13/12/2025
Leggo moltissimi commenti duri, a volte cattivi, su cantanti e canzoni.
Critiche che spesso vanno ben oltre la musica.
La mia riflessione è semplice: nel mondo c’è posto per tutti.
Io, ad esempio, non ho una reale impronta musicale.
Non ho competenze tecniche, non riconosco la qualità degli strumenti, delle note, degli arrangiamenti.
E va bene così.
A volte amo ascoltare musica allegra.
A volte canzoni da cantare a squarciagola in auto, con testi che mi piacciono e mi parlano.
A volte ho bisogno di musica più melodica, che mi rilassi.
Ci sono persone che, come me, non distinguono una canzone di qualita dall’altra perché alla base non ci sono competenze e criteri tecnici.
E questo non le rende meno legittimate ad ascoltare, scegliere, emozionarsi.
Eppure assistiamo spesso a critiche feroci verso giovani cantanti solo perché la loro musica è lontana dalle nostre corde.
Ma non è necessario criticare ciò che non sentiamo nostro.
Ho letto infinite critiche rivolte a un cantante come Olly , non per la musica ma per la sua fisicità, per la sua bellezza o non bellezza.
Io, a quasi 50 anni, lo trovo comunque affascinante.
Ma soprattutto ricordo che anche la bellezza è soggettiva.
Leggo in molti commenti una rabbia che somiglia all’invidia:
l’idea che qualcuno sia arrivato “troppo in alto, troppo in fretta”.
Eppure, a parer mio, stare su un palco non è semplice.
Nemmeno senza talento, ammesso che qualcuno possa davvero decidere chi ne abbia e chi no.
Stare su un palco significa: – gestire una folla
– reggere lo sguardo degli altri
– affrontare commenti e critiche
– contenere l’ansia
– esporsi come persona, prima ancora che come artista
Ora è arrivato anche il turno di Tomasi, cantante di X Factor.
Per alcuni un talento assoluto, per altri “troppo triste”.
La mia opinione – che vale quanto tutte le altre – è questa:
nelle sue canzoni sento sfumature di colore infinitamente tristi.
E io le adoro.
Perché a volte c’è bisogno anche di quello.
Ascoltarlo, per me, è un immenso piacere.
Ma se in alcuni giorni o momenti non ho l’umore giusto per quel tipo di musica,
non lo critico, non lo denigro.
Semplicemente ascolto altro.
C’è poi chi critica Ultimo perché “urla” nelle sue canzoni, perché è “troppo triste”, perché non rientra nei canoni di ciò che per alcuni dovrebbe essere musica.
Eppure riempie gli stadi.
Questo, al di là di ogni gusto personale, dimostra una cosa molto semplice:
ciò che piace ad altri può essere lontanissimo da ciò che piace a noi, e va bene così.
Non tutto deve rappresentarci.
Non tutto deve emozionarci allo stesso modo.
Ma il fatto che non ci appartenga non lo rende meno legittimo.
C’è poi Emma Marrone.
Io la adoro come cantante, ma anche come persona.
Perché non cerca di piacere a tutti, non addolcisce ciò che è, non si adatta all’idea che altri vorrebbero di lei.
Ci sarà sempre chi ci ama e chi no.
E allora viene da chiedersi: a che pro adattarsi a chi non ci apprezza, rischiando di perdere chi ci ama così come siamo?
È un errore che spesso facciamo.
Io per prima credo di esserne stata una campionessa.
Emma, invece, è rimasta fedele a sé stessa.
E dal punto di vista educativo questo è un messaggio fortissimo:
non cambiare per essere accettati, ma restare per non perdersi.
Dal punto di vista pedagogico, questo è un passaggio fondamentale:
- distinguere tra gusto personale e giudizio
- imparare che ciò che non fa per noi non è automaticamente sbagliato
-ricordare che prima degli artisti ci sono le persone
L’arte non ha regole rigide.
L’arte non è per pochi.
L’arte è per tutti.
E forse, oggi più che mai, dovremmo educarci – e educare –
a scegliere senza ferire
e ad ascoltare prima di giudicare.
Dott.ssa Giusy Murolo