Accademia Vanatrú Italia - Forn Siðr

Accademia Vanatrú Italia - Forn Siðr Accademia Vanatrú Italia (A.V.I.). Centro studi ricerca culti e tradizioni antiche. L’Accademia Vanatrú Italia

A.V.I.

Centro studi, ricerca e tradizioni antiche,
è lieta di presentarvi il primo ciclo d’apertura delle classi che comporranno la scuola. Nel tempo verranno ampliate, con lo scopo di coprire in modo sempre più completo le varie tradizioni per il recupero parziale e ricostruzione del pensiero dell’uomo pagano, cercando di dare un piccolo contributo formativo a chi intende accompagnarci nella valorizzazione del ricordo del “seme” dei nostri antenati.

Con la diffusione delle saghe ed il loro intrecciarsi tra le diverse popolazioni e periodi storici nelle "Gesta Danorum"...
06/09/2026

Con la diffusione delle saghe ed il loro intrecciarsi tra le diverse popolazioni e periodi storici nelle "Gesta Danorum" troviamo tra le altre le storie quelle di tre serpenticidi che confermano l'affinità tra fucina, antro del serpente e viscere della terra in cui è custodito il metallo prezioso, l'oro.

E non solo.

Le storie di Frothone, Fridlevo e Ragnar che sconfiggono un drago e si impossessano del suo tesoro sepolto.

In tutte e tre le storie le creature sono accomunate da soffio infuocato e venefico e tutti e tre i protagonisti usano protezioni di cuoio.

La pelle come protezione conferisce ai serpenticidi la stessa invulnerabilità della creatura che affrontano diventando una linea conduttrice tra i due, considerando inoltre che in due racconti su tre viene usate pelle di bue, lo stesso animale di cui si nutrono le creature antagoniste.

Interessante come si possa pensare e dare per scontato che le protezioni in cuoio fossero comuni ma nella saga di Ragnar viene sottolineato come siano insoliti gli indumenti che indossa.
Va notato come invece le protezioni del fabbro tutt'ora sono abitualmente in cuoio.

Tornando invece alla vicinanza tra eroe e serpe salta all'occhio come tra le scaglie impenetrabili della bestia vi sia sempre un singolo punto vulnerabile, come per Sigfirdo che dopo essersi immerso nel sangue ardente del drago (aggettivo non poco rilevante nel simbolismo con il potere trasformativo della fiamma) diventa invulnerabile eccetto che per un punto tra le scapole a causa di una foglia di tiglio cadutagli addosso durante il bagno.

Eroi che si avventurano a fronteggiare la personificazione delle forze ctonie che risiedono nelle viscere della terra ,di cui la forgia, competenza del fabbro, è essa stessa imitazione e riproduzione.
Entrando in opposizione a queste forze dovendo però riprodurne le caratteristiche assottigliando la linea che li divide, riconducendo all'ambivalente posizione socio culturale del fabbro, probabilmente tanto forte da rimanere impressa nelle trame del mito e incorporata nella figura dell'eroe che ad una attenta analisi finisce per discostarsi dalla classica figura dell'eroe "senza macchia"

In alcuni casi le caratteristiche della creatura vengono addirittura assimilate.
Vedesi Sigfrido con l'invulnerabilitá già citata ed il furto dell'elmo del terrore di Fáfnir che ne rende insopportabile lo sguardo.

Lo sguardo da un primo accenno ad un tratto che sembra essere distintivo della stirpe dei Volsunghi:
La sagoma di una serpe nelle pupille.

Numerosi dettagli posso ancora essere esplorati scendendo ancora di più in profondità, arrivando ai guerrieri belva ed Odino.

by Edoardo Mirandola

"Adattarsi non significa perdere la propria forma. Significa imparare quale forma assumere quando "il mondo cambia".Osse...
31/08/2026

"Adattarsi non significa perdere la propria forma. Significa imparare quale forma assumere quando "il mondo cambia".

Osservando la natura, il cervo e le sue corna offrono una metafora molto precisa per il concetto dell'adattamento; non un semplice "la Strega deve adattarsi", e non come adattamento inteso come "accontentarsi" o cambiare direzione per comodità, ma come capacità della Strega di modificare il proprio modo di agire quando cambiano le condizioni, senza perdere il proprio centro/obiettivo.

La pratica espone la Strega a limiti che prima non sapeva nemmeno di avere, il limite diventa esperienza, l'esperienza diventa conoscenza, e quella conoscenza modifica la Strega stessa,tanto che, quando quello stesso ostacolo dovesse ripresentarsi, non ci troverebbe più nella stessa condizione di prima.

Il limite è rimasto, siamo noi ad essere cambiati e sappiamo come ben affrontarlo.

La pratica che ci viene trasmessa rimane il nostro riferimento. Non siamo noi a doverla modificare quando incontriamo una difficoltà.

È proprio quella difficoltà, invece, a mostrarci dove la nostra conoscenza non è ancora sufficiente.

