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Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINIL PONTE DELLE BOCCHEDue bocche spalancate ingoiano l’acqua del Muson...
31/01/2024

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

IL PONTE DELLE BOCCHE

Due bocche spalancate ingoiano l’acqua del Muson Vecchio sotto l’argine alto del Muson dei Sassi e la trascinano nelle viscere della terra, come le anime nel regno degli inferi. Siamo a Camposampiero, in fondo a via Tiso, presso il ponte pedonale che immette su via Albarella. Ma l’acqua riemerge subito dopo e il fiume continua la sua placida corsa verso est, dopo aver mancato l’abbraccio con quell’altro Muson che la natura da sempre aveva destinato per lui. Un divorzio perfetto perpetrato dai Veneziani nel 1612, quando il Muson dei Sassi venne canalizzato fino al Brenta di Pontevigodarzere. Un sifone a botte separa le due acque, come ai Canarei di S. Michele delle Badesse (Pontecanale). Lì a far atto di sottomissione è il Tergola, qui è il Muson Vecchio, ma il risultato è lo stesso: le acque di risorgiva della pianura non si mescolano con quelle della pedemontana.

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINLA PIEVE AURELIANAArrivava nientemeno fino alla Pedemontana la giuris...
24/01/2024

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

LA PIEVE AURELIANA

Arrivava nientemeno fino alla Pedemontana la giurisdizione dell’antichissima pieve di S. Maria de Laurellia a Loreggia, unica pieve sorta sul cardine massimo della via Aurelia, che univa Padova ad Asolo. Altivole, Crespano, Semonzo, Pagnano sono solo alcune delle cappelle che dipendevano da essa. Sorta dopo i Concili di Efeso (431) e Calcedonia (451), che avevano attribuito alla Vergine il titolo di Madre di Dio, è una delle comunità cristiane più antiche del Padovano, posta nei pressi dell’antico Muson (ora Rio Rustega) sul confine tra due centuriazioni dell’impero, quella di Padova e quella di Altino, e proiettata fino a quella di Asolo. La chiesa attuale, risalente al XVIII secolo, è rivolta verso est, ma in antico guardava a occidente sul cardine massimo, che ora appare deviato in più punti. La base stessa del campanile a guglia, risalente al XVI secolo, pare essere il basamento di un’antica torre romana di difesa, come tante altre sorte a guardia dei fiumi e delle terre centuriate. L’interno della parrocchiale conserva pregevoli tele di Jacopo, Francesco e Girolamo da Ponte, detti i Bassano (secolo XVI), una notevole statua lignea quattrocentesca della Vergine col Bambino, una statua marmorea cinquecentesca di S. Antonio con Gesù in braccio, forse di Andrea Briosco, e un bel crocifisso del Seicento. Interessante la decorazione dell’abside, tutta coperta da stucchi settecenteschi.

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINSANTITA’ E BELLEZZA“Domumtuam, Domine, decetsanctitudo” recita la scr...
10/01/2024

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

SANTITA’ E BELLEZZA

“Domumtuam, Domine, decetsanctitudo” recita la scritta entro l’arco sagomato posto sopra il portale della chiesa parrocchiale di Bronzola, cioè: La santità si addice alla tua casa, Signore; ma bisognerebbe aggiungere “et pulchritudo”, cioè la bellezza. A tanto si è spinti entrando in questa piccola chiesa, in cui si rimane estasiati da tanta armonia e perfezione. Posta all’incrocio tra un cardine e un decumano, come segno del sacro della centuriazione, è orientata classicamente da oriente a occidente e conserva al suo interno una splendida pala del 1604 raffigurante la Crocifissione, di autore ignoto. E’ dedicata ai santi Pietro e Paolo, di cui fanno memoria le due statue poste a destra e a sinistra della Madonna sulla sommità del timpano, ma in antico era dedicata all’arcangelo S. Michele, il che fa supporre che il primo nucleo di fondazione fosse longobardo, come attesta anche il nome del paese Bronzola, dal germanico Berinza. La chiesa attuale fu edificata in forme neoclassiche tra il 1744 e il 1766. Quella precedente, più piccola, nel 1500. Della prima, di epoca longobarda, si sono trovate le fondamenta durante gli scavi del 1985 sotto il pavimento attuale, e ci parlano di un edificio di appena dieci metri per cinque. A questa chiesa primitiva si riferisce una bolla di papa Gregorio IV nell’anno 828, in cui per la prima volta compare il topònimo Bronzola e si afferma che la chiesa di S. Michele Arcangelo è proprietà del monastero benedettino di S. Giustina.

