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La mediazione familiare è un percorso che aiuta le coppie in fase di separazione o divorzio a gestire il cambiamento in ...
02/02/2026

La mediazione familiare è un percorso che aiuta le coppie in fase di separazione o divorzio a gestire il cambiamento in modo più consapevole e rispettoso, mettendo al centro il benessere di tutti i membri della famiglia, soprattutto dei figli.
È uno spazio neutro e protetto, guidato da un professionista, in cui le persone possono comunicare in modo più efficace, chiarire i bisogni reciproci e trovare accordi condivisi sulle questioni pratiche ed emotive legate alla separazione.
Durante la mediazione familiare si affrontano temi come l’organizzazione della vita dei figli, i tempi di permanenza con ciascun genitore, le decisioni educative e la gestione delle responsabilità, con l’obiettivo di costruire soluzioni sostenibili nel tempo.

Quando una coppia si separa, la relazione cambia, ma il ruolo di genitori resta. Non sempre però è semplice trovare un n...
26/01/2026

Quando una coppia si separa, la relazione cambia, ma il ruolo di genitori resta. Non sempre però è semplice trovare un nuovo equilibrio, soprattutto quando la comunicazione è difficile e i conflitti rischiano di coinvolgere i figli. In questi casi può essere utile la coordinazione genitoriale.
La coordinazione genitoriale è un percorso di supporto pensato per aiutare i genitori separati o in fase di separazione a collaborare in modo più funzionale nella gestione dei figli. L’obiettivo non è riaprire questioni di coppia, ma concentrarsi sui bisogni dei bambini e sulla loro serenità.
Attraverso incontri strutturati, il coordinatore genitoriale aiuta i genitori a migliorare la comunicazione, a prendere decisioni condivise sulla quotidianità dei figli e a gestire i disaccordi in modo più costruttivo.

Il parent training è un percorso di accompagnamento che aiuta i genitori a comprendere meglio i comportamenti dei propri...
19/01/2026

Il parent training è un percorso di accompagnamento che aiuta i genitori a comprendere meglio i comportamenti dei propri figli, a leggere ciò che c’è dietro le difficoltà quotidiane e a trovare modalità educative più efficaci e serene. Offre strumenti pratici e personalizzati, costruiti insieme, partendo dalla storia e dalle risorse di ogni famiglia.
Durante il parent training si lavora sulla comunicazione, sulla gestione delle emozioni, sulle regole e sulle relazioni, con l’obiettivo di rafforzare il legame genitore-figlio e aumentare la fiducia nelle proprie capacità educative.

Preparare un esame di maturità non è soltanto lavorare sulle competenze didattiche o sui possibili collegamenti a partir...
27/06/2025

Preparare un esame di maturità non è soltanto lavorare sulle competenze didattiche o sui possibili collegamenti a partire da un'immagine.
Preparare un esame di maturità è un percorso che si fa insieme,iniziato parecchi anni fa, con salite e discese,vedendoli crescere e maturare.
Grazie a chi ci ha dato questa opportunità!!💪🌻🌈



Per i bambini che a settembre inizieranno la scuola primaria il percorso "A settembre vado in prima!!" permette di poten...
15/05/2025

Per i bambini che a settembre inizieranno la scuola primaria il percorso "A settembre vado in prima!!" permette di potenziare i prerequisiti dell'apprendimento attraverso attività di gioco per apprendere divertendosi.

Il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria rappresenta una fase di crescita importante, ma anche un cambiamento che può generare incertezze sul piano didattico, organizzativo ed emotivo.

Per questo proponiamo un percorso di potenziamento personalizzato, pensato per accompagnare i bambini che si preparano ad affrontare le medie con maggiore consapevolezza e serenità.
- Consolidamento delle abilità di base
- Introduzione al metodo di studio
- Sviluppo dell’autonomia e dell’organizzazione
- Rinforzo della motivazione e della fiducia in sé
Il percorso è pensato in piccoli gruppi o individualmente, in base alle esigenze del bambino.

