Economia in un Minuto

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• 21/04/2020
• Spazio di Attualità, Politica ed Economia

di Alessio Gangi ChiodoLa domanda fondamentale è: «Perché non stiamo vedendo molte insolvenze di imprese nel mondo?Consi...
29/12/2020

di Alessio Gangi Chiodo

La domanda fondamentale è:
«Perché non stiamo vedendo molte insolvenze di imprese nel mondo?

Considerato che ne abbiamo meno quest’anno che nel 2019, la spiegazione dell’ex presidente è che il flusso di sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi «sta coprendo una realtà che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento».

Draghi infatti spiega che offrire sempre nuovo credito a un’azienda non redditizia non la rimetterà in piedi e continuando così ci sarà un aumento di crediti deteriorati (NPL: Non performing Loans), questo porterebbe inevitabilmente a una riduzione della stabilità degli istituti di credito (sistema bancario) su cui piccole e medie imprese continueranno a dipendere.

Quindi, minacciare la salute del sistema bancario, minaccia indirettamente la salute di piccole e medie imprese.

A questo proposito Draghi dice: «A un certo momento qualcosa andrà fatto per il capitale delle banche, che siano bad bank che acquisiscano i crediti deteriorati, aumenti di capitale oppure altri interventi, sono sicuro che ci si dovrà occupare di questa questione».

Se il settore privato entra nel 2021 con molte incognite i governi, se possibile, ne hanno anche di più. Soprattutto in Europa, dove in molte capitali si è diffusa l’idea di usare la parte di prestiti del Recovery fund in gran parte per finanziare progetti che esistevano già e non investimenti supplementari. In Italia, Spagna e in molti altri Paesi europei si teme che aggiungere nuovi piani a quelli già previsti possa far salire troppo il debito pubblico. Nasce così la preferenza di molti a non emettere titoli di Stato per molti miliardi in più sul mercato e coprire invece alcuni dei vecchi piani d’investimento con prestiti presi da dal Recovery fund.

Draghi su questo punto è molto diretto: «Quel che bisogna valutare è se un progetto è utile o no, se supera certi test che riguardano il suo tasso di rendimento sociale, come anche nell’istruzione o nel cambiamento climatico, oppure è semplicemente il frutto di una convenienza politica e di clientelismo».
Dobbiamo ricordare che questa è un’opportunità unica di investire in molti progetti di valore elevato, a prescindere dal fatto che siano vecchi o nuovi, bisogna dimostrarne il loro valore sociale.

Considerato infine che secondo le sue previsioni i tassi di interesse resteranno bassi per molto tempo per continuare a favorire la liquidità (per esempio a partire dalla crisi del 2008 col fallimento di Lehman Brothers. Guarda “Too Big to Fail” se sei interessato), la sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche su come verranno spese le risorse del Next Generation EU.
La qualità dei progetti specifici è dunque la frontiera sulla quale il Recovery Fund può fallire o invece segnare una svolta in positivo.

Ma Draghi, da economista, precisa un aspetto: «L’impatto di Next Generation EU, sulla crescita e sulla sostenibilità del debito negli anni a ve**re sarà maggiore, quanto più grande è il debito iniziale. Per questo è così importante che i Paesi con un debito elevato facciano una valutazione molto attenta del tasso di rendimento dei progetti che finanzieranno».

Fonte: Corriere della Sera

22/12/2020

Di Livio Scarlata

🔴 ITALIA-EGITTO: SOLO ANDATA ✈️

Patrick e Giulio. Storie diverse, simili tra loro. Studenti e studiosi, cittadini del mondo rimasti, per cause di forza maggiore, vittime della loro concezione di vita e del mondo. Vittime di un regime, che l’uno ha ucciso e l’altro costringe alla carcerazione preventiva.

Per Giulio, l’Egitto era un luogo di studio; da dottorando dell’Università di Oxford era stato mandato lì per una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. La sua esperienza venne interrotta bruscamente dal rapimento. Era il 25 gennaio del 2016. Giulio è stato ritrovato morto cinque giorni dopo, con evidenti segni di tortura. Non si è mai saputo perché sia stato sequestrato, né tantomeno perché sia stato ucciso.

