Entelekeia - Il Counseling con i Miti e gli Archetipi

Entelekeia - Il Counseling con i Miti e gli Archetipi Counseling con Miti e Archetipi.

Laurea magistrale in Filosofia, laurea triennale in Psicologia, iscritta ad Associazione Nazionale Counselor Relazionali Ancore come Counselor Relazionale certificato nr 284/2014

Venerdì scorso vi ho chiesto cosa salvereste se foste un aedo, se dalla vostra voce dipendesse la sopravvivenza di ‘ciò ...
11/09/2026

Venerdì scorso vi ho chiesto cosa salvereste se foste un aedo, se dalla vostra voce dipendesse la sopravvivenza di ‘ciò che non si può dimenticare’.
Provate a farlo. Prendete quel ricordo e scrivetelo mettendo in fila i fatti.
Cosa resta della verità?

Abbiamo escluso Dioniso dalla nostra idea di verità. Le cose sono vere se governate da Apollo, se stanno a distanza, se vengono private del corpo.

“Dimmi come stanno le cose”, chiediamo. Ma quali cose?
Ci sono cose che vivono soltanto grazie ai suoni, al movimento, al ritmo.
Per farsi canale della dea Mnemosine, l’aedo si affidava alla musica, che non era un’aggiunta marginale - come è in un mondo ostaggio di un sapere disincarnato -, ma partecipava direttamente alla costruzione della verità.
Omero era immaginato cieco: il suo sguardo sapeva vedere anche ciò che non era esposto alla luce del sole.
L'occhio giudica, misura, separa (apollineo); l'orecchio accoglie, risuona, unisce (dionisiaco).
Dioniso — il vivente, il caos, il mistero — non si lascia afferrare dal linguaggio alfabetico (apollineo), ma parla se c’è vibrazione, corpo, emozione, relazione.
Provate a chiedere a un familiare: “com’ero io da piccolo?”. Quanto conta sapere come stanno le cose, e quanto scoprire chi siamo stati agli occhi degli altri attraverso il timbro unico di una voce? La nostra identità si esaurisce davvero nell’apparenza di una foto o è piuttosto un’apparizione che accade quando ascoltiamo le storie raccontate dalle persone della nostra vita?

Mnemosine non si preoccupa dei fatti: il suo scopo non è descrivere, ma evocare.
Il vero che si mescola al falso non è un errore. È la realtà del ricordo.
“Cercare un’informazione significa cercare la persona in grado di raccontarla (…) La memoria è una voce divina che parla o non parla (…) Il greco che sapeva a memoria i poemi omerici non doveva cercare nella sua memoria; le parole gli venivano alle labbra come se una voce gliele insufflasse al momento propizio, senza sforzo, per grazia di Mnemosine”. (G.Paris, La grazia pagana)

Noi abbiamo sostituito quella voce con un video. E pur di documentare e trattenere abbiamo smesso di cantare, di danzare, tenere il ritmo.
Di provarci insieme.
A tenere vivo. A salvare le cose.

E se domani ci svegliassimo e scoprissimo che non esiste più un solo testo scritto? Nessun libro, nessun documento, ness...
04/09/2026

E se domani ci svegliassimo e scoprissimo che non esiste più un solo testo scritto? Nessun libro, nessun documento, nessun messaggio da leggere.
Se ad un tratto non ci fosse più quello straordinario strumento tecnologico – la scrittura - che ci ha consentito di conservare, tramandare, sentirci al sicuro in un mondo vero e prevedibile?

Come faremmo a sapere chi siamo?

In che modo porteremmo con noi le cose importanti?

Sapete cosa portavano i coloni greci sulle navi verso l’ignoto dopo che, con il crollo dell'età del bronzo, scomparve la lineare B e con essa ogni memoria scritta?
Portavano i loro canti, i poemi omerici. E li cantavano tutti insieme, a migliaia di km da casa. Era così che sapevano dire di sé, di ciò che erano e sarebbero stati.
Per secoli le cose sono rimaste vive perché incarnate nel corpo degli Aedi.

Gli Aedi erano poeti-cantori. Possiamo chiamarli cantastorie, ma solo se prendiamo sul serio il loro fare, solo se sappiamo ancora pensare al di là del lessico scientifico che vede nella memoria un archivio, o una funzione della mente. Per gli antichi greci aveva un nome, Mnemosine, ed era una dea. Non “la segretaria di Apollo” addetta ai dati e ai fatti (G.Paris, La grazia pagana), ma la dea che ispira il ricordo e lo conserva grazie alla rima, al ritmo, all’emozione. Alla voce, che è potente proprio perché fragile, transitoria e unica.

