12/08/2022
DESTRA E SINISTRA: ESISTONO ANCORA?
L’attuale fase politica è uno di quei momenti in cui riemerge con forza la tesi sul superamento della distinzione tra destra e sinistra. Accade periodicamente. A partire dalla prima affermazione che viene attribuita a Jean Paul Sartre. In Italia questa idea ha perso il carattere ciclico ed è diventata endemica da quando, in rapida successione, si è avuta prima la crisi ideologica del marxismo e poi la crisi della forma-partito cattolica. Ma veramente la destra e la sinistra non esistono più?
C’è da dubitarne. Sulla definizione di destra e sinistra, la lezione di Norberto Bobbio è ancora insuperata (“Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica”, Donzelli, Roma 1999). Essa può essere così riassunta:
➡️ In una concezione di sinistra tutti gli uomini nascono uguali, diventano disuguali per le diverse condizioni socio-economiche cui sono sottoposti, bisogna operare per correggere le disuguaglianze in nome della giustizia sociale; in una concezione di destra tutti gli uomini nascono disuguali, le differenze non sono sociali ma naturali e non devono essere annullate ma anzi valorizzate in nome della libertà e del progresso.
📖 Questa l’analisi di Bobbio sulla funzione discriminante del concetto di uguaglianza:
«Tra gli uomini tanto l’eguaglianza quanto la diseguaglianza sono fattualmente vere, perché le une e le altre sono confermate da prove empiriche irrefutabili. Ma l’apparente contraddittorietà delle due proposizioni “Gli uomini sono eguali” e “Gli uomini sono diseguali” dipende unicamente dal fatto che, nell’osservarli, nel giudicarli e nel trarre conseguenze pratiche, si metta l’accento su ciò che hanno in comune o piuttosto su ciò che li distingue. Ebbene, si possono chiamare correttamente egualitari coloro che, pur non ignorando che gli uomini sono tanto eguali quanto diseguali, apprezzano maggiormente e ritengono più importante per una buona convivenza ciò che li accomuna; inegualitari, al contrario, coloro che, partendo dallo stesso giudizio di fatto, apprezzano e ritengono più importante, per attuare una buona convivenza, la loro diversità. Si tratta di un contrasto tra scelte ultime di cui è difficile sapere quale sia l’origine profonda. Ma è proprio il contrasto tra queste scelte ultime che riesce, a mio parere, meglio di ogni altro criterio a contrassegnare i due opposti schieramenti che siamo abituati ormai per lunga tradizione a chiamare sinistra e destra. Da un lato vi sono coloro che ritengono che gli uomini siano più eguali che diseguali, dall’altro coloro che ritengono siano più diseguali che uguali.
A questo contrasto di scelte ultime si accompagna anche una diversa valutazione del rapporto tra eguaglianza-diseguaglianza naturale ed eguaglianza-diseguaglianza sociale. L’egualitario parte dalla convinzione che la maggior parte delle diseguaglianze che lo indignano, e vorrebbe far sparire, sono sociali e, in quanto tali, eliminabili; l’inegualitario, invece, parte dalla convinzione opposta, che siano naturali e, in quanto tali, ineliminabili. Il movimento femminista è stato un movimento egualitario. La forza del movimento è dipesa anche dal fatto che uno dei suoi temi preferiti è sempre stato, indipendentemente dalla veridicità fattuale, che le diseguaglianze fra uomo e donna, pur avendo radici nella natura, sono state il prodotto di costumi, leggi, imposizioni del più forte sul più debole, e sono socialmente modificabili. Si manifesta in questo ulteriore contrasto il cosiddetto “artificialismo”, che viene considerato una delle caratteristiche della sinistra. La destra è più disposta ad accettare ciò che è naturale, e quella seconda natura che è la consuetudine, la tradizione, la forza del passato. L’artificialismo della sinistra non si arrende neppure di fronte alle palesi diseguaglianze naturali, a quelle che non possono essere attribuite alla società: si pensi alla liberazione dei matti dal manicomio. Accanto alla natura matrigna c’è anche la società matrigna. Ma da sinistra si è generalmente propensi a ritenere che l’uomo sia capace di correggere tanto l’una che l'altra».
Bobbio passa poi ad analizzare il concetto di libertà ammettendo che esso possa confliggere con quello di uguaglianza. In particolare egli riteneva che quanto più l’egualitarismo sociale si estende tanto più la libertà individuale tende a restringersi e viceversa. Tuttavia riteneva anche che il concetto di libertà non fosse discriminante per distinguere la destra dalla sinistra ma, all’interno dei due schieramenti, la componente autoritaria da quella moderata.
«Si può ripartire schematicamente lo spettro in cui si collocano dottrine e movimenti politici, in queste quattro parti:
a) all'estrema sinistra stanno i movimenti insieme egualitari e autoritari, di cui l'esempio storico più importante, tanto da essere diventato un’astratta categoria applicabile, ed effettivamente applicata, a periodi e situazioni storiche diverse, è il giacobinismo;
b) al centro-sinistra, dottrine e movimenti insieme egualitari e libertari, per i quali potremmo oggi usare l'espressione “socialismo liberale”, per comprendervi tutti i partiti socialdemocratici, pur nelle loro diverse prassi politiche;
c) al centro-destra, dottrine e movimenti insieme libertari e inegualitari, entro cui rientrano i partiti conservatori, che si distinguono dalle destre reazionarie per la loro fedeltà al metodo democratico, ma, rispetto all’ideale di uguaglianza, si attestano e si arrestano sull'eguaglianza di fronte alla legge, che implica unicamente il dovere da parte del giudice di applicare imparzialmente le leggi e sull'eguale libertà, che caratterizza quello che ho chiamato l'egualitarismo minimo;
d) all'estrema destra, dottrine e movimenti antiliberali e antiegualitari, di cui credo sia superfluo indicare esempi storici ben noti come il fascismo e il nazismo».