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paoloromano.org La pagina del viaggiatore fuorviato (bentrip) ora anche su FB! Questa esperienza mi ha insegnato a rimanere coi piedi per terra storti. E niente.

Sono nato nel 1977 e sono morto nel 2002, poi vabbè sono rinato dopo qualche giorno, ma pur sempre claudicante nell'animo. Dunque sono realista, ma male, e dunque vedo le cose reali in modo sbagliato. O forse le vedo meglio degli altri, non saprei. E quindi cerco di capire le cose con la razionalità, ma poi intraprendo inaspettate svise che non so se sono follie artistiche, o follie e basta. Allor

a ho studiato tanta arte e ho peggiorato le cose, sono diventato troppo consapevole. Allora ho lasciato l'arte e sono diventato troppo palloso. Allora ho ripreso l'arte ma, non ho capito più niente. Sono diventato pure docente di discipline artistiche, ma niente. E ancora niente, in attesa che diventi tutto.

Quel funambolico essere e non essere
29/06/2023

Quel funambolico essere e non essere

quel funambolico essere e non essere

18/01/2022
16/09/2018

L'ANGOLO DELLA FIABA DELLA BUONA NOTTE

C'era una volta un giovane signore di nome Paolo.
Egli sapeva preparare le migliori arancine del mondo.
Viveva a Siracusa ed aveva una rosticceria.
Ma a causa di un disastro ambientale senza precedenti la popolazione siciliana venne drasticamente decimata al punto che egli rimase l'unico abitante superstite della regione.
Ma decise di rimanere. Ben presto i turisti affollarono la sua rosticceria, poiché non solo le sue arancine erano le più buone, ma erano oramai le uniche al mondo.
Nel frattempo a Tunisi c'era Mohammad, il miglior cuoco di cous cous al mondo. Ma a causa di un disastro ambientale la popolazione africana venne decimata ed egli rimase l'unico abitante del suo enorme continente. Per paura di morire prese un barcone fatiscente e arrivò nella costa siracusana. Li conobbe Paolo, al quale chiese ospitalità e di lavorare presso la sua rosticceria. Paolo lo accolse amorevolmente.
Così, col tempo, Paolo imparò a preparare il cous cous più buono del mondo e Mohammad le arancine più buone del mondo. Un giorno quest'ultimo ebbe la febbre e rimase a dormire. In sogno gli apparve una forma indefinita, che emanava il suono del mare mediterraneo. E percepiva gli odori dell'Africa e della Sicilia. Si avvicinò e scoprì che quella forma era un'arancina fatta di cous cous. Mohammad si svegliò con gli occhi spalancati di chi aveva appena avuto un'idea geniale. Guarì immediatamente. Corse da Paolo che nel frattempo preparava arancine e cous cous per i turisti.
Da quel momento la rosticceria produsse arancine, cous cous e arancine di cous cous.
Col tempo però Paolo si ammalò e morì. E Mohammad, desolato, decise di portare avanti la rosticceria. Cosicché non solo poté produrre ancora cous cous, come piatto tradizionale della sua cultura. Non solo poté produrre arancine di cous cous, come simbolo della fusione tra due culture. Ma ebbe addirittura il privilegio di mantenere in vita la produzione di arancine, che senza di lui sarebbero morte nella tomba con Paolo. Dunque poté mantenere in vita una tradizione non sua, ma che senza di lui sarebbe scomparsa.
Mohammad capì allora che era arrivato il momento di insegnare le tre ricette a qualcun'altro, e così via a fare la grande storia.

Levi-strauss diceva che le culture e il mito hanno dinamica isoformica. Esse hanno una dinamica complessa, fatta di separazione, unione, scomparsa e ricomparsa, e biunivoca, fatta cioè di un inevitabile interdipendenza, tale che una cultura non possa esistere senza l'altra.
Oggi c'è chi parla di difendere la nostra tradizione nazionale e pertanto chiudere le vie di comunicazione per consentire questo. Vorrei dire a queste persone due cose:
1) la nostra tradizione nazionale è una tradizione di continue mescolanze. Difenderla significa difendere la multiculturalità e multietnicità, poiché l'Italia è sempre stata questo.
2) chiudere i confini significa chiudere la nostra cultura, garantendone la morte.

