02/10/2025
Mah!
NON SONO LE DEFINIZIONI, LE SIGLE DI METODO...NON É UNA SCELTA DI LEZIONE FRONTALE RISPETTO AL MARASMA DI PROPOSTE METODOLOGICHE PRESUNTE INNOVATIVE, CHE GARANTISCONO L'APPRENDIMENTO.
POTREMMO PROVARE A PARLARE DI NOI. DI OGNUNO DI NOI CHE PROPONE LA LEZIONE MA CHE UN TEMPO L'HA RECEPITA A SUA VOLTA.
PARLARE DI SENSAZIONI, PERCEZIONI, EMOZIONI E PENSIERI NOSTRI RELATIVI AI CONTENUTI CHE PROPONIAMO AI DISCENTI.
L'APPRENDIMENTO SI NASCONDE TRA I TONI, GLI SGUARDI, I SUSSULTI, LE ARTICOLAZIONI DI SIGNIFICATI, GLI APPROFONDIMENTI...
E LA TESTIMONIANZA DI CHI SIAMO NOI DI FRONTE A QUEL FATTO, A QUELLA NOZIONE, A QUELLA INTERPRETAZIONE DEL MONDO.
TESTIMONIARE SE STESSI CREANDO OGNI VOLTA UN MONDO DI CONNESSIONI SU CONTENUTI DISCIPLINARI PRECISI.
FORSE SERVE CONCEDERSI IL LUSSO DI PARLARNE.
NELLA COMUNITÁ EDUCANTE.
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La lezione frontale, spesso criticata in nome di teorie pedagogiche puerocentriche e attivistiche, molto in voga negli ultimi anni nella scuola italiana, rimane secondo noi del Gessetto uno strumento insostituibile per la trasmissione del sapere. Il docente, con la sua esperienza, organizza il discorso in modo logico, garantendo una comprensione strutturata degli argomenti. L’apprendimento non può basarsi solo su attività spontanee dei discenti e senza una guida chiara si rischia dispersione e superficialità. Naturalmente non intendiamo con questa espressione una lezione in cui i ragazzi non possano parlare, accusa questa che non di rado ci viene rivolta (e talvolta in completa malafede). Al contrario una buona lezione frontale prevede che gli studenti siano costantemente invitati dal docente a fare interventi e domande.