Maria Carmen Amodeo - Pedagogista, Terapista Itard

Maria Carmen Amodeo - Pedagogista, Terapista Itard La valutazione funzionale è sempre corredata da considerazioni e avvertenze didattiche per la scuola e la famiglia.

- Disturbi Specifici dell'Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia)
- Disprassia e Disordine motorio
- Disturbi da Deficit di Attenzione e Iperattività
- Difficoltà scolastiche e formazione al metodo di studio individuale. 🅛🅘🅝🅚🅔🅓🅘🅝 http://linkedin.com/in/maria-carmen-amodeo-0a5304119
Laureata in Scienze Pedagogiche, pedagogista della marginalità e disabilità, nel 2019 presso l'Università d

i Macerata. Terapista Itard iscritta al Private System Index - http://www.istitutoitard.it/specialisti/

Mi occupo di prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza. TRATTAMENTO- CMT
COGNITIVE MOTOR TRAINING
Il trattamento abilitativo consiste in una 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮, con un approccio all’intera personalità dei casi e contemporaneamente ai contesti di vita. Comporta impegno psicofisico per il soggetto e il terapista, 𝑎𝑙𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑎𝑐𝑜𝑔𝑛𝑖𝑡𝑖𝑣𝑎. Durante il trattamento vengono sollecitate, potenziate e monitorate sia le 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗯𝗮𝘀𝗲 (motorie, percettive, di memoria, linguistiche, di pensiero, grafo motorie) che quelle 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲 (lettura, scrittura, abilità matematiche). OBIETTIVI
- facilitare il 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼, migliorando le competenze del leggere, scrivere e delle prestazioni matematiche;

- 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼, incrementare 𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮, motivare ad agire migliorando la disponibilità ai compiti ed alla vita;

- perseguire un’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, retta sull’esercizio delle 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒𝑠𝑒𝑐𝑢𝑡𝑖𝑣𝑒 (flessibilità, pianificazione, autoregolazione emotiva, attenzione selettiva, memoria di lavoro, inibizione della risposta), che permetterà al bambino/ragazzo di gestire in maniera autonoma e più organizzata il proprio comportamento, il proprio pensiero e le proprie emozioni;

- potenziare la 𝗳𝗹𝘂𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮̀ (prontezza e accelerazione dell’incipit, costanza) e l'accuratezza dei 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶 (attenzione, percezione, intuizione, pensiero, memoria, conoscenza, comprensione) unitamente all’approccio globale alla realtà;

- 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗹'𝗶𝗻𝗲𝗿𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝘂𝗴𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗼, evitando il ricorso a misure sostitutive o dispensative (tranne nelle prove di valutazione finali o di selezione) dalle prestazioni scolastiche e di vita quotidiana.

18/07/2023

💁LE FRAGILITA’ EMOTIVE E PSICOSOCIALI: MANIFESTAZIONI SECONDARIE DEL DISTURBO DISPRASSICO‼️⭐⭐ -- Articolo a cura della dottoressa Francesca Tabellione

La diagnosi di Disprassia è molto spesso tardiva, intorno ai 9/11 anni, a volte nell’adolescenza. Solo negli ultimi anni il riconoscimento del quadro disprassico sta emergendo progressivamente anche in età prescolare. La diagnosi tardiva ha effetti negativi sulla sfera motoria globale (sport di gruppo, bicicletta, corsa, salire e scendere le scale, saltare la corda), sulla sfera motoria fine (prassie bimanuali, autonomie di vita quotidiana, scrittura, giochi costruttivi), e su quella emotiva e relazionale del bambino, il quale si trova a collezionare una serie di frustrazioni e insuccessi. Ci sono bambini che riescono a fronteggiare e a mettere in atto una serie di capacità rispetto alle loro aree di debolezza e ci sono bambini che non possiedono i mezzi e le strategie per affrontare le proprie difficoltà.
Le ricerche degli anni ‘80 e ’90 in merito ai disturbi della coordinazione motoria hanno delineato un quadro complesso caratterizzato da problemi di attenzione, bassa autostima e autopercezione, povere competenze relazionali con tendenza all’isolamento sociale e all’evitamento degli sport di squadra, disordini emotivi (Piek, Skinner, 2001), fragilità nell’autoefficacia sia nell’attività di gioco organizzato sia nel gioco spontaneo (con conseguente fallimento nel raggiungimento di obiettivi e desideri, sentimenti di insoddisfazione, mancanza di interessi o evitamento di particolari attività che richiedono risposte motorie).
Per ragazzi e adolescenti disprassici il supporto sociale sembrerebbe essere un elemento determinante nella modulazione dell’autostima; in particolare alcune ricerche (Harter, 1985, 1988) hanno evidenziato quanto segue:

