Educazione Civica

Rispetto per il prossimo, dove prossimo è sia persona che animale che natura.

Normali funzionamento

04/03/2024
04/03/2024

Fermare l'armamento di Israele

11/02/2024

Riciclo creativo, l'uomo è l'unico animale che riesce a distruggere il suo ambiente, come se non dovesse viverci lui il giorno dopo, cacche di cani e mozziconi inclusi.

17/11/2023

"Se non approvi ciò che dice l'altro non sollevare polemiche o voler a tutti i costi avere ragione, rimani nel silenzio.

Questo del silenzio non è un atto di sottomissione come la mente ti porta a credere, bensì un Atto di Regalità.

Perchè vuoi costringere l'altro a
pensarla come te? Forse perchè tu stesso non credi davvero a ciò che dici e vuoi conferme "dall'esterno?", o forse perchè non tolleri di essere contraddetto?

Vedi...si ignorano sempre alcune cose importanti quando non si è d'accordo con ciò che un'altro dice...la prima è il fatto che non sappiamo come l'altro
"veda" la realtà e ancor meno sappiamo,a che livello evolutivo egli si trova, la seconda è che ignoriamo spesso che ciò per cui oggi ci battiamo domani
sarà mutato e la nostra opinione con lui.

Ognuno vede la propria realtà ed essa è per lui "reale" come la nostra lo è per
noi...ecco il perchè del Silenzio...non tanto perchè se stiamo zitti ammettiamo di avere torto ma bensì perchè è sciocco voler che gli altri ci diano "ragione"...l'autentico Sapere
proviene dal Cuore e il Cuore non ha bisogno dell'approvazione altrui.

Dal Libro "Lettera di Gurdijeff alla figlia"

11/07/2023

I poveri erano così tanto poveri
che presero la loro fame
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,
i ricchi che nella vita avevano mangiato di tutto,
dal caviale ripieno all'ossobuco di c**o di cane allo spiedo.
Però la fame dei poveri in bocca non l'avevano assaggiata mai,
così i ricchi se la comprarono.
La pagarono bene e i poveri furono contenti
e per un po'... per un po' tirarono avanti.
Poi i poveri tornarono ad essere poveri,
così allora i poveri presero la loro sete
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,
i ricchi che nella vita avevano bevuto di tutto,
avevano bevuto dal Brunello al Tavernello,
però la sete dei poveri in bocca non gli era passata mai.
Così allora i ricchi se la comprarono e la pagarono bene
e i poveri ne furono felici.
Per un po' tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri, più poveri di prima.
Così allora i poveri presero la loro rabbia,
che i poveri di rabbia ce ne avevano assai, ce ne avevano.
Allora i poveri presero la loro rabbia
la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi.
I ricchi che... sì, pure i ricchi un po' nella vita erano stati arrabbiati,
mica no!
Ma erano piccole cose, conflitti generazionali,
roba da ormoni, rodimenti di c**o, insomma.
Ma la rabbia, proprio la rabbia dei poveri
i ricchi non l'avevano provata mai.
Così allora se la comprarono e la pagarono anche bene.
I poveri furono felici e per un po' tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri.
Allora i poveri si vendettero tutto,
la coscienza di classe, la violenza, l'insubordinazione,
la cultura, la musica, le parole,
la letteratura, la memoria,
tutto si vendettero i poveri, tutto.
E i ricchi accumulavano.
Nelle loro cantine i ricchi
ormai avevano migliaia, milioni di bottiglie
e accanto ai baroli muffiti, muffati, passiti, moscati
ci stavano bottiglie e in quelle bottiglie
ci stava tutta la cultura dei poveri, ci stava la rabbia dei poveri
dai sanc**otti fino ai braccianti di Di Vittorio nel foggiano,
fino ai nuovi braccianti, i pummarò nell'Agropontino
piuttosto che i braccianti rumeni,
quelli che vanno a lavorare e a morire nei cantieri
per dieci euro al giorno.
In quelle bottiglie, in mezzo alle altre bottiglie,
nella cantina dei ricchi,
ci stavano bottiglie piene dell'orgoglio dei poveri,
dell'orgoglio dell'aristocrazia operaia
che aveva fermato i tedeschi nel '42, nel '43, nel '44 e nel '45,
l'aristocrazia operaia che aveva conquistato lo Statuto dei Lavoratori
nel 1970, il superamento del cottimo,
fino all'orgoglio dei lavoratori precari,
che erano precari, però pure loro l'orgoglio ce l'avevano.
In quelle bottiglie c'era di tutto,
c'era lo stupore, la meraviglia dei poveri,
degli zapatisti che proprio in questi giorni,
a marzo, però di sette anni fa,
entrarono chi a cavallo, chi col somaro,
la maggior parte a piedi a Città del Messico.
In quelle bottiglie c'era tutta la cultura dei poveri,
tutto dei poveri.
I poveri tutto si erano venduti.
E alla fine i poveri diventarono così tanto poveri
che presero pure la loro povertà,
la misero in bottiglia e se la vendettero.
La comprarono i ricchi.
I ricchi che nella vita tutto erano stati, fuorché poveri.
E adesso volevano essere così tanto ricchi
da possedere pure la miseria dei miseri.
Allora quando i poveri diventarono così tanto poveri
da non possedere più nemmeno la loro povertà,
i poveri si armarono e non di coltello e forchetta
bensì di fucili e pistole,
perché la rivoluzione non è un pranzo di gala,
la rivoluzione è un atto di violenza.
Allora i poveri armati andarono fino al palazzo
arrivarono al palazzo e lì c'era il podestà
affacciato al balcone, alla finestra,
il podestà serio che li guardava.
I poveri erano armati ma rimasero fermi, immobili.
Non fecero niente.
Perché senza la rabbia, senza la fame,
senza la sete, senza l'orgoglio,
senza la coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così allora il podestà scese in cantina
e tra le tante bottiglie che aveva comprato dai poveri
ne prese una, una soltanto,
era la libertà, quella loro, dei poveri,
che si era comprato tanto tempo prima.
La prese e la riconsegnò ai poveri.
E i poveri stapparono la bottiglia.
E adesso con quella libertà
i poveri potevano farci un partito, per dire.
Potevano farci un circolo,
potevano farci una bandiera,
un inno, una canzonetta.
Però ci fecero poco e niente,
perché la libertà da sola non serve a niente.
Così allora il podestà si cercò nelle tasche
e trovò un pacchetto di caramelle alla menta.
Lo prese e regalò quelle caramelle ai poveri
e i poveri da quel giorno tornarono ad essere liberi,
liberi di succhiare mentine.
[Ascanio Celestini]