LE SCUOLE STEINER-WALDORFNonostante la disfatta della prima guerra mondiale, le condizioni umilianti imposte dalla Germa...
01/01/2024

LE SCUOLE STEINER-WALDORF

Nonostante la disfatta della prima guerra mondiale, le condizioni umilianti imposte dalla Germania dal trattato di Versailles e una situazione socio-economica di diffuso disagio, nell’immediato dopoguerra sorsero nel paese moltissimi impulsi per un rinnovamento culturale nei più diversi ambiti. Tra questi vi furono anche alcune iniziative in campo pedagogico che cercarono di dare nuovi orientamenti ad una impostazione educativa e scolastiva ancora radicata nella cultura ottocentesca. A Stoccarda, Emil Molt, persona sensibile alle questioni sociali nonché direttore generale della fabbrica di si*****te Waldorf Astoria, in risposta ad una richiesta deglin operai, decise di creare una scuola per i figli dei dipendenti della fabbrica, con l’intento di dare un contributo fattivo all’acculturamento dei ceti più svantaggiati della società. A tal fine, nella primavera del 1919 Molt si rivolse al noto filosofo e conferenziere Rudolf Stern, il quale colse l’opportunità offerta per realizzare un impulso pedagogico che da una ventina di anni egli andava elaborando, quale frutto dell’esperienza e del pensiero. Chiamò a sé un gruppo di dodici persone,che in pochissimo tempo egli stesso preparò a diventare i maestri di un percorso scolastico del tutto innovativo.Il 7 settembre 1919 venne inaugurata a Stoccarda la prima scuola Waldorf, con 8 classi e alunni dai 6 ai 14 anni. A distanza di poco più di un secolo, la pedagogia Waldorf dopo i sistemi statali e le scuole confessionali, è l’impulso educativo libero più diffuso al mondo. Avendo a fondamento, come prerequisito per gli insegnanti, lo studio e l’elaborazione di una profonda conoscenza antropologica dell’essere umano in divenire, il Piano di studi e le metodologie didattiche ed educative si prestano ad essere adatti alle diversità sociali e culturali delle diverse realtà, senza per questo perdere la loro valenza universale. Oggi il movimento delle scuole Waldorf, con circa 2000 scuole dell’infanzia e1100 scuole distribuite in tutti i continenti, è la testimonianza della ricchezza culturale, la poliedricità sociale e l’attualità educativa dell’impulso pedagogico iniziato da Rudol Steiner sulle rovine della prima guerra mondiale, per i figli degli operai di una fabbrica.

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINMADONNA DELLE CIOÀRELa villa Gradenigo di Pianiga fu costruita nel Se...
27/12/2023

