05/08/2026
C’è una domanda che mi accompagna da quando ho iniziato, da quando ero ancora io in palestra, a inseguire un programma scritto da qualcun altro, senza sapere perché.
Perché tante persone si muovono tanto, e continuano a sentirsi sempre nello stesso corpo?
Forse perché abbiamo imparato a trattarlo come una macchina.
Se si blocca, lo forziamo.
Se è rigido, lo allunghiamo.
Se è debole, lo carichiamo.
Eseguiamo. Ripetiamo. Spingiamo più forte la prossima volta.
E quasi mai ci fermiamo a chiedergli: di cosa hai bisogno?
Spesso ci si muove perché qualcuno lo dice: un istruttore, una scheda, un trend, non perché lo si è davvero capito. E così il corpo diventa un esecutore silenzioso di ordini che nessuno si è mai fermato a spiegare.
Ma il corpo non è un oggetto da correggere. È una parte di te che comunica ininterrottamente, anche quando non lo ascolti, anche quando lo ignori, anche quando lo tratti come un attrezzo da regolare.
La rigidità racconta qualcosa.
La fatica racconta qualcosa.
Perfino il silenzio, quel “va tutto bene” detto per abitudine, quel non sentire più niente, racconta qualcosa.
La domanda non è quanto ti alleni.
La domanda è:
Sai ancora ascoltare ciò che il tuo corpo prova a dirti? O hai smesso di aspettarti una risposta?
Prima coscienza, Poi movimento.