Provate ad immaginare quanto potesse essere importante stare attenti, aderire al gesto altrui; non giudicare, ma essere fedeli.
Custode, servitore, testimone ed erede: provate a pensare quale immane responsabilità avesse un aedo.

Come faremmo oggi ad assumerci una tale responsabilità quando siamo abituati a registrare tutto, a documentare, a consegnare a foto e video la complessità e la sacralità della vita?

Forse la storia di Ulisse è così potente proprio perché è stata raccontata a voce e contiene tutta la forza umana che è servita per sentire, conservare e poi farsi canale dei palpiti di un cuore.

Oggi abbiamo evidenze, ma stiamo perdendo le cose da salvare. Le nostre voci non sanno più dire il sacro.

Se tu per un giorno fossi un Aedo, cosa salveresti?
A quale storia offriresti la tua voce?
Non l’immagine social: la Tua Voce.

A volte mi sento dire: “Ma io non ho Afrodite”.Credete davvero di cavarvela così? Se avete camminato a passo lento sulla...
28/08/2026

A volte mi sento dire: “Ma io non ho Afrodite”.
Credete davvero di cavarvela così?

Se avete camminato a passo lento sulla sabbia o a piedi scalzi sull’erba, se avete sentito un vento leggero accarezzarvi il viso o l’acqua tiepida massaggiarvi il corpo, se avete lasciato svolazzare un abito e ne avete tratto piacere, allora siete stati con lei.
Ogni volta che avete ascoltato con curiosità la storia di uno sconosciuto, che vi siete lasciati incantare da un tramonto, trascinare da una danza, da una risata, lei era lì.
Ed era lì ogni volta che dentro di voi è sbocciato qualcosa di inedito, che avete sorriso senza sapere bene perché, che avete sentito vibrare nell’aria una specie di magia, il miracolo di ritrovare la voglia di guardarvi, di vestirvi, di scrivere, di sognare, di ricominciare a fiorire.

Afrodite è la dea della fioritura.

Sarà capitato ad ogni vacanza. I più fortunati vanno al mare, in montagna, fanno un viaggio. Sì, ma la differenza è portare l’attenzione al sentire.
Avete mai chiesto al vostro corpo se si trovava bene in vacanza con voi? Chiedete mai al vostro corpo se sta bene con voi?
Quando stanno bene, i corpi fioriscono. Al loro passaggio portano la primavera, non soltanto nei prati e nei giardini, ma nel cuore degli uomini.

Per Afrodite, “amore e bellezza vogliono dire soprattutto fiorire, ricominciare. Bello è chi cambia e si rinnova nell’amare. Niente di statico nel suo mondo, tutto germina, cresce, esplode nella pienezza della vita. Oggi è così spesso rinnegata! Gli alberi rinsecchiscono e bruciano, i fiori appassiscono, le api portatrici di polline muoiono, i mari sono avvelenati, le primavere arrivano inascoltate, i cuori degli umani non le sanno più accogliere” (Giuseppe Conte, Della stessa sostanza dei sogni).

Ovunque siate stati, se la vostra vacanza vi ha sfiorati con questo sussurro di consapevolezza, avete messo da parte un tesoro per l’inverno.
A volte non si tratta di fare, ma di ascoltare. Di accogliere un seme e lasciarlo germogliare.
Il mio seme quest’anno ha la freschezza dell’alba sulle gambe n**e, la morbidezza della sabbia sotto i piedi, la sensualità del corpo che galleggia con gli occhi chiusi rivolti al sole.
Il vostro?

Le sono passata davanti così tante volte che mi sembra sia sempre stata lì.E infatti lo è stata.Vigile e fiera, inaccess...
21/08/2026

Le sono passata davanti così tante volte che mi sembra sia sempre stata lì.
E infatti lo è stata.
Vigile e fiera, inaccessibile come chi non cerca sguardi, ma soltanto libertà.