31/05/2023

Monica Bellucci è invecchiata senza chiedere il permesso a nessuno, scatenando una tempesta e indignazione tra i focosi combattenti anti-invecchiamento. Combattenti, per l'esattezza.
Ha osato camminare sul tappeto rosso, il suo bel viso e corpo con tutte le rughe, gli occhi e l'eccesso di peso, con tutto ciò che la natura le ha dato, senza esitazione e completamente disinteressata all'opinione dei sostenitori della gioventù infinita. E questo è fantastico. Perché qualcuno deve finalmente dire al mondo che invecchiare non è affatto una vergogna.

Web

05/12/2022

Più che giusto. Il bambino ha bisogno di formarsi con gioco e confronto prima di assorbire dall'esterno ogni stimolo di adulti senza una guida che ne veicoli la comprensione.

05/12/2022

Eppure il mondo va avanti
perché siamo gentili fra noi.
Nessun giornale domani parlerà
di una madre che ha letto una storia
alla sua bambina prima di dormire
o di un padre che le ha preparato la colazione,
di qualcuno che ci ha ascoltato senza distrarsi,
di un amico che ci ha tirato su il morale
o di uno sconosciuto che ci ha sorriso sull’autobus.
Eppure, se ci facciamo caso,
ogni giorno troviamo la gentilezza sul nostro cammino.
Molti di noi sono gentili senza saperlo.
Fanno ciò che fanno senza chiamarlo gentilezza,
solo perché è giusto fare così.

[Piero Ferrucci]

20/11/2022

Un bambino risponde «grazie» perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.

Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.

Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.

Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è «aiutami a fare da solo».

Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.

Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.

Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.

«Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così» è una frase da non dire mai.

Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.

Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.

Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un «questo non lo so» se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.

Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.

Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.

Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.

Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.

Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.

[Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini”]

28/10/2022
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