29/12/2020
di Alessio Gangi Chiodo
La domanda fondamentale è:
«Perché non stiamo vedendo molte insolvenze di imprese nel mondo?
Considerato che ne abbiamo meno quest’anno che nel 2019, la spiegazione dell’ex presidente è che il flusso di sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi «sta coprendo una realtà che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento».
Draghi infatti spiega che offrire sempre nuovo credito a un’azienda non redditizia non la rimetterà in piedi e continuando così ci sarà un aumento di crediti deteriorati (NPL: Non performing Loans), questo porterebbe inevitabilmente a una riduzione della stabilità degli istituti di credito (sistema bancario) su cui piccole e medie imprese continueranno a dipendere.
Quindi, minacciare la salute del sistema bancario, minaccia indirettamente la salute di piccole e medie imprese.
A questo proposito Draghi dice: «A un certo momento qualcosa andrà fatto per il capitale delle banche, che siano bad bank che acquisiscano i crediti deteriorati, aumenti di capitale oppure altri interventi, sono sicuro che ci si dovrà occupare di questa questione».
Se il settore privato entra nel 2021 con molte incognite i governi, se possibile, ne hanno anche di più. Soprattutto in Europa, dove in molte capitali si è diffusa l’idea di usare la parte di prestiti del Recovery fund in gran parte per finanziare progetti che esistevano già e non investimenti supplementari. In Italia, Spagna e in molti altri Paesi europei si teme che aggiungere nuovi piani a quelli già previsti possa far salire troppo il debito pubblico. Nasce così la preferenza di molti a non emettere titoli di Stato per molti miliardi in più sul mercato e coprire invece alcuni dei vecchi piani d’investimento con prestiti presi da dal Recovery fund.
Draghi su questo punto è molto diretto: «Quel che bisogna valutare è se un progetto è utile o no, se supera certi test che riguardano il suo tasso di rendimento sociale, come anche nell’istruzione o nel cambiamento climatico, oppure è semplicemente il frutto di una convenienza politica e di clientelismo».
Dobbiamo ricordare che questa è un’opportunità unica di investire in molti progetti di valore elevato, a prescindere dal fatto che siano vecchi o nuovi, bisogna dimostrarne il loro valore sociale.
Considerato infine che secondo le sue previsioni i tassi di interesse resteranno bassi per molto tempo per continuare a favorire la liquidità (per esempio a partire dalla crisi del 2008 col fallimento di Lehman Brothers. Guarda “Too Big to Fail” se sei interessato), la sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche su come verranno spese le risorse del Next Generation EU.
La qualità dei progetti specifici è dunque la frontiera sulla quale il Recovery Fund può fallire o invece segnare una svolta in positivo.
Ma Draghi, da economista, precisa un aspetto: «L’impatto di Next Generation EU, sulla crescita e sulla sostenibilità del debito negli anni a ve**re sarà maggiore, quanto più grande è il debito iniziale. Per questo è così importante che i Paesi con un debito elevato facciano una valutazione molto attenta del tasso di rendimento dei progetti che finanzieranno».
Fonte: Corriere della Sera