L’Egitto ha sempre provato a depistare le indagini, fornendo agli inquirenti italiani piste e prove del tutto false. Forse, ancor più grave, la mancanza di volontà fattuale dell’Italia di fare luce sul caso. Solo flebili segnali all’indomani della tragedia, come il ritiro dell’ambasciatore italiano da Il Cairo (neanche un anno dopo rientrato in sede). Pochi gli esponenti politici che si impegnano nel tentativo di ricercare la verità, come il Presidente della Camera Fico e l’onorevole Palazzotto, Presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio. Maggiormente coinvolti si sono mostrati personaggi noti della società civile, tra cui il conduttore televisivo Fabio Fazio, che, invece di soccombere dinnanzi all’oblio della dimenticanza, porta sempre con se il braccialetto giallo con la scritta “verità e giustizia per Giulio Regeni”. Nel corso del tempo sono comparsi degli striscioni gialli, recanti la medesima scritta dei braccialetti, in molte città italiane. I genitori di Giulio, Paola e Claudio, di una forza d’animo esemplare, in questi anni si sono battuti per arrivare all’agognata verità. La condizione alienante vissuta dai genitori non può essere condivisa, né, fino in fondo, compresa.

La comunità internazionale, nelle diverse forme istituzionali e associative, dal Parlamento europeo ad Amnesty International, si impegnano, ancora oggi, per avvicinarsi alla soluzione del caso. Una cosa è certa: un Paese come l’Italia, può, deve esigere che sia fatta chiarezza. Sapere cosa e perché sia successo è un dovere dello Stato Sociale nei confronti dei cittadini che lo fondano. L’Italia non può più accontentarsi di procrastinare o glissare alle assurdità provenienti dalle autorità egiziane.



Per Patrick, l’Egitto è casa sua. Vive una storia un po’ diversa, ma non meno intrisa di interrogativi. Studente dell’Università di Bologna, il 7 febbraio 2020 fa rientro in Egitto. Ad aspettarlo in aeroporto, però, gli agenti dei servizi segreti che lo arrestano. Per 27 ore di Patrick non si sa nulla. I membri dell’organizzazione di cui fa parte, Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights), e il suo avvocato fanno sapere che il giovane in quelle ore è stato bendato, picchiato e torturato. Fino a che compare, il giorno seguente, per un nuovo interrogatorio in cui sono stati formulati i capi d’accusa, tra cui: incitazione contro l’autorità pubblica, supporto al rovesciamento dello stato egiziano e uso dei social network per minare l’ordine sociale. Ha inizio il calvario. Senza fornire uno straccio di prova l’Egitto lo detiene nel carcere di Tora, rinnovando ogni 45 giorni la misura cautelare carceraria. Rischia 25 anni di detenzione.

Dall’Italia si sono levate numerose voci, per chiederne la liberazione. La città di Bologna, in particolare, ha fatto da volàno. La casa adottiva di Patrick, dall’Università, al Comune, ai suoi numerosi amici, colleghi e professori. È passato quasi un anno e il coro per la libertà di Zaki è cresciuto, il mondo conosce la sua storia e ciò che l’Egitto, in barba al rispetto dei diritti umani, ingiustamente fa. Il suo Paese d’origine continua a rinnovare la carcerazione preventiva per paura delle conseguenze sociali e civili che potrebbero derivare dalla liberazione. Non è ammissibile che in un Paese membro dell’Onu vengano disconosciuti e calpestati i diritti umani.



Intendiamoci, il caso di Patrick non è isolato. In Egitto sono migliaia le persone incarcerate e uccise tacitamente esclusivamente perché provano, con il loro impegno sociale, a migliorare il Paese. Eppure, Stati come l’Italia continuano a tessere i loro rapporti commerciali con l’Egitto come se quanto accaduto non abbia alcuna rilevanza. L’interruzione sarebbe sicuramente un segnale. Ma in fondo, se poco è stato fatto per Giulio, cittadino italiano, cosa potremmo aspettarci che venga fatto per Patrick?

Questo è il motivo per cui, noi cittadini tutti, dovremmo indignarci e mobilitarci affinché Patrick venga liberato e venga a galla tutta la verità su Giulio. Non possiamo permetterci che a giovani studenti venga fatto tutto questo, nel, quasi, totale assordante silenzio istituzionale. La verità per l’uno, e la libertà per l’altro; dobbiamo pretenderle. Un Paese come l’Italia lo deve pretendere. Le istituzioni europee lo devono pretendere. Il mondo tutto. Perché se lasciamo che queste cose accadano senza muovere un dito, senza urlare all’ingiustizia, senza rabbia, nella più soffocante indifferenza, questo è un mondo destinato a dive**re perso. Dobbiamo mettere pressione all’Egitto affinché queste due questioni, emblematiche, vengano risolte con chiarezza e velocità. Per riuscirci, le nostre voci devono levarsi all’unisono per chiedere Verità e Giustizia per Giulio Regeni e Libertà per Patrick Zaki.

