11/03/2019
https://ilmanifesto.it/tutte-ferme-perche-in-spagna-funziona/
A solo tre giorni dal 8 marzo, in Spagna sono già morte altre tre donne (quelle note, dalle notizie sentite oggi in radio), ammazzate da uomini in episodi di 'violencia de género'.
Le riflessioni riguardo l’oppressione del 'machismo' e il 'patriarcado' sulle donne devono essere ricorrenti e non vincolate a una data in particolare.
La pubblicazione di oggi sullo spagnolo riporterà semplicemente diversi esempi di un uso maschilista della lingua (dunque le strutture di pensiero che determinano tale uso, soprattutto del lessico) senza fare troppi commenti: non ce n’è bisogno.
MATRIMONIO
mujer = donna, ma anche moglie
hombre = uomo, ma non marito
yo soy mujer = io sono donna / yo soy su mujer, él es mi marido = io sono sua moglie, lui è mio marito; somos marido y mujer = siamo marito e moglie
Ci sono anche le parole 'esposa/o': 'yo soy su esposa, él es mi esposo',
ma sposarsi = 'casarse': 'estamos casados', mentre 'esposar' = ammanettare; 'las esposas' = le manette
INSULTI
Zorro/a = volpe maschio/femmina, ma anche persona sgamata, furba, astuta
Fulano/a = persona indeterminata, tizio-a, tal dei tali
Perro/a = cane/cagna, 'el mejor amigo del hombre'
Golfo/a = furfante, festaiolo-a, fannullone-a
Ma 'zorra', 'fulana', 'perra' e 'golfa' (solo al femminile) sono anche sinonimi di pr******ta, e vengono usate spesso per insultare pesantemente la donna che vive la sua sessualità liberamente oppure tradisce l’uomo o il marito (mai all’incontrario).
GENITALI E LINGUAGGIO VOLGARE
C**o = va**na
Polla = pene
Cojones = testicoli
Per esprimere volgarmente un parere molto positivo su qualcosa, diciamo che '¡es la polla!' '¡es cojonudo!'
Per esprimere volgarmente noia, fastidio verso qualcosa diciamo che '¡es un coñazo!'
GRAMMATICA
La grammatica di una lingua non è, di suo, maschilista o femminista, bensì l’uso che i parlanti fanno di essa. Il maschile, in spagnolo, può essere usato anche senza marca morfemica, quindi come "neutro" per fare riferimento a un intero collettivo e in maniera astratta: 'los niños', 'los ciudadanos', 'los médicos', ecc. Il principio di economia del linguaggio prevede questo tipo di meccanismi ed è inutile e incorretto vedere una componente sessista in essi.
Un uso inclusivo e non discriminatorio della lingua, però, è sempre fattibile, cercando di agire con un po’ più di consapevolezza. In spagnolo, i pronomi al plurale hanno la marca maschile/femminile (nosotros/as, vosotros/as, ellos/as, todos/as, ninguno/a, ecc.): allora, perché non usare entrambi per rivolgerci a un pubblico, gruppo di persone o collettività specifiche, appartenenti alla nostra realtà concreta e costituite sia da donne sia da uomini?
'¡Vosotras y vosotros sois importantes para nuestra empresa!'
'¡Todos y todas tenemos el derecho a participar!'
o ancora semplicemente
'Todas tenemos derecho a hablar' (anche se il parlante è un uomo e si rivolge a un gruppo vario di persone)
In questi usi, certamente, non c’è economia del linguaggio: dobbiamo aggiungere una parola o fare un maggiore sforzo di comprensione per capire che ‘todas’ è riferito all’intero gruppo di persone in cui ci troviamo e non soltanto alle donne. In questa scelta, però, c’è la visibilità piena e il peso giusto della figura della donna.
Perché usare ripetutamente 'el hombre' = l’uomo inteso come "l’intera umanità" se solo qualche entrata più in là nel dizionario abbiamo la parola 'humanidad'? Su quale pensiero poggia questo modo di esprimersi? Dove rimane la componente femminile 'en los logros del hombre', nei traguardi dell’uomo come specie?
Consapevolezza e scelta, dunque, niente altro.
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