30/07/2026
🐖 La peste suina sta colpendo chi custodisce la biodiversità. E le misure adottate rischiano di fare ancora più danni.
In poche settimane è stato abbattuto il 10% dei capi di Cinta Senese, una delle razze autoctone più preziose d'Italia, con soli 3.200 capi totali. Un patrimonio di biodiversità zootecnica, ambientale e culturale che rischia di essere cancellato in tempi brevissimi.
Il problema non è solo il virus. È come si sta gestendo l'emergenza.
Le misure adottate mettono sullo stesso piano grandi allevamenti industriali e piccole realtà estensive, l'83% degli allevatori suinicoli italiani, imponendo a tutti gli stessi costosi obblighi di biosicurezza e piani di abbattimento a tappeto. L'ultima ordinanza commissariale ha addirittura esteso da 1 a 3 chilometri il raggio delle misure restrittive, ma solo per le aziende di piccola scala.
Paradossalmente, chi sta pagando il prezzo più alto è chi pratica l'allevamento estensivo, proprio il modello più rispettoso degli ecosistemi e della biodiversità.
Per questo FederBio, insieme a Slow Food Italia, Legambiente, AssoBio e altre 11 organizzazioni, ha scritto al Commissario straordinario Giovanni Filippini chiedendo un confronto urgente: misure proporzionate alla reale valutazione del rischio delle singole aziende, non disposizioni uniformi applicate a sistemi produttivi profondamente diversi.
🔗https://feder.bio/avanza-la-peste-suina-le-associazioni-dei-produttori-estensivi-biologici-dei-presidi-slow-food-chiedono-al-commissario-filippini-rivedere-la-strategia/
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