Asilo Nido "Gli amici di Tato"

Asilo Nido "Gli amici di Tato" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Asilo Nido "Gli amici di Tato", Asilo nido, Contrada Pantanella, 17 (Località Santa Maria Casoria), Bucchianico.

Fondata sulla premessa dell’amore per l’infanzia e il rispetto per l’ambiente, la nostra Cooperativa si distingue per l’impegno costante nel fornire esperienze educative di qualità, incentrate sul benessere dei bambini e sull’ecosostenibilità.

🌱 PRIMA DI PARLARE, VOGLIAMO ASCOLTARE.Essere genitori significa crescere insieme ai propri bambini.Significa attraversa...
11/09/2026

🌱 PRIMA DI PARLARE, VOGLIAMO ASCOLTARE.

Essere genitori significa crescere insieme ai propri bambini.

Significa attraversare domande, cambiamenti, piccole conquiste, fatiche, dubbi. Significa, a volte, chiedersi: “Sto facendo la cosa giusta?”
E altre volte avere semplicemente bisogno di uno spazio in cui potersi fermare, confrontare ed essere ascoltati. 💚

Da anni Piccoli Passi Bio collabora con il Dipartimento di Psicologia dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, portando nei nostri percorsi educativi il contributo prezioso di professionisti e docenti universitari.

Quest’anno abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso.

Prima di costruire il progetto, vogliamo ascoltare voi. 🌈

Non vogliamo scegliere a priori di cosa parlare. Vogliamo partire dalle domande vere dei genitori: da ciò che accade nelle case, nelle giornate più semplici e in quelle più complicate, nei passaggi della crescita, nelle emozioni dei bambini e anche in quelle degli adulti che li accompagnano.

Per questo abbiamo preparato un breve questionario e abbiamo scelto di aprirlo non soltanto alle famiglie che frequentano i nostri nidi, ma a tutte le famiglie del territorio.

Vi chiediamo cinque minuti.

Cinque minuti per fermarvi e raccontarci ciò che oggi vi interroga come genitori, ciò su cui vorreste comprendere qualcosa in più, la domanda che, se aveste davanti un professionista, vorreste potergli fare.

👉 COMPILA QUI IL QUESTIONARIO:
https://disputer.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_8CxZ0Uw97rDsk7Q

Le vostre risposte diventeranno il punto di partenza per costruire, insieme ai professionisti dell’Università, un percorso di incontri aperto alle famiglie, pensato a partire dai bisogni che emergeranno realmente.

Perché crediamo che un servizio educativo possa fare qualcosa di più che occuparsi dei bambini: possa diventare un luogo che crea cultura dell’infanzia, sostiene la genitorialità e costruisce comunità. 💚

E questo percorso vogliamo costruirlo insieme.

📲 Continuate a seguirci: nelle prossime settimane vi racconteremo ciò che nascerà dalle vostre voci e come potrete partecipare agli incontri.

A volte un progetto importante comincia proprio così:
da qualcuno che sceglie di ascoltare e da qualcuno che trova il tempo di raccontarsi.

𝓐𝓰𝓻𝓾𝓶𝓲 𝓪𝓵𝓵𝓸 𝓼𝓹𝓮𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸 🪞 🍋🍊
11/09/2026

𝓐𝓰𝓻𝓾𝓶𝓲 𝓪𝓵𝓵𝓸 𝓼𝓹𝓮𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸 🪞 🍋🍊

𝑂𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑏𝑜𝑡𝑎𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑡𝑖𝑐𝑎 🌿🌱🖌️
09/09/2026

𝑂𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑏𝑜𝑡𝑎𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑡𝑖𝑐𝑎 🌿🌱🖌️

🌱 IL TEMPO DELL’AMBIENTAMENTOForse, quando un bambino entra al nido, non sta imparando a stare senza la mamma o senza il...
08/09/2026

🌱 IL TEMPO DELL’AMBIENTAMENTO

Forse, quando un bambino entra al nido, non sta imparando a stare senza la mamma o senza il papà.

