19/07/2014
Non può che essere una vuota assenza di ontologia quella che genera, con parole forbite, il "silenzio" dell'informazione e la schiavitù della politica al templare denaro. E l'assenza di ontologia contrasta la dinamica inversa: la voracità del SAPERE (i vicoli). Un'autostrada è un vagare noiosamente dritto, incluso tra orridi guard-rail, fine ad una meta inarrivabile, lontana, futura e non contingente, e causa di quella spossatezza disarmata, che costringe gli autisti a sostare nella propria cella esistenziale (autogrill) entro cui morire, sguazzando nella disillusione di un glorioso destino ormai mancato e di un viaggio totalmente inutile, e sguazzando ancora nell'illusione del “piacere”, fatto di bassi istinti, isolamento, corruttibilità e rabbia, come unica alternativa possibile. Questa delusione nasce da una bugia mediatica e politica: non esistono mete, ma solo viaggi, ed è bene viaggiare tra le più belle, mistiche e musicali pareti che delimitino vicoli, brevi e infiniti come la conoscenza, che si ferma e riparte, che fa di noi destinatari di una cultura profonda e che sia fondata nell’ammissione costante del non-sapere, ad ogni inizio di vicolo da percorrere. Giro e rigiro perché il sapere vero non è come le autostrade, unidirezionale, e "finalizzato". Viaggiare deve essere senza un fine, viaggiare per viaggiare, essere scopo di se stessi, perché solo un sapere non utilitaristico è spinto da autentica necessità di conoscenza, divenendo dunque “verità”. Ma se dentro il cuore sei morto (privo di ontologia) preferirai le celle di autogrill come cimitero a cui destinare sé e gli altri. Il sapere, violentato da un'informazione bugiarda e da una politica delittuosa, è colpito nei suoi massimi canali di diffusione: giornalismo e scuola. Ad essi è sbarrato l’accesso ai vicoli, con il cacciare le nuove generazioni (le scolaresche) a morire in autostrada e alimentando in esse il distacco e la “paura del sapere” (xenofobia). Ma io sono un allievo, e come tale insegnante, evaso dalla mia imposta cella mortuaria, e voglio viaggiare e rigirare tra i vicoli taciuti, nascosti e sbarrati, e ripercorrere sempre le stesse strade, oltre le barriere, perché esse cambiano, come l’isoformica mutazione del mito e della natura, ad ogni mio passaggio, e il senso che ne traggo è il viaggio stesso, i vicoli, il sapere. Sentire dentro la purezza delle antiche mura, come un magico canto, è un po' come ricantarle a mente e a voce, interpretarle, ripeterle, farle proprie, è un po’ come reiterarle dentro me durante l’atto conoscitivo ed esplorativo (il viaggio), insufflandomi di altrettanta purezza, e generando nel mio cuore quella forza che può farmi un combattente in difesa della terra santa. Le scolaresche (i giovani, le nuove generazioni, la scuola) mi seguono nel “vagare per vagare”. Diventiamo forti e difendiamo “il sapere” e, di riflesso, la nazione. Il sapere non deve "servire", deve "essere", e assimilandolo affettivamente entra in me, e dunque "SONO". La conoscenza pura conferisce un peso qualitativo nella mia vita ed alle cose, dà prospettiva, volume e consistenza: il sacro.
Non può che essere una vuota assenza di ontologia quella che genera, con parole forbite, il "silenzio" dell'informazione e la schiavitù della politica al templare denaro. E l'assenza di ontologia cont