Da ragazza trascorrevo le vacanze a Diano Marina. Soltanto quest’anno ho scoperto che il golfo così caro alla mia adolescenza anticamente ospitava il culto di Borman, la divinità del bosco sacro. Lucus Bormani, bosco sacro a Borman, era il suo nome; la radice borm riecheggia l’acqua sorgiva (sarà un caso se qualche giorno dopo, per la prima volta, sono finita a Bormio?).
I Romani trasformarono Borman in Diana. Per i Greci era Artemide.

La vedete nella foto, quasi nuda, capelli raccolti e un arco teso.
La vedevo anch’io proprio all’ingresso dei bagni Diana, la frequentavo con la fresca semplicità e la vivacità che le si addicono, ma non lo sapevo.

Perché ve ne parlo?
Perché sono rimasta sbigottita da questa ‘coincidenza’.

Abbiamo scelto il mare dopo anni di viaggi perché Giancarlo sentiva l’esigenza di rallentare, di ripartire con un nuovo ritmo.
E si riparte sempre dalla natura, dal cuore sacro che abbiamo “messo via” per proteggerci e diventare adulti. Si riparte da un corpo ossigenato, dal respiro che si allarga e dai muscoli che si tendono.

Artemide è sempre presente nelle cose che iniziano, nell’acqua che sgorga limpida dalle fonti. È la dea che veglia sulla nostra giovinezza, l’età della vita in cui la purezza si esprime nel vigore del corpo, nei giochi, nelle amicizie spensierate. Ha una natura virginale, ma sa per istinto come aiutare nel parto.

È una forza di rinascita potente.
A me è tornato il ciclo sparito da mesi (oltre a un vistoso foruncolo sul viso!). Credevo di essere in menopausa, invece il luogo del mio primo ciclo – 21 agosto 1981 – ha risvegliato “la ragazza”.

È il richiamo del cucciolo selvaggio che abbiamo ingabbiato negli anfratti della psiche.
È la parte di noi che non vuole saperne di conformarsi e lasciarsi addomesticare, che respinge le lusinghe dell’autorità, che dice: “No, grazie, tenetevi i vostri palazzi, le vostre etichette e i vostri Mi piace. Io preferisco bere acqua chiara alla sorgente della mia giovinezza, rinvigorire le energie e salvare la Ragazza”.

17/08/2026

➡️ E se i nostri momenti di crisi non fossero altro se non il punto esatto in cui la vita si arresta per fare spazio al mito?

Per provare il counseling con i Miti e gli Archetipi scrivimi un messaggio privato oppure via mail ([email protected]).
Puoi fare sessioni on-line oppure nel mio studio a Biassono, in una zona tranquilla e riservata accanto al parco di Monza.
La durata è di un’ora e non c’è un numero minimo. Vale anche un solo incontro.

ℹ️ In ogni caso, sentiti libero/a di chiedermi tutte le informazioni che ti servono 🤗

Fateci caso: spesso camminiamo spediti, o goffi, imprigionati dentro visi tesi e spalle curve, esitanti o rigidi, come s...
31/07/2026

Fateci caso: spesso camminiamo spediti, o goffi, imprigionati dentro visi tesi e spalle curve, esitanti o rigidi, come se ci muovessimo in una gabbia.
Il passo di Afrodite non è direzionale e teso a un obiettivo (capire, produrre), non si preoccupa di controllare dove si poserà il piede.

Il passo di Afrodite è un passo lento, morbido, sicuro e sinuoso. È un passo che sente la terra, che si lascia accarezzare dai tessuti e sorride al mondo.
Quando non prova piacere, semplicemente se ne va.

Ecco tre pratiche di Sintassi Somatica per invitarla a restare.
Sono rivolte a tutti e tutte.
Se ne farete un’abitudine quotidiana, trasformerete la chimica del vostro corpo. Il cortisolo – ormone dello stress - si abbasserà e, nel tempo, vi percepirete e apparirete più belli e leggeri, vibranti di piacere e di fascino.

1. Cammina a piedi nudi per casa, scarica il peso sui talloni e senti il movimento del bacino. Metti una musica e comincia a muoverti come ti viene. Fallo anche sulla sabbia, nell’acqua, sull’erba. Immagina la dea che emerge nuda dalle acque e si incammina sulla spiaggia di Cipro.
“La cosa più importante quando si cammina è ricordare di appoggiare bene la pianta del piede a terra, di stendere comodamente le dita, di aggrapparsi alla terra con gioia, di provare piacere a ogni passo. La morte comincia dai piedi, da lì parte l’incuria verso noi stessi, la nostra rinuncia”*

2. Lasciati accarezzare da ciò che indossi. Vestiti soltanto per il piacere di farlo, per il fascino dei colori, per la morbidezza che sfiora la pelle, per ciò che ti attrae al momento. Gioca, usa la fantasia. Porta l’attenzione non su ciò che appare, ma sulle sensazioni del corpo, su come ogni capo ti dona grazia e sinuosità.