Ogni genitore, prima o poi, si trova a dover gestire un conflitto con il proprio figlio. Che si tratti di un bambino che...
17/02/2025

Ogni genitore, prima o poi, si trova a dover gestire un conflitto con il proprio figlio. Che si tratti di un bambino che si rifiuta di andare a letto o di un adolescente che sbatte la porta, il conflitto fa parte della relazione e non è un segnale di fallimento, ma un’occasione di crescita per entrambi. La vera domanda non è "Come evito i conflitti?", ma "Come posso viverli in modo costruttivo?"
Molti genitori sentono il conflitto come un fallimento o una minaccia all’equilibrio familiare. Ma in realtà, il conflitto è uno spazio di incontro, un momento in cui emergono le differenze di pensiero, emozione e bisogni tra genitore e figlio. È qui che il genitore può insegnare l’autoregolazione emotiva, il rispetto reciproco e la capacità di trovare soluzioni insieme.
Il primo passo: riconoscere il proprio ruolo nel conflitto
Un errore comune è considerare il conflitto solo dal punto di vista del comportamento del figlio. Ma il conflitto è una interazione tra due persone: il modo in cui il genitore reagisce può alimentare o disinnescare la tensione. Fermarsi e chiedersi "Cosa sta attivando in me questo conflitto?" aiuta a rispondere con maggiore consapevolezza invece di reagire impulsivamente.
Accogliere le emozioni, non solo gestire il comportamento
Spesso il primo istinto è reprimere il comportamento problematico con frasi come "Finché vivi sotto questo tetto, decido io!". Ma cosa accade se invece di bloccare il comportamento proviamo a capire l’emozione che lo genera? Un figlio che risponde male, che si chiude o sfida, sta esprimendo un disagio. Accogliere quell’emozione non significa accettare tutto, ma riconoscere che dietro ogni rabbia c’è spesso un bisogno inascoltato.
Trovare soluzioni condivise
Dopo un conflitto, invece di lasciare che il tempo lo faccia dimenticare, è utile riprendere il discorso: "Come possiamo fare diversamente la prossima volta?".
Il conflitto non è una minaccia alla relazione genitore-figlio, è un ponte verso una comprensione più profonda.

Ogni anno, il primo venerdì di febbraio, si celebra la Giornata dei Calzini Spaiati, un’iniziativa nata nelle scuole per...
07/02/2025

Ogni anno, il primo venerdì di febbraio, si celebra la Giornata dei Calzini Spaiati, un’iniziativa nata nelle scuole per sensibilizzare bambini e adulti sull’importanza dell’inclusione, dell’unicità e della bellezza della diversità. A prima vista, può sembrare un gioco: indossare due calzini diversi, magari dai colori sgargianti, e condividerne la foto sui social. Ma dietro questo gesto simbolico si nasconde un messaggio potente, che ha profonde radici psicopedagogiche.
Nella società di oggi, spesso dominata da stereotipi e aspettative rigide, la differenza può ancora essere vista come qualcosa di “strano” o “fuori posto”. I calzini spaiati ci ricordano che non esiste un unico modo di essere e che la diversità non è un difetto, ma un valore. Ogni persona ha caratteristiche uniche, proprio come ogni calzino che, pur essendo spaiato, ha la stessa dignità e bellezza degli altri.
Dal punto di vista psicopedagogico, questa giornata rappresenta un’opportunità per educare i più piccoli – e non solo – all’empatia, al rispetto delle differenze e allo sviluppo di una mentalità aperta e inclusiva, che ci permetta di vedere nelle differenze una possibilità di crescita, anziché un limite. Quando i bambini imparano fin da piccoli che l’essere diversi non significa essere sbagliati, costruiscono una sicurezza interiore che li aiuta a sviluppare relazioni più autentiche e a sentirsi accettati per ciò che sono.
Questa giornata non è solo per i bambini: anche gli adulti hanno bisogno di riflettere su quanto, spesso inconsapevolmente, tendano a uniformarsi a schemi predefiniti per paura del giudizio. Quante volte evitiamo di esprimere un’opinione diversa, di mostrare una parte autentica di noi per timore di non essere accettati? I calzini spaiati ci invitano a ribaltare questa prospettiva e a ricordarci che l’unicità di ciascuno è ciò che rende il mondo più ricco e interessante.

L’ansia scolastica è un fenomeno sempre più diffuso tra bambini e adolescenti. Per alcuni è una tensione passeggera prim...
03/02/2025

