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VanEducation Vanessa, fondatrice di vanEducation, terapista comportamentale, tutor DSA e ADHD

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Education competence - studio efficace - guide, strategie, tutorial, ebook, PDF.
— A cura della dottoressa in scienze dell'educazione Vanessa - insegnante libero professionista e terapista.

14/10/2026

Suona la campanella.

Zaino in spalla, macchina, casa.

Poi arriva subito la domanda:

“Quanti compiti hai?”

E da lì, spesso, parte tutto.

Sbuffi.
Rallentamenti.
Discussioni.
Quel “non ne ho voglia” che arriva ancora prima di aprire il quaderno.

A volte pensiamo che il problema siano i compiti.

Ma potrebbe esserci qualcosa che succede ancora prima.

Nel Reel ti spiego cosa osservare quando tuo figlio torna da scuola e perché quel momento può cambiare completamente il resto del pomeriggio.

12/10/2026

A volte il momento più difficile dei compiti non sono i compiti.

È iniziare.

Quel tempo infinito tra «dobbiamo fare i compiti» e il momento in cui, finalmente, si parte.

E più noi ripetiamo «Dai, inizia», più rischiamo di chiedere ancora una volta proprio ciò che in quel momento sta facendo fatica a fare.

Una piccola modifica nella nostra richiesta può rendere il primo passo molto più accessibile.

Per tutto il mese parleremo di compiti così: un problema alla volta, una strategia concreta alla volta. 💛

08/10/2026

Ci sono pomeriggi in cui basta poco.

Un quaderno aperto.
Una consegna letta male.
Una matita che cade per terra.
E quella sensazione che “siamo di nuovo punto e a capo”.

Poi arrivano le frasi automatiche.

Quelle che dici perché sei stanco.
Perché hai fretta.
Perché è la centesima volta che ripeti la stessa cosa.

E magari, mentre le pronunci, pensi davvero di aiutarlo a capire.

Ma alcune parole fanno un lavoro molto diverso da quello che immagini.

Soprattutto quando vengono ripetute ogni giorno.

Nel Reel ti racconto perché, durante i compiti, non conta solo ciò che stai cercando di insegnare.

07/10/2026

C’è un momento, durante questo gioco, in cui ti sembra di aver trovato la soluzione.

Poi fai una mossa.

E ti accorgi che hai appena complicato tutto. 😅

Ed è proprio lì che diventa interessante.

Perché per arrivare all’obiettivo non basta andare per tentativi: bisogna fermarsi, osservare, prevedere, cambiare strategia e ricominciare quando serve.

E sì: l’ho provato anch’io.
Confermo che mette in crisi anche gli adulti. 😂

04/10/2026

L’attenzione non è soltanto riuscire a rimanere concentrati su un compito.

A volte significa riuscire a fermarsi un secondo prima di rispondere.

Quando una risposta sembra immediata, ma la regola del gioco ci chiede di fare qualcos’altro, entrano in campo le funzioni esecutive.

In particolare, l’inibizione della risposta: la capacità di frenare una risposta automatica o impulsiva per scegliere quella richiesta dalla situazione.

Ed è proprio per questo che, nelle mie attività, ogni tanto mi piace mettere volutamente un bambino un po’ “in crisi”. 😏

Non per confonderlo.

Ma per chiedere al suo cervello di fare qualcosa di molto importante:

guarda → fermati → pensa → poi rispondi.

E quando tutto questo prende la forma di una sfida, allenarsi diventa decisamente più interessante. 💛

30/09/2026

Un esercizio semplice può mettere in gioco molte più abilità di quanto immagini. 👀

Qui non alleniamo solo la memoria: entrano in gioco attenzione, rievocazione, accesso lessicale e fluenza semantica.

Vuoi proporre questa attività?

Scrivi CAMERETTA nei commenti e ti mando tutti gli ambienti della casa per proporre l’esercizio. 💛

Dietro a vanEducation ci sono io.Una donna che viaggia per scoprire modi diversi di vivere, che legge manuali per insegn...
29/09/2026

Dietro a vanEducation ci sono io.
Una donna che viaggia per scoprire modi diversi di vivere, che legge manuali per insegnare e romanzi per abitare altre vite.

Una donna che ha imparato dalla sua gatta l’arte di fermarsi e contemplare, e che cammina mano nella mano con quella bambina che un tempo aveva poca autostima.

Sono precisa nel mio lavoro, minimal nell’estetica, ma spesso caotica nelle associazioni di idee e materiali.

E proprio lì, in quell’intreccio, nascono i progetti che porto avanti con professionalità, competenza e un cuore che non ha paura di mostrarsi.

Se sei alla ricerca di crescita, ispirazione e strumenti concreti per educare e apprendere… benvenutə: sei nel posto giusto.
📌 Questa è la mia storia, ed è solo l’inizio.

Se vuoi sostenermi, lascia un cuore colorato nei commenti 💜🩵💙💚💛🧡🩷❤️



Ai miei bambini cerco di insegnare ogni giorno che incontrare una difficoltà non significa essere arrivati alla fine del...
23/09/2026

Ai miei bambini cerco di insegnare ogni giorno che incontrare una difficoltà non significa essere arrivati alla fine della strada.