3. Sorridi.

Buone vacanze, ovunque sarà il tuo corpo.
Ti auguro momenti di passi liberi e lenti, di sorrisi rosati, di carezze e respiri lievi. Non avere paura del tempo vuoto: riempilo di sensi.
E se resti a casa, congedati dal giorno (e dal dio Apollo) con sensualità: sdraiati nel letto, chiudi gli occhi, senti la freschezza delle lenzuola sulla pelle. Sorridendo, sussurra un grazie silenzioso ad Afrodite per il dono di essere un corpo vivo, capace di sentire.

Manager rigorosa, insegnante appassionata, counselor e filosofa.Che c’entra la ballerina adesso? No, non vi sto svelando...
24/07/2026

Manager rigorosa, insegnante appassionata, counselor e filosofa.
Che c’entra la ballerina adesso?

No, non vi sto svelando il rimpianto di una vita non vissuta.
Non volevo essere una ballerina, ma volevo essere una ballerina.
E le due cose stanno insieme, con buona pace della logica.
E in effetti ballo da anni. Ballo portando con me lo scudo di Atena, illudendomi di controllare l’oblio, e l’impeto di Poseidone,che scaglia tridenti pur di trovare la vita.
Chi altro c’è?

Intanto c’è che non siamo un’entità statica e unitaria. Siamo una folla che si muove e che danza, che il più delle volte strattona e provoca anche rovinose cadute, che elegge i suoi leader e nasconde i suoi demoni, i meno forti, i meno adatti.
Ognuno di noi, con la mimica, le parole e i gesti, porta in essere tante persone diverse. Siamo figli e madri, esecutori e sovrani, ladri e poeti, monaci, guerrieri e amanti.
Ballerine, quando entriamo in quella sala (Atena ha sempre i suoi confini).

Forse, dentro la giacca e i libri, c’era qualcuno che chiedeva di sentire sorridendo, di muoversi con grazia e solcare il mondo col piede leggero. Di allentare le briglie - mitica invenzione di Atena-, dar respiro ai pensieri di Efesto - pesanti come il suo metallo -,fluire sulle onde di Poseidone. Perché certe cose – ho capito nel tempo - puoi cambiarle solo se ti muovi fisicamente. Se la pelle e gli occhi ti seguono e cominciano ad attraversare la vita con nuove movenze.

E poi c’è Lei.
Afrodite è l'archetipo della gioia di vivere e di godere, della vitalità pacifica, sognante e sensuale che non deve produrre né dimostrare nulla.

A volte la incrocio negli spogliatoi, tra i sorrisi radiosi e i capelli che si sciolgono sulle spalle n**e.
«E ora che il corso chiude per ferie?», ci diciamo tra noi.
È il segno di un'Afrodite confinata in uno spazio stretto e chiuso.
Quando deleghiamo il piacere ad una fonte esterna, appena la musica si spegne, il corpo torna rigido, annoiato, insofferente a tutto e tutti, assediato dal cortisolo. E non è assenza di amore per gli altri, è la dea che si allontana alla ricerca di nuovi lidi.

Venerdì prossimo vi darò tre semplici pratiche di sintassi somatica per invitarla a restare.
Pronti?

“Il sé è un processo corporeo. È attraverso il corpo, i suoi movimenti, le sue risonanze affettive che diventiamo ciò ch...
17/07/2026

“Il sé è un processo corporeo. È attraverso il corpo, i suoi movimenti, le sue risonanze affettive che diventiamo ciò che siamo” (V. Gallese, 2026)

Le neuroscienze ci dicono che siamo una struttura aperta, plastica, modificabile dall’esperienza.
Mentre noi viviamo immersi in dispositivi costruiti per fare l'esatto contrario: generare chiusure, automatizzazioni e standardizzazioni.
Gallese invita ad un’operazione rivoluzionaria e semplicissima: tornare ai sensi.
Se l’algoritmo progetta ambienti prevedibili, noi dobbiamo scoprire deviazioni, inventare varchi, aprire orizzonti.
Proprio perché è il corpo ad essere ostaggio di automatismi, dobbiamo risvegliarne la capacità di vibrare, la vulnerabilità, l’irriducibile e infinita eccedenza.