L’ansia scolastica è un fenomeno sempre più diffuso tra bambini e adolescenti. Per alcuni è una tensione passeggera prima di un’interrogazione, per altri è un’ombra costante che rende la scuola un ambiente ostile e insostenibile. I segnali possono essere evidenti, come attacchi di panico, insonnia e mal di testa, oppure più sottili, come un calo della motivazione, difficoltà di concentrazione e comportamenti di evitamento.
L’ansia si nutre della paura del giudizio e del timore di sbagliare, quindi è essenziale che gli studenti percepiscano la scuola come un luogo in cui l’errore è considerato parte del processo di apprendimento e non una minaccia alla loro autostima. Insegnanti e genitori possono contribuire a questo cambiamento attraverso un linguaggio che valorizzi il progresso più del risultato.
Molti ragazzi non sanno come affrontare le proprie emozioni e finiscono per sentirsi sopraffatti. Inoltre, una pianificazione dello studio strutturata con obiettivi chiari e raggiungibili può ridurre il senso di smarrimento di fronte ai compiti scolastici.
L’ansia scolastica è spesso legata alla paura di non essere all’altezza, perciò è importante aiutare i ragazzi a costruire una percezione positiva delle proprie capacità. Valorizzare i piccoli successi, riconoscere i progressi e insegnare strategie di auto-dialogo positivo sono tutti aspetti fondamentali. Quando un ragazzo impara a sostituire pensieri come “non ce la farò mai” con “posso provarci e migliorare”, sviluppa una maggiore resilienza e fiducia in sé stesso.
Per affrontare efficacemente l’ansia scolastica è necessario aprire un dialogo tra scuola e famiglia, evitando colpevolizzazioni e stereotipi, permette di individuare strategie condivise per aiutare il ragazzo. È fondamentale evitare di etichettarlo come “pigro” o “svogliato”, comprendendo che dietro l’evitamento si nasconde spesso paura e non mancanza di volontà. I ragazzi hanno bisogno di sentire che il loro malessere è compreso e che esistono strategie per affrontarlo.

Il conflitto tra genitori e figli adolescenti è spesso visto come un problema, ma in realtà può essere un momento crucia...
31/01/2025

Il conflitto tra genitori e figli adolescenti è spesso visto come un problema, ma in realtà può essere un momento cruciale di crescita per entrambe le parti. Dietro ogni tensione c’è un messaggio importante: l’adolescente sta cercando di affermare la propria identità, mentre il genitore vuole proteggere e guidare. Questo scontro di intenti, se gestito con consapevolezza, può trasformarsi in una preziosa opportunità per rafforzare il legame familiare.
Il cuore del conflitto risiede nella ricerca di autonomia dell’adolescente. Durante questa fase della vita, il giovane comincia a chiedersi: “Chi sono davvero?” e “Qual è il mio posto nel mondo?”. Questo bisogno di esplorare sé stessi e i propri limiti si scontra inevitabilmente con il desiderio dei genitori di proteggere i figli dalle sfide o dai rischi della vita.
LE RADICI PROFONDE DEI CONFLITTI
1. Cambiamenti fisiologici ed emotivi
2. Il bisogno di indipendenza
3. Disallineamento delle aspettative
COSA POSSONO FARE I GENITORI PER GESTIRE I CONFLITTI?
1. Cambiare prospettiva
Vedere il conflitto come un’opportunità. Invece di vedere il comportamento chiederci: “Cosa sta cercando di dirmi mio figlio attraverso questo comportamento?”.
2. Ascoltare senza giudicare
Il primo passo per costruire un dialogo è mostrare empatia. Lasciare che i figli sperimentino, anche sbagliando, è fondamentale per il loro sviluppo. Frasi come “Raccontami cosa ti preoccupa” o “Come ti senti in questa situazione?” possono aprire una conversazione più costruttiva.
3. Stabilire regole chiare, ma flessibili
Le regole sono necessarie per garantire sicurezza, ma è importante che siano spiegate e non imposte. Quando possibile, coinvolgere i figli nella definizione delle regole aiuta a farle rispettare con più facilità.
4. Essere modelli di comportamento
Gli adolescenti osservano costantemente come i genitori gestiscono le emozioni e i conflitti. Mantenere la calma, ammettere i propri errori e affrontare i problemi in modo costruttivo insegna loro a fare lo stesso.

Quando i figli dicono "NO", può essere frustrante o preoccupante, ma è importante ricordare che questo comportamento è u...
27/01/2025

