Cosmo Yoga

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Progetto per la diffusione dello yoga, di discipline olistiche, di strumenti ed esperienze volte al

22/03/2026
05/03/2026

PER QUALE MOTIVO L'ANIMA SCEGLIE IL PIANETA TERRA COME LUOGO DOVE FARE ESPERIENZA?

Piccola premessa:

Se c'è qualcosa che non capite, leggetevi gli altri post prima di chiedere. In questo post non ripeterò le cose già dette, altrimenti diventa davvero un poema dantesco. Grazie

Chiusa premessa.

Quando si parla di reincarnazione, una delle domande che ci si pone è: "Per quale motivo, se l'anima vive già nell'amore e senza tribolazioni, sceglie di fare esperienze in un luogo dove esiste il dolore, la morte, la divisione?
"Non potrebbe starsene in quel luogo paradisiaco e non soffrire?"

La risposta è NO.

Contestualizziamo la questione.

Partiamo dall'inizio:

L'UNO.

Tutto ebbe inizio grazie a questa essenza fatta di energia infinita chiamata appunto UNO. Non esisteva nessuna realtà. Nessuna dimensione. Solo lei o lui.

L'UNO, che è pura energia di amore incondizionato, non conosceva nient'altro e non sapeva niente. Ad un certo momento, decide di iniziare a conoscersi, di voler capire cosa può fare, chi sia effettivamente (vi suonano famigliare questi concetti?? Anche noi come esseri umani arriva un momento nella nostra vita dove ci chiediamo: Chi siamo?? Qual è il mio scopo qui?? Questo non è un caso, è la nostra parte spirituale che si fa sentire).

Inizia a comprendere quindi che per trovare risposta a queste domande, deve sperimentare, deve creare.

Qui inizia la sua frammentazione "creando" gli spiriti.

Gli spiriti devono possedere un veicolo per vivere in una dimensione, per poterne farne esperienze, e questo primo veicolo è l'anima.

L'anima viene quindi creata perché la frammentazione, generando divisione, genera una dimensione equivalente.

L'anima già inizia a comprendere il concetto di "divisione"; seppur non lo senta così fortemente come in dimensioni più "basse" perché vibra ancora ad una vibrazione molto alta per via della sua vicinanza con la sorgente (l'UNO).

Più ci si allontana dal concetto dell'UNO ovvero: dell'amore incondizionato, dell'unione e più la divisione si fa sentire.

Più divisione si sente, più la nostra vibrazione si abbassa generando realtà equivalenti; che sono le cosiddette dimensioni.

Più siamo lontani dall'amore incondizionato, più siamo vicini all'opposto, queste emozioni opposte generano appunto le basse dimensioni, perché stiamo vibrando a bassa frequenza perché non stiamo più provando quell'emozione originaria.

Come detto nel post precedente, l'anima ha una delle abilità che possono essere considerate "divine": quella di creare. Crea in base alla sua vibrazione.

Questo è il concetto di dimensioni, sperimentare realtà in base a quello che si prova (mi sono ripetuto, ma è per chiarire meglio il concetto).

Come venga data la personalità allo spirito/anima non si sa. Per lo meno io non lo so. Se qualcuno lo sa, lo dica.

LA TERRA COME REALTÀ DIMENSIONALE.

Qualcuno potrebbe dire: "Tutto quello che hai appena detto è sbagliato perché la Terra esiste a prescindere dalle vibrazioni"

Bisogna chiarire due cose:

La Terra è, prima di tutto, un veicolo per un'anima. La Terra è un essere vivente. È viva. Ha un'anima e possiede una sua frequenza detta risonanza di Schumann. Gli elementi naturali e la natura sono le manifestazioni della vitalità della terra ed è indipendente dall'esistenza dell'essere umano. Ha i propri chackra (qui entriamo nell'esoterismo puro, queste cose non sono trattate nei libri che porto sulla pagina).

Ma la Terra è anche una realtà dimensionale dove, per viverne l'esperienza a 360°, serve un corpo: Alberi, animali, insetti, esseri umani…

Le anime possono visitarla come "turisti", ma non possono vivere pienamente tutto ciò che la terra ha da offrire a livello materiale: toccare, sentire, provare il gusto di una mela, sentire la brezza del vento caldo, il bacio/l'abbraccio tra due persone, l'estasi che si prova quando due persone si uniscono e fanno l'amore.