A volte bisogna fermarsi.
A volte cambiare direzione.
A volte ricominciare da un punto che non avevamo previsto.

Ma si può continuare a essere in cammino.

“Successo” significa anche succedere: far accadere le cose.

E io, guardando la Vanessa bambina, posso dirle che di cose ne abbiamo fatte accadere tante.

Non siamo arrivate.

Stiamo andando. 💛

E forse è proprio questo che vorrei insegnare a ogni bambino che incontro.

Anni di lavoro non possono fermarsi davanti alla porta della scuola.Quando un bambino segue un percorso ABA, dietro alcu...
19/09/2026

Anni di lavoro non possono fermarsi davanti alla porta della scuola.

Quando un bambino segue un percorso ABA, dietro alcuni comportamenti problema che oggi vediamo meno, o magari non vediamo più, spesso ci sono mesi o anni di lavoro.

Si è lavorato per comprenderne la funzione, ridurli e, soprattutto, costruire abilità e comportamenti alternativi più funzionali.

Poi arriva settembre.

Nuovo insegnante di sostegno.
Nuovo educatore.
Un bambino che ancora non conoscono.

E può succedere che, con le migliori intenzioni, si pensi:

“Qui a scuola facciamo diversamente.”
“Io non sono il suo terapista.”
“L’importante è che non disturbi.”

Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione.

Non serve essere terapisti ABA per mettersi in contatto con chi conosce già quel bambino e il percorso fatto con lui.

Se esiste un’équipe ABA, una delle prime cose da fare dovrebbe essere creare un ponte con l’analista del comportamento e i terapisti.

Cosa sta funzionando?
Come interveniamo quando compare quel comportamento?
Cosa rischia invece di rinforzarlo involontariamente?
Quali abilità stiamo costruendo?

L’analista del comportamento può anche fornire indicazioni e formazione specifica alle figure che lavorano con il bambino.

Perché un adulto nuovo, pur con tutte le migliori intenzioni, può inconsapevolmente rinforzare proprio quei comportamenti sui quali si sta lavorando da tempo.

E ciò che nelle prime settimane sembra la soluzione più semplice — “basta che non disturbi” — può contribuire a consolidare comportamenti che successivamente richiederanno altro lavoro per essere modificati.

Questo non significa trasformare insegnanti ed educatori in terapisti.

Significa evitare che gli adulti intorno allo stesso bambino lavorino in direzioni opposte.

Se una strategia ha aiutato quel bambino a comunicare meglio, essere più autonomo o sostituire un comportamento problema con un’abilità più funzionale, conoscerla e creare continuità è fondamentale.

Non perché “lo dice l’ABA”.

Ma perché la domanda dovrebbe essere sempre la stessa:

“Che cosa sta aiutando davvero questo bambino?”

E da lì si lavora insieme. 💛

03/09/2026

Ogni volta che devo preparare una lezione di potenziamento o una terapia succede sempre la stessa cosa!

So che voglio lavorare su un’abilità precisa — le doppie, la lettera H, le addizioni, la ricerca visiva, l’inibizione della risposta — e inizio a girare tra gli scaffali.

Un gioco qui.
Un manuale là.
Un kit che avevo quasi dimenticato di avere.

E più il vanEducation Lab si riempiva di materiali, più mi rendevo conto di un paradosso: avevo sempre più risorse, ma facevo sempre più fatica a sapere davvero cosa avessi a disposizione.

Perché conoscere il proprio materiale non significa soltanto sapere quanti giochi o manuali possiedi.

Significa poter pensare:
“Devo lavorare sulla H. Cosa posso utilizzare?”

E avere davanti, in pochi secondi, manuali, giochi e kit che allenano proprio quell’abilità.

Nella mia testa, quindi, non volevo un semplice inventario.

🔎Volevo un motore di ricerca del vanEducation Lab.

Volevo scrivere “doppie” e vedere comparire tutto ciò che possiedo per lavorare sulle doppie. Scrivere “ricerca visiva” e trovare immediatamente i materiali pertinenti.

Il problema?

Quell’archivio esisteva perfettamente… nella mia testa. 😂
Adesso bisognava trasformarlo in qualcosa di reale.

Così ho provato a fare una cosa che non avevo mai fatto: ho spiegato a ChatGPT, attraverso un prompt, quello che avevo immaginato e gli ho chiesto di aiutarmi a costruirlo attraverso il codice.

Da lì è cominciata l’avventura.

Prompt. Codice. Prova.
Errore. Correzione.
Nuova versione.

“Perfetto, funziona!”

No. 😂

C’era quella funzione che non faceva quello che volevo. Un campo da modificare. Una ricerca da migliorare. Una virgola fuori posto. Una nuova esigenza che nel frattempo mi veniva in mente.

Abbiamo cambiato, corretto e ricostruito non so quante volte.

Finché quello che avevo immaginato ha iniziato davvero a funzionare.

Oggi posso entrare nel mio archivio, cercare un’abilità e vedere quali risorse del Lab posso utilizzare per allenarla.

Secondo te, ci sono riuscita ❓️

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