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

MADONNA DELLE CIOÀRE

La villa Gradenigo di Pianiga fu costruita nel Seicento sul Cavin Maggiore (SDIX) tra povere case bracciantili e rurali, molte delle quali semplici casoni di paglia e tavole di legno inchiodate, detti perciò cioàre. Mostra ancora i segni dell’eleganza antica nonostante i rimaneggiamenti e le trasformazioni subite nei secoli. In corrispondenza del primo piano una trifora arcuata ed un bel poggiolo conferiscono a tutto il complesso una certa leggerezza, sottolineata anche dai fori archivoltati delle finestre e dal cornicione a dentelli. La barchessa di destra mostra ancora i suoi grandi archi, mentre quella di sinistra è stata completamente trasformata. Annessa alla villa e rivolta verso strada, sta la ca****la gentilizia, fatta costruire per uso pubblico nel 1787 da Giovanbattista Gradenigo. Inaugurata l’anno dopo, il 3 settembre 1788, come indicato nella lapide posta sopra la porta di ingresso, fu dedicata alla Madonna Addolorata. L’interno ha un solo altare, con un piccolo dipinto sopra il tabernacolo, raffigurante la Vergine trafitta da sette spade (i sette dolori di Maria). Ai lati stanno due finte porte in legno. I due muri di destra e di sinistra presentano due grate incorniciate di legno lavorato, per ascoltare le funzioni. Quella di destra dà sulla piccola sacrestia che separa la chiesa dalla barchessa, sul cui angolo s’innalza il campaniletto a vela, ormai privo di campane. La chiesetta delle Cioàre passò nel 1800 alla famiglia Conti di Venezia, poi agli Azzoni Avogadro e infine agli Istituti Pii Riuniti. Ora è proprietà di un’opera pia di Mestre. Da proprietario a proprietario sono cresciuti l’incuria e l’abbandono, con conseguente degrado degli interni e degli arredi: un’ottava spada al cuore dell’Addolorata? La villa invece è proprietà delle famiglie che un tempo vi lavoravano come affittuarie.

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINMATTONI DI LUCEE’ sicuramente il colore caldo del mattone che conferi...
21/12/2023

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

MATTONI DI LUCE

E’ sicuramente il colore caldo del mattone che conferisce alla chiesa di S. Martino di Pianiga quell’atmosfera accogliente e luminosa che si estende a tutta la piazza centrale del paese. Sorge sulle rovine di un’antica chiesa paleocristiana ed è posta all’interno di un sagrato tutto circondato da muro. La struttura a croce latina conserva l’originario aspetto romanico duecentesco con alcuni influssi gotici e presenta una facciata con un grazioso prònao, sostenuto da due colonne di pietra, due monòfore arcuate ai lati e un grande rosone centrale. Sulla sommità tre corte guglie a mattoni arrotondati richiamano le quattro guglie posteagli angoli del coronamento del maestoso campanile e la sua grande cuspide conica, costruita su base ottagonale. L’interno, con soffitto a volta ribassata, conserva dietro l’altare maggiore uno stupendo polittico che riecheggia la Pala d’oro di S. Marco a Venezia. Alto quattro metri e largo tre, è suddiviso in tre comparti, con undici figure, collocate dentro uno scheletro ligneo dorato e finemente intagliato. Fra di esse spicca una stupenda Madonna col Bambino e S. Giovanni. Per lungo tempo l’opera fu attribuita a Giovanni Bellini, vissuto a Venezia nel 1400; ora si propende per Francesco Bissolo (1470-1554) allievo del Bellini. Degni di nota anche la ca****la seicentesca del Battistero con affreschi che descrivono la vita di S. Martino di Tours, e l’altorilievo esterno posto sotto il portale di settentrione, raffigurante il Santo Patrono che divide il mantello con il povero.

 📚📖   🌈  L’ISOLA DI SAN LAZZARO DEGLI ARMENI A VENEZIA L’isola del Monastero di San Lazzaro degli Armeni è il risultato ...
18/12/2023