- i bambini con disturbo della coordinazione motoria risultano, a livello di autopercezione, molto carenti nei domini di competenza scolastica-atletica-di aspetto fisico-di autostima rispetto ai bambini con sviluppo tipico;
- gli adolescenti con disturbo della coordinazione motoria risultano, a livello di autopercezione, molto carenti nei domini di competenza atletica-di aspetto fisico-di organizzazione-di accettazione sociale-di autostima rispetto agli adolescenti con sviluppo tipico.

Un’altra differenza tra i bambini disprassici e quelli con sviluppo tipico è che i primi sembrerebbero aver bisogno del supporto dell’altro (adulti, genitori, compagni di classe) fino all’adolescenza, soprattutto per quanto concerne le problematiche organizzative, mentre nei secondi tale processo di autonomia si completa, in misura variabile, prima dei 10 anni (Kirby, Sugden, 2011).

Oltre a quelle psicosociali, i bambini disprassici presentano anche problematiche sul versante emotivo: essi fanno fatica a vivere temporalmente l’emozione, a verbalizzarla, a distinguerla dalle sensazioni corporee, a regolare le emozioni attraverso comportamenti inibitori, probabilmente a causa di una fragilità nella loro intelligenza emotiva (legata ad una carenza nel sistema dei neuroni specchio), la quale consentirebbe di sviluppare abilità atte a percepire in modo accurato, valutare ed esprimere sentimenti ed emozioni, a condividere e comprendere le emozioni dell’altro (empatia- capacità fondamentale per lo sviluppo delle interazioni sociali), a regolare le emozioni in modo adattivo a livello sia emotivo sia cognitivo, a percepire accuratamente elementi visivi all’interno dei contesti di natura interpersonale al fine di decodificare ed etichettare le espressioni facciali emotive delle altre persone.

Altri studi (Rahimi-Golkhandan, 2014) si concentrano sull’esaminare la qualità delle Funzioni Esecutive “calde”, la cui debolezza di tali processi in questi bambini, provoca sentimenti di infelicità, ansia, depressione e anche una fragilità nel controllo inibitorio con ripercussioni negative a livello di autocontrollo e autoregolazione (comportamenti aggressivi, problemi della condotta, iperattività), scarse capacità di anticipare le conseguenze future delle proprie azioni, povero processo di decision making affettivo, bassa tolleranza alla frustrazione, abilità interpersonali e accademiche deficitarie.
L’ansia, riscontrabile già a partire dai 4 anni circa, può manifestarsi con la frequente tendenza a voler anticipare gli errori e con la preoccupazione di fronte alla proposta di nuovi compiti, associandosi inoltre a una sintomatologia depressiva (data dalla consapevolezza delle proprie carenze motorie che impattano sul funzionamento emotivo) con conseguenze sul grado di coinvolgimento nelle relazioni sociali e sull’umore (reazioni emotive quali “irritabilità, esplosioni di pianto, apatia, insicurezza, disinteresse, panico, disturbo ossessivo-compulsivo, fobia sociale”, e reazioni somato-fisiche quali “mal di testa, dolori di stomaco, problemi del sonno, nausea, mancanza di appetito”).