Ed è qui che seguendo il mio pensiero entra in gioco l'adattamento,non cambiare ciò che ci è stato insegnato, ma cambiare noi stessi attraverso ciò che ci è stato insegnato.

by Emanuele Uc***lo

Il guardiano della soglia é un elemento imprescindibile di molti gruppi esoterici.Il suo compito è bloccare chi non é de...
24/08/2026

Il guardiano della soglia é un elemento imprescindibile di molti gruppi esoterici.

Il suo compito è bloccare chi non é degno di passare la soglia. Ma non lo fa solo per preservare la purezza dei segreti che protegge. Ma anche per evitare che chi non é pronto non si faccia male usando energie che la propria mente non é pronta a gestire. La soglia é una strada a senso unico. Per questo è ben sorvegliata. Gli alchimisti parlavano di un andata per terra dove ancora abbiamo un sentiero e punti di riferimento ed un ritorno per mare dove l’unico riferimento siamo noi.

by Massimiliano Masci

Sul viaggio per mare e sullo spirito del viaggiatore.«Una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi son...
16/08/2026

Sul viaggio per mare e sullo spirito del viaggiatore.

«Una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite» dice John A. Shedd.

Una citazione che un po' richiama Ulisse quando disse nell'Inferno dantesco: «Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza» e che mi aiuta a ricollegarmi con una delle fonti più belle secondo me lasciate dagli anglosassoni: il Seafarer, una delle grandi elegie dell'Inghilterra anglosassone contenuto nell'Exeter Book.

Sicuramente un testo cristiano, ma concentriamoci sui simboli.

Il suo protagonista è un marinaio che sente il richiamo del mare senza sapere ancora che cosa stia cercando, e dice «þæt he a his sæfore sorge næbbe»..."nessuno è abbastanza forte da essere libero dall'angoscia del viaggio per mare".

Quell'angoscia però non è paura: è la forza che stringe, che lo mette in movimento. Una forza comune a tutti gli esseri umani, che nel suo caso lo spinge a lasciare la sala, gli amici, il calore per mettersi in mare e salpare verso quello che potrebbe essere ai nostri occhi come un vero viaggio iniziatico.

Il marinario vuole scoprire ciò a cui appartiene veramente: naviga con lo sguardo in cielo, cercando la sua casa. A un certo punto il marinaio dice «Pensiamo a dove abbiamo una casa / e poi troviamo il modo per poterci arrivare».

Ma in questo caso il desiderio viene prima dell'oggetto...è la domanda non la risposta.

Solo alla fine il desiderio del marinaio trova un nome: «Fæder on heofonum», il Padre nei cieli, o per meglio dire: l'Unità da cui ogni cosa è stata generata.

by Federico Pizzileo

Nel suo libro "The Cosmic Serpent: DNA and the Origins of Knowledge", l'antropologo Jeremy Narby parte proprio dalle con...
09/08/2026

Nel suo libro "The Cosmic Serpent: DNA and the Origins of Knowledge", l'antropologo Jeremy Narby parte proprio dalle conoscenze che gli Asháninka gli trasmisero durante la sua permanenza nella foresta. Osserva che nelle visioni descritte dagli sheripiari ricorre molto spesso la stessa immagine: due serpenti intrecciati, una simbologia che si ritrova anche in culture molto lontane da quella amazzonica e prive di contatti reciproci, e che noi stessi abbiamo incontrato più volte nei nostro studi.

Da questa osservazione nasce la sua ipotesi più nota: che la struttura a doppia elica del DNA possa essere stata intuita dalla popolazioni indigene in forma simbolica attraverso ciò che gli sciamani descrivevano come "due serpenti intrecciati". Lo stesso Narby continua a definirla un'ipotesi e sottolinea che saranno necessarie ulteriori ricerche. Personalmente trovo che l'aspetto più interessante del libro arrivi alla domanda che lui pone e si pone, se sia possibile che sistemi di conoscenza profondamente diversi dal nostro abbiano osservato la natura in modi che non comprendiamo ancora completamente.

Giovanni Battista Della Porta, che nel 1584 scriveva: "Ma à noi non par veramente, che altro sia la Magia, che una contemplatione della natura. Perché considerando i moti de' Cieli, delle Stelle, degli Elementi, e delle loro trasmutationii, così degli animali, delle piante, de' minerali e de' loro nascimento e delle morti, si vengono a scoprire gli occulti secreti, che tutta la nostra scientia viene à scoprir dal volto della natura"

Nel nostro percorso, che vanta una storia ed origini che precedono anche gli scritti di Della Porta, ci viene insegnato come la Natura sia la chiave e come essa ci insegni a progredire e vedere realmente.

(Nella foto: l'anaconda di cui mi sono presa cura durante il mio volontariato in Amazzonia, presso il centro di recupero degli animali feriti)

by Susanna Eduini

Indirizzo

Via Don Aldo Mei 64/K
Capannori
55012

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