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17/08/2026

Mirko Andreoli si distingue e questo ci dice che sarà tra i grandi del territorio, della pen*sola, ... . La sua mostra e ' visitabile a Cherasco in Palazzo Salmatoris fino a metà Settembre. Sua email per contattarlo [email protected]

Quel dialogo tra Petrini e Morin: “Perché serve una coscienza planetaria”Nel 2004 il fondatore di Slow Food intervistò i...
01/06/2026

Quel dialogo tra Petrini e Morin: “Perché serve una coscienza planetaria”
Nel 2004 il fondatore di Slow Food intervistò il filosofo della complessità per il lancio di Terra Madre. Un dialogo su cibo, ambiente, globalizzazione e destino comune che oggi, dopo la scomparsa di entrambi, assume il valore di un testamento civile
Carlo Petrini 30 Maggio 202
Petrini a colloquio con Morin
Riproponiamo il dialogo tra il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e il filosofo Edgar Morin, entrambi scomparsi recentemente, pubblicato il 4 maggio 2004 su La Stampa. Nell’ottobre di quell’anno si sarebbe tenuto, per la prima volta a Torino, l’evento Terra Madre: una grande conferenza internazionale che mise a confronto oltre 1194 Comunità del Cibo provenienti da 130 paesi, che avevano realizzato un modello sostenibile di produzione e distribuzione del cibo.
Un meeting di cinquemila persone in rappresentanza delle loro comunità significa anche trovarsi di fronte alla complessità del mondo. I protagonisti di Terra Madre convergeranno a Torino ad ottobre soprattutto per raccontare e ascoltare esperienze di produzione agricola e alimentare, ma le diversità che incarnano non potranno fare a meno di rimandare all'insieme della varietà di culture e identità che popolano il mondo. Una somma di differenze che vivono distanti, ma che infine sono unite da un comune destino, in quanto abitanti la medesima terra, il medesimo pianeta.
La complessità del mondo fa girare la testa se proviamo ad analizzarla con le nostre abituali categorie di pensiero: abbiamo una marea d’informazioni a facile disposizione e meno possibilità di metterle insieme in maniera sensata. Servono nuove chiavi di lettura e menti aperte al caos della realtà, in grado di cavalcarlo e di interpretarlo. Tra i più lucidi interpreti di questo nuovo mondo in cui viviamo c'è un sociologo francese, vera eminenza del pensiero moderno: Edgar Morin. Per un dialogo sulla terra, si può partire dalla sua idea di Terra-Patria, che nel suo Il Metodo - 5 l'Identità Umana introduce così: «La planetarizzazione significa ormai comunità di destino per tutta l'umanità».
Sono rimasto molto colpito da questa «comunità di destino» e dalla sua descrizione di un'identità planetaria – quantomai necessaria nell'era che stiamo vivendo – che però stenta a farsi riconoscere dagli uomini. Lei in merito parla di due mondializzazioni opposte, che tendono a controbilanciarsi. Due eliche che muovono il mondo: una, che lo sta trascinando al baratro, mossa da un quadrimotore composto dalla portentosa ed esplosiva miscela fra scienza, tecnica, industria ed economia capitalista. L'altra, invece, è quella delle «avanguardie di cittadinanza terrestre»: degli ecologisti, degli oppositori all'invasione di un generalizzato principio quantitativo, dei resistenti al primato del consumo standardizzato, dei paladini della salvaguardia delle identità e delle culture tradizionali, di chi si vuole emancipare dalla tirannia del denaro, di chi si oppone all'utilitarismo e alla violenza. A mio parere i produttori del cibo di Terra Madre si iscrivono perfettamente tra gli attori di questa seconda elica: è una sorta di «umana provvidenza», che ci fornisce il cibo in maniera sostenibile, cercando di superare e rimediare ai danni della prima vorticosa elica.
«Il mondo associazionista fa interamente e naturalmente parte della seconda elica: sono i movimenti che stanno facendo rinascere quelle aspirazioni che hanno alimentato le grandi speranze rivoluzionarie del XX secolo. Speranze che rinascono oggi sotto forma di una nuova ricerca di responsabilità e di solidarietà.
Questi motori della seconda elica stanno cominciando ad unirsi senza negare se stessi, per formare finalmente un circolo virtuoso contro un sistema-mondo che mantiene l'agricoltura intensiva, la ricerca forsennata del guadagno, la minaccia della qualità degli alimenti, il crollo della qualità della vita, l'omologazione dei generi di consumo, il depauperamento degli ambienti naturali, il degrado di tutti gli aspetti della vita umana.
