativa si gioca una delle sfide più radicali del nostro tempo. Quando un adolescente tac...
27/10/2025

Nel silenzio della relazione educativa si gioca una delle sfide più radicali del nostro tempo. Quando un adolescente tace di fronte a una domanda, a un confronto, a un conflitto, si apre uno spazio vertiginoso in cui l’adulto si trova improvvisamente n**o, disarmato.

Quel silenzio non è mai neutro: è densità emotiva, è pensiero in gestazione, è resistenza o forse baratro. È domanda muta che attende una presenza, non una risposta.

Ma noi adulti fatichiamo a tollerare il silenzio. Perché nel silenzio ci viene sottratta l’illusione del controllo. La parola, spesso, ci serve per esercitare potere, per mettere ordine, per evitare il contatto con l’ignoto che l’altro rappresenta.

Riempire i vuoti ci dà la sensazione di agire, di correggere, di educare. Ma il rischio è che quel parlare ininterrotto diventi una forma sottile di colonizzazione dell’interiorità altrui.
Con l’adolescente, invece, è necessario disarmarsi. Lasciare che il silenzio abbia diritto di cittadinanza.

Abitare con coraggio quella sospensione, senza interpretare, senza forzare, senza affrettare. Perché è in quel tempo apparentemente vuoto che può nascere l’incontro autentico.

Scrive Max Picard:
"Il silenzio è il grembo in cui si formano le parole che hanno peso."

Il compito dell’educatore non è riempire il silenzio, ma custodirlo. Come si custodisce un seme nella terra: senza sapere con certezza se germoglierà, ma con la responsabilità amorosa di proteggerne la possibilità.

👂 Ascoltare l’adolescenza è un libro che unisce coaching, psicologia e pedagogia per offrire strumenti concreti a insegn...
26/10/2025

👂 Ascoltare l’adolescenza è un libro che unisce coaching, psicologia e pedagogia per offrire strumenti concreti a insegnanti, coach ed educatori.

Un metodo nato dall’esperienza sul campo, tra sportelli d’ascolto, mentoring e relazioni autentiche con i ragazzi. Un testo per chi desidera capire l’adolescente senza ridurlo a un problema, ma riconoscerlo come una persona in cammino verso se stessa.

📘 Ascoltare l’adolescenza – Un metodo di coaching per comprendere il mondo dei ragazzi ✍️ Di Pietro Riparbelli – Ultra Edizioni

➡️ In libreria e negli store online

Indirizzo

Cecina

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Pietro Riparbelli Formatore e Coach HPM pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta La Scuola/università

Invia un messaggio a Pietro Riparbelli Formatore e Coach HPM:

Condividi