25/05/2021
🔴QUARTA EDIZIONE PREMIO DI LAUREA FRANCESCO LORUSSO🔴
Ti laurei entro la sessione di novembre 2021?
Pensi che il tuo elaborato sia interessante ma nessuno lo valorizza?
La tua tesi, discussa in qualsiasi disciplina, affronta queste macrotematiche:
-conflittualità sociale
-critica delle istituzioni e dell'esistente
-cultura della resistenza e dei movimenti sociali
Invia la tua tesi entro l'1 dicembre 2021 alla e-mail: [email protected]
Le tesi vincitrici verranno pubblicate dalla casa editrice Red Star Press - Hellnation Libri.
Si apre ora la Quarta Edizione del Premio di Laurea Francesco Lorusso, progetto nato nel 2017 da un’idea della casa editrice Red Star Press e del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna per celebrare la memoria di Francesco Lorusso, studente e militante di Lotta Continua ucciso l’11 marzo del 1977 dalla polizia in via Mascarella, a Bologna.
Il progetto che ora sta per rinnovarsi in una quarta edizione, ha preso vita, è cresciuto e si è animato negli scorsi anni grazie ai numerosissimi contributi che sono arrivati. Spaziando nel mondo e nella storia, parlando di conflittualità sociale, lotte di liberazione dei popoli oppressi, critica delle istituzioni patriarcali, cultura della resistenza e del movimento operaio, sono stati condivisi e valorizzati lavori provenienti da tante facoltà diverse, di tante università diverse.
La conclusione di questa terza edizione del Premio di laurea Francesco Lorusso è arrivata in un momento particolare, un momento difficile e doloroso, un momento delle nostre vite che, si può dire ad un anno dal suo inizio, vede un prima ma difficilmente ci lascia la possibilità di immaginare un dopo preciso, senza le sfumature e le sensazioni che con
così tanta forza questa pandemia ci ha inciso dentro. Il volto di tutto il mondo, delle nostre città e della nostra università sta venendo segnato, fin nelle profondità, da questa crisi pandemica, economica, sociale che stiamo attraversando.
Vediamo il mondo dell’istruzione e della formazione che evolve, e la direzione nella quale evolve non ci piace, non ci rispecchia, non ci appartiene. Ed ora, al posto di una singola riforma che, nero su bianco, modifica radicalmente le nostre esistenze, veniamo inseritə in un meccanismo di drastica accelerazione di quei processi già in atto da prima della pandemia stessa, viviamo in un costante cambiamento che, con il pretesto della crisi, rende ancora più radicali le evoluzioni degli istituti formativi, che sempre di più lo normano, normalizzano, controllano, che lo inseriscono con sempre maggiore precisione all’interno del sistema capitalistico neoliberale del quale è - da sempre - strumento di riproduzione e produzione.
Il sistema di valori che del tutto esplicitamente governa ogni rivolgimento in ambito universitario e non solo, si rifà adesso più che mai a quella trinità, sacra per il capitalismo, che vede come pilastri portanti (estesi alla società tutta) competizione, successo, produttività. Queste sono le parole d’ordine che muovono le trasformazioni in atto, che
tracciano con esattezza il percorso della scuola e dell’università, che certo era già stato imboccato da tempo ma sul quale ora si muovono sempre più velocemente. È in questo terreno dell’accelerazione che abbiamo ora il desiderio e la necessità di collocarci, non solo per combattere questa deriva che ci porterebbe al soffocamento ma soprattutto per inserirci nel cambiamento immaginando invece un’altra università, l’università di cui abbiamo bisogno, l’università che vogliamo, l’università che ci spetta.
