18/03/2025
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18/03/2025
01/03/2025
Un'occasione da non perdere!
Karate Contact e Karate Shotokan, con due Maestri di levatura internazionale, a Borgomanero. Domenica 16 marzo.
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21/02/2025
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13/10/2022
In "Samurai" di ottobre
TETSUHIKO ASAI, IL MAESTRO DEI MAESTRI. LA SUA EREDITA’ A 16 ANNI DALLA MORTE, di Sergio Roedner
“In passato non tutti potevano praticare il karate in modo normale, soprattutto subito dopo la guerra: c’era una mentalità chiusa, una durezza fisica nel karate, finalizzata soprattutto a forgiare lo spirito, piuttosto che una tecnica efficace per le arti marziali. Molti praticanti di Shotokan avevano, e hanno ancora, una mente ristretta pensando che questo sia l’unico modo di fare karate, e questo si riflette in tutti gli aspetti del loro allenamento.”
Tetsuhiko Asai
Il 15 agosto sono trascorsi esattamente 16 anni dal giorno della morte di Tetsuhiko Asai, uno dei maestri più originali mai prodotti dalla Japan Karate Association. Soprannominato Kaminari-Arashi (che significa “Tempesta tonante”), è stato un praticante di karate Shotokan che ha infuso altre arti marziali, come il Kung Fu della Gru Bianca, nel proprio stile personale. E’ stato descritto da Kenneth Funakoshi, in passato suo allievo, come un “maestro di maestri”. Deteneva anche il 2°Dan in Judo e in Kendo e il 3°Dan in Jodo (arte marziale che utilizza il bastone corto).
Asai nacque il 7 giugno 1935 sull’isola di Shikoku, nella prefettura di Ehime. Era il maggiore di cinque maschi e quattro femmine. Suo padre, un poliziotto, insegnava Judo e Kendo. Negli anni ‘50 frequentò l’Università Takushoku dove si iscrisse al club universitario di karate. Nel club il suo istruttore era Masatoshi Nakayama, col quale strinse un’amicizia destinata a durare tutta la vita. Alcuni dei suoi esami di grado furono condotti da Gichin Funakoshi. Fra i nomi noti con cui si allenò nel club figurano Hirokazu Kanazawa, Hiroshi Shirai, Keinosuke Enoeda e Takayuki Mikami.
Nel 1958 Asai si laureò e, per suggerimento di Nakayama, si iscrisse al corso istruttori della JKA (Kenshusei). Ne 1960 Asai prese parte al 4° campionato pan-giapponese di karate dove si classificò terzo nella gara di kumite. L’anno seguente divenne il terzo “Grand champion” della storia del torneo, vincendo la gara di kumite contro Hiroshi Shirai e piazzandosi secondo nella gara di kata vinta da Takayuki Mikami (Grand Champion dell’anno precedente). Nel 1963 vinse il titolo di kata contro Toru Iwaizumi. Asai si diplomò istruttore nel 1961 assieme a Kisaki, Ueki, Enoeda e Miyazaki. Nello stesso anno conobbe la sua futura moglie, l’attrice di Taiwan Chen Hui-Zhu, che lavorava per una compagnia cinematografica a Tokyo.
Nel 1965 Asai visitò Taiwan in viaggio verso il suo primo incarico per la Jka nelle Hawai. In questa occasione incontrò il fratello maggiore della moglie, Chen Hong-Zong, che era un esponente del Kung Fu della Gru Bianca. Avendo in comune l’interesse per le arti marziali, i due presto divennero buoni amici e iniziarono a scambiarsi le proprie esperienze marziali. Asai cominciò a imparare il Kung Fu da Chen, mentre Chen e i suoi allievi diventarono infine allievi di Asai. Egli insegnò loro i fondamentali del karate per un mese, allenandosi prima e dopo il lavoro.