“Il corpo è una matrice di nuovi mondi possibili. Ogni variazione del gesto, ogni deviazione dell’attenzione, ogni affetto che sfugge al protocollo è già un atto ontologico.
Il mondo potrebbe apparire altrimenti.
Il corpo non è un dato biologico da preservare, ma un processo plastico da orientare. E la domanda non è che cosa siamo, ma quali corpi, quali mondi, quali esperienze possiamo ancora diventare. Si tratta di non lasciare che la scena dell’apparire sia definita solo da logiche algoritmiche, di restituire alla sensibilità la sua potenza di mondo. E di farlo a partire da pratiche situate, incarnate, affettive”.

Gli antichi lo sapevano bene: la realtà cambia se la guardiamo dalla fucina fuligginosa di Efesto o dalla posizione panoramica e sovrana di Zeus; se la nostra postura è ripiegata e arrendevole come quella di Persefone o ferma e radicata come quella di Artemide.
E se il mondo ci appare diverso, il nostro agire disegnerà alcune traiettorie e non altre. Sceglierà parole diverse. Prenderà decisioni diverse.

Serve un allenamento somatico.
Ad ogni qualità – fermezza, coraggio, magnetismo – corrispondono specifiche pratiche corporee.
Una grammatica dei gesti per scrivere, con il tuo corpo, i tuoi no e i tuoi sì.

· Tu sai quali sono i gesti che puoi inserire nella tua giornata perché il mondo ti appaia “altrimenti”?
· E quali possibilità, che oggi senti precluse, vorresti liberare a partire dalla forma e dall’agire del tuo corpo?

PS Le citazioni sono tratte da “Il se’ digitale” di Vittorio Gallese (Raffaello Cortina Editore 2026)

Leggete qua: “Una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, un’altra è giudicare il grado di danno e utilità che esse p...
10/07/2026

Leggete qua:

“Una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, un’altra è giudicare il grado di danno e utilità che esse posseggano per coloro che le useranno (…)
Essa ingenererà oblio nelle anime di coloro che la impareranno. Gli scolari cesseranno di esercitarsi nella memoria perché (…) richiameranno le cose alla mente, non più dall’interno di se stessi, ma dal di fuori. Potendo avere notizie di molte cose, senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno proprio nulla. Con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti come sono di opinioni conformiste invece che sapienti.”

Sembra scritto oggi, vero?
Invece è il Fedro (IV sec a.C.), e Platone sta commentando la più dirompente delle innovazioni tecnologiche: la scrittura alfabetica.
Oggi abbiamo accesso immediato a qualsiasi informazione. Ci illudiamo di sapere grazie all’interazione con un’alterità virtuale.
Ma c'è un’enorme differenza tra avere notizie e imparare le cose.

La conoscenza è un'esperienza sensibile, incarnata e relazionale.
Si impara e si insegna attraverso i gesti, le pause, il ritmo. Sospirando, commuovendosi, preoccupandosi o esplodendo di entusiasmo; con la ritualità delle lezioni quotidiane, o con il cambio di passo che apre a nuovi mondi.

L'IA non si aspetta nulla, non è stanca o arrabbiata col collega, non ci scruta con ironia e non si emoziona per un nostro progresso.
Ci dà la risposta in pochi secondi, ma ci toglie lo scarto, il vuoto, l’attrito, l’inciampo.

L’apprendimento è un corpo a corpo. Con un maestro, ma anche con se stessi.
Studiare, pensare, capire sono atti fisici: vi ricordate la tensione della schiena sui libri, la fatica di rimanere seduti quando si voleva soltanto scappare dal vuoto del problema non risolto? E poi c’è l’altro corpo. Lo sguardo severo che paralizza, la mano ferma che si posa sulla spalla durante un compito in classe, un tono di voce più morbido per farci ritrovare il filo.
Senza un gesto umano imprevedibile e inafferrabile, rischiamo di diventare ciò che vedeva Platone: pigri raccoglitori di informazioni, simulacri di sapienti, pronti a fare scena muta appena la vita ci fa deviare dal sentiero tracciato dall’algoritmo.

Indirizzo

Via Santa Maria Delle Selve, 11
Biassono
20853

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