09/04/2026
Ci sono due tipi di fatica. La prima è quella dell’inizio. Questa arriva subito, appena ti sporgi oltre i tuoi limiti. Ti toglie il fiato e ti fa sentire scarso. Si tratta di una fatica evidente, rumorosa, che sperimenti quando fai qualcosa di nuovo e d’impegnativo.
Poi ce n’è un’altra, molto più subdola. Non si fa sentire all’inizio. Anzi, all’inizio sembra non esserci affatto. È la fatica che nasce quando evitiamo la prima. Quando restiamo dentro ciò che è comodo per troppo tempo. Quando scegliamo, cioè, di non faticare.
Questa fatica non colpisce, ma si deposita. Infatti, non la chiamiamo nemmeno fatica, ma abitudine. Giorno dopo giorno, però, cambia nome. Diventa pesantezza. Diventa inerzia. Perché il punto è questo: la prima fatica consuma nel breve, ma costruisce nel lungo. La seconda riposa nel breve, ma logora nel lungo.
Lo sport te lo dimostra. Ti fa vedere che la fatica iniziale è in realtà un investimento. Col tempo, ciò che era pesante diventa leggero. L’altra, invece, funziona al contrario. Più la scegli, più ti indebolisce. E così succede qualcosa di paradossale: la comodità, a forza di essere scelta, diventa scomoda.
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Il Saggio dello sport