06/04/2023
C'E' CHE SCENDE ALL'INFERNO PER PIANTARVI LE ROSE
Ieri un conoscente mi ha detto "io non scendo all'inferno", per intendere che non vuole impelagarsi aiutando una persona a lui vicina, che sta vivendo una grossa difficoltà.
Questa frase mi ha molto colpita, ed ho pensato di condividere le mie pur soggettive riflessioni, perchè mi pare che l'argomento sia davvero perfetto per la settimana santa.
Intendendo lo scendere all'inferno come metafora dell’aiutare in modo concreto, ed emotivamente presente, chi soffre, credo che nessuno "scenda all'inferno" con piacere, anzi, ma penso anche che chi vive senza voler mai "scendere all'inferno" sia talvolta una persona molto fragile, più spesso un vile, che transita per la vita galleggiando come l'olio, il Ponzio Pilato che si lava le mani, il menefreghista che si scansa mentre l'altro cade anziché sorreggerlo.
Mi sconcertano le derive di un certo filone filosofico-olistico che, ritenendo il male qualcosa che si attira (cosa che forse può anche essere), sostiene che non sia possa far niente per chi soffre... terrificante!
Ovviamente nessuno da solo salva il mondo: ovunque ci giriamo ci sono storie di sofferenza e, se ci facessimo carico di tutte, resteremmo schiacciati da un peso tremendo: ciascuno valuta cosa si sente di affrontare ed è certo una scelta soggettiva, ma c'è chi vive rifiutandosi sempre e comunque di "scendere all'inferno" per sostenere qualcuno, magari anche qualcuno di molto vicino, come un parente o un caro amico e questo, per il mio personale metro di giudizio, non è accettabile.
Ho la fortuna di aver conosciuto persone che all'inferno ci sono scese per mesi o per anni e che, prima di risalire, ci hanno pure piantato i fiori: penso allo straordinario amore con cui mio padre ha accudito mia madre, malata, fino al suo ultimo istante di vita!
Penso a mia nonna, che si è occupata per tutta la vita di ogni membro della famiglia, accudendo tutti con amore: marito, figli, suoceri, nipoti... tutti, e sempre con un cuore grande e generoso.
Penso a quanti dedicano la vita a sostenere chi è più fragile, debole, indifeso... c'è gente che consapevolmente scende all'inferno, vi coltiva rose, vi porta sorrisi e poi, quando è il momento, dall'inferno risale, non svuotata, ma con la gioia di chi ha amato e fatto il bene ... io questa cosa l'ho vista fare, vi ho assistito, come è capitato a tanti di noi, e credo che questo, solo questo renda davvero immensa e splendente una persona.
Santa Teresa del Bambino Gesù diceva "ricorda di spargere rose", ed era sott'inteso che le rose andassero sparse all'inferno: quello piccolino e individuale del singolo, come quello gigante che coinvolge popoli interi.
Capita a tutti di entrare in contatto con la sofferenza altrui: possiamo essere presenti e partecipi (senza per questo farci travolgere) portando rose nella vita degli altri, o possiamo lavarcene le mani, portando le tenebre nel nostro cuore e il vuoto in quello dell'altro.
Il triduo pasquale "parla" a tutti, non solamente ai cristiani: chi accetta di "scendere all'inferno" per amore dell'altro risuscita ad una vita eterna di Luce, chi vive solo per se stesso rifiuta la relazione d'amore e reciprocità che anima tutto il creato e questo, forse, è il vero inferno.
Buon triduo!