Tuttavia quest'unione è ancora al di là da ve**re compiutamente e c'è il rischio che i movimenti non riescano a trovare la via per una reale internazionalizzazione di una migliore qualità della vita. Sarebbe auspicabile un movimento planetario unitario che dia un senso più globale a tutto ciò. La riunione di questi produttori di cibo è sicuramente un piccolo passo tra i tanti che si possono fare, in cui sarà interessante osservare così tante diversità a confronto per un obiettivo più alto, comune a tutti i partecipanti».
Io credo che mettere insieme tutte queste diversità, che di solito non possono comunicare tra di loro, cercando di dimostrare come in realtà lavorino tutte nella stessa direzione e rappresentino un importante patrimonio di umanità e cultura sia una grande scommessa.
Dietro ai loro prodotti ci sono miti, culture, economie, strutture sociali molto differenti tra loro: a prima vista potrebbe sembrare un semplice raduno multiforme e senza senso. Ma ad esempio lo stesso prodotto coltivato in luoghi diversi, in contesti culturali diversi, può porre le stesse problematiche, gli stessi moti di protesta contro le invasioni dell'agro-industria massificata e transnazionale, le stesse difficoltà in relazione a un ambiente sempre più in pericolo.
«Le diversità individuali, sociali, culturali, non sono che modulazioni del genere umano, il quale è un'entità singola. Per questo possiamo dire che il genere umano è un'unità multipla, mentre viviamo il paradosso per cui ciò che ci unisce è anche ciò che ci separa: ad esempio la capacità di linguaggio ci accomuna tutti, ma parliamo lingue differenti. A partire dalla preistoria, da quando l'uomo ha iniziato a sparpagliarsi per il mondo, la diversità degli uomini si è rivelata una forza creatrice preziosa, che oggi tende a scomparire con il pensiero riduzionista.
L'uomo sparisce a vantaggio dei geni per il biologo, delle strutture per lo strutturalista, di una macchina determinista per il cattivo sociologo. È quindi sempre più difficile avere la consapevolezza di far parte di un'unità molteplice: un'unità che garantisca e coltivi la diversità da un lato e una diversità che si possa iscrivere in un'unità dall'altro. Tuttavia questo passo è diventato obbligatorio, se vogliamo evitare la tendenza della prima elica a spingerci verso un destino molto drammatico. Ma le due mondializzazioni antagoniste sono per ora inseparabili: l'una alimenta l'altra e viceversa, per esempio le idee antiglobalizzazione si sono sviluppate contro le dominazioni transnazionali, le nuove idee universaliste si sono sviluppate sulla scia degli sviluppi economici e delle tecniche di comunicazione, oppure Slow Food, che forse non sarebbe mai stato concepito senza che nascesse il fast food.
In realtà, se di era planetaria vogliamo parlare, siamo ancora alla sua età del ferro, c'è ancora molta strada da fare per trovare prima un equilibrio e infine un'emancipazione».
Ma allora che cosa dovremmo fare concretamente?
«Creare i circoli virtuosi di cui parlavo prima, puntare all'espansione di una cultura mondiale che sia alimentata dalle diverse culture. Terra Madre si inscrive bene in questo progetto: ridurre l'importanza dell'agricoltura industriale è una necessità urgente nel mondo d'oggi; l'unica via è di sviluppare la piccola e media produzione. Slow Food potrebbe ad esempio fare da pannello di controllo nel coniugare e connettere i soggetti coinvolti: dal biologico al commercio equo e solidale.
Si tratta di un intermondialismo che è difficile immaginare che forma assumerà, ma sono sicuro che non si servirà della classica forma del partito, che è obsoleto, sclerotizzato, troppo burocratizzato.
Bisognerà forse creare, a partire dalle associazioni, delle leghe internazionali, che condividano obiettivi comuni e radunino quelle forze che oggi lavorano nella stessa direzione ma che purtroppo sono ancora molto disperse. E pensare che oggi tutto sembra pronto: abbiamo una macchina economica planetaria, una tecnologia altamente condivisibile, un sistema di comunicazioni potenzialmente non esclusivo. Esiste l'infrastruttura organizzatrice di una società-mondo.
Quello che ancora manca sono le istanze superiori a questa specie di mega-macchina, in grado di orientarla verso la seconda mondializzazione, una società civile mondiale, una coscienza di destino
planetario».
Nell'ottica di una cultura mondiale alimentata dalle diverse culture, mi pare che la gastronomia rivesta comunque un ruolo molto importante, in quanto rappresentazione culturale delle diversità e al tempo stesso risposta a un bisogno comune a tutti gli uomini, quello di nutrirsi. Le cucine del mondo sono una forma di diplomazia della pace, la salvaguardia delle gastronomie tradizionali vuol dire automaticamente salvaguardia di piccole economie, della biodiversità, degli ecosistemi.
