20/08/2026
Tutti si riempiono la bocca di AI.
Ma di contenuti davvero wow ne vedo pochi.
E soprattutto vedo pochissima gente parlare di quella che, per me, è la feature più importante degli ultimi 3 anni, e ATTENZIONE lo è nella pratica aziendale di tutti i giorni:
DEEP RESEARCH.
Quando entro in azienda per una consulenza, il 90% delle prime richieste si risolve con una Deep Research fatta bene.
Spieghiamola facile, perché l’AI va spiegata facile.
Perplexity ha aperto la strada qualche anno fa. Poi sono arrivati Gemini, ChatGPT e infine Claude nel gruppo delle Big.
Cos’è?
Un agente naviga automaticamente sul web, spesso usando più sub-agenti in parallelo.
Cerca siti.
Recupera informazioni.
Salva le fonti.
Incrocia i dati.
E alla fine produce un report dettagliato.
Quello che una persona faceva in ore, giorni o settimane, a seconda del task.
La Deep Research “normale” restituisce testo, dati e link.
Con agenti più strutturati, come Codex o Cowork, puoi andare oltre: immagini, centinaia di screenshot, PDF, articoli, documenti, libri e praticamente qualsiasi materiale disponibile online.
Capite cosa significa?
“Voglio tutti i bilanci dei miei competitor.”
“Voglio trovare tutte le aziende di questa zona, con nome del responsabile, email e numero di contatto.”
“Fammi vedere tutte le campagne social dei miei competitor diretti.”
“Fai un audit completo dei loro siti.”
“Scaricami tutti gli articoli scientifici che parlano di…”
Il limite, ormai, è molto più spesso la fantasia di chi usa lo strumento che lo strumento stesso.
Ed è per questo che dico che il 90% delle prime domande che ricevo durante le consulenze riesco già ad affrontarle così.
Per me è uno degli strumenti più potenti prodotti dall’AI generativa.
E soprattutto funziona.
Ha anche zittito parecchi scettici in azienda che mi fanno sempre la stessa domanda:
“Eh, ma le fonti sono corrette?”
La mia risposta è semplice:
prima di Deep Research tu trovavi sempre fonti corrette?
Adesso magari hai 400 fonti trovate in pochi minuti.
Il tuo lavoro non sparisce: cambia.
Devi leggerle, confrontarle e validarle.
In circa 3 anni di utilizzo, e dopo oltre 2.000 ore di formazione in azienda, mi è capitato raramente di trovare fonti completamente fuori strada.
Per la mia esperienza, Deep Research sbaglia molto poco.
A patto che:
1. Tu abbia un abbonamento PRO.
Con il gratuito non giochi la stessa partita.
2. Tu sappia scrivere un prompt strutturato.
Se vuoi, ho anche un manuale di prompt avanzato in vendita.
3. La ricerca non sia un esercizio isolato, ma un tassello dentro un workflow più ampio.
Ne parlo nel mio libro Sinopia Dialogica, disponibile su Amazon.
Se hai queste 3 cose, con l’AI diventi quasi un semidio.
Altrimenti puoi continuare con l’AI for dummies.