29/04/2020
PSICO-TIP n.3
SCOPRI COSA C’È SOTTO E OFFRI UN’ALTERNATIVA!
La tentazione e la necessità di vietare, in questo periodo, è davvero forte! I bimbi e le bimbe sono a casa da più di 60 giorni e da più di 30 hanno come unici partner di gioco i genitori, i più fortunati fratelli e sorelle, qualcuno anche i nonni. Le emozioni, in questa situazione di deprivazione sociale, è facile che inizino ad uscire in maniera scomposta ed esplosiva.
Ma noi grandi, noi mamme e noi papà cosa stiamo facendo? Siamo sicuri di non alimentare anche noi queste esplosioni? Siamo proprio certi che le cause di questi comportamenti siano attribuibili solo alla situazione di emergenza e non a qualcosa alla quale non abbiamo mai pensato?
La situazione, è sicuro, sta facendo da amplificatore e da cassa di risonanza per tutte le nostre emozioni e sensazioni. Le fatiche sono tante e tutti aspettiamo con ansia e desiderio almeno il 4 maggio che appare nell’immaginario collettivo come un primo miraggio di una ritrovata è parziale semi-libertà. Manca ancora un po’ di tempo e allora, forse, vale la pena riflettere su un argomento che a noi Psicomotricisti sta molto a cuore e che potrebbe aiutarci a cambiare punto di vista su tanti comportamenti dei nostri bambini, non solo in questo periodo.
Come già detto, il gioco, il gioco di movimento, il gioco con il corpo dei nostri bimbi oltre a rispondere ad un bisogno vitale è anche un modo immediato ed efficace che hanno per raccontarsi ed esprimersi. Solitamente, quando i giochi diventano rischiosi, inadatti, confusionari, casinari e poco in linea con la pace e l’equilibrio casalingo, noi grandi tendiamo a reagire sempre o quasi sempre così: facciamo esplodere nell’aria i “Nooooo!”, oppure i “Bastaaaa!” o ancora i “Finiscila subitoooo!”. Insomma, un mix di urla, fiamme dal naso, fumi dalle orecchie e sguardi inceneritori.
Ci arrabbiamo noi, si arrabbiano loro, i livelli di rabbia e frustrazione raggiungono picchi elevati e, spesso, dopo queste “scenate” ci assale il dubbio rispetto a che cosa stiamo sbagliando. Abbiamo la sensazione di aver perso il controllo. Per non parlare dello sciame di sensi di colpa che ci arriva poi tra capo e collo.
Vi faccio un esempio pratico.
L’altro giorno eravamo nel soggiorno living di casa nostra. Ci sono il tavolo, il divano e la cucina, oltre ai giochi sparsi che Adele, la piccolina, usa quando il fratello Pietro la sfratta dalla sua camera per necessità di privacy. La mattina scorre via abbastanza serena e poi, intorno alle 11.45, i due decidono di usare il classico tunnel verde dell’Ikea per salire e scendere dal divano passandoci dentro. Sistemo un po’ di cuscini attorno per evitare che si fracassino a terra e poi gli dico di giocare da soli perché devo iniziare a cucinare il pranzo. Pietro si oppone immediatamente e drammaticamente con un “nooouuuu! Devi stare quaaaauuu! Devi giocare con noiiiiiuuuu!” Osservo la scena e capisco subito che il vero problema è che il tunnel, senza di me che lo tengo, casca giù e il gioco diventa troppo lento per il loro desiderio di salire e scendere. Così, invece di arrabbiarmi ed impuntarmi sulla necessità di andare a cucinare, comunicazione che sarebbe stata assolutamente legittima, gli rispondo: “ok ho capito di cosa avete bisogno! Vai a prendere le tue corde così leghiamo il tunnel al divano e potete giocare da soli!”
In men che non si dica, apriamo un cantiere sul divano e tutti e tre iniziamo a costruire un sistema di corde e moschettoni che neanche la Protezione Civile! Risultato: i bimbi entusiasti e realizzati, i loro bisogni profondi soddisfatti ed io ho potuto cucinare in compagnia delle loro risate e dell’atmosfera di grande gioia che solo il gioco spontaneo del bambino può regalare.
Non è semplice, non è facile e non sempre è possibile. Io credo, però, che tante volte noi grandi facciamo fatica a leggere e a scoprire cosa c’è sotto quei comportamenti scompigliati dei nostri bimbi. Non capiamo e allora facciamo la prima cosa che ci viene da fare: neghiamo, vietiamo e ci arrabbiamo! Provate a scoprire cosa c’è sotto, cosa si nasconde dietro l’apparenza e cercate di rispondere a quei bisogni svelandoli e portandoli in primo piano! Sono loro o dovrebbero essere loro i protagonisti della relazione con i nostri bimbi. Il punto non sono tanto regole e divieti ma la nostra capacità di comprendere in profondità e di rispondere con la stessa profondità ai bisogni profondi dei nostri bimbi.