Sta imparando qualcosa di molto più grande.

Sta imparando che qualcuno può andare via senza scomparire.

Ed è una scoperta enorme.

Perché noi adulti conosciamo il tempo.
Sappiamo cosa significa “torno dopo pranzo”.
Sappiamo che esiste un dopo, anche quando non possiamo ancora vederlo.

Un bambino piccolo no.

Per lui il tempo non è ancora un orologio.
È esperienza.
È ripetizione.
È memoria che lentamente si costruisce.

La mamma saluta.
La porta si chiude.
Lei non c’è.

E poi, un giorno dopo l’altro, accade qualcosa di straordinario:
torna.

Torna oggi.
Torna domani.
Torna ancora.

Ed è forse proprio questa una delle esperienze più profonde dell’ambientamento: scoprire che l’assenza non cancella il legame.

🌿 Nel frattempo, tra quell’andare e quel tornare, succede un’altra cosa.

Entrano nuove mani.

Mani che ancora non hanno il profumo di casa.
Una voce che bisogna imparare a riconoscere.
Un volto che inizialmente è uno tra tanti e che, piano piano, diventa quel volto.

Quello che sa come mi piace essere preso in braccio.
Quello che comincia a capire il mio pianto.
Quello che riconosce quando ho bisogno di avvicinarmi e quando, invece, sono pronto ad andare un po’ più lontano.

È così che nasce una relazione educativa.

Non nel momento in cui il bambino smette di piangere.

Ma nel momento in cui comincia a pensare, con il corpo prima ancora che con la mente:

“Anche qui qualcuno si accorge di me.”

🌱 Per questo abbiamo imparato a diffidare un po’ della fretta.

Della fretta di dire che “è andata benissimo” perché non ha pianto.

Della fretta di preoccuparci perché, invece, ha pianto tanto.

Della fretta di chiedere a un bambino di dimostrarci che è già pronto.

Ci sono bambini che attraversano la porta correndo.
Altri che rimangono a lungo vicino all’ingresso.
Alcuni esplorano immediatamente.
Altri osservano.
Alcuni piangono il primo giorno.
Altri iniziano a farlo dopo una settimana, quando hanno compreso davvero ciò che accade.

Non esiste un modo giusto di ambientarsi.

Esiste il modo di quel bambino.

E merita tempo.

💚 E forse c’è qualcosa che dovremmo ricordare soprattutto noi adulti:

il pianto non è il contrario della serenità.

A volte il pianto è proprio ciò che accade quando un bambino si sente abbastanza al sicuro da poter raccontare che qualcosa è difficile.

Non sempre dobbiamo togliere un’emozione.
Qualche volta il nostro compito è molto più delicato:
restare mentre accade.

“Ti manca la mamma.”
“Lo so.”
“Puoi essere triste.”
“Io resto qui.”

Non per sostituire qualcuno.

Non siamo qui per prendere il posto della mamma, del papà, della casa.

Siamo qui per fare qualcosa di diverso e bellissimo:

allargare, un poco alla volta, la geografia affettiva di un bambino.

Fino a ieri il suo luogo sicuro aveva pochi confini conosciuti.

Poi compare una stanza nuova.
Un’educatrice.
Un rituale.
Una canzone.
Un tavolo.
Altri bambini.
Un giardino.
Una voce che diventa familiare.

E il mondo, senza togliere nulla a ciò che c’era prima, diventa un po’ più grande.

🌈 Forse è questa l’autonomia che ci interessa.

Non quella di chi impara presto a non avere bisogno.

Ma quella di chi, proprio perché ha sperimentato che qualcuno risponde al suo bisogno, trova il coraggio di allontanarsi un poco.

Esplorare.

Tornare.

E ripartire.

Perché un bambino non diventa sicuro quando smette di cercare qualcuno.

Diventa sicuro quando sa che, se avrà bisogno di cercarlo, qualcuno ci sarà.