📚📖 🌈

L’ISOLA DI SAN LAZZARO DEGLI ARMENI
A VENEZIA

L’isola del Monastero di San Lazzaro degli Armeni è il risultato della somma di più corpi di fabbrica, risalenti ad età diverse. Al chiostro centrale quadrangolare si collegano a SO l’edificio a “U” del noviziato, ad O il braccio dell’ex tipografia, desinente nel blocco del museo scientifico: l’ala nordoccidentale del chiostro si prolunga verso oriente in un edificio detto “professoio” in quanto destinato ad ospitare i professi di voti perpetui, mentre dal lato opposto, all’ala sudorientale, il corpo del refettorio con la sovrapposta bibioteca. Tra queste due porzioni edilizie si trova inserita la chiesa, accessibile dal chiostro mediante un apposito passeggio. Da questa due altri corpi (sacrestia e pella di San Benedetto) si protendono verso SE saldandosi con la struttura del refettorio. Presso il lato SE si erge, infine, la torre cilindrica della biblioteca dei manoscritti, raggiunta dall’ala vicina tramite un passaggio pensile. La prima notizia sull’isola di San Lazzaro data dell’ 810, quando la Serenissima affida l’isola, all’epoca di estensione di gran lunga minore dell’attuale, all’Abate del Monastero benedettino di S. Ilario di Fusina. Più tardi si rivelerà essere stata adibita dal Senato ad ospedale per pellegrini, “lazzaretto”, e infine ricovero per i poveri: precisamente quando, in relazione ai contatti commerciali con l’Oriente, cominciò a diffondersi a Venezia la malattia della lebbra, nel 1182 il nobile patrizio Leone Paolini ottiene il permesso di trasferire il primitivo ospedale dei malati di San Trovaso in quest’isola che riceve in dono all’Abate Umbert. Da allora in poi il luogo viene denominato “isola di San Lazzaro”, al pari dei lazzaretti dei lebbrosi sparsi in Italia. Quando nel 1717, il Monaco Benedettino Armeno che nel 1700 fondò l’ordine religioso cattolico della Congregazione Mechitarsta, con i suoi ottenne l’isola in concessione perpetua e vi si insediarono, si dedicano subito al restauro degli edifici a cominciare dalle più urgentiriparazioni ai tetti ed alle finestre, Mechitar provvede a frazionare gli stanzoni in celle singole per i suoi monaci, una parte dei quali risiedeva ancora in parrocchia di San Martino, in attesa di un primo minimale riassetto degli edifici di San Lazzaro. Già alla fine di aprile del 1718 tutta la comunità può riunirsi nell’isola. Successivamente Mechitar, reinvestitosi nel ruolo di architetto che aveva già assunto con successo a Modone, prepara personalmente il piano regolatore del complesso monastico e con l’aiuto di benefattori armeni e italiani, ricostruisce prima la chiesa ed in tappe successive, i locali del Monastero: i lavori dureranno fino al 1740. Nel 1815, sotto l’Abate Stephanos Akonz, la Congregazione potè godere di un primo significativo ampliamento dell’isola, in seguito alla visita dell’Imperatore d’Austria Francesco II° che, notandone l’estrema esiguità in estensione di terreno, concedette la facoltà di interramento dell’area immediatamente a settentrione, per cui la la superficie fu quasi raddoppiata, portandosi da 7.000 a 13.700 mq. Nel 1912, interrato il canale della cavana, si provvide a spostare quest’ultima all’estremità dell’isola (angolo occidentale), mediante l’adattamento della terrazza ottogonale ivi eretta da alcuni anni, e rettificare la linea della riva. Con il nuovo ampliamento, l’isola raggiunge 16.970 mq di superficie. Un “Kathkar” originale armeno del XIV° secolo, ricavato da un blocco basaltico (cm 190x80), poggia sul terreno accanto al piazzale recentemente risistemato e riporta alle radici dell’identità di quanti hanno plasmato questo lembo di terra negli ultimi tre secoli di storia.

Fonti: Alberto Peratoner – Dall’Ararat a San Lazaro –VE 2015

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINLA FORZA DELL’OSPITALITA’Magari ti aspetti, arrivando a Càrpane, di t...
13/12/2023

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

LA FORZA DELL’OSPITALITA’

Magari ti aspetti, arrivando a Càrpane, di trovare un carpino venerando a guardia della celebre chiesetta di S.Antonio Abate, e ti ritrovi invece con una bella coppia di querce, di cui una veramente imponente, che stanno insieme come due buoni coniugi. Siamo a Càrpane di Loreggia, al confine dei distretti di Camposampiero, Castelfranco e Cittadella, e la chiesa di S.Antonio di Vienne, protettore dei lebbrosi e dei viandanti, ti accoglie come ti stesse aspettando da tempo. Annessa ad un ricovero per pellegrini, che fungeva anche da piccolo ospedale, è ricordata per la prima volta in un documento del 1183 e poi nel testamento di Speronella Dalesmanina del 1199. Diventata fatiscente, fu riedificata dai Roverbella, dopo autorizzazione di papa Alessandro VI con bolla del 1501, e dotata di beni, nonché affrescata al suo interno. E’ probabile che alla soppressione dell’ospedaletto la sua attività sia stata trasferita a Loreggia, dove maggiore era il transito dei viandanti. Fin dal 1463 infatti si ha notizia di un piccolo ospedale di S.Maria a Loreggia, che operò a favore di pellegrini e di povera gente sino a fine Ottocento.

