29/08/2026
Come al solito, in questo Paese non manca mai il fenomeno da baraccone di turno.
Ho visto un video di Simone Carabella in cui bacia un cane e accusa i musulmani di odiare i cani. Il problema è che, prima di parlare, bisognerebbe almeno studiare ciò di cui si sta parlando.
La questione, per molti musulmani, non riguarda affatto l’odio verso i cani. Riguarda principalmente le regole della purità necessarie per la preghiera.
Io ho un cane e sono cresciuto con i cani, anche molto grandi, da 50 o 60 chili. Non mi è mai stato insegnato che il cane fosse un animale da odiare o da tenere lontano per disprezzo. Mi è stato semplicemente insegnato che, se devo pregare, devo essere pulito e indossare abiti puliti.
E sappiamo tutti come sono i cani. Mettono il naso e la bocca ovunque, ti leccano, ti saltano addosso, si sdraiano dappertutto. Se un cane entra in contatto con i tuoi vestiti e questi vengono considerati non idonei alla preghiera secondo l’interpretazione religiosa che segui, semplicemente cambi vestiti, fai l’abluzione e preghi.
Tutto qui.
Nel mio Paese d’origine, il Mali, dove la maggioranza della popolazione è musulmana, tantissime persone hanno cani in casa. Semplicemente utilizzano abiti diversi: quelli con cui stanno normalmente in casa e quelli puliti che indossano per pregare. Non c’è nessun odio verso il cane.
Basterebbe viaggiare un po’ per rendersene conto. In Marocco, Tunisia, Egitto e in moltissimi altri Paesi a maggioranza musulmana si vedono persone che possiedono cani, li accudiscono e vivono tranquillamente con loro.
Quindi no, dire che “i musulmani odiano i cani” è una delle tante semplificazioni costruite sulla mancata conoscenza dell’Islam e delle sue pratiche.
E poi c’è anche la storia secondo cui in una casa dove c’è un cane gli angeli non entrerebbero.
Se sei uno st***zo, gli angeli non vengono lo stesso a casa tua. Mica è colpa del cane.
Io credo che prima di fare video e sparare sentenze bisognerebbe studiare, conoscere e soprattutto distinguere una prescrizione religiosa dall’odio verso un animale.
Perché il problema diventa ancora più grave quando si cerca deliberatamente di trasformare una questione religiosa in uno strumento per alimentare pregiudizi.
Adesso si prova persino a mettere gli animalisti contro i musulmani: basta dire a un animalista, magari particolarmente integralista, che “i musulmani odiano i cani” e automaticamente gli si costruisce davanti un nemico.
Ma questa non è informazione. È propaganda.
I musulmani non sono un blocco unico e non esiste una regola universale secondo cui un musulmano debba odiare i cani. Esistono diverse interpretazioni religiose e diverse pratiche culturali.
Prima di accusare milioni di persone di odiare un animale, sarebbe sufficiente fare una cosa molto semplice: studiare.
Perché quando non si conosce una realtà, è molto facile trasformare una differenza religiosa in odio.
E quando lo si fa deliberatamente, non si sta difendendo né il cane né la libertà religiosa. Si sta semplicemente alimentando il pregiudizio.