Purtroppo però la gastronomia ha subito un ostracismo da parte del mondo accademico che l'ha sempre considerata in maniera non scientifica, una specie di passatempo folcloristico per buontemponi benestanti. Il motivo forse è da ricercare nei condizionamenti religiosi delle nostre società, in cui il piacere è sempre stato visto come un elemento da tenere nascosto, da non approfondire, anche se è fisiologico e degno di studio come tutti gli altri aspetti della vita.
Non pensa che la gastronomia e, più in generale, il piacere siano tra quelle istanze superiori con cui cercare di orientare la mega-macchina che, come lei sostiene, ora ci sta facendo affondare come il Titanic?
«Abbiamo due fonti di realtà, una razionale e una affettiva. Non tenere conto di questa seconda realtà svuoterebbe il nostro intelletto: la vita umana ha bisogno delle verifica empirica, della logica, di tutti i nostri esercizi razionali. Ma ha anche bisogno di essere nutrita di sensibilità e di immaginario.
L'essere umano è sottoposto a un conflitto ininterrotto tra il principio del piacere e il principio di realtà, tra il suo bisogno di rispettare la realtà e la sua tendenza a negarla. Studiare soltanto uno di questi aspetti è riduttivo, come lo è la scienza dominante oggi. La parte affettiva, con i miti, le illusioni, è fondamentale, perché non nega la realtà, ma costruisce una realtà sopportabile: per questo si rendono necessarie una multidisciplinarietà e una transdisciplinarietà che non sono ancora state completamente implementate dal mondo accademico.
La gastronomia mi sembra una materia altamente interdisciplinare, perché comprende aspetti razionali e miti, il principio della realtà e il principio del piacere. Ma il piacere, è vero, siccome è difficile da quantificare, viene poco considerato. Quando all'Università ero ricercatore di cinema domandai che mi fossero rimborsati i biglietti di ingresso agli spettacoli: il consiglio di facoltà si riunì e tra toni molto gravi mi dissero che era impossibile rimborsare i biglietti per una cosa così piacevole, al massimo potevano pagarmi il tram per andare al cinema. Questo è soltanto un piccolo esempio che però rende bene l'idea».
Tornando al tema agricolo, trovo che storicamente ci sia anche un'altra forma di ostracismo: quello nei confronti dei contadini. Nel medioevo c'era questa forma di organigramma sociale per cui c'era l'uomo di dio, quindi l'uomo di spada e, ultimo, il contadino che li manteneva entrambi con il suoi lavoro. Oggi abbiamo altre figure: l'industriale, il comunicatore, l'uomo di finanza, ma il contadino rimane sempre l'ultima ruota del carro, pur continuando a produrre il cibo necessario alla sopravvivenza.
Nei paesi più sviluppati la percentuale di contadini è oggi minima, ma se consideriamo l'intero pianeta è molto rilevante, parliamo di una maggioranza. Perché quest'umana provvidenza, che provvede ai nostri bisogni alimentari, continua a essere in qualche modo vilipesa?
«Penso sia dovuto all'invadenza della prima elica anche nel settore agricolo, che si è fortemente industrializzato, riducendo il valore di un'umanità produttiva che si alimenta anche di mito, illusioni, aspetti non razionali. Ma questo, ancora, non fa che dimostrare che le due eliche si alimentano a vicenda: la prima convergenza di forze antagoniste al circuito vizioso di scienze-tecnica-industria-profitto si è verificata a Seattle nel 1999, emergendo proprio dal mondo contadino. Si è superata la chiusura nelle proprie specifiche realtà nazionali per resistere alla dominazione planetaria tecnico-economica, prima di tutto nelle campagne.
Il caso di Bové ad esempio è molto interessante, la sua azione da locale è diventata subito globale. Ha iniziato difendendo la qualità del suo Rochefort e oggi in qualche modo rappresenta le idee di milioni di contadini nel mondo.
Chissà, il vostro Terra Madre darà un altro scossone: fa senz'altro parte di quel circuito virtuoso in formazione a partire da Seattle, che lega l'agricoltura biologica e quella tradizionale, il primato della qualità sulla quantità, il perseguimento del benessere e non del possesso, la volontà di salvaguardare le diversità biologiche e quelle culturali, le istanze ecologiche, la ricerca di una nuova ruralità e di un nuovo modo di essere cittadini.
Ma la vera trasformazione potrà compiersi soltanto quando tutte queste correnti si raccorderanno in maniera organica le une alle altre, con il fine ultimo di costruire una vera politica di civiltà planetaria».