I bambini che presentano contemporaneamente difficoltà motorie e problemi d’ansia nell’infanzia sono maggiormente a rischio di sviluppare delle problematiche a livello emotivo nell’adolescenza (Piek, 2008). In particolare, si affermano come fattori cruciali per la comparsa della sintomatologia ansioso-depressiva nei bambini disprassici le carenze nello sviluppo della locomozione e delle abilità grosso-motorie (Piek, 2010): bambini che iniziano a camminare verso i 10-13 mesi mostrano maggiori interazioni affettive con le loro madri rispetto a quelli che iniziano a camminare tra i 13 e i 15 mesi. La locomozione e le abilità grosso-motorie nella fascia d’età dai 4 mesi ai 4 anni sembrerebbero essere fattori predittivi della manifestazione di deficit motori e socio-emotivi in età scolare quali ansia, depressione, solitudine, ritiro sociale, bassa autostima. Questi bambini appaiono evitare le interazioni e lo scambio con i loro coetanei ma possono anche essere esclusi dal gruppo nella partecipazione ad attività sociali sportive a causa delle loro inadeguate performance motorie; possono prediligere bambini più piccoli con cui interagire o addirittura ricercare la vicinanza di pari devianti. Inoltre hanno difficoltà a strutturare un senso di sé corporeo integrato, a modificare la loro routine in attività ludiche (se hanno faticato molto per pianificare un compito, anche un piccolo cambiamento in come è stato svolto può rappresentare un problema significativo) e sono spesso vittima di comportamenti di bullismo da parte dei coetanei: la goffaggine e l’impaccio motorio, le difficoltà organizzative e scolastiche, l’eventuale obesità (dovuta ad una minore partecipazione a sport o attività motorie), possono rendere questi bambini bersagli di soprannomi, insulti e derisioni, minacce verbali, esclusioni volontarie. L’esposizione a bullismo verbale e relazionale risulta essere un significativo predittore dello sviluppo e/o incremento della sintomatologia depressiva.

Le evidenze scientifiche riportano, a diagnosi avvenuta, una narrazione dei bambini e degli adolescenti improntata su una maggiore frustrazione e disapprovazione nel rapporto con i loro genitori fin da molto piccoli (Missiuna, 2008). Le caratteristiche proprie del disturbo sarebbero erroneamente attribuite, da parte di genitori e insegnanti, a una mancanza di impegno e di attenzione durante lo svolgimento di un compito: questi bambini vengono spesso etichettati in modo improprio come pigri o provocatori, andando incontro a maggior vissuti di disapprovazione (Miyahara, Piek, 2006).

Il primo passo che possono fare insegnanti e genitori che sono a stretto contatto con il bambino disprassico, per aiutarlo a sviluppare una buona capacità sociale ed emozionale, è imparare a prendere consapevolezza dei limiti e delle potenzialità del bambino stesso, del suo temperamento e del suo stile di apprendimento individuale. In base a questa conoscenza, gli adulti possono arrivare a comprendere meglio le difficoltà e le frustrazioni da lui sperimentate, a prevedere le situazioni stressanti e a sviluppare aspettative più realistiche del livello che può raggiungere.
Gli adulti potrebbero così imputare un atteggiamento di rifiuto del bambino verso attività o sport motori/competitivi ad un basso tono muscolare e a incoordinazione motoria, piuttosto che ad una sua mancanza di volontà, a pigrizia o a scarso interesse. Oppure possono attribuire la scarsa capacità di instaurare relazioni con l’altro ad uno stato di ansia e di inadeguatezza da parte del disprassico, soprattutto quando si trova a dover comprendere le convenzioni sociali o intraprendere un dialogo all’interno di un gruppo di pari. E’ importante che gli adulti accettino il bambino per quello che è, con i suoi pregi e difetti, e che evitino di imporgli le loro aspettative o di esprimere la loro delusione per i suoi fallimenti.

