Capire Filosofia

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Una pagina didattica dedicata al racconto e alla spiegazione dei problemi e delle teorie filosofiche

10/02/2025

Interessante la tesi di Seneca sulla povertà. Dice nelle Epistole: “Non qui parum habet, sed qui plus cupit pauper est”. È povero non chi ha poco, ma chi desidera più di quello che ha. Quindi anche un ricco può essere povero. Povertà e ricchezza non sono un fatto quantitativo, ma uno stato della mente. È il pensiero a produrre quello stato.

13/08/2024

«Non abbiamo paura di affidare al popolo fatti spiacevoli, idee straniere, filosofie aliene e valori competitivi. Perché una nazione che ha paura di lasciare che la sua gente giudichi la verità e la menzogna in un mercato aperto è una nazione che ha paura della sua gente».

John Fitzgerald Kennedy

24/04/2024

«In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».

(Ennio Flaiano, che la attribuisce a Mino Maccari, “La solitudine del satiro”, 1973)

03/03/2024

«Smettiamola di chiamarla Intelligenza
Artificiale e chiamiamola per quello che è e fa: un software di plagio, perché non crea nulla, ma copia opere esistenti, di artisti esistenti, modificandole abbastanza da sfuggire alle leggi sul copyright. Questo è il più grande furto di proprietà intellettuale mai registrato da quando i coloni europei sono arrivati nelle terre dei nativi americani».

Noam Chomsky, New York Times, 8
marzo 2023

22/11/2023

60 ANNI SENZA JFK
22 novembre 1963 - 22 novembre 2023

di Francesco Gerardi

SONO trascorsi sessant’anni dall’attentato di Dallas e dopo tutto questo tempo sull’omicidio di JFK non abbiamo ancora una risposta ufficiale chiara e definitiva. Le uniche certezze che abbiamo provengono dalle coraggiose inchieste di figure isolate, come quella di Jim Garrison, all’epoca procuratore distrettuale di New Orleans, e di alcuni ricercatori e studiosi indipendenti che nel tempo hanno dimostrato l’impossibilità di quella che per troppi decenni è stata la verità ufficiale, sostenuta dall’FBI e dalla Commissione Warren: ossia che Lee Harvey Oswald aveva agito da solo. Oggi sappiamo che la tesi dell’assassino solitario era totalmente infondata e che Oswald fu soltanto un comodo capro espiatorio. Tutti gli elementi concorrono invece a comporre un quadro molto più inquietante, che chiama in causa pezzi e apparati deviati dello Stato: alte sfere delle forze armate, dei servizi segreti, delle banche, dell’industria delle armi e del petrolio. Sì, sicuramente a Dallas, quel giorno, ci fu una massiccia cospirazione.

Kennedy nel suo mandato aveva licenziato Allen Dulles, direttore della CIA, e voleva frantumare l’agenzia per depotenziarla, voleva disimpegnarsi dal Vietnam, disdire la corsa alla Luna, porre fine alla Guerra Fredda e, soprattutto, intendeva distruggere il potere della Federal Reserve con l’emissione di denaro privo di interessi. Per inciso, l’ultimo presidente a emettere denaro a credito era stato Abramo Lincoln e sappiamo come finì: fu ucciso da un “assassino solitario”. Forse un po’ troppo curioso, no?

Per noi italiani il golpe mascherato che ha eliminato John Kennedy non può che ricordare un caso dalle analogie impressionanti e di cui quest’anno è ricorso il 45esimo anniversario: l’attentato ad Aldo Moro. Entrambi gli statisti si erano opposti a poteri ben precisi ed erano determinati a cambiare un certo status quo, e se avessero avuto successo oggi vivremmo in un mondo molto diverso.

Uno dei tanti modi per non dimenticarci del loro sacrificio, della loro grande lezione civile, forse quello più concreto ed efficace, è mettere in pratica la loro concezione del servizio, ciò che Kennedy espresse in modo indimenticabile il 20 gennaio del 1961, durante il suo discorso di insediamento: non chiediamoci cosa il nostro paese può fare per noi, ma ciò che possiamo fare noi per il nostro paese.

«Il grande nemico della verità molto spesso non è la menzogna: deliberata, creata ad arte e disonesta; quanto il mito: persistente, persuasivo ed irrealistico. Credere nei miti ci concede la comodità di avere un’opinione senza la scomodità di dover pensare».