https://www.lastampa.it/cultura/2026/05/30/news/morin_petrini_diaologo_terra_madre_2004-15641717/?fbclid=IwY2xjawSK-HhleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEelQ9HNdPzAknF9ylc4TDs9GSNc9V3ubG4djxN9Q1tESwks6nMxglWmZ0fp0o_aem_oFQn3nVOINZezfrLq02D9Q

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31/05/2026

Un gruppo di ricercatori dell’University College of London contesta l’impennata di certificazioni del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.

31/05/2026

Post di Cinzia Mion
Incontrai il pensiero di Edgar Morin nell' anno 1985 , attraverso il suo intervento all' interno del testo "La sfida della complessità" a cura di Bocchi e Ceruti.
Le sue considerazioni sulla "multilogica e multidimensionalità" mi stregarono subito!
Appena uscì la prima versione delle Indicazioni nel 2007 mi fiondai a Roma per vederlo e ascoltarlo alla presentazione delle stesse.
Da allora ho seguito tutte le sue pubblicazioni fino all' ultima:"SVEGLIAMOCI" in cui lamenta il rischio di perdere il "PENSIERO"
Ho scritto ripetutamente lamentando come nelle ultime premesse delle Nuove Indicazioni 2025 fosse sparito il "paradigma culturale della complessità" : l' unico in grado di illuminare la complessità del mondo attuale.
Ciao Morin, mi mancherai molto. Mi mancherà il faro del tuo acuto pensiero che detestava tutte le semplificazioni e sapeva raggiungere la profondità del PENSIERO aiutandoci ad illuminare l' attualità e il futuro.
La terra ti sarà lieve perché non sempre la profondità è sinonimo di pesantezza. Per me ha rappresentato la SCOPERTA...per cui la chiarezza ha alleggerito il tutto!!!

28/05/2026
20/05/2026

🎒👨‍👦 La Giunta comunale braidese ha ringraziato i volontari del Pedibus incontrandone una nutrita rappresentanza nella sala consiliare “Achille Carando” del municipio.
📣 “Con questo impegno costante e di grande responsabilità rivolto ai bambini – hanno detto il sindaco Fogliato e l’assessore Amato – garantite un servizio utile per le famiglie, incentivate la mobilità a piedi sia in centro città che nelle frazioni e date un granissimo esempio e contributo a tutta la collettività”.
Grazie per il supporto!

06/04/2026

La Svezia torna a puntare su carta e penna per rilanciare l’apprendimento tradizionale nelle scuole, dopo anni di forte dipendenza dai dispositivi digitali. Gli studenti stanno riscoprendo le competenze di base attraverso libri stampati e scrittura a mano, mentre la tecnologia viene progressivamente ricollocata in un ruolo di supporto, e non più centrale.

La decisione arriva alla luce di diverse ricerche che hanno evidenziato come un uso eccessivo degli schermi in classe possa incidere negativamente sulla comprensione della lettura, sulla capacità di attenzione e sulla concentrazione prolungata. Gli insegnanti hanno inoltre rilevato un indebolimento delle abilità di scrittura manuale e della lettura continuativa tra gli studenti.

Questo cambiamento mira a rafforzare le basi dell’apprendimento, mantenendo comunque gli strumenti digitali come risorsa complementare. La strategia svedese viene già definita una “rinascita analogica” e rappresenta un possibile modello per altri Paesi nella ricerca di un equilibrio tra innovazione tecnologica e competenze fondamentali.

06/04/2026

Buon lunedì dell' Angelo ❤️

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