💁Elenchiamo alcune strategie che possono essere messe in atto per aiutare il bambino a gestire le conseguenze emozionali della Disprassia:
- prevedere ed evitare le situazioni che potrebbero rappresentare una causa di disagio emozionale o aiutare il bambino a prepararsi per lo stress che proverà, discutendo con lui dei possibili ostacoli che incontrerà e delle possibili strategie per affrontarli adeguatamente;
- adottare un atteggiamento empatico e basato sull’ascolto per comprendere i sentimenti del bambino. Ad esempio, è possibile utilizzare un commento del tipo “so che non è semplice giocare al parco quando ci sono tanti bambini o partecipare a giochi di squadra perché bisogna essere molto veloci, ma possiamo provare ad andare al parco e chiamare solo 2 amichetti (in modo da farlo abituare gradualmente ad un ambiente iperstimolante) oppure possiamo scegliere, almeno inizialmente, uno sport dove non devi necessariamente rispettare il ritmo e la velocità dei tuoi coetanei (arti marziali, judo, nuoto, atletica leggera)”. In questo modo si trasmette al bambino che comprendiamo i suoi stati d’animo, ovvero come si sente in quella data situazione o circostanza, senza assumere un atteggiamento giudicante o sminuire le sue paure e difficoltà;
- in uno sport di gruppo, bisognerebbe individuare allenatori che favoriscano lo sviluppo individuale di ciascun bambino, piuttosto che privilegiare solo i giocatori migliori, condividendo con loro la situazione clinica e adottando soprattutto una linea comune con i professionisti che hanno in carico il piccolo paziente;
- risaltare gli sforzi e i tentativi messi in atto dal bambino quando sta svolgendo un’attività prassico-motoria, anche se la prestazione non è fluida e accurata: ad esempio, se il bambino sta imparando ad afferrare bene una palla e a fare canestro ma continua a fallire anche dopo varie prove ed errori, bisogna cercare di elogiare la buona volontà e la fatica e incoraggiarlo a non arrendersi;
- creare un programma e una routine nella giornata del bambino e, se le routine vengono interrotte, avvisarlo in anticipo del cambiamento, così che egli sia pronto per una nuova organizzazione ed eviti di andare in “stress emotivo”;
- organizzare momenti di gioco libero o attività sociali per promuovere la relazione con i coetanei, come “andare a casa di un amichetto a fare merenda, andare allo zoo, mangiare un gelato, fare i compiti insieme, ecc”;
- al fine di modificare e riorganizzare i circuiti prefrontali, dagli anni prescolari fino all’adolescenza, bisogna intervenire precocemente sulle Funzioni Esecutive “calde”, facilitando i processi di ascolto attivo e focalizzando l’attenzione sui segnali del corpo e sull’emozione che il corpo stesso prova al variare delle situazioni, attraverso l’utilizzo di immagini/storie/fumetti delle emozioni per riconoscere la propria emozione e quella di altri coinvolti (fornire al bambino la terminologia corretta per descrivere ciò che sta provando o ciò che prova l’altro). Lavorare inoltre sulla modulazione efficace delle proprie emozioni e dei propri sentimenti per permettere al bambino di avere scambi relazionali positivi in vari contesti, sulla sequenzialità e temporalità dell’attivazione emotiva attraverso la costruzione e l’organizzazione di storie, per aiutare il bambino a riconoscere cause ed effetti di una situazione emotiva assumendo il punto di vista degli altri: egli dovrà essere capace di predire come si sentirà l’altro nel contesto emotivo indicato in una vignetta (es: “Giorgia non può giocare con la sua altalena perché è rotta. Come si sentirà Giorgia?”);
- fornire un input vestibolare ritmico ripetitivo (“dondolare, cullare”), effettuare un massaggio profondo, proporre attività di lavoro pesante (“spingere un carrello della spesa, portare uno zaino pesante dietro la schiena mentre si corre-cammina o si salta, trascinare oggetti pesanti”) al fine di favorire una maggiore consapevolezza enterocettiva e corporea e un maggior “sentire senso-motorio” tramite la sperimentazione delle sensazioni in movimento (sensazioni che permettono adattamenti posturali e tonici diversi). Questa maggiore capacità di regolazione interna permetterà al bambino di avvertire meglio i propri stati corporei e di conseguenza regolare le competenze affettive e comunicative con l’altro, rapportandosi adeguatamente al mondo circostante e alle situazioni stressanti che gli si presenteranno nel corso del suo sviluppo.

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01/06/2023

Il disordine esecutivo (inteso come dislessia, disgrafia, discalculia, disprassia, disordini motori e spazio-temporali) è oggetto di abilitazione (educazione, potenziamento, funzionalizzazione, terapia) mediante quei processi intensivi di attivazione di sequenze d’azione “in costanza e fluidit....