10/12/2020

🔴 La patrimoniale: impopolare e di sinistra 🔴

La manovra di Bilancio, sulla quale le Camere stanno lavorando ormai da settimane, ha al centro del suo dibattito l’emendamento presentato da due parlamentari, Matteo Orfini in quota PD e Nicola Fratoianni in quota LeU.

La proposta è così sintetizzabile: patrimoniale. In realtà, si tratterebbe di un disegno leggermente più complesso dal momento che, da un lato, richiede l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli, e dall’altro

l’introduzione di:
a) un’aliquota progressiva minima dello 0,2% da applicare ai grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro e fino a 1 milione di euro;
b) il 2% oltre i 50 milioni di euro;
c) un’aliquota del 3% per i patrimoni superiori al miliardo di euro.

Per il 2021, sono inoltre previste, per i patrimoni all’estero “suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia”, delle multe che vanno dal 3 al 15% dell’importo non dichiarato. La proposta, inizialmente dichiarata inammissibile per mancanza di copertura, è stata successivamente sottoscritta anche da altri deputati, e l’emendamento è stato così riammesso all’esame a seguito del ricorso da parte dei firmatari.

Si tratta di un provvedimento che è spesso aleggiato tra le file della sinistra, ma che non ha mai riscontrato successo, sempre bloccato sul nascere. Anche questa volta non sembra godere di parecchio entusiasmo. Orfini è sicuramente uno dei maggiori esponenti della “sinistra” del PD, mentre il resto del partito non riesce proprio a sbilanciarsi occupando, ormai da anni, una posizione di centro nella piattaforma politica italiana. Non sembra godere di idee particolarmente chiare il M5S, in questo momento molto occupato a risolvere beghe interne.
È molto difficile infatti che la proposta raggiunga un accordo, nonostante nell’ultima settimana abbia ricevuto lo “sponsor” del leader politico Beppe Grillo, che ha dichiarato di non essere in disaccordo con la misura, dal momento che si tratta di un contributo richiesto ai più “ricchi” e che genererebbe un’entrata per le casse dello Stato di circa 10 miliardi.

Siamo ormai ben consapevoli che le risorse pubbliche non sono infinite, pertanto è necessario trovare la migliore allocazione possibile scegliendo anche cosa e dove tassare.

La “patrimoniale” è stata un’imposta alla quale si è ricorso soltanto in circostanze estreme. Nella situazione in cui ci troviamo, flagellati da una pandemia e un’emergenza senza precedenti, una sua introduzione non sarebbe pura follia. Permetterebbe di reperire delle risorse che potrebbero dar vita ad una nuova e più equa politica di redistribuzione, soprattutto in un momento dove il gap ricco-povero si sta acutizzando.

Forse impopolare, forse di sinistra. Due motivazioni già sufficienti per scoraggiare, da un lato, un PD che non assume mai posizioni chiare e inequivocabili, dall’altro il M5S che cova al suo interno un’accozzaglia di idee spesso divergenti, confusionarie e sconclusionate. Che dire di Salvini e Meloni. Non accetterebbero nessun tipo di proposta della maggioranza, figuriamoci approvare qualcosa che scontenterebbe gli industriali. E Berlusconi, deciderà di tassare sé stesso?

Antonio Gallea

08/12/2020

🔴La corsa ai vaccini🔴

“Finora l'Italia, per il tramite del commissario all'emergenza, ha speso 94.039.176 euro che è la quota che l'Unione Europea ha chiesto all'Italia per acquisire i vaccini che sono stati finora predisposti”.

