Sanchin Dojo

Sanchin Dojo Dojo in cui si pratica: Kaisai, Kobudo, Daruma Taiso e Kaisai per bambini. A Brugherio le antiche arti di Okinawa e la ginnastica orientale per tutte le età.

Karate Goju Ryu
Okinawa Budo Kaisai Shorei-Kan
Okinawa Kobudo Shorei-Kai
Daruma Taiso
Kaisai Kids

Stage del 17-19 luglio ad Albi con il Maestro Tamano e 40° anniversario dello Shorei Kan Europe
20/07/2026

Stage del 17-19 luglio ad Albi con il Maestro Tamano e 40° anniversario dello Shorei Kan Europe

19/07/2026
15/06/2026

Special Support: Roy Kenneth KamenInterview and text by: Yannick Schultze The story of how the idea for my interview with Robert Mark Kamen came about is worth telling. I had carried a vague notion of it with me for quite some time. The decisive spark, ……

Ci sono giorni che ripagano di tutti i sacrifici, del sudore versato sul tatami e della fatica di questi anni. I nostri ...
27/05/2026

Ci sono giorni che ripagano di tutti i sacrifici, del sudore versato sul tatami e della fatica di questi anni.

I nostri ragazzi, Giulia, Gaia, Giulia, Lara, Riccardo e Mattia hanno affrontato l'esame per il 1° Dan davanti al Saiko Shihan Toshio Tamano, dimostrando non solo tecnica, precisione e determinazione, ma incarnando i veri valori del Karate. Diventare cintura nera non è un punto di arrivo, ma l'inizio di un nuovo, meraviglioso viaggio.

Ma le belle notizie non finiscono qui! Ad accompagnare la crescita del nostro dojo c'è un'altra grandissima novità: diamo ufficialmente il benvenuto alla nostra nuova istruttrice di Kaisai, Sophie.

I maestri, tutta la famiglia del Sanchin Dojo e del Judo Club la Fenice si congratulano con i traguardi conseguiti! Siete stati straordinari.

24/05/2026

The dōjō is not a place of democracy, nor is it built upon a consumer mentality of “give and take” with the teacher. The dōjō and its learning environment exist to cultivate relationships that transcend monetary transaction and superficial exchange.

Isshin Denshin 一心伝心 is the direct and personal transmission of knowledge from teacher to student. It is individual in nature, unique to each person who courageously enters the dōjō and begins the path of Shugyō 修行.

The consumer mentality has no place within the dōjō. It is not a community centre, gymnasium, sports team, or social club. The dōjō is a place where spirit and body are challenged—often in chaotic and uncomfortable ways—in order to develop deeper understanding of the self.

The teacher ( sensei ) is not a coach or just a friend. At times, he must be “cruel to be kind,” addressing what is necessary for growth in accordance with the laws of nature. Training may feel unfair or inhospitable, but this too is life. Budō is life. It is not an art designed to shelter people from hardship, but rather a path that develops the fortitude and resilience necessary to survive and overcome adversity.

Those unwilling to delve deeply into the soul will not last in the dōjō. Even if they remain, their growth may only be skin deep. The dōjō is not a place that everyone can accept. There will be blood, sweat, tears, boredom, and periods of trial.

Yet it is through the spirit of Buyū 武友 ( martial friends) that such hardships become bearable—through laughter, camaraderie, and the brotherhood formed through shared hardship of spirit and body. The tatami may appear soft, but in truth they are a stony path requiring courage to continue walking and falling upon, no matter how painful, challenging, or difficult the journey becomes.

Budō teaches us how to persevere and endure hardship more skilfully within our lives. In turn, this opens the mind and heart to experiencing and appreciating genuine happiness and love. Through hard training we come to recognise the fragility within ourselves and others, hoping to eventually cultivate a balance and morep compassion in our lives.

毎日頑張って下さい
“Keep persevering and doing your best every day.”

南虎
武神館タスマニア
徳武流水道場

Nello scorso fine settimana del 9 e 10 maggio, la città di Brugherio ha ospitato un evento di rilievo internazionale: lo...
11/05/2026

Nello scorso fine settimana del 9 e 10 maggio, la città di Brugherio ha ospitato un evento di rilievo internazionale: lo stage di Kaisai (Karate) e di Kobudo diretto dal Maestro Toshio Tamano, Caposcuola (Kancho) dello Shorei-Kan e dello Shorei-Kai Kobudo.

L’evento, organizzato dal Sanchin Dojo in sinergia con il Judo Team La Fenice e con il prestigioso patrocinio del Comune di Brugherio, e sponsorizzato dalla Farmacia Centrale, ha richiamato atleti provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Francia e Spagna. Due giornate intense dedicate all'approfondimento della tecnica e dei principi fondanti dell'arte, animate da quello spirito di disciplina e amicizia che da anni contraddistingue la nostra comunità marziale.

