18/12/2023
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L’ISOLA DI SAN LAZZARO DEGLI ARMENI
A VENEZIA
L’isola del Monastero di San Lazzaro degli Armeni è il risultato della somma di più corpi di fabbrica, risalenti ad età diverse. Al chiostro centrale quadrangolare si collegano a SO l’edificio a “U” del noviziato, ad O il braccio dell’ex tipografia, desinente nel blocco del museo scientifico: l’ala nordoccidentale del chiostro si prolunga verso oriente in un edificio detto “professoio” in quanto destinato ad ospitare i professi di voti perpetui, mentre dal lato opposto, all’ala sudorientale, il corpo del refettorio con la sovrapposta bibioteca. Tra queste due porzioni edilizie si trova inserita la chiesa, accessibile dal chiostro mediante un apposito passeggio. Da questa due altri corpi (sacrestia e pella di San Benedetto) si protendono verso SE saldandosi con la struttura del refettorio. Presso il lato SE si erge, infine, la torre cilindrica della biblioteca dei manoscritti, raggiunta dall’ala vicina tramite un passaggio pensile. La prima notizia sull’isola di San Lazzaro data dell’ 810, quando la Serenissima affida l’isola, all’epoca di estensione di gran lunga minore dell’attuale, all’Abate del Monastero benedettino di S. Ilario di Fusina. Più tardi si rivelerà essere stata adibita dal Senato ad ospedale per pellegrini, “lazzaretto”, e infine ricovero per i poveri: precisamente quando, in relazione ai contatti commerciali con l’Oriente, cominciò a diffondersi a Venezia la malattia della lebbra, nel 1182 il nobile patrizio Leone Paolini ottiene il permesso di trasferire il primitivo ospedale dei malati di San Trovaso in quest’isola che riceve in dono all’Abate Umbert. Da allora in poi il luogo viene denominato “isola di San Lazzaro”, al pari dei lazzaretti dei lebbrosi sparsi in Italia. Quando nel 1717, il Monaco Benedettino Armeno che nel 1700 fondò l’ordine religioso cattolico della Congregazione Mechitarsta, con i suoi ottenne l’isola in concessione perpetua e vi si insediarono, si dedicano subito al restauro degli edifici a cominciare dalle più urgentiriparazioni ai tetti ed alle finestre, Mechitar provvede a frazionare gli stanzoni in celle singole per i suoi monaci, una parte dei quali risiedeva ancora in parrocchia di San Martino, in attesa di un primo minimale riassetto degli edifici di San Lazzaro. Già alla fine di aprile del 1718 tutta la comunità può riunirsi nell’isola. Successivamente Mechitar, reinvestitosi nel ruolo di architetto che aveva già assunto con successo a Modone, prepara personalmente il piano regolatore del complesso monastico e con l’aiuto di benefattori armeni e italiani, ricostruisce prima la chiesa ed in tappe successive, i locali del Monastero: i lavori dureranno fino al 1740. Nel 1815, sotto l’Abate Stephanos Akonz, la Congregazione potè godere di un primo significativo ampliamento dell’isola, in seguito alla visita dell’Imperatore d’Austria Francesco II° che, notandone l’estrema esiguità in estensione di terreno, concedette la facoltà di interramento dell’area immediatamente a settentrione, per cui la la superficie fu quasi raddoppiata, portandosi da 7.000 a 13.700 mq. Nel 1912, interrato il canale della cavana, si provvide a spostare quest’ultima all’estremità dell’isola (angolo occidentale), mediante l’adattamento della terrazza ottogonale ivi eretta da alcuni anni, e rettificare la linea della riva. Con il nuovo ampliamento, l’isola raggiunge 16.970 mq di superficie. Un “Kathkar” originale armeno del XIV° secolo, ricavato da un blocco basaltico (cm 190x80), poggia sul terreno accanto al piazzale recentemente risistemato e riporta alle radici dell’identità di quanti hanno plasmato questo lembo di terra negli ultimi tre secoli di storia.
Fonti: Alberto Peratoner – Dall’Ararat a San Lazaro –VE 2015