Lo ha detto il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, nel corso dell'audizione sul ddl bilancio nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
In particolare, in questo modo l’Italia avrà diritto al 13,5% delle quantità di vaccini che via via vengono contrattualizzati dall’Unione Europea.
📃
Sulla bozza del piano formulato dagli esperti del ministero della Salute, si legge che per l’Italia sono previste 27 milioni di dosi.
🕹
Per quanto riguarda l’aspetto logistico ed organizzativo, il ministero sostiene che si farà trovare pronto per gestire la catena del freddo per la distribuzione, ma la sfida principale sarà trovare un adeguato sistema di distribuzione considerato anche che sono molteplici i vaccini che arriveranno, in questo senso investire su più opzioni garantirà un grande numero di dosi a disposizione.
💉
CHI RICEVERÀ I PRIMI VACCINI?
Coloro i quali riceveranno le prime dosi, 1.700.000 cittadini, saranno scelti considerando la loro “fragilità” e la loro potenziale esposizione al virus.
Di conseguenza, come già detto più volte, in cima alla lista ci saranno gli operatori sanitari e gli anziani, poi i malati cronici e infine i giovani.
❄️
COME VERRÀ CONSERVATO?
Tra i vaccini che sono già alla fase 3 di sperimentazione, ce ne è uno in particolare che solleva un’importante questione, il vaccino a mRna di Pfizer/BionTech.
Questo vaccino dovrà essere mantenuto ad una temperatura di -75/-80 °C però, nonostante la chiara difficoltà di mantenere certe temperature, Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, rassicura affermando che il ministero adotterà un adeguato meccanismo di distribuzione. Ha inoltre aggiunto che i due vaccini con metodologia mRna virale, dovrebbero essere sottoposti all’approvazione dell’Ema e potremo avere i primi due sieri come “regalo di Natale”.

I medici dei centri vaccinali saranno i primi a scendere in campo. La squadra dei vaccinatori verrà ampliata probabilmente dai medici di famiglia.
🍀
Notizie rassicuranti, che si aggiungono alla certezza data da Walter Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute. Secondo lui, infatti, non c’è nessun rischio ritardi ricordando che il vaccino antinfluenzale doveva essere comprato dalle regioni mentre la fornitura di quello anti-Covid verrà direttamente gestito dallo Stato.

Un pensiero finale:

PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE VACCINARSI?

La ragione è che vaccinarsi crea degli effetti “esterni” positivi. Chi si vaccina fa ovviamente del bene a sé stesso, ma lo fa anche agli altri. Ai non vaccinati, perché riduce le loro probabilità di contagiarsi. Più in generale, a tutta la comunità, perché non ammalandosi lascia libere risorse sanitarie – posti letto in ospedale, medicinali o tempo del personale.

Quindi pensiamo a tutte le persone che stanno peggio di noi quando dovremo decidere se vaccinarsi o no. E per i più scettici porto l’esempio di Roberto Burioni:
“Dire ‘ io non mi farò il vaccino se non ci sono dati sulla sicurezza’ è come dire ‘ io non guiderei un’auto senza freni’. Ma senza freni non le vendono! Nel momento in cui il vaccino sarà approvato, dobbiamo avere fiducia nelle organizzazioni di competenza.”
⌛️
Articolo a cura di Alessio Gangi Chiodo
Fonti: ANSA, corriere della sera.

01/12/2020

Che fine fanno i vostri soldi in banca?
Scritto da Antonio Cinquegrani
Video editing Marco Nuci

26/11/2020

Martedì alle ore 11.30 la risposta al quesito che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita.

Scritto da Antonio Cinquegrani
Video editing Marco Nuci

🔴 QUOTA ROSA: QUANDO MANCA E SI SENTE 🔴Che l’italia non sia un paese per donne è un assunto insidacabile che ormai non c...
26/11/2020

🔴 QUOTA ROSA: QUANDO MANCA E SI SENTE 🔴

Che l’italia non sia un paese per donne è un assunto insidacabile che ormai non ci stupisce più e di cui presto o tardi facciamo tutt* esperienza.

👩‍💼

L’emergenza pandemica ce lo ricorda bene: la task force di Colao manca quasi del tutto della quota femminile, e ciò come diretta conseguenza della flebilissima presenza di donne ai vertici politici o aziendali.
Eppure la scienza dice che la prospettiva femminile non è solo desiderabile all’interno di contesti tecnici, ma è addirittura indispensabile.

Perchè?

Una maggiore incidenza della quota rosa in contesti prettamente maschili, non è solo una questione etico-morale ma ha anche una rimarchevole convenienza pratica.