11/04/2026

USARE IL MURO... COME PARTNER DI ALLENAMENTO

Leggendo il titolo di questo post la prima cosa che può ve**re in mente è che l'argomento di cui tratta sia la "tensione isometrica", cioè di quel tipo di contrazione muscolare statica in cui i muscoli generano forza, senza che vi sia alcuno spostamento osteo-articolare, cioè nessun movimento.
In effetti, non parleremo di isometria, quanto meno non nel modo in cui l'argomento viene di solito trattato, vale a dire come "metodo di potenziamento muscolare attraverso l'utilizzo di contrazioni muscolari statiche".

Partiamo però da un presupposto: nella pratica di diverse discipline marziali – ad esempio nell'Yi Quan, nel Bagua o nel Taijiquan – l'azione di "spingere" è molto utilizzata, sia negli esercizi in coppia, così come nel "tuishou" ("spinta con le mani").

Nel Taiji la spinta è fondamentale e occupa un posto rilevante anche all'interno dello studio della Forma. Il termine "An", che indica una delle "otto forze" del Taiji, viene infatti tradotto nella nostra lingua come "spingere". In effetti, una traduzione più accurata sarebbe stata "pressare verso il basso".
In ogni caso, indipendentemente dalla direzione che si sceglie: pressare, premere o spingere implicano meccanismi fisici molto simili.

La domanda però è: "per un praticante di Taiji può essere utile esercitare la spinta contro un muro?"
Sicuramente, perché se lo si fa nel giusto modo, questo genere di esercizio può avere una forte incidenza su importanti presupposti della pratica: come la struttura corporea, l'allineamento articolare, la connessione e la stabilità.

Immaginate ora di stare spingendo un muro e che qualcuno vi chieda di farlo con una forza sempre maggiore, cosa succederebbe? Provateci!
Se spingete semplicemente più forte con le braccia, appoggiandovi di più al muro, ciò che sentirete è che la parte superiore del corpo viene spinta indietro dal muro in maniera considerevole, perché è impossibile spingere forte con le braccia senza introdurre una tensione eccessiva nella struttura corporea, in particolare modo nelle braccia e nelle spalle.

Il solo modo per incrementare la potenza della spinta è quello di aumentare la forza verso il basso attraverso le gambe. Il problema però è che, mentre risulta facile spingere verso l'alto (il suolo ci aiuta), non è affatto semplice spingere verso il basso con le gambe, visto che non abbiamo nulla sopra di noi da utilizzare come appoggio (ad esempio un soffitto basso).
Però, nella direzione che punta verso il suolo esiste una forza notevole di cui potremmo avvalerci. Quale?
Quella gravitazionale, ovviamente.
Quello che dobbiamo fare è rilassarci e affondare il più possibile "nelle gambe".

Appoggiate le mani contro il muro e provate...
Se riuscirete ad affondare "nelle gambe", rilassandovi sempre di più sentirete la forza scorrere nelle braccia, senza che i muscoli delle spalle e delle braccia vengano per questo coinvolti più di tanto.
Oltre al rilassamento è fondamentale allineare il corpo correttamente in modo da "far scorrere" la gravità lungo la vostra struttura.
Se irrigidite qualche parte del corpo la forza non potrà rifluire verso l'alto, ma verrà bloccata da qualche tensione locale (forse nel bacino, o nelle spalle, oppure nelle braccia...).

Questo particolare tipo di forza, che parte da terra (e dai piedi: le nostre "radici") e viene incanalata fino a giungere alle mani, è una forma (quanto meno embrionale) di quella forza raffinata che i cinesi chiamano "nei jin" ("forza interna") o, a volte, "Hun Yuan Li" ("forza elastica integrata" o "sferica").

Ripetendo l'esercizio spesso, dovreste poter notare che, man mano che il "jin" aumenta (nelle braccia, ma non solo) non venite più sbalzati indietro dal muro con la stessa facilità di quando usavate la forza muscolare (a meno che non lo vogliate voi per testare la vostra stabilità strutturale).
Ovviamente non riusciremo mai a spostare il muro, né tanto meno a buttarlo giù! Ma in un tempo relativamente breve potremo percepire un nuovo modo di muovere la forza "all'interno del nostro corpo", modulando le nostre tensioni, perfezionando i nostri allineamenti articolari.
Questa percezione potrà quindi essere ulteriormente raffinata riportandola nel movimento: eseguendo la forma, oppure confrontandoci con un partner di allenamento (questa volta "in carne e ossa").
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Potete trovare ulteriori indicazioni e modalità differenti di "spinta contro il muro", guardando il video qui sotto linkato, realizzato da Brian Kuttel.
https://www.youtube.com/watch?v=lDvGlmHzdWQ