Tutti i veicoli sono collegati con la terra: basta vedere gli animali che migrano e non hanno google maps per sapere l'indicazioni su dove devono andare, oppure percepiscono quando sta per arrivare un evento atmosferico, noi che camminando con i piedi per terra possiamo connetterci con l'energia della terra…

La natura ci offre tutto GRATIS: Le erbe medicinali, l'acqua dolce dei fiumi, la frutta e la verdura che crescono spontaneamente senza l'intervento dell'uomo…

Mi fermo qui perché le cose da dire se no sarebbero tantissime.

PERCHÈ L'ANIMA SCEGLIE L'ESSERE UMANO COME CORPO PER FARE ESPERIENZE??

Il corpo umano NON è il risultato dell'evoluzione della scimmia. Mi spiace se qualcuno crede il contrario, ma a livello logico, oggi noi dovremmo avere vari tipi intermedi di evoluzione della scimmia, invece abbiamo: Scimmia, scimpanzé, gorilla, oranghi, babbuini, orango…

Non esiste, oggi, nessun grado evolutivo intermedio della scimmia. Per cui.

Non è questo il post dove vi dirò chi siano stati coloro che hanno costruito l'essere umano (veicolo) che noi abbiamo oggi. Sappiate che l'essere umano (veicolo) è un "prodotto da laboratorio".

Detto ciò, l'anima sceglie il corpo umano perché sia il corpo umano, sia il vivere sulla terra le danno la possibilità di fare esperienze che altrimenti l'anima non potrebbe fare e le permettono di intensificare il suo processo evolutivo

Il corpo umano possiede delle caratteristiche molto impegnative per l'anima:

L'EGO: Per semplificarlo è l'insieme dei "codici" (se vedete l'essere umano come un computer biologico) comportamentali "installati" che hanno la funzione di far sopravvivere il corpo, altrimenti l'essere umano si sarebbe estinto quasi subito: La riproduzione, la territorialità, l'adattabilità, la comfort zone, la paura, il controllo.

Il VELO DELL'OBLIO: L'essere umano, per il livello evolutivo generale attuale che possiede, non gli permette di rievocare tutte le vite precedenti che ha fatto, la vera natura dell'anima e tutte le capacità che possiede sempre l'anima di default… (anche se molte persone sperimentano vite dove ricordano chi sono veramente, hanno doni, conoscono le loro vite passate… questo perché non solo scelgono di fare esperienze per la loro evoluzione ma anche per rammentare a tutti gli altri che effettivamente esiste qualcosa oltre l'essere umano).

Attualmente, come detto, l'essere umano genericamente parlando sta vivendo una dimensione che non permette a TUTTI di poter sperimentare certe cose. Si sta evolvendo.
Bisogna però dire una cosa: l'anima si fa sentire, quando è incarnata nel corpo umano tramite l'intuizione che altro non è che il nostro sé superiore (l'anima) che non vincolato dall'ego, ogni tanto, quando le occasioni sono favorevoli (ad esempio durante la meditazione, o in quei momenti di rilassatezza mentale), ci "parla"; ci fa comprendere cose che sono collegate con il nostro cammino, con l'esperienza che stiamo vivendo, con il nostro vero essere.

LA DUALITÀ: Vivere in questa dimensione lontana dall'UNO, nella materia densa, con l'ego e con il velo dell'oblio, genera la dualità: bello e brutto, giusto e sbagliato, buono e cattivo, unione e separazione…
Più l'anima ha un livello di consapevolezza basso, ha un livello di esperienza sul corpo umano basso, più sarà soggetta alla dualità. Più lo farà, più creerà realtà consone a livello vibrazionale alla quale vibra; tutto ciò, unito a libero arbitrio, possono generare i debiti karmici che danno all'anima la possibilità di continuare a creare realtà sempre diverse per poter saldare questi debiti.

LE EMOZIONI: L'anima sceglie di fare esperienza su questa terra usando come veicolo il corpo umano, perché nonostante l'anima presenti emozioni, anche il corpo umano ne ha. In poche parole per sperimentare tutto lo spettro delle emozioni. Per fare ciò può scegliere il genere: l'uomo e la donna.
Entrambi hanno delle caratteristiche diverse: L'energia del corpo maschile è più verso un'energia dominante, quella femminile più legata alla compassione, all'empatia, oltre alla possibilità di sperimentare l'atto vero di creazione: la gravidanza, con tutte le emozioni che porta.
Scegliere di vivere vite cambiando genere, permette all'anima di avere un quadro più specifico sulla comprensione delle emozioni per poi saperle gestire al meglio in altre vite.

