Mnemosine Academy

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Intelligenza Artificiale nello studio: nemica o alleata?Capiamolo insieme…
29/08/2026

Intelligenza Artificiale nello studio: nemica o alleata?
Capiamolo insieme…

Una delle frustrazioni più comuni tra gli studenti è la sensazione di aver studiato tanto e di ritrovarsi, dopo poco tem...
08/08/2026

Una delle frustrazioni più comuni tra gli studenti è la sensazione di aver studiato tanto e di ritrovarsi, dopo poco tempo, a non ricordare quasi niente di quanto letto.
Le neuroscienze dell’apprendimento mostrano come la memoria non archivi informazioni isolandole, ma costruisca reti. Infatti, ricordiamo un’informazione nella misura in cui riusciamo a connetterla a qualcosa che già sappiamo!

La prossima volta che studi un concetto nuovo, non chiederti “come lo memorizzo?”, ma “a cosa lo posso collegare?”

25/07/2026

Quante pagine devo studiare all’ora per poter superare l’esame?”
“Quante riesco a studiarne oggi?”
Queste sono alcune domande che gli studenti si pongono quando sentono di avere poco tempo e cercano strategie, spesso disfunzionali, per poter apprendere velocemente.
È il fenomeno del cramming: studiare quante più pagine possibili nel minor tempo possibile. Il problema è che il cramming è sinonimo di uno studio superficiale, che paradossalmente moltiplica le ore di lavoro perché quello che senti di aver “fatto” va spesso ripreso nuovamente.
Nel 2015, la dottoressa Laura Boyd, studiando come cambia l’apprendimento nelle diverse età della vita, ha osservato che il processo di apprendimento rallenta non per l’età in sé, ma quando si cerca di imparare scegliendo sempre la strada più facile e veloce.
Quindi scorciatoie come programmare f***e sessioni di studio, letture veloci, ripetizioni a memoria, che usi pensando di fare prima, sono quelle che ti rallentano di più.
Il motivo è semplice: questi metodi ci fanno sentire di aver imparato, ma spesso non producono un apprendimento duraturo. È quando affrontiamo qualcosa di impegnativo che il cervello è costretto a creare nuove connessioni e a consolidare davvero ciò che stai imparando.

Se oggi hai passato più tempo del previsto su un capitolo difficile, non è necessariamente un segnale che sei lento, significa che stai finalmente elaborando efficacemente!

06/07/2026

Pensa a una persona che conosci e che secondo te è molto brava in qualcosa: un’amica che parla quattro lingue,
un collega veloce nel fare i conti a mente,
tuo cugino di 8 anni che disegna come un fumettista…

Cosa pensi, quando li guardi?
Molte persone hanno l’abitudine di pensare: “È fortunato, ha un dono, io non sarei mai capace.”

È un pensiero veloce, automatico ma è anche uno dei più rischiosi e incorretti, perché ogni volta che associamo
la capacità al talento innato, stiamo alimentando
la convinzione che ci siano persone naturalmente portate per alcune cose e altre no.

La buona notizia è che la realtà funziona diversamente: quella che chiamiamo “bravura”, è il risultato di:
- esperienze vissute costruttivamente
- strategie di studio efficaci
- allenamento
- fiducia nelle proprie capacità di miglioramento

Il cervello cambia in base a quello che facciamo e a come viviamo le esperienze.
Questo è il motivo per cui un adulto di cinquant’anni può imparare a suonare il pianoforte e un bambino può diventare bravo in matematica, anche se in seconda elementare faticava.
Si chiama plasticità cerebrale!
La psicologa Carol Dweck ha aggiunto un pezzo importante: non basta che il cervello possa cambiare, bisogna anche credere che possa farlo.
Chi è convinto di non essere portato, tende a fermarsi davanti a un esercizio difficile, perché pensa di star perdendo tempo. Diversamente, c’è chi sa di poter migliorare e davanti alla difficoltà dell’esercizio, continua a costruire il suo apprendimento.

Dipende dal tipo di approccio che scegli di adottare di fronte alle diverse situazioni, anche quelle più scomode.
Inizia cambiando le parole che usi per narrarti: da “non sono portato” a “non mi sono ancora allenato abbastanza”.

01/07/2026

Ti è mai capitato di dimenticare un nome, proprio mentre stai per dirlo? O di non riuscire a ricordare notifiche, mail o informazioni viste durante la giornata?
Spesso la prima reazione è pensare che ci sia qualcosa che non va nella tua capacità di memorizzare, senza considerare che dimenticare è proprio una tra le funzioni della memoria…
La memoria non serve a conservare tutto quello che viviamo, ci aiuta a selezionare ciò che è utile, a creare collegamenti tra le esperienze e a prepararci ad affrontare quelle future.

Se ricordassimo ogni dettaglio,
distinguere ciò che è davvero importante diventerebbe quasi impossibile. Quindi anche dimenticare fa parte del modo naturale del cervello di organizzare le informazioni. E qualche dimenticanza quotidiana non è necessariamente un segnale che la memoria sta peggiorando, molto spesso significa semplicemente
che sta facendo il suo lavoro!

