02/09/2020
💥 LA FORZA E LO SPORT 💥
Scriviamo questo post, in antitesi a ciò che si sta respirando nel nostro Mondo, ed ho voglia di condividerlo solamente perché amo quello che faccio, ovvero far performare i miei atleti o dare qualità di vita alle persone normali.
Da tempo secondo me si assiste ad un errata concezione del sovraccarico, dico questo perché grazie a dio ho un passato da atleta, sia , , , tutto in ambito agonistico.
Poi, un infortunio mi ha condizionato nel mio percorso atletico, approcciando al e successivamente allo .
Dico questo perché da poco, sto approcciando nuovamente alle ripetute al sacco. Non con il fine di insegnare nulla sia chiaro, ma con il fine di capire quanto ciò che faccio in palestra contribuisca con ciò che i miei praticano.
Semplici esperimenti e semplici valutazioni, nient’altro.
Noto che l’approccio sponsorizzato da molti “operatori” della forza sia fatto in maniera preponderante su allenamento in stile , una concezione antitetica a fare sport…per capirlo basti guardare un powerlifter, che fa solo quello, mentre corre. Non serve essere scienziati del movimento.
Spiego brevemente cosa dice la letteratura:
ESSERE FORTI O PIÙ FORTI NON È NECESSARIAMENTE INDICE DI ESSERE PIÙ PERFORMANTI, perché la performance sportiva necessità di una ulteriore capacità; la velocità di applicazione della forza. Questa è chiamata RFD, solitamente deve essere massimizzata sotto I 200m/s. Questa non dev’essere però una scusa per escludere dalla propria programmazione l’allenamento della forza aspecifica (che non è l’unica capacità o abilità negli sport) laddove l’atleta ne abbia bisogno. Occorre però applicarla nella pratica specifica richiesta.
Pensate, una contrazione tetanica quasi isometrica come un 1RM grindato, ha un tempo pari a 300m/s, capite bene che questa applicazione è TOTALMENTE INUTILE ai fini sportivi, indi per cui controproducente, specialmente in certe fasi della periodizzazione.
Oltre a ciò, tale tipologia di training, come qualsiasi altro tipo risponde al principio SAID, quindi applicando per molto tempo nella periodizzazione tale tipologia di metodiche sicuramente avrà un impatto importante anche sulle strutture fasciali, irrigidendole per garantire un adattamento allo stress imposto dal carico.
La fascia organizza le sue fibre e la sua plasticità in relazione agli stimoli, se occorre dare principalmente stabilità allora si irrigidirà. Una fibra sopra circa un secondo di tensione si rompe per trasformarsi in fibre più rigide, dal collagene di tipo I a quello di tipo III. Questo se accade, specialmente nei pressi dell’articolazione, compromette i gesti che necessitano di ROM elevato.
Anche le articolazioni subiscono maggiore rischio di compressione, quindi probabilità di impingement e infiammazione a tendini e strutture limitrofe. E’ vero che ci si adatta anche a questo, ma conviene adattarsi a quello che serve.
Quindi tutto ciò se mal gestito può causare gravi “limitazioni del movimento”. Parlo per esempio di un karateka dove la mobilità è essa stessa parte del modello prestativo.
Noi preparatori dovremmo riflettere su come inserire l’allenamento della forza nel contesto preparazione atletica, evitando le mode e basandosi sull’evidenza della scienza.
Just My two cents
Con