Gli studi e le ricerche scientifiche della Dr.ssa Wambach sono molto importanti: su oltre 1000 casi di ipnosi regressiva ha constatato che la percentuale delle reincarnazioni sia in un corpo maschile, sia in quello femminile erano del 50% (dal libro: Rivivere le vite passate - Dr.ssa Helen Wambach)

IL DOLORE: Il dolore sia fisico che emotivo è un'altra caratteristica del corpo umano. L'anima non sa cosa sia il dolore perché non lo prova. Deve sperimentare anche questo per sapere poi gestire tutto il carico emotivo legato al dolore.

Tutto queste caratteristiche permettono all'anima di fare esperienze così forti ma allo stesso tempo così istruttive che le danno la possibilità di evolversi ad una velocità maggiore rispetto al vivere in realtà dimensionali più tranquille. Ecco perché si dice che la terrà sia una delle scuole più difficili che ci sono nell'universo.

Un'ultima cosa: Nessuno di noi è intrappolato in nessuna MATRIX e nessuno ci obbliga a incarnaci su questa terra.
Esiste il libero arbitrio. NOI SCEGLIAMO DI ESSERE QUI. NON SIAMO NÉ INTRAPPOLATI, NÉ OBBLIGATI DA NESSUNO.

Chi dice così non sta parlando di spiritualità. Sta trasmettendo PAURE. La spiritualità non trasmette paure perché la paura è un prodotto dell'EGO, ovvero del corpo umano.

La spiritualità trasmette SOLO cose positive: elementi che servono al genere umano per iniziare a comprendere la propria vera natura e per dare la possibilità di usarli per lavorare su sé stesso per il fine utile dell'accelerazione dell'evoluzione. Non tutti possono comprendere queste cose non perché siano cose riservate a pochi eletti, ma perché ognuno di noi ha un proprio percorso.

TUTTI prima o poi arriveremo a questo sapere e oltre.

PACE 🫂

12/02/2026

Il mistero della Linea Sacra di San Michele (conosciuta anche come "Ley Line" di San Michele) è uno degli enigmi geografici e spirituali più affascinanti del mondo. Non si tratta solo di una serie di chiese dedicate allo stesso angelo, ma di un allineamento quasi perfetto che sfida le leggi del caso.

​Ecco i dettagli che rendono questa "spada invisibile" così speciale:

​1. La "Spada di San Michele"
​Secondo la leggenda, la linea rappresenta il fendente sferrato dall'Arcangelo per ricacciare Lucifero all'Inferno. Questo colpo di spada avrebbe lasciato una cicatrice energetica sulla Terra, lungo la quale sono sorti i sette santuari principali.

​2. I Sette Santuari Allineati
​La linea si estende per oltre 4.000 chilometri, collegando sette monasteri dall'Irlanda a Israele:

Santuario
Skellig Michael Irlanda Un'isola impervia e deserta, quasi inaccessibile.

St. Michael's Mount Cornovaglia (UK) Un'isola tidale che si raggiunge a piedi solo con la bassa marea.

Mont Saint-Michel Normandia (Francia) Il celebre monastero circondato dalle maree più alte d'Europa.

Sacra di San Michele Piemonte (Italia)
Un'imponente abbazia costruita sulla cima del monte Pirchiriano.

Monte Sant'Angelo Puglia (Italia) La grotta dell'apparizione di cui abbiamo parlato.

Monastero di Simi Grecia Custodisce una statua dell'Arcangelo alta 3 metri.

Monastero del Carmelo Israele

L'Incredibile Precisione Astronomica

​L'aspetto più sconcertante non è solo l'allineamento geografico, ma il legame con il cielo:
​Il Solstizio d'Estate: La linea retta formata dai santuari coincide perfettamente con la direzione del tramonto del sole nel giorno del solstizio d'estate.

​Distanze Matematiche: I tre siti centrali (Mont Saint-Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Piemonte e il Santuario del Gargano in Puglia) sono situati a una distanza di circa 1000 km l'uno dall'altro.

​4. Un Centro Energetico?
​Per gli esperti di esoterismo, questa è una delle "Ley Lines" più potenti del pianeta: vene di energia terrestre che scorrono nel sottosuolo. Si dice che chi visita questi luoghi provi una sensazione di pace o di "carica" insolita.

