11/09/2026
Questa miniatura raffigura i santi cefalofori Felice, Regola ed Essuperanzio, i celebri patroni della città e del Canton Zurigo, celebrati l’11 settembre. Secondo la Passio medievale, Felice e sua sorella Regola erano al seguito della leggendaria Legione Tebea. Scampati al massacro di Agaune, fuggirono verso nord fino a stabilirsi nei pressi di Turicum - l'odierna Zurigo - dove iniziarono a predicare la fede cristiana insieme al loro servitore Essuperanzio. Catturati dal governatore romano Decio, vennero sottoposti a atroci supplizi e infine decapitati. La leggenda vuole che, una volta eseguita la condanna, i tre corpi si fossero miracolosamente rialzati: raccolte le proprie teste mozzate tra le mani, i martiri camminarono per quaranta passi risalendo la collina, fino a indicare il luogo esatto in cui desideravano essere sepolti. Sopra quelle tombe Carlo Magno fonderà secoli dopo il celebre Grossmünster di Zurigo. L'immagine proviene dal Codex Palatinus Germanicus 111, opera del 1470-1475 custodita presso l'Universitätsbibliothek Heidelberg, il quale contiene la Legenda dei santi Felice e Regola accostata a quella di san Meinrad. I tre martiri sono colti nella loro camminata miracolosa. Al centro si staglia santa Regola, vestita di una tunica blu e di un manto bianco-rosata, la quale indica la propria testa dai lunghi capelli biondi. Ai lati, con una perfetta rispondenza simmetrica ma una ritmica variazione delle pose, la stringono i due santi Felice ed Essuperanzio, rivestiti da manti cerimoniali rosso saturo e verde oliva. Le loro teste, colte nel sonno della morte, rivelano una diversa età, per rendere evidente la fisionomia del servitore dei due fratelli. Il miniatore compie una scelta visiva radicale per compensare lo sbalzo anatomico. Dal collo troncato e zampillante di sangue dei tre santi si innalzano tre enormi nimbi a raggiera dorata e fiammeggiante. Queste immense aureole non circondano i volti - che si trovano più in basso, stretti al petto - ma si irradiano direttamente dalla ferita del martirio, nobilitando il sangue versato e trasformando il luogo della decapitazione nel fulcro stesso della luce divina. Nel registro superiore, racchiuso entro uno sfondato ottico di nubi concentriche celesti, si manifesta il Cristo benedicente con il globo crucigero. Dalle sue mani si srotola un fastoso filatterio sinuoso che attraversa il cielo come un'onda e reca in latino l'iscrizione evangelica tratta da Matteo 25,34: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi”.