(John Fitzgerald Kennedy)

30/06/2023

Quando tre anni fa smisi di fare il giornalista per abilitarmi all’insegnamento, a spingermi fu la delusione personale nei confronti di un mondo che si era rivelato incapace di premiare il merito, prono al potere e dominato da logiche esclusivamente commerciali. Non che fosse una scoperta sconcertante: l’ingenuità l’avevo perduta da tempo. Ma non potevo più accettare la totale assenza, anche solo di un barlume, di quella ricerca della verità che dovrebbe essere la quintessenza del giornalismo. Insomma, di quel circo della menzogna non volevo più fare parte. Al contrario, avevo bisogno di sapere di poter ancora lasciare un segno di me, una traccia del mio passaggio. Ero nauseato dalla superficialità, dalla futilità dell’informazione e mi mancava la profondità propria della dimensione culturale. Tutto questo pensavo di ritrovarlo nell’insegnamento e di certo non mi sbagliavo. Ben presto però avrei scoperto che ciò che allora mi sembrava il suo aspetto essenziale, non ne era a ben vedere che la componente più effimera, più superficiale. Quello che ho imparato io è che l’insegnamento non ha a che fare, se non marginalmente, con la conoscenza, che certo non possiedo, ma con l’amore. E non astrattamente per il sapere, ma quello per i tuoi studenti, per quei ragazzi a cui inizi a voler bene e che ti ricordano costantemente com’eri anni fa. Così, ora penso proprio di aver compreso quello che intendeva dire Agostino quando scriveva “non intratur in veritatem, nisi per caritatem”, non si accede alla verità se non attraverso l’amore: il segreto dell’insegnamento sta tutto lì. Io che pensavo di dare qualcosa, di lasciare un segno, il segno l’ho ricevuto, nel cuore.

Francesco Gerardi

01/06/2023

Questa è meravigliosa…

28/03/2023

«Al liceo avevo un professore di italiano che si chiamava Emanuele Cassesa. Era uno scioperato, passava le notti nelle bische clandestine, ma ci spiegava Dante in un modo straordinario. Aveva la capacità di smontare il testo, riducendolo a delle concretezze, da noi facilmente afferrabili e poi ricostruirlo poeticamente trascinandoci nel turbinio di sensazioni e di idee e tornare ai livelli di Dante.
L’intera classe, 27 imbecilli, semplicemente lo capiva. Ci tenne tre sole lezioni su Dante, poi disse: "Basta, le lezioni sono finite perché lo stipendio che mi passa lo Stato equivale a tre sole mie lezioni". Protestammo tutti. Allora Cassesa disse: "Va bene, se ci tenete proprio a queste lezioni, allora mi pagate voi privatamente. Non pretendo molto, un pacchetto di si*****te Macedonia a settimana".
Così ci tassammo e diventammo esosi, Cassesa doveva fare lezione fino al tocco della campanella, non terminare un secondo prima, perché pagavamo e lo pretendevamo. Solo dopo capii che era un suo abilissimo modo per fregarci tutti».

(Andrea Camilleri, “La lingua batte dove il dente duole”, dialogo sulla lingua italiana tra Andrea Camilleri e Tullio De Mauro)

27/08/2022

«Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società».

(Pier Paolo Pasolini, articolo sulla rivista “Vie Nuove”, 6 settembre 1962)

16/08/2022

«Storicamente le cose più terribili, il genocidio, la guerra, la schiavitù, sono sempre frutto dell’obbedienza e non della disobbedienza».

(Howard Zinn, 1922-2010)

12/08/2022

DESTRA E SINISTRA: ESISTONO ANCORA?

L’attuale fase politica è uno di quei momenti in cui riemerge con forza la tesi sul superamento della distinzione tra destra e sinistra. Accade periodicamente. A partire dalla prima affermazione che viene attribuita a Jean Paul Sartre. In Italia questa idea ha perso il carattere ciclico ed è diventata endemica da quando, in rapida successione, si è avuta prima la crisi ideologica del marxismo e poi la crisi della forma-partito cattolica. Ma veramente la destra e la sinistra non esistono più?

C’è da dubitarne. Sulla definizione di destra e sinistra, la lezione di Norberto Bobbio è ancora insuperata (“Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica”, Donzelli, Roma 1999). Essa può essere così riassunta:

➡️ In una concezione di sinistra tutti gli uomini nascono uguali, diventano disuguali per le diverse condizioni socio-economiche cui sono sottoposti, bisogna operare per correggere le disuguaglianze in nome della giustizia sociale; in una concezione di destra tutti gli uomini nascono disuguali, le differenze non sono sociali ma naturali e non devono essere annullate ma anzi valorizzate in nome della libertà e del progresso.