Asai arrivò nelle Hawai nel 1966, dopo la sua visita a Taiwan. Come nuovo Istruttore Capo della Jka nelle Hawai, divenne il terzo istruttore Jka a insegnare nell’arcipelago dopo Hirokazu Kanazawa e Masataka Mori. L’esperienza gli piacque e prolungò il suo visto per oltre quattro anni. Proprio come aveva fatto a Taiwan, si dedicò allo studio di altre arti marziali che vi erano praticate. Quando il suo soggiorno si concluse, ritornò a Taiwan dove rimase fino al 1973. Sebbene risiedesse nella città di Taichung, viaggiava per tutta l’isola con la moglie e il cognato, dimostrando e insegnando il karate. Apparve persino alla televisione di Taiwan, con Chen Hui-Zhu in qualità di interprete.
Nel 1971 Asai organizzò una visita a Taiwan del suo mentore, Masatoshi Nakayama. Nel marzo del 1972 Asai fondò la Federazione di Karate cinese di Taipei. I suoi successi gli crearono però dei problemi spiacevoli. Gli fu rivolta l’accusa infondata di essere filo-comunista e di usare il karate come mezzo di arruolamento per il partito comunista cinese. Nonostante queste accuse cadessero, il numero degli iscritti crollò ed Asai decise di lasciare Taiwan. Ritornò in Giappone dove divenne presidente e direttore della ditta Futami Tsusho.
I suoi impegni di lavoro non gli impedirono di continuare a occuparsi di karate. Nel 1976 fu uno degli allenatori della squadra nazionale giapponese. L’anno seguente viaggiò in Cina, a Hong Kong e in America per dirigere vari stages su incarico della Jka. Nel 1978 pubblicò due libri di karate, il primo dedicato ai “Kihon kata” e il secondo ai “Sentei kata”. Nel 1979 apparve la serie di 11 libri di Nakayama intitolata “Best karate”: Asai compare nel 3° libro (kumite contro Osaka e Kanazawa), nel 7° (kata Empi) nel 10° (Nijushiho) e nell’11° (Meikyo).
Nel 1983 Asai assunse il ruolo di Direttore Tecnico della Jka. Il suo mentore e amico, Masatoshi Nakayama, morì il 15 aprile 1987. Come è noto, la morte di Nakayama portò a profonde divisioni all’interno della Jka: Nobuyuki Nakahara, un uomo d’affari di Tokyo, era diventato il nuovo presidente. Alcuni istruttori, tra cui Asai, disapprovavano la sua nomina. Questo portò a una spaccatura in due opposte fazioni all’interno della Jka. La “fazione Nakahara” comprendeva Maasaki Ueki, Yoshiharu Osaka e Masahiko Tanaka. La “fazione Matsuno”, guidata da Asai, comprendeva Keigo Abe, Akihito Isaka, Mikio Yahara e Masao Kagawa. La scissione portò a una battaglia legale durata dieci anni per chi avesse il diritto di usare il nome “JKA”. Nel 1999 l’Alta Corte giapponese assegnò il nome alla fazione Nakahara.
Nel 2000 Asai fondò l’organizzazione senza scopo di lucro Japan Karate Shotorenmei (JKS). Nello stesso anno a Mosca si tenne la prima Coppa Asai dell’Europa orientale. Sempre con l’intento di estendere le frontiere del karate e dello sviluppo personale, nel 2001 Asai fondò l’Associazione giapponese di Karate-do in carrozzina e creò 10 sequenze di kata e kumite in carrozzina ideate per i praticanti disabili, anziani e abili. Nel settembre dello stesso anno si tennero i primi campionati del mondo Jka di karate-do e karate in carrozzina.
Il 10 febbraio 2006 Asai fu operato al fegato. In giugno tornò a Taiwan dove festeggiò il suo compleanno con alcuni dei suoi vecchi allievi. Il 15 agosto 2006, all’età di 71 anni, Tetsuhiko Asai morì per un arresto cardiaco, lasciando la moglie Chen Hui-zhu e la figlia Hoshimi. Il funerale si tenne nel Tempio Gokokuji di Tokyo, alla presenza di oltre 2000 persone. Nel 2006 gli fu assegnato il grado postumo di 10°dan e Masao Kagawa, in passato Grand Champion Jka, ricevette l’incarico di dirigere la Jks.