Un rapporto del Fondo Monetario Internazionale ha studiato l’incidenza della presenza femminile nei contesti aziendali. Dallo studio si evince che “le aziende con una presenza femminile importante in posizioni professionali “senior” risultano avere una redditività più alta. I dati dimostrano che per ogni donna che sale ai livelli superiori del management o che entra nel board il profitto della società cresce tra gli 8 e i 13 punti base”.

📈

L’influenza positiva delle donne risulta essere particolarmente rilevante nel settore dei servizi, in quello high tech e in quelli altamente specializzati. La costituzione di gruppi di lavoro eterogenei offre visioni alternative e soluzioni trasversali alle criticità.

📜
In italia, nel 2011 è stata varata la legge Golfo-Mosca, conosciuta ai più come “legge delle quote rosa” che impone alle società quotate di riservare al genere meno rappresentato almeno un terzo dei posti negli organi di governo. Questo provvedimento ha fatto sì che il numero di donne in CDA triplicasse i primi anni, per poi subìre una battuta d’arresto: oggi nelle grandi realtà i CEO donna sono appena l'8,4% (osservatorio Cerved-Fondazione Bellisario 2020).

E' indubbio che quanto fatto fin ora non è sufficiente e che occorrerebbe un’azione concreta su più livelli.

Concludo chiedendomi: se la gestione della pandemia fosse stata affidata, al contrario, quasi esclusivamente alle donne, le cose sarebbero andate diversamente?
⌛️

Articolo a cura di
Elena Ciarcià

Foto di pixabay.com

🔴Il virus dell’ignoranza 🔴[Tempo di lettura: un minuto]Questa situazione particolarmente difficile sta facendo emergere ...
24/11/2020

🔴Il virus dell’ignoranza 🔴
[Tempo di lettura: un minuto]

Questa situazione particolarmente difficile sta facendo emergere in molte persone un’ignoranza difficile da smontare. Prima del Covid, stavano diventando popolari i terrapiattisti e gli antivaccinisti, i quali sostenevano le loro idee su una scienza farlocca. Mentre adesso si stanno facendo strada i negazionisti, un agglomerato di persone che non crede nell’esistenza del virus perché “non conoscono nessuno malato di coviddi”.

Dietro a questo gruppo in particolare c’è una mente che sa coinvolgere la paura della gente contro un avversario. Tutto parte da un famoso “Piano Q.” che, riassumendo, accusa una cerchia di politici repubblicani americani di essere dei pedofili, utilizzano i bambini per l’eterna giovinezza (un pizzico di falsità fiabesca non guasta mai). Peccato che la storia di pedofilia viene utilizzata da secoli per accusare il nemico, basti pensare ai comunisti, agli ebrei e perfino i cristiani durante l’impero romano.

Si possono aiutare? Sì, ma dovrebbe essere un progetto a lungo termine. In psicologia esiste “L’effetto Dunmning-Kruger”, prende il nome dai due sperimentatori che studiarono il primo grande peccato dell’umanità, l’ignoranza!

Dimostrarono che le persone più intelligenti erano anche quelle più umili a valutarsi in una specifica competenza, mentre le meno intelligenti si consideravano degli esperti ma i risultati dei test dimostrarono che erano soltanto dei gradassi.

“L’effetto impostore” invece è l’esatto contrario, sono persone che non si sentono pronte a sostenere un esame e poi prendono un bel 30.

Inoltre le persone a cui venivano dimostrati i loro errori, non ne giovavano perché rimanevano convinti delle loro idee. Ecco perché scrivevo di “un progetto a lungo termine”.

Il vero problema è la cultura, ma non si deve intendere come una cultura dei sapienti, piena di informazioni, ma più che altro come una cultura del dibattito. La sanità mentale risiede in chi ha dubbi sulla sua esistenza, i veri folli sono certi di tutto, come il paranoico è certo di essere perseguitato.

Come diceva ironicamente Mark Twain “Tutto ciò che serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in sé stessi.”

⌛️
Foto di: Blog Il Giornale

Articolo a cura di
Stefano Cantella

20/11/2020

🔴 IL NANO SI FA GIGANTE 🔴

🇪🇺
I massimi organismi decisionali europei, chiamati a deliberare sulle questioni più importanti, assumono le proprie decisioni all’unanimità.

