Piccolo Gruppo Educativo Sorriso

Piccolo Gruppo Educativo Sorriso

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Il Sorriso è un servizio educativo per la prima infanzia, che accoglie un numero massimo di 8 bambi

06/05/2020

Chiamiamo a raccolta tutte le mamme e i papà dei miei contatti e rubiamo a loro qualche minuto per compilare un breve questionario sui BISOGNI EDUCATIVI E CONCILIATIVI delle famiglie in seguito all’emergenza Covid.
In altre parole per cercare di aiutarvi abbiamo bisogno di sapere di cosa avete bisogno

Il Questionario sui bisogni dell'estate è un modo concreto per portare al Governo le richieste dei genitori per i bambini da 0 a 14 anni.
Ci sono 3 domande specifiche sullo 0-6 perchè è la fascia d'età su cui al momento il vuoto di proposte appare maggiore.
I risultati saranno consegnati al Ministro Bonetti ed al Vice Ministro Anna Ascani che aspettano di conoscere quanto emerge.
Compilatelo e fatelo girare , in modo che i loro bisogni trovino ascolto insieme a quelli dei genitori ed a quelli dei servizi educativi.
https://www.comitatoeduchiamo.com/2020/05/05/r-estate-questionario-per-indagare-i-bisogni-delle-famiglie-sui-mesi-estivi/

29/04/2020

PSICO-TIP n.3
SCOPRI COSA C’È SOTTO E OFFRI UN’ALTERNATIVA!

La tentazione e la necessità di vietare, in questo periodo, è davvero forte! I bimbi e le bimbe sono a casa da più di 60 giorni e da più di 30 hanno come unici partner di gioco i genitori, i più fortunati fratelli e sorelle, qualcuno anche i nonni. Le emozioni, in questa situazione di deprivazione sociale, è facile che inizino ad uscire in maniera scomposta ed esplosiva.

Ma noi grandi, noi mamme e noi papà cosa stiamo facendo? Siamo sicuri di non alimentare anche noi queste esplosioni? Siamo proprio certi che le cause di questi comportamenti siano attribuibili solo alla situazione di emergenza e non a qualcosa alla quale non abbiamo mai pensato?

La situazione, è sicuro, sta facendo da amplificatore e da cassa di risonanza per tutte le nostre emozioni e sensazioni. Le fatiche sono tante e tutti aspettiamo con ansia e desiderio almeno il 4 maggio che appare nell’immaginario collettivo come un primo miraggio di una ritrovata è parziale semi-libertà. Manca ancora un po’ di tempo e allora, forse, vale la pena riflettere su un argomento che a noi Psicomotricisti sta molto a cuore e che potrebbe aiutarci a cambiare punto di vista su tanti comportamenti dei nostri bambini, non solo in questo periodo.

Come già detto, il gioco, il gioco di movimento, il gioco con il corpo dei nostri bimbi oltre a rispondere ad un bisogno vitale è anche un modo immediato ed efficace che hanno per raccontarsi ed esprimersi. Solitamente, quando i giochi diventano rischiosi, inadatti, confusionari, casinari e poco in linea con la pace e l’equilibrio casalingo, noi grandi tendiamo a reagire sempre o quasi sempre così: facciamo esplodere nell’aria i “Nooooo!”, oppure i “Bastaaaa!” o ancora i “Finiscila subitoooo!”. Insomma, un mix di urla, fiamme dal naso, fumi dalle orecchie e sguardi inceneritori.

Ci arrabbiamo noi, si arrabbiano loro, i livelli di rabbia e frustrazione raggiungono picchi elevati e, spesso, dopo queste “scenate” ci assale il dubbio rispetto a che cosa stiamo sbagliando. Abbiamo la sensazione di aver perso il controllo. Per non parlare dello sciame di sensi di colpa che ci arriva poi tra capo e collo.