Tetsuhiko Asai, per quanto fosse di statura bassa, è stato un vero gigante del karate. Credeva prima di ogni altra cosa che il karate fosse un’arte marziale. Credeva anche che per migliorare un karateka dovesse avere una tecnica corretta, una scelta di tempo appropriata e il controllo del proprio corpo. Il suo stile di karate era unico e dinamico, la sua eredità vive in allievi come Kousaku Yokota e Andrè Bertel, del quale pubblichiamo qui di seguito l’ultima intervista al suo maestro.
L’ULTIMA INTERVISTA
(da Shotokan Karate Magazine n.87, 2017)
Andrè Bertel: - Sensei, come descriverebbe il Suo karate e i suoi obiettivi?
Tetsuhiko Asai: - Il mio karate ha solo un obiettivo, il bujutsu (combattimento reale). Una tecnica efficace per le arti marziali, per esempio per il personale militare e la polizia, il karate come combattimento reale, al contrario di qualsiasi enfasi sullo sport o sulla salute. Nel mio stile non sono importanti, mentre lo è l’efficacia. Il mio karate è molto libero e flessibile, è al 100% karate stile Asai, è esattamente la mia via. Detto questo, il suo tipico fondamento è lo Shotokan-ryu, perché è questa la mia base ortodossa nel karate. Nessun gruppo di karate è migliore di un altro. Dipende semplicemente da quello che il singolo karateka vuole ottenere dal proprio allenamento.
A.B: - Crede che esista un’organizzazione mondiale tecnicamente superiore alle altre?
T.A: - No, solo degli individui. Le organizzazioni sono semplicemente riunioni di persone. Nessuno è migliore di nessun altro, se l’organizzazione è fedele alla via del karate. Però ci sono dei gruppi inferiori. Questi gruppi insegnano karate scadente, per esempio gruppi commerciali interessati solo al denaro. Mi hai insegnato una bellissima parola nuova in inglese, “McDojo”. Karate finto. Non va bene!
A.B: - Una domanda un po’ controversa Sensei, spero che non Le dispiaccia se gliela faccio! Cos’è successo ai vecchi amici dell’Università Takushoku? I karateka occidentali sono delusi che i leader giapponesi del mondo del karate, che predicano sempre a tutti il dojo-kun, non riescano ad andare d’accordo fra di loro.
T.A: - In realtà adesso andiamo abbastanza d’accordo, nonostante le prese di posizione e le federazioni. Detto questo, alcuni di noi non ci riescono, ma non è così la vita? Non sempre le amicizie durano. In realtà 15 anni fa il mio grosso problema era solo con una persona, che non nominerò qui, ma non era un praticante di karate. [Si tratta di Nakahara, nota di S.R.] Naturalmente la gente si schiera, spesso deve farlo, specialmente nella cultura giapponese. E’ molto triste, ma la vita non è sempre giusta. Detto questo, sono lieto di dire che la rivalità più radicata è ormai svanita tra di noi. Penso che la morte dei maestri Enoeda, Kase, Tabata, Shoji e altri ci abbia riportato alla realtà. Ovviamente questo non è limitato all’Università Takushoku, è un fatto che tutti noi pionieri internazionali del karate stiamo invecchiando. Presto saremo tutti morti, e allora finalmente comincerà il lavoro di Andrè Bertel e il signor Asai finalmente riceverà il decimo Dan (ride). La comunicazione tra i leader Shotokan in Giappone, al di fuori delle organizzazioni, è molto buona, contrariamente a quello che crede la gente. Anche gli istruttori con cui non vado d’accordo sono brave persone e seguono sinceramente il dojo-kun. Siamo andati solo ciascuno per la sua strada nel mondo del karate. La maggior parte degli istruttori, specialmente i vecchi amici della Takushoku, vanno d’accordo socialmente, al di fuori dei gruppi di appartenenza. Se i karateka di tutto il mondo vedessero questo aspetto dei maestri giapponesi, penso che la vedrebbero diversamente.
A.B: - Sensei, alcune persone criticano il numero crescente di kata che Lei insegna ora. Alcuni praticanti Shotokan affermano che 15 o 26 kata siano più che sufficienti. Cosa ne pensa?