​Che sia un incredibile caso statistico o un disegno divino, la Linea Sacra rimane un invito al viaggio, unendo culture e nazioni diverse sotto il segno della "Luce" che sconfigge le tenebre

08/01/2026

NON ERANO DISCEPOLI

Pochi sanno che esiste una lettura dell’Ultima Cena che non viene insegnata, non viene predicata e non compare nei testi ufficiali.
Non perché sia falsa, ma perché è pericolosa per chi non è pronto a guardare dentro di sé.
È una di quelle interpretazioni che non si spiegano in pubblico, perché non parlano di fede, ma di funzionamento della coscienza.
Gli antichi la trasmettevano come un segreto operativo, qualcosa da riconoscere più che da comprendere.

Secondo questa lettura gnostica, l’Ultima Cena non è una lezione e non è nemmeno un addio.
È un atto finale di integrazione.
Gesù sa che sta per avvenire un collasso, non solo della sua vita esterna, ma dell’identità così come era stata conosciuta fino a quel momento. Per questo non scaccia nessuno, per questo li fa sedere tutti allo stesso tavolo. Non perché siano degni, ma perché sono necessari.
Una coscienza che sta per attraversare un passaggio reale non può permettersi di lasciare parti fuori.

Giuda è presente e Gesù sa esattamente cosa farà.
Non lo corregge, non lo esclude, non tenta di redimerlo.
Lo include, perché Giuda non è il male, è la funzione che rende possibile il cambiamento di stato, la forza che spezza la forma quando la forma ha esaurito il suo ciclo.

Pietro è lì, con la sua forza fragile e la sua paura, e Gesù sa che lo negherà. Non lo avverte, non lo prepara, perché anche la paura deve essere riconosciuta se l’incarnazione deve essere completa.

Tommaso è lì con il suo dubbio, e nemmeno lui viene allontanato, perché il dubbio è ciò che impedisce alla fede di diventare cieca.

Gli altri sono lì, e Gesù sa che fuggiranno, ma li vuole comunque presenti, perché quella sera non sta scegliendo i migliori, sta riunendo il tutto.

Il tavolo non è un tavolo, è la vita stessa.
I discepoli non sono discepoli, sono funzioni interiori.
Gesù non è uno di loro, è la coscienza che osserva senza identificarsi.

Quando tutte le parti sono presenti, quando nessuna viene combattuta o corretta, qualcosa inizia a sciogliersi. L’identità smette di reggere, la forma si incrina dall’interno.

Subito dopo, Gesù non sale verso la luce, non fugge dal corpo, non spiritualizza l’esperienza.
Va nel Getsemani.
Sente paura, il respiro si fa corto, il corpo suda sangue, questa non è ascesi, è incarnazione totale.
Gli antichi sapevano che una coscienza non può attraversare davvero la morte se prima non ha integrato tutto ciò che è.
Non si elimina il traditore, non si zittisce il dubbio, non si doma la paura.... Li si vede, li si lascia esistere, e si resta presenti.

Solo allora la vecchia realtà non regge più.
Non viene distrutta, collassa da sola.
E qualcosa di nuovo diventa possibile.... È per questo che Gesù dice “quello che io faccio, puoi farlo anche tu”.
Non sta promettendo miracoli, sta indicando una procedura interiore, un funzionamento preciso.
Integra le parti, non essere nessuna di esse, e osserva cosa accade alla realtà che ti circonda.

Si dice che questo fosse il vero insegnamento, trasmesso non con parole ma con un gesto, una sola volta, a chi aveva occhi per vedere.
E chi lo ricorda, ancora oggi, fa la sua stessa pratica di Liberazione.

05/01/2026

Continuano anche nell'anno nuovo gli incontri dedicati al mondo dell'arte alla scoperta degli artisti più famosi! 🎨🫟🖍️🖌️
Insieme alle amiche e agli amici di Valigie Leggere APS

👉 modulo dal 13 gennaio al 3 febbraio: in biblioteca a Montale Rangone!
👉 modulo dal 17 febbraio al 10 marzo: al centro famiglie a Vignola!

Se vuoi partecipare scrivi un whatsapp al numero: 331 4158026 (Sara) o una e-mail a: [email protected]

Comune di Castelnuovo Rangone
Comune di Vignola

Photos from Centro per le Famiglie Unione Terre di Castelli's post 29/10/2025

Progetti per le associazioni, qui con Valigie Leggere APS per Unione terre di castelli

02/09/2025

The silent pandemics

27/07/2025

Un uomo debole non saprà mai cosa fare con una donna forte.