Ti è mai capitato di studiare per ore e poi, alla fine,avere la sensazione di non aver concluso niente?Ti alzi dalla scr...
20/06/2026

Ti è mai capitato di studiare per ore e poi, alla fine,
avere la sensazione di non aver concluso niente?
Ti alzi dalla scrivania stanco, con il libro ancora pieno di pagine da fare e ti chiedi come hai impiegato tutto quel tempo.

Il problema è il modo in cui ti concentri!
Quando lavori con il telefono vicino, ricevi una notifica ogni due minuti o hai altri pensieri in mente,
il cervello difficilmente riesce a entrare davvero in uno stato di massima concentrazione, chiamato hyperfocus.
In questa condizione, il tempo scorre velocemente e la fatica si sente meno. Non è una “dote” che hai o non hai, è una modalità che puoi imparare ad attivare, con qualche piccola accortezza.
Nel carosello ti raccontiamo come fare👆🏻

📖 Chris Bailey | Il metodo meno tempo più resa: l’arte della concentrazione per studiare e lavorare meglio | 2026

Studiare di più e studiare meglio non sono la stessa cosa...Rileggere e sottolineare ci danno la sensazione di essere pr...
16/06/2026

Studiare di più e studiare meglio non sono la stessa cosa...

Rileggere e sottolineare ci danno la sensazione di essere preparati. Ma se chiudessimo il libro o gli appunti, saremmo capaci di spiegare quanto appena letto?
Provare a spiegare e collegare le informazioni
aiuta a costruire ricordi più solidi!
Nelle scienze dell’apprendimento
questo fenomeno è noto come “testing effect”:
quando recuperiamo attivamente un’informazione dalla memoria, aumentiamo le probabilità di ricordarla anche in futuro.

Richiede un po’ più di impegno all’inizio…
ma è proprio quell’impegno che rende lo studio più efficace nel tempo.
La prossima volta che studi, prova a chiederti:
“Sto semplicemente rileggendo o sto davvero mettendo alla prova quello che so?

10/06/2026

Ti è mai capitato di studiare un argomento, sentirti preparato e poi accorgerti, dopo qualche giorno, di ricordare molto meno di quanto pensassi?
Succede a molti studenti e spesso dipende dal modo in cui si ripassa.
Il cervello non consolida le informazioni alla prima lettura, ma ha bisogno di “incontrarle” più volte nel tempo.
Per questo è utile programmare i ripassi!
Ogni volta che torni su un argomento, il cervello riceve un messaggio chiaro: “questa informazione è importante, vale la pena conservarla”.
Programmare i ripassi mette il tuo cervello nella condizione di concentrarsi solo su quel preciso concetto.
E poi succede una cosa che spesso viene sottovalutata: quando riprendi in mano quell’informazione e ti accorgi di ricordarla, costruisci fiducia nelle tue capacità!

05/06/2026

Siamo immersi in un mondo sovvrastimolato!
Fatto di suoni, notifiche, applicazioni aperte, pensieri e cose da fare che si accumulano…
…e intanto proviamo a concentrarci su qualcos’altro.

In tutto questo caos, la capacità di fermarsi, di ragionare e di analizzare le situazioni fino in fondo, sta diventando una delle competenze più rare e più preziose che possiamo coltivare.

Riuscire a focalizzarsi davvero, ti permette di imparare di più e anche meglio.
Quindi concentra le tue energie su una cosa alla volta, per ottimizzare il tuo tempo e le tue risorse!

02/06/2026

A scuola te l’hanno presentata come una mera tecnica di studio, ma la mappa mentale è molto di più.
È uno strumento che sfrutta il pensiero associativo: il modo in cui il cervello crea connessioni tra idee.

Al centro metti il tema principale e da lì crei collegamenti con tutto quello che ha a che fare con quel concetto.
Il risultato è una specie di fotografia di come stai affrontando quella cosa.

Come si fa?
1. Al centro del foglio scrivi o disegna l’argomento principale
2. Da quel nucleo fai partire i macro-rami, sui quali scrivi una parola chiave che riassume un concetto collegato al tema centrale
3. Se necessario, ai rami principali aggiungi altre sotto-ramificazioni per i dettagli
4. Usa colori diversi per ogni macro-ramo, elementi visivamente distinti si memorizzano meglio
5. Usa parole chiave e piccoli disegni
6. Lascia spazio bianco, una mappa troppo piena smette di funzionare

Puoi usarla per molti aspetti della tua vita, per esempio:
☀️ Pianificare una vacanza (mete, budget, cosa portare)
🎉 Organizzare una festa o un evento
❗️ Prendere una decisione difficile (al centro la scelta, intorno pro e contro)
🗓️ Gestire una settimana intensa
💭 Chiarire i pensieri quando hai troppe cose in testa

Una volta che impari a usarla in modo efficace e la usi con costanza, non riesci più a farne a meno.

Indirizzo

Vicolo Don Cristoforo Tentori, 15
Carbonera
31030

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+390422434482

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