11/10/2026
Buongiorno a tutti.
Ecco la mia favola di Halloween per i vostri bambini.
Hallo e Thomas, amici di sogni
C'erano una volta Hallo Ween, un piccolo, dolce fantasma, e un bambino che si chiamava Thomas.
I due erano "amici di sogno": ogni sera, quando dormivano e cominciavano a sognare, si incontravano per giocare al confine del bosco, vicino al fossato dell'antico castello infestato dove Hallo viveva con la sua famiglia di simpatici fantasmi. Sempre in sogno, trascorrevano lunghe ore vivendo fantastiche avventure, mentre i loro papà e le loro mamme, che nel frattempo si erano conosciuti, chiacchieravano bevendo un buon caffè.
Hallo e Thomas erano davvero grandi amici ma, talvolta, erano un po' gelosi della vita l'uno dell'altro. Thomas invidiava Hallo, che volteggiava leggero e passava attraverso i muri. Hallo invidiava il lettino morbido di Thomas con la sua coperta colorata, i dolci che la mamma cucinava per la merenda, le mani che potevano stringere un pastello per disegnare o sfogliare le pagine di un libro.
Ai due monelli, un giorno, venne una bella idea: la festa di Halloween si avvicinava, e quale occasione migliore per scambiarsi per un giorno e vivere ciascuno la vita dell'altro? Con le maschere addosso, nessuno se ne sarebbe accorto!
La sera prima della festa, Hallo indossò il costume da pirata di Thomas e Thomas un lenzuolo bianco, poi si addormentarono profondamente, ognuno nel proprio lettino.
Come sapete, nei sogni accadono le magie più strane: Thomas, avvolto nel suo lenzuolo, si ritrovò nel castello infestato di Hallo, mentre il piccolo fantasma, travestito da pirata, levitava sopra il letto di Thomas, nella sua cameretta.
Inutile dire che erano felicissimi di provare la vita dell'amico, ma non sapevano ancora che li aspettavano parecchi guai.
Tutto cominciò con uno strano brontolio che veniva dalla pancia di Thomas: aveva fame! Ben nascosto sotto il lenzuolo, andò nella grande sala del castello, dove la famiglia Ween era a tavola, sognando una zuppa calda e del pane croccante. Che delusione quando scoprì che i fantasmi non mangiano cibi caldi e profumati, ma bevono strane bevande fatte di fumo, nebbia e sospiri, che a loro piacciono tantissimo! Per non dare nell'occhio, Thomas ne bevve un gran sorso, ma cominciò subito a tossire forte: gli sembrava di aver respirato il fumo del camino spento di zio Annibale.
Non andò meglio a Hallo, che non vedeva l'ora di assaggiare le famose torte della mamma di Thomas. Per evitare che lo vedessero mangiare con la voracità di un fantasma, chiese di cenare in camera. Povero Hallo: si era dimenticato di essere un fantasma senza corpo! La torta finì dappertutto e, insieme al latte caldo, sporcò tutto il letto e il tappeto di Thomas. Che disastro!
Non fu facile, per Thomas, passare attraverso i muri: non si aprivano affatto come porte, come aveva immaginato! E nemmeno per Hallo fu facile scendere le scale invece di volteggiare: ruzzolò giù per la scalinata prendendo una bella botta.
Non fu facile, per Hallo, fare la sua prima doccia, dato che i fantasmi si lavano in lavatrice e poi si stendono tranquillamente al sole. Ma nemmeno per Thomas fu facile: dovette inventarsi il mal di gola per evitare di finire nella lavatrice della famiglia Ween!
Quello che doveva essere un giorno di puro spasso diventò così estenuante che i due amici convennero che era meglio che ognuno tornasse alla propria vita, godendosi le cose belle che essa offriva.
La sera di Halloween si ritrovarono al confine del bosco, ognuno con il proprio costume e con la propria vita ben stretta addosso.
«Sai,» disse Hallo, «non ho più voglia di avere le mani. Mi bastano le tue, quando stringono le mie.»
Thomas rise: «E a me basta avere un amico che mi porta a volare.»
Così Hallo lo prese per mano e lo fece volteggiare sopra il castello, tra le risate dei fantasmi affacciati alle finestre. In cambio, Thomas gli lesse una storia dal suo libro preferito, e Hallo, per una volta, ascoltò senza far volare via nemmeno una pagina.
Capirono che il segreto non era essere l'altro, ma regalarsi a vicenda un pezzetto della propria magia. Se fossero stati uguali, non avrebbero avuto niente da scambiarsi.
E continuarono a essere amici di sogno, ogni sera, al confine del bosco, senza mai più provare la voglia di scambiarsi le parti.