10/09/2026
CAPODICHINO CHIUDE A NOVEMBRE. PER CASALNUOVO È UN'OCCASIONE PER MISURARE CIÒ CHE VIVIAMO OGNI GIORNO
In vista della chiusura di a novembre, molti parlano giustamente di mobilità: come raggiungere gli altri scali, quali disagi aspettarsi. È un tema reale, ma per chi vive a Casalnuovo ce n'è un altro altrettanto importante.
Nei giorni di chiusura, sopra le nostre case non passerà nessun aereo. È l'occasione per misurare quanto l'aeroporto incide davvero sulla nostra vita quotidiana.
Vivo a Casalnuovo da 39 anni e al rumore degli aerei non mi sono mai abituato del tutto. D'estate, con le finestre aperte, capita spesso di interrompere una conversazione per aspettare che un aereo passi.
Questo perchè Casalnuovo è nel cono di atterraggio di Capodichino. Corso Umberto I è praticamente in asse con la pista: gli aerei ci passano letteralmente sopra la testa. Sempre. Dal mattino alla sera.
Infatti, gli stessi dati GESAC mostrano che, nelle settimane di maggior traffico prese in esame nel 2024, il 94% degli atterraggi è avvenuto sulla pista dal versante Casoria-Casalnuovo. Sul medesimo versante si aggiunge inoltre il 13% dei decolli.
L'aeroporto è un'infrastruttura fondamentale per Napoli e la Campania, questo è fuori discussione. Ma è altrettanto giusto interrogarsi sull'equilibrio tra i benefici che produce e il peso che scarica sui territori intorno.
Il problema, del resto, non nasce oggi. Già negli anni scorsi il Comune aveva posto la questione, ottenendo da GESAC un intervento di compensazione ambientale e riconoscendo, allo stesso tempo, la necessità di ulteriori misure.
È stato un primo passo, ma evidentemente non può bastare. Casalnuovo non può affidarsi soltanto a singoli interventi compensativi ottenuti di volta in volta attraverso l'interlocuzione con il gestore aeroportuale. Occorre fare un salto di qualità: lavorare perché l'impatto che la città subisce venga riconosciuto in maniera stabile e strutturale attraverso gli strumenti previsti dalla normativa, a partire da una corretta determinazione dell'esposizione al , delle curve isofoniche e della popolazione effettivamente interessata. Solo così Casalnuovo potrà avere un peso adeguato nell'attribuzione delle risorse destinate alla mitigazione dell'impatto aeroportuale e disporre nel tempo di strumenti proporzionati al disagio che sopporta.
Ed è proprio qui che entra un dato che, secondo me, merita attenzione.
Casalnuovo, insieme a Napoli, Casoria e Afragola, siede da anni nella "Commissione aeroportuale sul rumore". Per il passato ci è mai andato qualcuno? Esiste inoltre l'IRESA, l'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, disciplinata in Campania dal 2013 e destinata anche a interventi di monitoraggio e risanamento acustico: una logica che richiama il principio del “chi inquina paga”.
Ebbene, esaminando i dati ufficiali si evince che per il periodo 2015-2021, su circa 2,95 milioni di euro impegnati dalla Regione, quasi 2,5 milioni sono andati a Napoli, 437 mila euro a Casoria, appena 14.186 euro a Casalnuovo e 605 euro ad Afragola.
(Fonte: Regione Campania, Decreto Dirigenziale n. 366 del 15 luglio 2024).
Queste cifre, naturalmente, non vengono stabilite arbitrariamente, ma sulla base delle relative mappe acustiche e dalla popolazione interessata.
Ed è proprio questo il punto: una quota così ridotta per Casalnuovo rende ancora più importante verificare se i dati utilizzati per rappresentare l'esposizione del nostro territorio al rumore aeroportuale siano aggiornati e restituiscano correttamente la situazione reale.
Per questo è necessario aggiornare e approfondire il quadro delle curve isofoniche e della popolazione effettivamente esposta. Se da questa verifica emergesse un impatto maggiore di quello oggi rappresentato, il Comune avrebbe elementi tecnici concreti per chiedere agli enti competenti una rivalutazione dei dati e dei parametri utilizzati anche ai fini del riparto delle risorse IRESA.
L'obiettivo, quindi, non è ottenere una compensazione occasionale, ma arrivare a un riconoscimento stabile e strutturale dell'impatto aeroportuale su Casalnuovo, affinché alla città possano essere destinate nel tempo risorse adeguate per interventi di mitigazione: monitoraggio permanente, riforestazione, insonorizzazione degli edifici sensibili maggiormente esposti e altre misure a beneficio della popolazione.
Ma se vogliamo che l'impatto dell'aeroporto su Casalnuovo venga riconosciuto nella sua reale dimensione, dobbiamo innanzitutto conoscerlo e rappresentarlo correttamente.
Anche per questo credo sia utile guardare agli strumenti con cui il nostro Comune analizza acusticamente il proprio territorio.
Nel nuovo Piano di Zonizzazione Acustica del PUC adottato lo scorso aprile, ancora in itinere, vengono approfonditi soprattutto il traffico stradale e ferroviario, ma non viene sviluppata una valutazione specifica dell'impatto di Capodichino: rotte di avvicinamento, curve isofoniche e popolazione effettivamente esposta al rumore degli aeromobili non trovano un approfondimento dedicato.
È un vuoto che si somma alle altre perplessità che ho già espresso sul PUC, dal dimensionamento abitativo al modo in cui il Piano legge il territorio. Ma il percorso è ancora aperto: c'è ancora spazio per colmarlo.
Tanto più oggi che il traffico aereo è cresciuto: nel 2025 Capodichino ha superato i 13,2 milioni di passeggeri. In certe fasce orarie gli aerei si susseguono a distanza di pochi minuti.
Ed è qui che la chiusura di novembre diventa un'occasione.
A novembre ascolteremo il silenzio. Proviamo anche a misurarlo.
La proposta che ho protocollato chiede ad ARPAC, Regione Campania, ENAC e GESAC una campagna straordinaria di monitoraggio a Casalnuovo prima, durante e dopo la chiusura: rumore e, dove possibile, qualità dell'aria, confrontando i giorni con e senza voli.
Il valore di quei giorni sta proprio nella possibilità di confrontare lo stesso territorio con e senza traffico aereo, distinguendo meglio il contributo dell'aeroporto dalle altre sorgenti di rumore.
E chiede qualcosa in più: verificare l'attualità delle curve isofoniche e i dati sulla popolazione effettivamente esposta, per capire se la rappresentazione attuale corrisponda ancora alla realtà e, conseguentemente, se vi siano i presupposti per una rivalutazione dei dati utilizzati anche ai fini del riparto delle risorse IRESA.
Credo che questa possa essere un'occasione concreta per Casalnuovo e, anche per la fiducia che ho riposto nell'attuale Amministrazione, mi auguro che voglia fare propria questa proposta e farsene promotrice presso gli enti competenti.
Mi auguro inoltre che l'iniziativa possa trovare sostegno anche a livello regionale, coinvolgendo tutti i rappresentanti istituzionali del territorio.
C'è infine una questione più grande, che la Campania dovrà affrontare prima o poi. Capodichino è ormai inglobato in un'area completamente urbanizzata. Non significa chiuderlo, ma chiedersi se sia sostenibile scaricare lì tutta la crescita futura del traffico aereo.
Da decenni si parla di Grazzanise: forse è il momento di tornare a ragionarci, per costruire un vero sistema aeroportuale campano.
A novembre Casalnuovo avrà una possibilità che normalmente non ha: il silenzio come prova. Non sprechiamola
Pietro Ponticelli