Quando i figli dicono "NO", può essere frustrante o preoccupante, ma è importante ricordare che questo comportamento è una parte normale del loro sviluppo. Il "NO" non è solo un atto di ribellione, ma un modo per affermare la propria autonomia e identità.
1. Capire il "NO"
Dietro ogni "NO" c’è un messaggio. Può essere un’espressione di disagio, un tentativo di avere controllo su una situazione o semplicemente un bisogno di attenzione.
Fermati e cerca di capire: "Perché mio figlio sta dicendo no in questo momento?".
Mostra empatia: "Capisco che non vuoi fare questo adesso, mi spieghi il perché?".
2. Mantieni la calma
Un genitore calmo invia un messaggio di sicurezza. Se rispondi al "NO" con rabbia o frustrazione, potresti innescare una lotta di potere inutile.
Usa un tono fermo ma gentile: "Capisco che non vuoi farlo, ma è necessario."
3. Dai valore alle regole, ma sii flessibile
Le regole sono importanti, ma anche la flessibilità lo è. A volte i "NO" indicano il bisogno di avere voce in capitolo.
Offri scelte quando possibile: "Non vuoi mettere questa maglia? Puoi scegliere tra questa e quest’altra."
4. Riconosci e rinforza i comportamenti positivi
Se noti e valorizzi quando tuo figlio accetta una regola o collabora, rinforzi quel comportamento.
Usa il rinforzo positivo: "Hai fatto una scelta fantastica mettendo in ordine senza protestare. Sono molto orgoglioso di te."
Non dare per scontato il loro impegno: apprezza ogni piccolo passo verso la collaborazione.
5. Sii un esempio
I bambini imparano osservando i genitori. Se rispetti le loro opinioni e mantieni la calma nei conflitti, impareranno a fare altrettanto.
Modella comportamenti rispettosi: "A volte anch’io non vorrei fare alcune cose, ma le faccio perché so che sono importanti."
Mostra come risolvere i conflitti in modo sano e rispettoso.
Dietro a ogni "NO" c’è un’opportunità per crescere, sia per tuo figlio che per te. Con pazienza, empatia e guida, puoi trasformare i momenti di conflitto in occasioni di apprendimento e connessione.

Il fenomeno del ritiro sociale (o "hikikomori") è sempre più diffuso tra i ragazzi, soprattutto nell’adolescenza. Spesso...
20/01/2025

Il fenomeno del ritiro sociale (o "hikikomori") è sempre più diffuso tra i ragazzi, soprattutto nell’adolescenza. Spesso si manifesta con un progressivo isolamento dalla scuola, dagli amici e dalla famiglia, con lunghe ore trascorse al cellulare o davanti a uno schermo. È importante sapere che dietro questo comportamento non c’è solo "pigrizia", ma una profonda difficoltà emotiva e relazionale.
Ecco alcuni consigli utili, basati su evidenze scientifiche e sull’approccio psicopedagogico, per affrontare questa situazione con sensibilità:
1. Comprendere, non giudicare
• Cerca di vedere il comportamento come un segnale di disagio, non come un semplice "capriccio".
• Mostra empatia: frasi come "Capisco che stai attraversando un momento difficile" aiutano più di "Devi reagire".
2. Limita il tempo al cellulare in modo collaborativo
• Parla con tuo figlio per stabilire insieme delle regole sul tempo di utilizzo del cellulare. Non imporre divieti rigidi: potrebbero aumentare l’isolamento.
• Offri alternative: attività creative, passeggiate, momenti in famiglia.
3. Mantieni un dialogo aperto
• Fai domande aperte e senza giudizio: "Come ti senti ultimamente?", "C’è qualcosa che posso fare per aiutarti?".
• Non minimizzare il loro disagio, anche se sembra sproporzionato ai tuoi occhi.
4. Promuovi relazioni reali e graduali
• Stimola lentamente il contatto con il mondo esterno, senza pressioni. Proponi piccoli passi, come una breve uscita o una visita a un parente.
• Incoraggia attività che coinvolgano i loro interessi, anche se sembrano legati al digitale (es. gaming con amici).
5. Cerca supporto professionale quando necessario
• Non avere paura di chiedere aiuto a uno psicologo o a un pedagogista specializzato.
• In alcuni casi, è necessario un intervento sistemico che coinvolga anche la scuola o altri contesti educativi.
Ricorda: Un figlio che si ritira dal mondo non ha bisogno di critiche, ma di una guida che lo accompagni, passo dopo passo, verso una nuova sicurezza.

Buon Natale dal nostro Studio!In questo periodo speciale dell’anno vogliamo dedicarvi un pensiero di gratitudine e affet...
23/12/2024

Buon Natale dal nostro Studio!
In questo periodo speciale dell’anno vogliamo dedicarvi un pensiero di gratitudine e affetto.
Grazie per la fiducia che ci avete dimostrato e per averci permesso di accompagnarvi in questi anni.
Vi auguriamo un Natale pieno di gioia, serenità e calore, circondati dalle persone che amate. Che il nuovo anno porti salute, felicità e nuovi traguardi da raggiungere insieme!
Con affetto,
Franco, Rita e Melissa

Indirizzo

Via Quadro 23
Cassano Magnago
21012

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00
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