☀️ E allora, in questi giorni di porte che si aprono, di manine strette più forte, di genitori che escono trattenendo qualche lacrima e di bambini che iniziano ad abitare luoghi nuovi, vorremmo ricordarci questo:
l’ambientamento non è il tempo necessario perché un bambino smetta di piangere quando mamma o papà vanno via.

È il tempo necessario perché possa costruire, dentro di sé, una nuova certezza:

“Puoi andare.
Posso sentire la tua mancanza.
Qui qualcuno avrà cura di me.
E tu tornerai.”

Forse crescere comincia anche così.

Non imparando che possiamo fare a meno degli altri.

Ma scoprendo che possiamo andare nel mondo
portando con noi la sicurezza dei legami che restano.

💚

💜 È RIMASTO UN SOLO POSTO.Un posto può sembrare soltanto un numero.Ma in un nido, un posto è molto di più.È una manina c...
08/09/2026

💜 È RIMASTO UN SOLO POSTO.

Un posto può sembrare soltanto un numero.

Ma in un nido, un posto è molto di più.

È una manina che ancora non conosciamo.
Un nome che presto impareremo a chiamare.
Un piccolo zaino che troverà il suo angolo.
Un sorriso che entrerà dalla porta ogni mattina.
Una storia che si intreccerà alle nostre.

Al Nido d’Infanzia Gli Amici di Tato è rimasto un solo posto disponibile per l’anno educativo 2026/2027.

E forse, da qualche parte, c’è una mamma o un papà che sta ancora cercando il luogo giusto.
Che si sta facendo mille domande.
Che sente quanto sia difficile affidare a qualcuno ciò che ha di più prezioso.

A voi vorremmo dire una cosa semplice:

venite a conoscerci. 🤍

Non dovete decidere prima.
Entrate. Guardate i nostri spazi. Conoscete le educatrici. Raccontateci del vostro bambino.

Perché un nido non si sceglie soltanto con la testa.
A volte si entra in un luogo e, semplicemente, si sente che può diventare un pezzetto di casa.

🌱 C’è ancora un piccolo spazio tra noi.

Aspetta un solo bambino.
Forse aspetta proprio il vostro.

📞 320 853 8894
Chiamateci per conoscerci o per fissare una visita.

💜 Gli Amici di Tato
Piccoli passi, grandi storie.

🤍 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐏𝐑𝐈𝐑𝐄 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀Ci sono porte che si aprono ogni giorno.E poi ce ne sono alcune che, quando si aprono, seg...
04/09/2026

🤍 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐏𝐑𝐈𝐑𝐄 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀

Ci sono porte che si aprono ogni giorno.

E poi ce ne sono alcune che, quando si aprono, segnano un inizio.

Quella del nido è una di queste.

Oggi, guardandola ancora chiusa, viene spontaneo pensare a tutto ciò che tra pochissimo passerà da qui.

Passeranno piccole mani dentro mani più grandi.

Passeranno bambini che questa strada la conoscono già, che riconosceranno il cancello, i colori, le stanze, le voci di chi li ha accompagnati fino a qualche settimana fa.

E passeranno bambini che arriveranno qui per la prima volta.

Per loro, questa non sarà semplicemente una porta.

Sarà un confine piccolissimo tra ciò che conoscono e qualcosa che devono ancora imparare a conoscere.

E allora qualcuno entrerà curioso.

Qualcuno correrà dentro.

Qualcuno rimarrà sulla soglia.

Qualcuno stringerà più forte la mano della mamma o del papà, come per chiedere ancora qualche secondo prima di lasciarla.

Qualcuno piangerà.

Qualcuno osserverà in silenzio.

Qualcuno avrà bisogno di tornare indietro per un ultimo abbraccio.

E andrà bene così.

Perché al nido non esiste un modo giusto di arrivare.

Esiste il modo di ciascuno.

Dietro questa porta, intanto, abbiamo preparato.

Abbiamo pulito, ordinato, scelto, spostato.