Lei non è complicata… è diretta.
Non è maleducata… è onesta.

Ma per un uomo insicuro, instabile o emotivamente immaturo, la sua forza non sarà un dono, ma una minaccia.

Lei dice quello che pensa… e lui si sente a disagio.
Lei chiede chiarezza… e lui dice che è “troppo”.
Lei mette dei limiti… e lui la chiama controllante.
Lei lo sprona a crescere… e lui dice che vuole cambiarlo.

Ma, in fondo, non lo infastidiscono le sue parole…
lo infastidisce il fatto che lei veda oltre la sua facciata.
Non può manipolarla con i complimenti.
Non può calmarla con promesse vuote.
Non può tenerla buona dandole le briciole della sua attenzione.

E allora, cosa fa?
Dà la colpa a lei.
Al suo carattere.
Alla sua indipendenza.
Alle sue aspettative.

Qualsiasi cosa, pur di non ammettere che semplicemente non era pronto per una come lei.
Che la sua autostima lo intimidiva.
Che non sapeva come gestire una persona che pretende responsabilità.

Perché una donna forte non implora.
Non rincorre.
E non si riduce mai per entrare nel piccolo stampo di un uomo che ancora non sa chi è.

Lei non era troppo intensa… era lui ad essere abituato al silenzio.
Non era troppo decisa… era lui ad aver conosciuto solo donne che preferivano tacere per non creare problemi.
Non era troppo… era lui a non essere pronto per una donna che non aveva bisogno di lui, ma lo sceglieva.

Ecco la differenza:
Un uomo debole cerca il controllo.
Una donna forte pretende una relazione da pari.

E se lui non è disposto a camminare al suo fianco come un uguale, lei non si farà mai più piccola per farlo sentire più grande.

Lui dirà che lei aveva un brutto carattere.
Che era fredda.
Che era difficile da amare.

Ma la verità è che lui aveva solo paura.
Paura di ciò che la sua forza rivelava della sua debolezza.
E siccome non è stato capace di starle al passo… ha provato a spegnerne la luce.

Lascialo andare.

Perché una donna forte conosce il proprio valore.
Non esiste per essere compresa da uomini deboli…
esiste per essere amata da un uomo abbastanza forte da camminare al suo fianco,
non da uno che scappa appena gli si chiede di esserci davvero.

27/07/2025

Benvenuti a un nuovo episodio di “Commenta che ti passa: dove i tuoi commenti trasformano i nostri post!” 🤭

Ogni volta partiamo da un contenuto condiviso, ma è il confronto tra colleghi, pazienti, esperti e curiosi a renderlo più ricco, completo e utile.

Buona lettura!

Tacchi e carico sull’avampiede: cosa succede davvero quando cambiamo altezza?

Quando si parla di calzature, spesso il discorso si limita a estetica e moda. Ma in fisioterapia, e nella biomeccanica clinica in generale, ogni centimetro di tacco racconta una storia ben più complessa: quella della distribuzione del carico sul piede e delle ripercussioni che può avere su tutto il corpo.

La biomeccanica del tacco: più sali, più spingi avanti, semplice no?

Quando il piede è piatto sul terreno (cioè senza tacco), la distribuzione del peso corporeo è relativamente bilanciata: circa il 43% del carico grava sull’avampiede, mentre il 57% resta sul tallone. Questa proporzione rappresenta una condizione fisiologica, che il corpo ha imparato ad assorbire e gestire nel tempo.

Ma basta salire anche solo di qualche centimetro per cambiare il gioco.

Con un tacco di 4 cm, la situazione si ribalta: il 57% del carico passa sull’avampiede e il 43% sul tallone.

A 6 cm, la spinta anteriore aumenta, con un 75% del carico sull’avampiede e solo un 25% sul tallone.

Sopra i 10 cm, si può arrivare a scaricare fino al 90-100% del peso sull’avampiede, con una quasi totale esclusione del tallone dal gioco di carico.

Questo significa un enorme aumento dello stress sulle articolazioni metatarsali, sui muscoli flessori plantari e su tutte le strutture connettivali coinvolte nella gestione del carico.

Il rischio biomeccanico: dal piede alla colonna.

Il sovraccarico dell’avampiede può portare a condizioni dolorose e adattamenti posturali compensatori. Le metatarsalgie, ad esempio, sono tra le conseguenze più frequenti, ma non le uniche.