28/11/2017

23/06/2015

Ho iniziato a pubblicare i miei METAMIXES, i sottofondi "metafisici" per essere "nelle cose" ;)
https://t.co/SW3yu61hFa

ascolta l'intero album
23/07/2014

ascolta l'intero album

Terzo concept-album, vuole trattare in modo approfondito i mali del nostro mondo, siano essi politici, economici, sociali e culturali. La parabola inizia riconoscendo l’esistenza di un malessere occul

Non può che essere una vuota assenza di ontologia quella che genera, con parole forbite, il "silenzio" dell'informazione...
19/07/2014

Non può che essere una vuota assenza di ontologia quella che genera, con parole forbite, il "silenzio" dell'informazione e la schiavitù della politica al templare denaro. E l'assenza di ontologia contrasta la dinamica inversa: la voracità del SAPERE (i vicoli). Un'autostrada è un vagare noiosamente dritto, incluso tra orridi guard-rail, fine ad una meta inarrivabile, lontana, futura e non contingente, e causa di quella spossatezza disarmata, che costringe gli autisti a sostare nella propria cella esistenziale (autogrill) entro cui morire, sguazzando nella disillusione di un glorioso destino ormai mancato e di un viaggio totalmente inutile, e sguazzando ancora nell'illusione del “piacere”, fatto di bassi istinti, isolamento, corruttibilità e rabbia, come unica alternativa possibile. Questa delusione nasce da una bugia mediatica e politica: non esistono mete, ma solo viaggi, ed è bene viaggiare tra le più belle, mistiche e musicali pareti che delimitino vicoli, brevi e infiniti come la conoscenza, che si ferma e riparte, che fa di noi destinatari di una cultura profonda e che sia fondata nell’ammissione costante del non-sapere, ad ogni inizio di vicolo da percorrere. Giro e rigiro perché il sapere vero non è come le autostrade, unidirezionale, e "finalizzato". Viaggiare deve essere senza un fine, viaggiare per viaggiare, essere scopo di se stessi, perché solo un sapere non utilitaristico è spinto da autentica necessità di conoscenza, divenendo dunque “verità”. Ma se dentro il cuore sei morto (privo di ontologia) preferirai le celle di autogrill come cimitero a cui destinare sé e gli altri. Il sapere, violentato da un'informazione bugiarda e da una politica delittuosa, è colpito nei suoi massimi canali di diffusione: giornalismo e scuola. Ad essi è sbarrato l’accesso ai vicoli, con il cacciare le nuove generazioni (le scolaresche) a morire in autostrada e alimentando in esse il distacco e la “paura del sapere” (xenofobia). Ma io sono un allievo, e come tale insegnante, evaso dalla mia imposta cella mortuaria, e voglio viaggiare e rigirare tra i vicoli taciuti, nascosti e sbarrati, e ripercorrere sempre le stesse strade, oltre le barriere, perché esse cambiano, come l’isoformica mutazione del mito e della natura, ad ogni mio passaggio, e il senso che ne traggo è il viaggio stesso, i vicoli, il sapere. Sentire dentro la purezza delle antiche mura, come un magico canto, è un po' come ricantarle a mente e a voce, interpretarle, ripeterle, farle proprie, è un po’ come reiterarle dentro me durante l’atto conoscitivo ed esplorativo (il viaggio), insufflandomi di altrettanta purezza, e generando nel mio cuore quella forza che può farmi un combattente in difesa della terra santa. Le scolaresche (i giovani, le nuove generazioni, la scuola) mi seguono nel “vagare per vagare”. Diventiamo forti e difendiamo “il sapere” e, di riflesso, la nazione. Il sapere non deve "servire", deve "essere", e assimilandolo affettivamente entra in me, e dunque "SONO". La conoscenza pura conferisce un peso qualitativo nella mia vita ed alle cose, dà prospettiva, volume e consistenza: il sacro.

Non può che essere una vuota assenza di ontologia quella che genera, con parole forbite, il "silenzio" dell'informazione e la schiavitù della politica al templare denaro. E l'assenza di ontologia cont

Siamo pronti ad un nuovo sterminio, inermi innanzi alla disfatta, potete fare cio che volete di noi, basta non lo faccia...
20/01/2014

Siamo pronti ad un nuovo sterminio, inermi innanzi alla disfatta, potete fare cio che volete di noi, basta non lo facciate in nome di Lucifero, in nome della ragione e in nome della democrazia, poiché i nostri tempi sono oscuri, privi di logica e giustizia.

Abbiamo capito che voi delle élite finanziarie ci volete tristemente defunti perché è il prezzo da pagare per non aver rigettato dalle nostre vite l'irrazionale, la passione, l'amore. Ma se volete, pe

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