29/07/2026
Ecco uno degli esperimenti psicologici più famosi del ‘900 che studiava il fenomeno dell’Impotenza Appresa (Learned Helplessness) da parte del Dr. Martin Seligman nel 1967.
Quando siamo esposti ripetutamente a situazioni negative o dolorose su cui sentiamo di non avere alcun controllo, il nostro cervello “impara” letteralmente che ogni nostra azione è inutile. Questo porta a un profondo stato di passività e rassegnazione, che blocca l’iniziativa anche quando, in un secondo momento, le condizioni cambiano e avremmo l’effettiva possibilità di risolvere il problema.
Questo meccanismo neurologico non riguarda solo i cani in laboratorio, ma si applica perfettamente a noi esseri umani. Uno studente che colleziona costantemente insufficienze nonostante gli sforzi, rischia di convincersi che lo studio non serva a nulla. Non smette di studiare per pigrizia, ma perché il suo cervello ha interiorizzato una percezione di “assenza di controllo” sul risultato finale. Riconoscere l’impotenza appresa è fondamentale per insegnanti e genitori: l’obiettivo non è spingere il ragazzo a “sforzarsi di più”, ma aiutarlo a ricostruire il proprio senso di autoefficacia, facendogli sperimentare piccoli successi controllabili.