Ciascun Paese membro ha quindi la possibilità di esercitare il proprio diritto di veto attraverso i suoi rappresentanti governativi. E così l’Europa, all’interno della crisi sanitaria, economica e sociale più drammatica dal secondo dopoguerra ad oggi, mette in evidenza questo suo grande fallimento.

L’Ungheria rappresenta circa il 2% della popolazione europea, eppure è in grado di paralizzare il bilancio dell’intero continente.

Al di là della retorica che ci raccontiamo da anni, l’Unione Europea ha la necessità di iniziare ad assumere decisioni collegiali sulla base del “banale” principio democratico della maggioranza. Altrimenti è destinata a scomparire o a rimanere, per l’appunto, come semplice retorica.

È oggi ben visibile ciò che si scorgeva all’interno di in un articolo pubblicato nel 1970 “L’impossibilità del liberismo paretiano”, scritto da colui che sarebbe poi diventato Premio Nobel per l’Economia, Amartya Sen.

Egli dimostra che le decisioni assunte all’unanimità sono incompatibili con la libertà di scelta, e finiscono per far prevalere lo status quo. Se aspettiamo di essere tutti d’accordo per prendere una decisione, è più facile che la scelta finale sia quella di non fare assolutamente nulla (o di cercare un compromesso al ribasso). «Ma questo non è espressione di una libertà collettiva; è dover sottostare alla tirannia delle minoranze, se chiunque, esercitando il diritto di veto, può bloccare qualsiasi scelta effettuata dal gruppo al quale appartiene», scriveva nel suo articolo Fabio Masini per formiche.net l’8 Aprile 2020.

Il veto che questi potranno esercitare in qualunque momento e in qualsiasi istanza, non è forse il “ricatto” per non veder mai risolto il caos dello stato di diritto in quel Paese? E una mancanza di autorevolezza da parte delle istituzioni europee non darebbe forse una spinta al virus del nazionalismo?

All’Europa dunque la decisione di voler definitivamente “spegnere il fuoco amico”, smettere di essere un mero assembramento di governi che curano i propri fattacci, e dove anche quello che ormai appare come un ‘relitto ottocentesco’ si tramuta in un triste ricordo: l’unanimità.

Antonio Gallea

🔴 👨‍👩‍👧‍👦 🔴 💶 🔴Uno studio condotto da esperti dell’Università della California di Los Angeles, e riproposto in uno splen...
12/11/2020

🔴 👨‍👩‍👧‍👦 🔴 💶 🔴

Uno studio condotto da esperti dell’Università della California di Los Angeles, e riproposto in uno splendido articolo a firma AGI, ha mostrato che il mondo post-Covid presenterà una forte riduzione del tasso di natalità.
📉
Uno degli studiosi, Martie Haselton, ha dichiarato che molti matrimoni e maternità verranno più facilmente rinviate a seguito della crisi sanitaria ed economica. Se così sarà, il numero dei nati scenderà, impattando negativamente sull’economia oltre che inevitabilmente sulla società.
🆘
Alla fine di questa pandemia non so se saremo migliori o peggiori, ma saremo certamente diversi.

La crisi demografica investe l’Italia già dal 2008, la popolazione continua a diminuire e l’Istat ipotizza che se non vi saranno inversioni di marcia, il Belpaese passerà dai 60,4 milioni a 58,8 nel 2045 e addirittura a 53,7 nel 2065.
👨‍👩‍👧‍👦
In che modo la crescita economica dipende anche da quella demografica?
⬇️
• Indici elaborati da uno studio di Bankitalia dimostrano come a parità di produttività, il reddito procapite cresce se crescono la quota di persone occupate e la forza lavoro sul totale della popolazione.

• Con un adeguato sostegno alle famiglie, potrà crescere il tasso di natalità, e più cresce la popolazione più aumentano i consumi e più si alimenterà la forza lavoro. Se ci pensiamo, gli anni del ‘boom economico’ sono stati accompagnati dal boom delle nascite 1960-70.
🔴
Ecco perché l’Italia non può sbagliare sul Next Generation Eu.
Dopo la crisi economica disastrosa che stiamo vivendo è fondamentale ripartire con un piano di sviluppo decennale, creando una nuova Italia, più forte, più giusta e più equa.

⌛️
Minuto scaduto
Antonio Gallea
Fonte: agi.it , bancaditalia.it

10/11/2020

Messaggio da ascoltare e far proprio. Duro ma tremendamente onesto.

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Catania

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