08/02/2026

L'APPLICAZIONE MARZIALE DEL RADICAMENTO

«Il radicamento riguarda la capacità di trasferire la forza a terra e di prenderla dal suolo attraverso un corretto allineamento ‘fisiocinetico’ del corpo e l’uso del ‘rilassamento’, del ‘centro’, ecc.
Con il giusto allineamento del corpo, possiamo scaricare direttamente a terra qualunque forza indirizzata su di noi.
Il ‘rilassamento’ è fondamentale a questo scopo, perché l’energia diretta nel corpo andrà a localizzarsi nei punti dove c’è tensione muscolare. La forza non solo troverà le contrazioni, ma si impadronirà anche dell’Intenzione: se prestiamo attenzione alla forza, essa verrà registrata dalla nostra mente. Non dobbiamo darle questo potere.

Non vogliamo mai ricevere la forza. Vogliamo essere semplicemente dei conduttori e lasciarla arrivare fino alla terra, che può assorbire tutta la forza che riusciamo a inviarle… e molto di più.
Risolverò questo paradosso.
1. La nostra stabilità [intesa come rilassamento/pesantezza/radicamento] ci dà la possibilità di proiettare la forza all’esterno;
2. quest’azione genera una forza di ritorno contro di noi;
3. usiamo questa forza per aumentare la nostra stabilità;
4. usiamo la stabilità per generare una quantità maggiore di forza;
5. la forza di ritorno in realtà diviene la nostra forza;
6. possiamo trasferirla tutta nell’avversario.

In definitiva, la forza dell’avversario e la forza di ritorno diventano la nostra forza.

(Steven Pearlman, “Manuale universale del combattimento”).

07/01/2026

“LA MENTE SENZA MENTE”

Chi pratica arti marziali ha sicuramente sentito il termine cinese “Wuxin” o, più probabilmente, la corrispettiva parola giapponese “Mushin”.

Wuxin e Mushin possono essere tradotti come “senza mente”, oppure “no mente” (qualcuno ricorderà che l’espressione viene ripetuta più volte nel film “L’ultimo Samurai” interpretato da Tom Cruise).
Essa fa comunque riferimento a uno stato mentale che si cerca strenuamente di conseguire nella meditazione Zen, oppure in quella taoista, o anche nella pratica tradizionale di determinate discipline marziali.

In ambedue le lingue, la prima parte del termine esprime una negazione (“Wu”, per il cinese; “Mu”, per il giapponese) che è seguita, rispettivamente, da “Xin” e “Shin”.
Il termine cinese (così come quello giapponese) viene solitamente tradotto come «cuore», inteso però quale l’organo supremo che regola l’intricata attività della mente e quindi il pensiero e la volontà, così come la complessa e mutevole vita affettiva, i sentimenti, i desideri, ecc.
Nello Zen giapponese si fa riferimento a questo stato con la formula: “Mushin no shin”, che possiamo tradurre come: “La mente senza mente”.

Lo stato di Mushin viene raggiunto quando la mente riesce a liberarsi dai contenuti mentali e dalle emozioni che di solito la affliggono (desiderio, rabbia, paura, egocentrismo…).
Viene pertanto abbandonato il pensiero discorsivo, l’abitudine a formulare di continuo paragoni e giudizi, in modo di agire in piena libertà, senza essere disturbati dall’incessante “frastuono mentale”.

In ambito marziale lo stato di Mushin amplifica la reazione istintiva, affinata nel corso di una lunga pratica. A un livello molto elevato esso può manifestarsi come una capacità intuitiva quasi “extrasensoriale”, una sorta di predizione dell’attacco avversario.

I maestri del passato ritenevano che Mushin fosse lo stato in cui un combattente, dopo aver assimilato e padroneggiato tutte le tecniche, ne capisse… l'inutilità. A questo punto la sua libertà di azione poteva superare ogni limite e la stessa percezione dello spazio e del tempo mutavano radicalmente.

Il maestro zen Takuan Soho (1573 – 1645), che fu un’inesauribile fonte di ispirazione per molti maestri di spada, ha descritto lo stato di Mushin in questo modo:
«La mente deve trovarsi costantemente nello stato dell’acqua che scorre, senza mai fermarsi da nessuna parte.
Se il flusso si interrompe, cessa l’imperturbabilità e la serenità viene a mancare. In un combattimento con la spada ciò significa… morte.
Quando lo spadaccino è davanti al suo avversario, non deve pensare a nulla: né all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti dell’arma che lo minaccia.
Deve solo impugnare la sua spada dimenticando ogni tecnica, pronto a seguire istantaneamente la voce del suo spirito».

Indirizzo

Viale Europa, 28
Brugherio
20861

Orario di apertura

Martedì 17:45 - 21:00
Giovedì 17:45 - 21:00

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