📖 Questa l’analisi di Bobbio sulla funzione discriminante del concetto di uguaglianza:

«Tra gli uomini tanto l’eguaglianza quanto la diseguaglianza sono fattualmente vere, perché le une e le altre sono confermate da prove empiriche irrefutabili. Ma l’apparente contraddittorietà delle due proposizioni “Gli uomini sono eguali” e “Gli uomini sono diseguali” dipende unicamente dal fatto che, nell’osservarli, nel giudicarli e nel trarre conseguenze pratiche, si metta l’accento su ciò che hanno in comune o piuttosto su ciò che li distingue. Ebbene, si possono chiamare correttamente egualitari coloro che, pur non ignorando che gli uomini sono tanto eguali quanto diseguali, apprezzano maggiormente e ritengono più importante per una buona convivenza ciò che li accomuna; inegualitari, al contrario, coloro che, partendo dallo stesso giudizio di fatto, apprezzano e ritengono più importante, per attuare una buona convivenza, la loro diversità. Si tratta di un contrasto tra scelte ultime di cui è difficile sapere quale sia l’origine profonda. Ma è proprio il contrasto tra queste scelte ultime che riesce, a mio parere, meglio di ogni altro criterio a contrassegnare i due opposti schieramenti che siamo abituati ormai per lunga tradizione a chiamare sinistra e destra. Da un lato vi sono coloro che ritengono che gli uomini siano più eguali che diseguali, dall’altro coloro che ritengono siano più diseguali che uguali.

A questo contrasto di scelte ultime si accompagna anche una diversa valutazione del rapporto tra eguaglianza-diseguaglianza naturale ed eguaglianza-diseguaglianza sociale. L’egualitario parte dalla convinzione che la maggior parte delle diseguaglianze che lo indignano, e vorrebbe far sparire, sono sociali e, in quanto tali, eliminabili; l’inegualitario, invece, parte dalla convinzione opposta, che siano naturali e, in quanto tali, ineliminabili. Il movimento femminista è stato un movimento egualitario. La forza del movimento è dipesa anche dal fatto che uno dei suoi temi preferiti è sempre stato, indipendentemente dalla veridicità fattuale, che le diseguaglianze fra uomo e donna, pur avendo radici nella natura, sono state il prodotto di costumi, leggi, imposizioni del più forte sul più debole, e sono socialmente modificabili. Si manifesta in questo ulteriore contrasto il cosiddetto “artificialismo”, che viene considerato una delle caratteristiche della sinistra. La destra è più disposta ad accettare ciò che è naturale, e quella seconda natura che è la consuetudine, la tradizione, la forza del passato. L’artificialismo della sinistra non si arrende neppure di fronte alle palesi diseguaglianze naturali, a quelle che non possono essere attribuite alla società: si pensi alla liberazione dei matti dal manicomio. Accanto alla natura matrigna c’è anche la società matrigna. Ma da sinistra si è generalmente propensi a ritenere che l’uomo sia capace di correggere tanto l’una che l'altra».

Bobbio passa poi ad analizzare il concetto di libertà ammettendo che esso possa confliggere con quello di uguaglianza. In particolare egli riteneva che quanto più l’egualitarismo sociale si estende tanto più la libertà individuale tende a restringersi e viceversa. Tuttavia riteneva anche che il concetto di libertà non fosse discriminante per distinguere la destra dalla sinistra ma, all’interno dei due schieramenti, la componente autoritaria da quella moderata.

«Si può ripartire schematicamente lo spettro in cui si collocano dottrine e movimenti politici, in queste quattro parti:
a) all'estrema sinistra stanno i movimenti insieme egualitari e autoritari, di cui l'esempio storico più importante, tanto da essere diventato un’astratta categoria applicabile, ed effettivamente applicata, a periodi e situazioni storiche diverse, è il giacobinismo;
b) al centro-sinistra, dottrine e movimenti insieme egualitari e libertari, per i quali potremmo oggi usare l'espressione “socialismo liberale”, per comprendervi tutti i partiti socialdemocratici, pur nelle loro diverse prassi politiche;
c) al centro-destra, dottrine e movimenti insieme libertari e inegualitari, entro cui rientrano i partiti conservatori, che si distinguono dalle destre reazionarie per la loro fedeltà al metodo democratico, ma, rispetto all’ideale di uguaglianza, si attestano e si arrestano sull'eguaglianza di fronte alla legge, che implica unicamente il dovere da parte del giudice di applicare imparzialmente le leggi e sull'eguale libertà, che caratterizza quello che ho chiamato l'egualitarismo minimo;
d) all'estrema destra, dottrine e movimenti antiliberali e antiegualitari, di cui credo sia superfluo indicare esempi storici ben noti come il fascismo e il nazismo».

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