Abbiamo preparato lettini, materiali, angoli, piccoli posti che aspettano di essere abitati.

Ma soprattutto abbiamo provato a fare qualcosa che non si vede in una fotografia:
abbiamo fatto spazio.

Spazio per chi arriverà con entusiasmo.

Spazio per chi avrà paura.

Spazio per chi avrà bisogno di molto tempo prima di fidarsi.

Spazio per le abitudini portate da casa, per i ciucci stretti tra le mani, per gli oggetti del cuore, per i rituali che rassicurano.

Spazio per le famiglie, che insieme ai loro bambini attraverseranno un passaggio importante: quello delicatissimo dell’affidare.

Perché quando una famiglia accompagna un bambino al nido non consegna semplicemente uno zainetto.

Consegna una storia.

Consegna abitudini, fragilità, desideri, domande.

Consegna ciò che conosce meglio al mondo a qualcuno che dovrà imparare a conoscerlo.

Ed è forse qui che comincia davvero il nostro lavoro.

Non quando proponiamo un’attività.

Non quando prepariamo un materiale.

Non quando tutto funziona secondo il programma.

Ma quando sappiamo fermarci davanti a un bambino e dirgli, anche senza parole:

“Non devi diventare pronto per noi.
Siamo noi che vogliamo imparare il tempo che serve a te.”

Perché ambientarsi non significa imparare in fretta a non piangere.

Non significa separarsi senza fatica.

Non significa adattarsi a un luogo nuovo.

Ambientarsi significa costruire, lentamente, una nuova sicurezza.

Significa scoprire che la mamma e il papà vanno via e poi ritornano.

Che esistono altre braccia capaci di consolare.

Altre voci che possono diventare familiari.

Altri luoghi nei quali, poco alla volta, è possibile sentirsi bene.

E tutto questo non accade in un giorno.

La fiducia non si insegna.
La fiducia si costruisce.

Un incontro alla volta.

Un saluto alla volta.

Un pianto accolto.

Una mano cercata.

Uno sguardo che finalmente riconosce.

Finché un giorno quella porta che sembrava così grande sarà semplicemente la porta del proprio nido.

Noi oggi possiamo preparare tutto.

Possiamo mettere ogni cosa al suo posto, immaginare gli incontri, pensare agli spazi, predisporre possibilità.

Ma sappiamo che la parte più importante non possiamo prepararla.

Perché arriverà insieme a loro.

Saranno i bambini a dirci quale angolo diventerà rifugio.

Quale gioco sarà amato più degli altri.

Dove nascerà un’amicizia.

Dove avverrà una piccola conquista che nessuno, oggi, può ancora immaginare.

Saranno loro a cambiare questi spazi.

E noi dovremo essere abbastanza attente da lasciarceli cambiare.

Perché un nido non è pronto quando ogni cosa è perfettamente al proprio posto.

Un nido è pronto quando c’è qualcuno disposto a fare posto a ciò che ancora non conosce.

Tra pochissimo questa porta si aprirà.

Entreranno passi piccoli, emozioni grandissime, ritorni e prime volte.

Entrerà la vita, con tutto il suo meraviglioso disordine.

E noi saremo qui.

Ad aspettarla.

Benvenuti e bentornati, piccoli Amici di Tato.

Da questa porta ricomincia una storia.

E, come tutte le storie più belle,
non sappiamo ancora dove ci porterà.

🤍

🌿 𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒊𝒏𝒐Ci sono giorni in cui il nido è ancora senza bambini, eppure di bambini è già pieno.Ieri è stato uno...
04/09/2026

🌿 𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒊𝒏𝒐

Ci sono giorni in cui il nido è ancora senza bambini, eppure di bambini è già pieno.

Ieri è stato uno di quei giorni.

C’erano stanze da riordinare, materiali da preparare, angoli da ripensare, giochi da lavare, piccoli dettagli da sistemare. C’erano mani indaffarate, fogli, colori, oggetti da scegliere e spostare.