08/11/2022

La scrittura corsiva a mano è ed è sempre stata una preziosa forma d'arte attraverso la quale artigiani e artisti hanno potuto esprimere la loro conoscenza su tutta l'umanità.

08/11/2022
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30/09/2022

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Come riconoscere la  ! La Disprassia è una condizione che riguarda le funzioni esecutive umane e la loro qualità, attien...
02/08/2022

Come riconoscere la !

La Disprassia è una condizione che riguarda le funzioni esecutive umane e la loro qualità, attiene ai disturbi qualitativi.

La Disprassia rimanda allo stato di disorganizzazione, quindi alla disorganizzata pianificazione ed esecuzione di azioni e di movimenti organizzati con una specifica intenzione e finalità, pur in assenza di impedimenti organici o di deficit sensoriali.

Il DSM-5 include la Disprassia nella definizione di DCD, ossia Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione.

Esistono diverse tipologie di disprassia, nell'insieme il comportamento disprassico è connotato da discontinuità esecutiva ed insufficiente coordinamento dell'agire che comporta rallentamenti ed interruzioni, errori esecutivi, tendenza all'eccessiva meticolosità, oppure a condotte poco ordinate. In tali casi si altera la dimensione temporale dell'agire, ovvero si manifesta un generale rallentamento esecutivo alternato talvolta a precipitazione.

(ℐ𝓅𝓅𝑜𝒸𝓇𝒶𝓉𝑒 𝒫𝑒𝒹𝒶𝑔𝑜𝑔𝒾𝒸𝑜, ℳ𝒶𝓃𝓊𝒶𝓁𝑒 𝓅𝓇𝑜𝒻𝑒𝓈𝓈𝒾𝑜𝓃𝒶𝓁𝑒 𝒹𝒾 𝒫𝑒𝒹𝒶𝑔𝑜𝑔𝒾𝒶 𝒞𝓁𝒾𝓃𝒾𝒸𝒶)



Mi trovate da Entheos Centro di Osteopatia e Terapie Naturali, a Castelfidardo.

"La tecnologia diventa un privatismo quando vengono fuori i problemi, perché la macchina è superiore alle potenzialità s...
08/07/2022

"La tecnologia diventa un privatismo quando vengono fuori i problemi, perché la macchina è superiore alle potenzialità specialmente dei più piccoli. L’Italia è l’unico Paese al mondo dove un bambino di otto anni può avere un numero di cellulare personale. Ma il genitore sa cosa sta firmando? A quell’età il piccolo è nel pensiero magico, deve giocare nella natura, con gli amici, buttarsi per terra, fare dei pasticci… Non finire in un mondo virtuale dove necessariamente si perde".

"Si sta vivendo una situazione di profondo isolamento. Questa solitudine mi preoccupa perché è venuto meno il senso di comunità, anche educativa, quell’elemento per cui tutti ci sentiamo responsabili di un alunno, di un figlio. Allora ecco, il buon genitore è quello che non si isola e che aiuta il figlio a fare altrettanto: compiti in gruppo, perché è la componente di osmosi sociale che produce (chi non sa, si fa aiutare e chi sa, rafforza il suo apprendimento aiutando gli altri), la domenica, un’uscita con gli amici".

"Il bambino è sensoriale, fa degli scherzi, vuole stare scalzo, mangiare con le mani, si lava i denti solo perché può ingoiare il dentifricio… Sono sempre stati così e saranno sempre così. Sono cambiati mamma e papà. Da genitori distaccati, sono diventati ultra-disponibili e questo ha creato una generazione senza punti di riferimento. Non sono i ragazzi a poter decidere se tenere acceso o no di notte lo smartphone. Ci deve essere un paletto. E non possono scegliere loro se andare o non andare a scuola. Dobbiamo ritornare su un altro piano in cui i genitori sono una risorsa per aiutare i figli ad acquisire tutte le loro autonomie".

"Riguardo la scuola sappiamo che non è l’ascolto passivo che permette l’apprendimento, ma l’applicazione...Sarebbe meglio creare delle situazioni per cui a casa il ragazzino senta la necessità di fare qualcosa: andare a vedere un monumento perché il giorno dopo si lavora a scuola su quel luogo; chiedere ai genitori l’origine del proprio cognome perché è previsto un approfondimento sulla famiglia; intervistare un adulto sulla sua professione perché in aula se ne parlerà…".

