PD Castelli Calepio Circolo

PD Castelli Calepio Circolo Partito Democratico

22/08/2026
18/07/2026

Gogna social contro i giudici sul caso Roggero.
L’Anm: “Dai ministri accuse odiose
di Gabriella Cerami Le toghe rispondono a Crosetto e a Nordio: “Abbiamo applicato solo la legge. In corso violenta campagna diffamatoria”
I volti dei giudici Alberto Giannone e Cristina Domaneschi in poche ore diventano bersaglio di insulti. Il primo, della Corte d’Assise di Asti, ha condannato Mario Roggero in primo grado a 17 anni. La seconda, della Corte d’Assise d’appello di Torino, a 14 anni e 9 mesi. Sentenza confermata tre giorni fa dalla Cassazione. «Che schifo», «che vergogna»: ecco alcuni commenti che sui social vengono rivolti ai magistrati dopo la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour, nel Cuneese, che ha ucciso due ladri, inseguendoli di spalle, e ne ha ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio il 28 aprile 2021.
A scatenare il risentimento di alcuni nei confronti dei giudici sono state anche le prese di posizione di una parte del mondo politico, che hanno riacceso lo scontro con le toghe. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Tango fa presente che «i giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente, hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l’ordinamento assegna loro». Quindi dice di trovare «sorprendenti» le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto «che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche».
L’esponente di governo aveva scritto che c’è «una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle» ed è stato «consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».
Interviene, a nome di tutti i magistrati del distretto, anche la presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, che esprime «sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria. L’incontestato diritto di critica non può tradursi in offese e in attacchi personali ai giudici». Quindi la magistrata mette in guardia di fronte al rischio di una «deriva estremamente pericolosa».
Avviata la richiesta di grazia. Ora Nordio frena su Roggero, la Lega valuta la candidatura
I toni sono questi e infatti nel giorno in cui Roggero entra in carcere, interviene anche il

Il Comune di Castelli Calepio, insieme ai Comuni di Ciserano e Stezzano, presenta il progetto 𝑄𝑢𝑎𝑙𝑒 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎? dedicato ai ...
16/07/2026

Il Comune di Castelli Calepio, insieme ai Comuni di Ciserano e Stezzano, presenta il progetto 𝑄𝑢𝑎𝑙𝑒 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎? dedicato ai ragazzi nati nel 2008

Tre incontri gratuiti per conoscere l'Europa:
• 17 settembre – Stezzano
• 24 settembre – Castelli Calepio
• 1 ottobre – Ciserano

I partecipanti selezionati voleranno a Bruxelles il 14 e 15 ottobre per visitare il Parlamento Europeo: viaggio e alloggio sono coperti dall'organizzazione per la quale si ringrazia MFE e GFE

Sono disponibili 7 posti per ogni Comune (21 partecipanti totali)

Iscrizione obbligatoria compilando il form al link: https://forms.gle/qPuK3hxLwn2DyGqs7

2 Giugno Festa della Repubblica ItalianaIl 2 e il 3 giugno del 1946 si tenne il referendum istituzionale con il quale gl...
01/06/2026

2 Giugno Festa della Repubblica Italiana

Il 2 e il 3 giugno del 1946 si tenne il referendum istituzionale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di Stato – monarchia o repubblica – dare al Paese. Il referendum fu indetto al termine della seconda guerra mondiale, qualche anno dopo la caduta del fascismo, il regime dittatoriale che era stato lasciato agire da Casa Savoia - anche con vivo sostegno
Il referendum istituzionale fu inoltre la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia.[1] Il risultato della consultazione popolare, 12 717 923 voti per la repubblica e 10 719 284 per la monarchia (con una percentuale, rispettivamente, di 54,3% e 45,7%), venne comunicato il 10 giugno 1946; il 18 giugno la Corte di cassazione, dopo 85 anni di regno, sancì la nascita della Repubblica Italiana.
Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani, manifestatisi già con fatti di sangue in varie città italiane, si potessero estendere in tutto il Paese, decise di lasciare l'Italia e il 13 giugno andò in esilio in Portogallo.
L'11 giugno 1946, primo giorno dell'Italia repubblicana, venne dichiarato giorno festivo.

LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA (BRESCIA)La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico di matrice ...
28/05/2026

LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA (BRESCIA)
La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico di matrice neofascista con collaborazioni da parte di membri dello Stato italiano dell'epoca, servizi segreti ed altre organizzazioni, compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia: una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista, provocando la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue. Un'altra persona morirà in seguito alle ferite molto tempo dopo, portando a 9 il numero totale dei decessi.[3]
Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, furono riconosciuti colpevoli e condannati in via definitiva alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo: quali esecutori materiali furono riconosciuti Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di "fonte Tritone" dei Servizi Segreti Italiani), assieme ai già detenuti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (che trasportò l'ordigno); come mandante fu condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l'ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti, furono assolti.
È considerato uno degli attentati più gravi degli anni di piombo, assieme alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti), alla strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti).
La bomba
Il 28 maggio 1974, alle dieci del mattino, in piazza della Loggia a Brescia era prevista una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell'on. Adelio Terraroli del PCI e del segretario della camera del Lavoro di Brescia Franco Torri. Centinaia di persone erano scese in piazza a manifestare. Alle 10:12 una bomba contenente almeno un chilogrammo di esplosivo, nascosta in un cestino dei rifiuti, esplose, colpendo moltissime persone: tre di queste morirono sul colpo, altre tre durante il trasporto al nosocomio e due feriti morirono in seguito ad ore di agonia per via delle gravi ferite riportate. Altre centodue persone rimasero ferite.
Nel 2012 i periti balistici della corte d'appello di Brescia, il generale Romano Schiavi e il professor Alberto Brandone, hanno ribadito la loro precedente perizia secondo cui la bomba era costituita da una miscela di gelignite e dinamite, mentre nel 2010 i periti del processo che portò all'assoluzione in forma dubitativa di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti e Francesco Delfino hanno affermato che la bomba era costituita in gran parte da tritolo.[4][5][6]
Tuttavia, nell'ultima sentenza di merito in sede di Corte d'assise d'appello di Milano del 22 luglio 2015, viene confermato che l'esplosivo era costituito da gelignite, come ampiamente dimostrato dai rilievi peritali effettuati direttamente sulla scena della strage e da successive prove realizzate dal collegio peritale all'epoca incaricato.[7]

Ultimo giorno per prenotarsi, anche per il take away 🍴👌😋
14/05/2026

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Indirizzo

Via Marconi 8
Castelli Calepio
24060

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