Vi faccio un esempio pratico.
L’altro giorno eravamo nel soggiorno living di casa nostra. Ci sono il tavolo, il divano e la cucina, oltre ai giochi sparsi che Adele, la piccolina, usa quando il fratello Pietro la sfratta dalla sua camera per necessità di privacy. La mattina scorre via abbastanza serena e poi, intorno alle 11.45, i due decidono di usare il classico tunnel verde dell’Ikea per salire e scendere dal divano passandoci dentro. Sistemo un po’ di cuscini attorno per evitare che si fracassino a terra e poi gli dico di giocare da soli perché devo iniziare a cucinare il pranzo. Pietro si oppone immediatamente e drammaticamente con un “nooouuuu! Devi stare quaaaauuu! Devi giocare con noiiiiiuuuu!” Osservo la scena e capisco subito che il vero problema è che il tunnel, senza di me che lo tengo, casca giù e il gioco diventa troppo lento per il loro desiderio di salire e scendere. Così, invece di arrabbiarmi ed impuntarmi sulla necessità di andare a cucinare, comunicazione che sarebbe stata assolutamente legittima, gli rispondo: “ok ho capito di cosa avete bisogno! Vai a prendere le tue corde così leghiamo il tunnel al divano e potete giocare da soli!”

In men che non si dica, apriamo un cantiere sul divano e tutti e tre iniziamo a costruire un sistema di corde e moschettoni che neanche la Protezione Civile! Risultato: i bimbi entusiasti e realizzati, i loro bisogni profondi soddisfatti ed io ho potuto cucinare in compagnia delle loro risate e dell’atmosfera di grande gioia che solo il gioco spontaneo del bambino può regalare.

Non è semplice, non è facile e non sempre è possibile. Io credo, però, che tante volte noi grandi facciamo fatica a leggere e a scoprire cosa c’è sotto quei comportamenti scompigliati dei nostri bimbi. Non capiamo e allora facciamo la prima cosa che ci viene da fare: neghiamo, vietiamo e ci arrabbiamo! Provate a scoprire cosa c’è sotto, cosa si nasconde dietro l’apparenza e cercate di rispondere a quei bisogni svelandoli e portandoli in primo piano! Sono loro o dovrebbero essere loro i protagonisti della relazione con i nostri bimbi. Il punto non sono tanto regole e divieti ma la nostra capacità di comprendere in profondità e di rispondere con la stessa profondità ai bisogni profondi dei nostri bimbi.

ASILO: quello che le maestre non dicono sui loro video 20/04/2020

ASILO: quello che le maestre non dicono sui loro video La risposta delle istituzioni scolastiche alla quarantena è stata rapida: “Didattica a distanza” ! Se ne parla in tutte le case: insegnanti che imparano a usare il computer, mamme che scaricano le app, digitalizzazione forzata di tutte le menti giovani e meno giovani. Tutto per restare in conta...

13/04/2020

STARE IN BRACCIO: VIZIO O BISOGNO?

Due adulti camminano mano per mano e la maggioranza della gente pensa a quanto siano teneri oppure non pensa nulla dal momento che la cosa è del tutto normale.

(Be' c'è anche chi pensa che la cosa sia fuori luogo o eccessiva, ma qui rientriamo in un altro campo che richiederebbe un post a sé. 😜)

Un bambino è in braccio alla sua mamma (o al suo papà) e la maggioranza pensa che il bambino sia viziato o che così facendo la sua autonomia verrà gravemente danneggiata.

Qualcosa non mi quadra.

Perché noi grandi mano nella mano sì e i piccoli in braccio no?

Forse quelli che camminano mano nella mano hanno poi dei deficit nel campo dell'autonomia? O forse da un unico comportamento è possibile definire il loro quadro psicologico ed esistenziale?

Troverei strano che tra due adulti uno camminasse stando tra le braccia dell'altro ma non trovo strano che camminino dandosi la mano perché darsi la mano è il comportamento adulto corrispettivo a quello infantile dello stare in braccio.

Detto con altre parole: i bisogni che gli esseri umani hanno sono sempre gli stessi ma in età adulta variano nella loro presenza, intensità e nel comportamento che li soddisfa.

Di contatto fisico ed amore abbiamo SEMPRE bisogno, ma da piccoli ci serve stare in braccio mentre da grandi no (o di meno) e soddisfiamo il nostro bisogno anche con altre modalità.

Ergo:

Non abbiate paura di viziare o danneggiare i vostri bambini se li tenete in braccio, se li riempite di baci e se assecondate le loro richieste di dipendenza e vicinanza fisica. Non li state viziando ma state semplicemente seguendo la loro natura.