Questa pandemia ci ha portatə ad osservare con rinnovato cinismo alle complessità - di intenti, di interessi, di significato - del mondo della formazione, a ciò che scuola ed università rappresentino in un paese a capitalismo avanzato durante la quarta rivoluzione industriale. Quali sono i criteri di questa evoluzione? Quali sono le parole chiave? Come deve cambiare il volto degli istituti formativi per essere adeguato alla realtà attuale? Cosa significa possibilità di accedere all’università? Cos’è il diritto allo studio? Oggi, per come è conformato e si sta conformando il mondo della formazione, “diritto allo studio” è una perifrasi esattamente sostituibile con “diritto al lavoro”. In passato, prima la scuola e poi l’università sono state un reale “ascensore sociale”, una garanzia d’accesso al mondo del lavoro: mano a mano che sono diventate più accessibili, questa funzione è stata progressivamente persa in favore di una paritaria ed eguale impossibilità di raggiungere una “realizzazione”, a meno di non eccellere sugli e sulle altrə e di non aver “dimostrato” di “meritarlo”; non riuscire ad essere il meglio diventa una “colpa” la cui
espiazione ha un prezzo salatissimo. Già l’immagine dell' “ascensore sociale” fa storcere il naso, quando riferita ad istruzione e formazione, che dovrebbero essere strumenti per un arricchimento personale, per lo sviluppo di sé e di sé insieme a chi si ha intorno, per la bellezza di apprendere, imparare, scoprire, non invece un mero punto di passaggio e ammaestramento verso il mondo del lavoro. Il presente però ci pone davanti una situazione ancora più complessa: non soltanto gli obiettivi finali sono lavoro e conformità, ma il mezzo per raggiungerli è una costante competizione con chi è sulla stessa nostra barca, per un posto a sedere più comodo sotto la stessa tempesta. Non possiamo però dimenticare che, per quanto la tempesta sia la medesima, c’è chi naviga in barche più lussuose. La competizione si manifesta così come insieme un efficacissimo strumento di controllo e uno stimolo all’eccellenza indubbiamente proficuo (per il capitalismo): capita spesso di guardare con invidia all’università - gratuita o addirittura retribuita - di alcuni paesi europei, ma è poi evidente che, in questo sistema, questa gratuità altro non è che il massimo riconoscimento del ruolo fondamentale proprio del mondo della formazione
nelle logiche di produzione e riproduzione del capitale. Dunque da un lato l’alto livello di formazione accelera e migliora la produzione intanto che abbassa drasticamente il costo
della manodopera; dall’altro la potenza di disciplinamento e normazione non soltanto dei comportamenti ma anche delle ambizioni è chiaramente strategica alla conservazione, pur nel suo continuo rinnovamento, del sistema stesso. In questo panorama desolante e tempestoso, tra i mostri marini più pericolosi c’è la valutazione: controllo, normazione, ricatto sono le sue malcelate armi. L’impianto meritocratico del sistema in cui viviamo inizia ad esserci proposto fin dall’infanzia all’interno della scuola, e diviene non solo meccanismo di selezione dell’eccellenza ma anche di controllo su cosa questa eccellenza sia, è al contempo la gabbia in cui siamo rinchius e l’orizzonte di possibilità che ci è permesso immaginare. In questi termini, veniamo immessə in una guerra perenne per le poche briciole a disposizione e anche costruit entro confini che è “il potere” stesso a scegliere e delineare. Il forte disciplinamento cui siamo sottopostə, che ci porta a tollerare i soprusi e ci abitua alla
precarietà, si somma alla ristrettezza dei saperi che vengono messi a nostra disposizione ed essi stessi segneranno i solchi entro i quali si formerà il nostro sguardo. Lo sguardo insegnatoci, dalla scuola all’università, secondo linee di dominio patriarcale e coloniale, è un fondamentale strumento con il quale veniamo inquadratə, resə docili ingranaggi della macchina capitalista, produttiva e predatoria. Questo è uno dei motivi per i quali il Premio Lorusso nasce, questa è una delle battaglie che non ci stancheremo mai di portare avanti, come Collettivo Universitario Autonomo, all’interno della nostra università: rifiutiamo che il sapere sia rinchiuso entro questi confini, rifiutiamo la conoscenza intesa solo come competenza, rifiutiamo che il sapere possa
esistere solo per essere messo a valore, perché sia utile e spendibile. Vogliamo un sapere liberato da questi vincoli, un sapere che sia femminista e transfemminista, ecologista, antirazzista, vogliamo la storia ma non le narrazioni del potere - del maschio bianco etero cis vincitore -, vogliamo la storia della nostra classe, della nostra gente. Immaginiamo questo premio di laurea come un momento per rivendicare il nostro desiderio di un’università altra, ma soprattutto per iniziare a costruirla collettivamente.
Riappropriamoci dei nostri tempi e dei nostri spazi, riappropriamoci degli strumenti per sentirci protagonistə della storia, per viverla, per scriverla e riscriverla assieme
Foto di Michele Lapini photography