STAGE DEL M. Balzarro

STAGE DEL M. Balzarro

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Lo scopo di questa pagina è esclusivamente informativo. Nasce con l'intento di rendere più facilmente consultabile il calendario degli stage imminenti.

La Via in rosa 21/04/2020

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Il racconto di vita ed esperienze di famose maestre italiane di karate, Aikido, Judo, Kiudo, Kendo. Interviste a celebri maestri italiani.

La Via in rosa La Via in rosa Prefazione di Fernando Balzarro Sebbene da numerosi decenni la presenza delle donne in qualsivoglia attività umana, sia indiscusso dato di fatto, nonché acclarata la di loro capacità di raggiungere altissimi livelli nelle più disparate

03/01/2020
05/10/2019

DOMENICA 13

GOJUSHIO-SHO/DAI

Pletorico, sofisticato, visionario

Ammesso che originariamente (??) si trattasse di due kata tra loro separati (c’è chi sostiene che derivino da un unicum collegato al così detto stile dell’ “Ubriaco”… congettura suggestiva ma tutta da verificare), certamente le analogie tecnico-formali che li collegano risultano fin troppo evidenti. Però quello che forse, in quanto “distratti” da eccessi ripetitivi della medesima combinazione, rischia di sfuggire, è proprio la loro principale caratteristica esecutiva; cioè un evoluto e assai sofisticato uso del corpo e del respiro, un esasperato controllo del dettaglio, un evidente compiacimento estetico. Data l’impegnativa lunghezza (54 passi), nonché il frequente alternarsi di passaggi da rallentati ad esplosivi, la regolare pratica delle due Forme, risulta molto allenante dal punto di vista organico, muscolare, e appunto respiratorio. Dal lato applicativo e dell’eventuale proficuo utilizzo delle tecniche proposte nel contesto di un combattimento “reale”, ebbene, domenica prossima tenteremo di rivelarne l’efficacia, la fantasiosità, ma anche l’elegante improbabilità.

30/09/2019

WANKAN (LA SECONDA PARTE)

IL TEMPO DELL’IMMAGINARIO

Forse per via della brevità, ma soprattutto causa quel finale tronco che bruscamente interrompe la composita armonia delle sue tecniche, tanto si è detto, molto si è scritto e supposto riguardo la possibilità che il Wankan non terminasse così come viene tramandato, ma, al contrario, comprendesse un proseguo perduto nelle spire del tempo, accantonato nei bui recessi della memoria, o gelosamente custodito tra le austere mura di qualche sperduto monastero. Si da però il caso che nessuna ricerca storica, dalla più seria e puntuale basata su documenti e sicure testimonianze, alla più fantasiosa trasmessa tramite affabulazioni e miti, avvalora tale ipotesi. Allora, come osare costruire dal nulla, non tanto ciò che forse è andato perduto, bensì quello che, con schiaccianti probabilità, non è mai esistito? Ebbene, non è poi così strano, o grave, o irriverente nei confronti della “tradizione”, (ammesso che qualcuno possa istruirci con ferrea cognizione di causa dove cominci e dove finisca la “tradizione”… in quale epoca, o periodo storico, o anno o mese o giorno, e in quale luogo precisamente affondino le sue possenti radici). Ammetto comunque un mio buon tasso di spudoratezza nell’aver “imbastito” una “seconda parte” che, in qualche modo ed in forma assolutamente arbitraria, potesse suggerire una sensazione di completezza al kata medesimo. Certamente il misurato adeguamento a precisi punti di riferimento, così come il rispetto dei solidi quanto originali principi presenti nel Wankan, si riveleranno indispensabili nella composizione della neo Forma. Dal punto di vista più intellettuale che pratico, si tratta di accettare la seguente rappresentazione mentale: “malgrado non vi sia certezza che proprio così stessero le cose, nessuno può proibirci di immaginare che proprio così avrebbero potuto essere” (cit. Bellonci). A tal proposito, vale la pena ricordare numerosi esempi riguardo diverse Arti quali la musica, la pittura, l’architettura, la stessa letteratura, le quali, nel corso dei secoli, hanno visto rivisitare, trascrivere, togliere e aggiungere e modificare, in virtù della legittima facoltà dei posteri artisti, la loro forma classica, la loro tipica struttura, i ritmi, le partiture, i colori, se non persino concludere ciò che si rivelava incompiuto. Sarà perché il Karate, a sua volta e a buon diritto, viene riconosciuto come Arte, che, proprio dell’Arte, può seguirne (o subirne) la sorte. Ma sì, sì! Voglio ribadirlo ai duri e puri dello stile, ai fondamentalisti di questa o quella scuola, ai ferventi bigotti di quel rigido manieristico modo di muoversi (si fa così!); quegli stessi che gridano allo scandalo se ti permetti di spostare una virgola, considerano blasfemo ogni evoluzione fisiologica… a meno che, naturalmente, l’eventuale mutazione, discenda solennemente dal fulgido cielo del Sol Levante. Ma quante sviste, quante lacune, quante improvvisazioni, sono intervenute nei decenni? Chissà se taluni spostamenti e passaggi e direzioni sono stati rammentati fedelmente o invece ritoccati dall’immaginazione, o, addirittura, inventati come l’immaginazione inventa: vale a dire cambiando tra loro particolari assunti da tutt’altra parte e spinti su tutt’altre sponde? Ma qui entriamo nel buio di una foresta priva di sentieri, e non è lì che vogliamo smarrirci. Infatti, checché se ne dica, c’è una Via maestra che non lasceremo mai… si chiama Shotokan.
Le due parti (quella codificata più quella creata), quasi raddoppiano le sequenze rendendo l’esecuzione organicamente assai più impegnativa. Dal punto di vista funzionale e applicativo, la parte ideata, esprime la stessa essenzialità e compattezza di quella classica.

N.B.

Per quanto mi è dato sapere, a parte i miei allievi di più alto grado, e salvo qualcuno che l’ha intravista e poco provata in occasione di qualche mio stage, nessuno conosce questa seconda parte; fa eccezione il M. Ilio Semino che, quando gliene venga fatta precisa richiesta negli stage che dirige, mi fa l’onore di insegnarla arricchendola con le sue “rinomate” interpretazioni applicative… e per questo lo ringrazio.

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