E nella natura dei cuccioli di uomo esiste il bisogno di guardare il mondo sollevati da terra, tra le braccia sicure di chi si ama. Ed esiste anche il bisogno di isolarsi da quello stesso eccitante mondo rifugiandosi tra le braccia di chi si ama per non sentire altro che non un caldo e rassicurante amore.

💛😊

P.s.: In foto io e la mia cucciolina che ancora oggi, nonostante i 4 anni, ha questo strano bisogno di coccole, contatto fisico e braccia materne. 😉

-- POST CONDIVISIBILE --

19/03/2020

AUGURIBA TUTTI I PAPA'😊

07/03/2020

COGLIERE L’OPPORTUNITÀ

In questi giorni così strani mi è venuto da pensare a quanto siano in gamba i bimbi e le bimbe! A quanto sappiano essere flessibili, malleabili, adattabili e trasformabili all’occorrenza. O meglio, a quanto queste capacità di adattarsi permettano loro generalmente di crescere e di cambiare, cogliendo le fatiche come opportunità.

Quello che sta accadendo in questi giorni sta mettendo anche noi grandi di fronte a tre grandi questioni che ci destabilizzano: l’attesa, le regole e l’indeterminatezza.
Questi sono tre temi che i bambini vivono e sperimentano quotidianamente nella loro vita e siamo generalmente noi grandi la “causa” del loro dover aspettare, del dover rispettare delle regole che non hanno scelto e del dover stare in una situazione in cui non sanno che cosa succederà. Se ci pensiamo bene ora sta toccando a noi grandi fare i conti con una situazione di attesa, una condizione nella quale delle regole decise dall’alto ci impongono in qualche modo di cambiare le nostre abitudini di vita, un periodo nel quale l’incertezza, il non sapere, il non poter controllare le cose la fanno da padrone.

“Cosa farebbero i bimbi? Quali sono le risorse che metterebbero in gioco?” Mi sono chiesto.
Alcuni chiederebbero aiuto ai grandi, lamentandosi che da soli non ci riescono. Ed è quello che cerchiamo di fare anche noi adulti informandoci da fonti più o meno autorevoli ma delle quali ci fidiamo, proprio come fanno i piccoli con le figure delle quali si fidano.
Altri bimbi, senza pensarci due volte, inizierebbero a mettersi all’opera, ad affacendarsi, a fare qualcosa, perché tollerare l’attesa, rispettare le regole ed accettare l’indeterminatezza genera frustrazione ed il movimento è un buon modo per “scaricare” l’ansia che ne deriva. Alcuni di noi grandi fanno la stessa cosa, se e quando possono: riempiono per eccesso le loro giornate di cose da fare per sentire un po’ meno le sensazioni sgradevoli legate alla frustrazione.
Altri ancora, accettando la situazione, troverebbero qualcosa di bello da fare, qualcosa che, nonostante tutto, li faccia stare bene, nel piacere. Nonostante l’attesa, nonostante le regole, nonostante l’indeterminatezza qualcuno di loro sarebbe spinto da un desiderio che è un vero e proprio impulso di vita!

Ecco, forse si potrebbe anche noi grandi provare a fare così: accettare le cose e sforzarci di trovare qualcosa di bello al quale ancorarci, qualcosa che ci faccia stare bene, qualcosa di più grande di noi che ci spinga alla ricerca del piacere. Sia esso camminare in un parco, dedicarci ad una passione, leggere un libro, guardare un film o lavorare con determinazione perché ognuna di queste cose ci fa stare bene. Credo ci sia bisogno, in questi giorni strani, di pensare di stare bene, di pensare a cosa ci fa stare bene e di provare a farlo...per tutti ma prima di tutto per noi.

“Ok, bel discorso! Ma se le cose che mi fanno stare bene non le posso fare?” potrà chiedere qualcuno! Beh, come risponderei ad un bimbo, direi che allora questa è un’ottima occasione per adattarsi e provare a scoprire o riscoprire qualcos’altro che ci faccia stare bene perché, per ora, le cose sono così e non si possono cambiare. Insomma, possiamo continuare ad attorcigliarci su noi stessi pensando all’attesa, alle regole imposte e all’indeterminatezza, oppure provare a guardare all’opportunità, alla possibilità di cambiamento, alla ricerca del benessere nonostante tutte le fatiche che questo momento così difficile ci sta portando.

Photos 24/12/2019

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