A guardare queste immagini potrebbe sembrare semplicemente il lavoro necessario prima di una riapertura.

Ma dentro quei gesti c’è molto di più.

Perché preparare un nido significa cominciare ad avere cura di qualcuno prima ancora che arrivi.

Significa scrivere un nome senza sapere ancora quante volte lo pronunceremo durante una giornata.

Preparare un materiale senza sapere quali piccole mani lo sceglieranno.

Sistemare un angolo immaginando uno sguardo che ancora non conosciamo.

Abbassare un oggetto di pochi centimetri perché qualcuno possa raggiungerlo da solo.

Lasciare uno spazio vuoto perché sappiamo che non tutto deve essere deciso prima.

Perché una parte del nido dovranno raccontarcela loro.

I bambini.

Ieri le educatrici hanno pulito, lavato, scelto, costruito, preparato.

Ma soprattutto hanno fatto una cosa molto più difficile da fotografare:

hanno pensato.

Hanno provato a guardare ogni stanza da un’altra altezza.

Quella dei bambini.

E allora un mobile non è più soltanto un mobile.

Un tappeto non è soltanto un tappeto.

Un oggetto non è semplicemente qualcosa da mettere al proprio posto.

Ogni scelta diventa una domanda:

Potrà raggiungerlo da solo?
Lo incuriosirà?
Qui potrà fermarsi?
Qui si sentirà protetto?
Questo spazio gli permetterà di provare, scegliere, sbagliare, ricominciare?

È questa, forse, una delle parti più silenziose del nostro lavoro educativo.

Pensare prima di fare.
Osservare prima di proporre.
Predisporre senza determinare.

Perché un ambiente educativo non dovrebbe dire al bambino cosa deve fare.

Dovrebbe sussurrargli:

“Qui puoi essere.”

Puoi avvicinarti oppure aspettare.

Puoi esplorare oppure osservare.

Puoi cercare gli altri oppure avere bisogno di un angolo tutto tuo.

Puoi essere curioso, prudente, impetuoso, silenzioso.

Puoi arrivare così come sei.

E tra pochi giorni qualcuno varcherà quella porta per ritrovare un luogo già conosciuto.

Qualcun altro, invece, la attraverserà per la prima volta.

Ci saranno bambini che entreranno con passo deciso e altri aggrappati forte a una mano.

Ci saranno occhi curiosi, occhi prudenti, sorrisi immediati e lacrime che avranno bisogno di tempo.

Ci saranno famiglie che affideranno a queste stanze e a queste persone la parte più preziosa della loro vita.

Ed è anche pensando a loro che ieri ogni cosa è stata preparata.

Perché l’accoglienza non comincia quando si apre una porta.

Comincia molto prima.

Comincia quando qualcuno ti fa spazio senza averti ancora incontrato.

Quando pensa ai tuoi bisogni prima di conoscerli.

Quando prepara qualcosa per te sapendo, però, che dovrà essere disposto a cambiarla dopo averti conosciuto.

Perché noi possiamo preparare gli spazi.

Possiamo scegliere i materiali.

Possiamo immaginare possibilità.

Ma non possiamo preparare in anticipo la vita che accadrà dentro quelle stanze.

Quella arriverà con loro.

Saranno i bambini a spostare ciò che ieri abbiamo sistemato.

A usare un oggetto in un modo che non avevamo previsto.

A scegliere come abitare un angolo.

A trasformare uno spazio pensato dagli adulti in un luogo che appartiene davvero a loro.

Ed è giusto così.

Perché un nido perfettamente ordinato è soltanto un luogo pronto.

Un nido attraversato da mani, piedi, pianti, risate, tentativi, scoperte, sonni, abbracci e meraviglia…

è un luogo vivo.

Ieri abbiamo fatto spazio.

Adesso manca la parte più importante.

Mancano le voci.

Mancano i passi.

Mancano le piccole mani che rimetteranno meravigliosamente in disordine tutto ciò che abbiamo preparato con tanta cura.