Una tensione continua sull’avampiede può contribuire nel tempo a sviluppare alluce valgo, deformità delle dita e ispessimenti plantari. Può creare squilibri muscolari e articolari a carico della caviglia, del ginocchio e dell’anca, alterando l’orientamento del bacino e la curvatura lombare. Tutto ciò può arrivare a modificare la postura globale.

Come osservato anche da Marco: “il punto non è tanto solo quanto carico si sposta, ma dove e come il piede dovrebbe stare quando è ben educato a farlo.”

Idealmente, un piede rieducato distribuisce il carico a terra con una ripartizione funzionale: 50% sul tallone, 40% sul primo metatarso, 10% sul quinto. Un equilibrio che favorisce stabilità, efficienza e postura corretta.

Ed è proprio da qui che nasce una delle riflessioni più importanti: sono le scarpe a doversi adattare ai nostri piedi, non il contrario.

“Barefoot o tradizionali?” Chiede Marina.

Nel dibattito che spesso anima le discussioni tra fisioterapisti, runner e pazienti, il tema delle scarpe barefoot (o minimaliste) divide. Ma è importante chiarire: non si tratta di moda, si tratta di funzione.

Come spiegato in risposta a Marina, le scarpe barefoot sono pensate per riprodurre la camminata a piedi nudi, permettendo una distribuzione più naturale del carico e stimolando i muscoli intrinseci del piede. Tuttavia, non sono adatte a tutti.

Chi non è abituato deve procedere con gradualità, proprio per evitare dolori o sovraccarichi. In questi casi, l’uso delle barefoot può e deve essere accompagnato da esercizi mirati, valutazione clinica e adattamento progressivo.

Una buona calzatura, sia essa barefoot o tradizionale, dovrebbe sempre rispettare tre criteri fondamentali.

Prima di tutto una suola flessibile, che consenta al piede di muoversi liberamente.
In secondo luogo uno spazio sufficiente per le dita, evitando compressioni e per ultimo un supporto adeguato, calibrato sul tipo di piede e sul livello di attività della persona.

Lo ha sottolineato bene anche Andrea, suggerendo (con ironia) di conservare il post come risposta pronta per chi critica le calzature barefoot: il punto non è schierarsi, ma capire quando e per chi sono adatte.

E la lunghezza del piede? Un fattore spesso dimenticato!

Una delle osservazioni più tecniche ma fondamentali è arrivata da Valeria, che ha posto un quesito tanto semplice quanto trascurato:

“Un tacco da 10 cm ha lo stesso effetto su un piede numero 36 e su un 41?”

La risposta è: assolutamente no. La lunghezza del piede cambia radicalmente l’inclinazione del piede stesso all’interno della scarpa, e di conseguenza la distribuzione del carico sull’avampiede.

Inoltre, aspetti come il cavismo, la dominanza del primo dito o la forma dell’arco plantare modificano ulteriormente l’effetto finale del tacco. Ogni piede ha la sua storia, la sua meccanica e le sue vulnerabilità. E riconoscerlo significa aprire la strada alla personalizzazione delle calzature e a una valutazione fisioterapica sempre più individualizzata.

Il consiglio pratico (con un tocco di buon senso) 😌

Se stai pensando di passare alle barefoot, inizia con cautela e criterio. Dai tempo al piede di adattarsi, lavora sull’elasticità, sulla forza dei muscoli plantari e sulla propriocezione. E se invece preferisci scarpe più strutturate, punta a comfort, flessibilità e rispetto della tua biomeccanica personale.

Come direbbe Gianni: “non è il piede che si deve adattare alla scarpa, ma il contrario.”

Avrete capito che il piede è una struttura dinamica, sensoriale, adattiva. Il tacco è solo un centimetro in più, ma può diventare un chilometro di differenza nella tua postura.

Questo contenuto è stato aggiornato e migliorato grazie ai commenti e alle osservazioni ricevute: un esempio concreto di come la conoscenza cresca nel dialogo.

Se l’hai trovato utile, condividilo con chi potrebbe beneficiarne: colleghi, studenti, pazienti o semplici curiosi.

E se anche tu hai qualcosa da aggiungere.. commenta che ti passa! 😉

Il prossimo episodio potrebbe nascere proprio dalla tua esperienza. 👏

Photos from Psychological Treatment's post 26/07/2025
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