☀️DICEMBRE 2023☀️NumeriHo sempre sognato campare di arte,il cuore e la bocca sfamati da un sogno,benchè questo tempo la ...
01/12/2023

☀️DICEMBRE 2023☀️

Numeri

Ho sempre sognato campare di arte,
il cuore e la bocca sfamati da un sogno,
benchè questo tempo la lasci in dispare
per farsene un vanto soltanto al bisogno.

Ma i numeri sanno fiaccare chiunque,
perché la realtà non fa complimenti,
ma a farli è la gente io resto comunque
tra stringere mani e stringere i denti.






Non faccio che scegliere i numeri miei,
grato e convinto a ogni occasuione,
sebbene non riempiano tasche e display
sostengono sempre la mia decisione

Da: scenari diversi di Luca Francioso.
Immagini da:il calendario dell’anima di Rudolf Stern

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINL’ANTICO CONFINEIl placido corso del rio Rustega, qui ritratto nel ce...
29/11/2023

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

L’ANTICO CONFINE

Il placido corso del rio Rustega, qui ritratto nel centro di Loreggia, a fatica rievoca con la sua modesta portata l’antico alveo del Muson, che scendeva dai colli asolani e si dirigeva verso sud-est fino alla Bastia di Massanzago. Qui oggi il rio, depauperato delle acque del Muson dei Sassi fin dal 1612, si getta nell’attuale Muson Vecchio, ma è chiaro dalla confluenza che in antico era questo ad essere affluente di quello. Infatti la nostra centuriazione ha per confine nord proprio il rio Rustega (e da Massanzago in poi il Muson Vecchio). Lo dimostra chiaramente la direzione delle strade romane, da noi deviate di 14 gradi e mezzo rispetto ai punti cardinali e oltre la Rustega di soli 4 gradi. Se nella cartina dell’IGM guardiamo ad esempio il decumano delle Guizze, che da Camposampiero va a Rustega (DDVI), si può notare che, oltrepassato il rio, la sede stradale subisce una leggera deviazione per adeguarsi alla nuova impostazione viaria della centuriazione di Altino.

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORINIL CAPITELLO DEL VOTOBeh, ci hanno provato in tanti a Pianiga a propo...
22/11/2023

Dalla raccolta di articoli scritti da BRUNO PEGORIN

IL CAPITELLO DEL VOTO

Beh, ci hanno provato in tanti a Pianiga a proporne la demolizione, ma sempre senza successo. E sì che, a detta dei benpensanti, è mal collocato ed antiestetico, addirittura con orientamento diverso rispetto a quello della chiesa e del campanile attigui. Eppure… Parliamo del capitello posto vicino alla strada, entro il sagrato della bella chiesa di S. Martino. L’edicola è ancora in buono stato di conservazione, ma l’affresco della Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Apostolo e Rocco è appena leggibile e bisognoso di restauri. Il capitello fu eretto dalla pietà popolare nel 1554, a seguito di un voto espresso nel 1552, dopo che la peste di due anni prima aveva seminato terrore e morte in tutto il territorio. In quella circostanza furono solo quaranta gli uomini adulti della parrocchia che riuscirono a sopravvivere! Sarà per il voto, sarà per la pietà popolare verso la Madre di Dio, sarà per il ricordo di quel disastro sedimentato nelle coscienze, o semplicemente perché è un manufatto antico di cinque secoli, ma intanto il capitello può dormire sonni tranquilli: ha piantato solide radici nel cuore di Pianiga e sarà ben difficile tagliarle!

Indirizzo

Borgoricco
35010

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