Mancano loro.

E forse è proprio questa la cosa più bella:

prima che arrivino, noi possiamo preparare il nido.
Ma saranno loro, arrivando, a trasformarlo in casa. 🤍🌱

𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂. 𝑳𝒂̀ 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒊𝒏𝒄𝒊𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂. 🤍Tra pochi giorni la porta del nido si aprirà.Dentro è quasi tutto pronto.Gli...
04/09/2026

𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂. 𝑳𝒂̀ 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒊𝒏𝒄𝒊𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂. 🤍

Tra pochi giorni la porta del nido si aprirà.

Dentro è quasi tutto pronto.

Gli spazi.
I giochi.
I piccoli angoli pensati e ripensati.
Le mani delle educatrici.
I loro sguardi.

Eppure la cosa più importante non può essere preparata prima.

Perché un nido può preparare uno spazio, scegliere un materiale, immaginare un tempo.
Ma non può sapere in anticipo come quel luogo verrà abitato da ogni bambino che arriverà.

Ci saranno bambini che torneranno in un luogo già conosciuto, ritrovando voci, profumi, gesti e braccia familiari.

E ci sarà chi quella porta la attraverserà per la prima volta.

Con un piccolo zaino sulle spalle e un mondo intero dentro di sé.

Porterà il proprio modo di cercare conforto, le proprie abitudini, ciò che lo fa sorridere e ciò che ancora lo spaventa. Porterà parole che forse non sa ancora pronunciare e bisogni che dovranno essere compresi prima ancora di essere detti.

E insieme a ogni bambino arriverà la sua famiglia.

Perché al nido, in fondo, non si ambienta mai soltanto un bambino.

Si ambienta una famiglia.

Si ambienta una mamma che, dopo aver salutato, esce da quella porta portando con sé domande che forse non dirà.

Si ambienta un papà che affida ad altre mani ciò che fino a quel momento è stato soprattutto tra le sue.

E si ambienta anche il nido.

Sì, anche il nido.

Perché ogni bambino nuovo cambia qualcosa.

Chiede agli adulti di osservare di nuovo, di interrogarsi, di mettere da parte qualche certezza. Chiede di scoprire quale distanza gli serve, quale voce riesce a raggiungerlo, quale gesto lo rassicura, quando avvicinarsi e quando, invece, semplicemente aspettare.

Perché ambientare non significa insegnare velocemente a un bambino a stare al nido.

Non significa aspettare il giorno in cui “non piangerà più”.

Significa qualcosa di molto più profondo:
trasformare, poco alla volta, l’estraneo in familiare.

Una voce sconosciuta che comincia a essere riconosciuta.

Un paio di braccia nuove che, un giorno, potranno diventare un posto in cui lasciarsi consolare.

Una stanza mai vista che comincia ad avere angoli conosciuti.

Una quotidianità che, ripetendosi, diventa prevedibile e quindi rassicurante.

E una porta che si chiude e che, giorno dopo giorno, insegna una delle esperienze più importanti:
chi va via può tornare.

In mezzo a tutto questo ci sarà anche la mancanza.

La mancanza di mamma.
Di papà.
Di casa.
Delle cose conosciute.

E quella mancanza non deve necessariamente essere cancellata.

Forse uno dei compiti più delicati dell’educare è proprio saperle fare spazio.

Non avere fretta di distrarre.

Non avere bisogno di spegnere immediatamente un pianto.

Ma riuscire a restare accanto a un bambino come per dirgli:

“Lo so. Ti manca.
Puoi sentirlo.
Io resto qui con te.”

Perché forse la cura comincia proprio lì.

Non quando riusciamo subito a far stare bene qualcuno, ma quando siamo capaci di stare accanto a lui anche mentre stare bene è ancora difficile.

E allora servirà tempo.

Non il tempo dell’orologio.

Il tempo di quel bambino.

Ci sarà chi esplorerà subito e chi avrà bisogno prima di guardare.