T.A: Hanno ragione, e ho ragione anch’io, e hanno ragione tutti se si allenano e migliorano. Dipende da qual è il tuo obiettivo! Le arti marziali sono allenamento fisico, non numeri, non teoria. Dobbiamo scolpire i principi fisiologici nella nostra mente inconscia per mezzo delle ripetizioni fisiche, per ottenere una risposta rapida in ogni situazione. Non semplicemente memorizzare dei movimenti. Per me, il kata è uno strumento di esercitazione individuale per perfezionare i principi essenziali del combattimento. Il problema non è il kata ma l’azione del corpo. Più variazioni ci sono, meno tempo ho per pensare, più incido questi elementi nella mia mente inconscia. Una varietà di kata è eccellente per sviluppare dei punti specifici. In questo allenamento in Nuova Zelanda, il kata di base che ho insegnato nelle lezioni aperte è stato Kibaken. Ci sono cinque parti in questo kata, che in realtà è un solo lungo kata koten (antico/classico). La ragione per cui ho introdotto questa forma è semplicemente di perfezionare kibadachi. Per esempio, invece di restare semplicemente in kibadachi o di fare il kihon in kibadachi, praticare Kikaken è molto motivante. Questa è l’altra ragione per introdurre un kata. Il kata è un eccellente strumento motivazionale per allenarsi di più. Dico sempre che se un praticante di Sh*to-ryu ti dà un pugno in faccia, non dici che era un pugno Sh*to-ryo o un pugno di pugilato. Più o meno kata non è così importante. Fissare il numero dei kata è indice di chiusura mentale. Una mente chiusa per sviluppare il tuo potenziale massimo di combattente secondo me è una sciocchezza. Il mio consiglio è semplicemente di allenarsi! Se la gente pensa di voler restare legata a 15 kata, va bene se questo è ciò che vogliono. Ricordate solo che Funakoshi praticava molti kata, e se Gigo Funakoshi fosse vissuto fino alla vecchiaia, penso che quello che la gente ora considera come “Shotokan ortodosso” avrebbe molti altri kata.
A.B: - Nei Suoi 58 anni di pratica (Asai Sensei ha cominciato all’età di 12 anni dopo aver visto un pugile messo al tappeto con un calcio di karate) Lei deve aver vissuto parecchi episodi curiosi, soprattutto in gioventù.
T.A: - OK, OK, una storia molto divertente! All’Università Takushoku io ero il più pazzo della camerata del karate perché dovevo compensare la mia statura. Alcuni giorni in estate correvamo in spiaggia tutti assieme per un allenamento extra. Un giorno sono corso in acqua urlando come un pazzo “Banzai” dopo aver detto a tutti che avrei nuotato fino a una boa, molto al largo. Ognuno di noi era deciso a essere il più forte per via di una gara imminente. Come mi aspettavo, tutti mi hanno seguito con grande orgoglio, compreso il signor Enoeda (per i lettori inglesi). Io poi sono tornato indietro di soppiatto senza spingermi troppo al largo, mentre tutti gli altri sono andati e tornati dalla boa. Per tutto il tempo io mi sono rilassato sulla spiaggia con un grande “sorriso alla Asai”. Ma il mio sorriso non è durato a lungo! Tutti erano così meravigliati che li avessi battuti, anche se sembrava che io non nuotassi mai. Ero tornato così in fretta che ero completamente asciutto, e neanche un po’ affaticato! Perciò sono stato reclutato nella squadra di nuoto della Takushoku, che sfortunatamente doveva gareggiare di lì a pochi giorni. Sono stato schierato in ultima posizione per la gara più importante, la staffetta. Posso dirti solo che Takushoku stava vincendo facilmente, finché è stato il turno di Asai. Ho perso la posizione di testa nell’ultima vasca. A dir la verità so nuotare a malapena, perciò mi trascinavo lungo la corsia aggrappato alla corda per arrivare alla fine. Tutti guardavano. Molto divertente adesso, ma non in quel momento!