"La scuola elementare italiana era la migliore al mondo e probabilmente è stata rovinata proprio dagli eccessi di precocismo: in seconda e terza elementare i bambini devono imparare a leggere e scrivere, non fare l’analisi logica.
Aver trasformato le famiglie in un doposcuola è un’ingiustizia, perché c’è il genitore laureato e quello non laureato. Inoltre, il genitore ha la sua vita, non può passare il pomeriggio sui libri. I genitori devono educare i figli a saper vivere, non diventare dei coach scolastici".

Daniele Novara, pedagogista

Consiglio la lettura dell'articolo completo al seguente link:

Il pedagogista spiega perché la scuola italiana non è più la migliore al mondo

"Ciò che a volte si dimentica è che la prima infanzia è una fase estremamente delicata in cui si pongono le basi solide ...
26/05/2022

"Ciò che a volte si dimentica è che la prima infanzia è una fase estremamente delicata in cui si pongono le basi solide su cui si costruirà un´identità stabile, una personalità forte, un´adattabilità del bambino, poi adolescente e infine adulto. E´ un periodo di plasticità neuronale e muscolare in cui il bambino è fortemente condizionabile in termini positivi e negativi, anche e soprattutto dall´apprendimento indiretto, ossia dall´esempio delle figure che lo accudiscono e dalle esperienze di vita che caratterizzeranno la sua vita.

I bambini hanno bisogno del legame, del confronto con il genitore, delle relazioni sociali, dell´attività fisica, di esprimersi da un punto di vista psicologico e fisico sentendosi contenuti da un adulto in grado di fargli da guida, di dargli la mano quando serve e di dirgli "vai ce la puoi fare da solo" quando necessario.

Deve crescere con la consapevolezza di un legame stabile, di essere riconosciuto e accettato, di avere un porto sicuro che gli permetterà di partire, di osare, di sperimentarsi perché sa che avrà dei pilastri su cui contare.

Ciò che invece tristemente vedo è che non si prende più in braccio un figlio per calmarlo, non ci si siede più con lui per farlo ragionare e capire cosa sta accadendo e di cosa ha bisogno, si dà uno smartphone, un tablet, una sorta di ciuccio digitale che serve da calmante e da ansiolitico. E´ più facile, è più rapido, i bambini vengono anestetizzati davanti agli schermi e il genitore può fare i benemeriti affari suoi in santa pace.

Il problema non è solo psichico, emotivo e di acquisizione di competenze psichiche, è anche fisico, mi trovo sempre più bambini che non sanno correre, saltare, andare in bicicletta, fare una capriola, che sono completamente scoordinati e non hanno il senso dell´equilibrio.

I bambini hanno bisogno di sporcarsi le mani e di sbucciarsi le ginocchia, di confrontarsi con gli altri coetanei, non solo con la tecnologia e con gli adulti, non devono solo competere a chi è più bravo, più bello, a chi fa più cose, a chi è più talentuoso, a chi si mette meglio in posa, a chi fa i video e i selfie più belli e prende già tanti like sui social.

Hanno bisogno di litigare e di fare pace, di capire i propri limiti, il senso dell´amicizia che non è essere amici suoi social o mandarsi i cuoricini su WhatsApp, le distanze, l´empatia e il rispetto.

Devono crescere sviluppando le capacità di problem solving e le capacità intellettive attraverso la sperimentazione e le prove ed errori. Se si vuole insegnare ad un figlio ad essere responsabile bisogna prima essere responsabili e comportarsi da genitore responsabile.

Troppo spesso questi bambini non sanno neanche cosa sia la motivazione, la grinta, il credere in se stessi ed in qualcosa o qualcuno e il senso della fatica. Rischiano di aver perso una partita in partenza perché nessuno ha "perso tempo" ad insegnargli a giocare la loro partita."

Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

Se vogliamo prevenire le patologie dei figli curiamo prima i genitori: questo il titolo provocatorio, ma fino ad un certo punto, di un articolo di Laura Manca,

Indirizzo

Castelfidardo
60022

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