Chi cercherà una mano e chi avrà bisogno che quella mano rimanga semplicemente disponibile.

Chi farà un passo avanti e il giorno dopo sembrerà averne fatto uno indietro.

Ma forse dovremmo smettere di chiamarli passi indietro.

Perché nei processi profondi della crescita, non tutto ciò che rallenta sta tornando indietro.

A volte sta semplicemente mettendo radici.

Ed è proprio qui che il nostro nome torna a ricordarci qualcosa.

Piccoli Passi.

Non grandi conquiste da raggiungere in fretta.

Piccoli passi da vedere.
Da rispettare.
Da aspettare.
Da custodire.

Perché non importa arrivare tutti nello stesso momento.

Importa che nessun bambino debba perdere qualcosa di sé per riuscire ad arrivarci.

Tra pochi giorni quella porta si aprirà.

E il nido sarà lì.

Non ad aspettare bambini che sappiano già come stare.

Ma ad incontrare bambini che ancora non lo conoscono.

A meritare la loro fiducia.

A costruire quella delle loro famiglie.

A lasciare che ciascuno trovi la propria strada.

Un giorno alla volta.

Uno sguardo alla volta.

Una mano alla volta.

Un piccolo passo alla volta. 🌱

Fino a quando, quasi senza accorgercene, quel luogo nuovo comincerà ad avere il sapore delle cose conosciute.

E forse sarà proprio allora che capiremo che l’ambientamento sta accadendo davvero.

Non quando un bambino avrà semplicemente imparato a stare al nido.

Ma quando, entrando, potrà cominciare a sentire dentro di sé:

“C’è un posto anche per me.”

🤍

PRENDERSI CURA DI CHI SI PRENDE CURA.Oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso.E forse non potevamo scegliere momento più ...
03/09/2026

PRENDERSI CURA DI CHI SI PRENDE CURA.

Oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso.
E forse non potevamo scegliere momento più bello per farlo: proprio mentre i nostri nidi si preparano a riaprire le porte, abbiamo scelto di fermarci e rivolgere, per una volta, lo sguardo verso chi ogni giorno quelle porte le attraversa per accogliere, accompagnare, sostenere, educare.

Tutte insieme.
Le educatrici dei nostri quattro nidi: Piccoli Passi Bio di Miglianico, Gli Amici di Tato di Bucchianico, L’Albero dei Sorrisi di Ripa Teatina e Bambi di Chieti.

Prima uno spazio dedicato alle nostre referenti e co-referenti, per accompagnare una nuova esperienza che nasce quest’anno: quella della co-referenza, del condividere responsabilità, pensieri e sguardi.

Poi il cerchio si è allargato.
E ci siamo ritrovate tutte.

Con la dott.ssa Francesca Di Sipio abbiamo dato inizio a un percorso di supervisione che ci accompagnerà per tutto l’anno educativo.

Perché lavorare nella cura significa esserci continuamente per qualcuno.
Significa accogliere emozioni, bisogni, fatiche, pianti, conquiste. Significa essere presenza, ogni giorno.

Ma c’è una domanda che vogliamo imparare a non dimenticare:

chi si prende cura di chi si prende cura?

Anche chi educa ha bisogno di un luogo in cui poter deporre, per un momento, ciò che porta.
Un luogo in cui fermarsi. Ascoltarsi. Ritrovarsi.
Come professionista, come gruppo, ma soprattutto come persona.

Perché crediamo che la qualità della cura che offriamo agli altri passi anche dalla cura che sappiamo riservare a noi stesse.

Oggi abbiamo cominciato da qui.
Da noi.

E sarà bello scoprire, incontro dopo incontro, dove questo sguardo saprà portarci. ❤️

Indirizzo

Contrada Pantanella, 17 (Località Santa Maria Casoria)
Bucchianico
66011

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 16:30
Martedì 07:30 - 16:30
Mercoledì 07:30 - 16:30
Giovedì 07:30 - 16:30
Venerdì 07:30 - 16:30

Telefono

+13208538894

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