11/05/2026
Lo schiaffo più famoso della storia.
Nel XVIII secolo, in un piccolo villaggio tedesco, un bambino sembrava vedere i numeri in modo diverso da tutti gli altri. Si chiamava Carl Friedrich Gauss. Non era solo bravo, era qualcosa di più. Quando l’insegnante faceva una domanda, lui rispondeva come se i numeri si disponessero da soli nella sua mente, pronti, ordinati, inevitabili.
I compagni lo guardavano in silenzio, senza nemmeno il tempo di provare. Il maestro, invece, iniziò a sentirsi sfidato.
Un giorno decise di farlo tacere per un po’.
Con tono deciso disse:�
— Calcola la somma dei numeri da 1 a 100.
Era convinto che il bambino avrebbe passato tutta l’ora a fare addizioni, una dopo l’altra. Un esercizio lungo, noioso, perfetto per tenerlo occupato.
Ma dopo pochi minuti, Gauss alzò lo sguardo.
— 5050.
Silenzio.
Poi lo schiaffo.
— Mi prendi in giro? Dove sono i calcoli?
Il bambino non si difese. Assaporò la calma disarmante di chi vede qualcosa che gli altri ancora non vedono.
— Ho trovato uno schema — disse piano.
E iniziò a spiegare.
1 + 100 = 101�2 + 99 = 101�3 + 98 = 101
E così via.
— Ci sono 50 coppie. Tutte fanno 101.�50 × 101 = 5050.
In quell’aula, in quel momento, nacque un modo diverso di guardare i numeri. Da quell’intuizione sarebbe poi emersa una formula destinata a rimanere nella storia:
n × (n + 1) ÷ 2
Ma il maestro, in quell’istante, non poteva saperlo.
Non poteva sapere di aver appena schiaffeggiato un bambino che il mondo avrebbe ricordato come Carl Friedrich Gauss, uno dei più grandi matematici di sempre.
A volte uno schiaffo è solo un attimo di rabbia.
Ma il genio è quell’istante silenzioso in cui qualcuno vede oltre.� E cambia il modo in cui il mondo comprende la realtà.
[Immagine Ai generated]
28/04/2026
l Ministro dell’Istruzione vuole che tutte le scuole superiori si chiamino “Liceo”, ma proprio tutte! Mi è venuto un dubbio e ho provato a interrogare Shakespeare: Cambiare il nome basta? Mi ha risposto così:
«Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo»
[da Romeo e Giulietta]
10/04/2026
Subito prima della Bologna Children's Book Fair sarò qui, insieme alla principessa più incredibile del Medioevo italiano! Un festival meraviglioso. Vi aspetto.
04/04/2026
“Cristo deriso”, dipinto di Carl Bloch.
Uno sguardo che arriva dritto nei nostri occhi. Un invito a confrontarci con la stupida crudeltà di cui siamo stati capaci nella Storia e che ancora non riusciamo a sconfiggere. Lo sguardo luminoso della verità, che è l’unica possibilità di salvezza.
Carl Bloch, pittore e incisore danese, nato a Copenaghen il 23 maggio 1834. Questo quadro si trova al Museo Nazionale di Storia Danese.
26/03/2026
Un ragazzino di 13 anni accoltella la sua insegnante. È scioccante: cosa stiamo sbagliando?
Interveniamo sempre "dopo", con sospensioni, punizioni, contenimento. Ma quando un ragazzo impugna un’arma, il pensiero è già naufragato molto tempo prima.
Il problema non è solo il "degrado" o la "mancanza di esempi giusti" o la "cattiveria". Il problema è il vuoto.
Se un adolescente non possiede le parole e le immagini per dare una forma alla propria rabbia, quella rabbia diventa un gesto.
Nella mia lunga e faticosa ricerca sulla rabbia vedo con chiarezza che la violenza è l’esito di un’alfabetizzazione narrativa negata. Senza una bussola interiore che ci insegni a riconoscere il nostro "mostro" e a dargli un nome — l’unica risposta che resta è l’attacco.
Dobbiamo smettere di pensare che la lettura o la narrazione siano solo "materia scolastica". Sono dispositivi di salvataggio. Insegnare a un ragazzo a leggere la propria vita attraverso le storie dei libri significa dargli la possibilità di fermarsi un secondo prima del colpo.
Costruiamo biblioteche interiori, non solo protocolli di punizione. Perché un ragazzo che sa raccontare la propria rabbia, non ha bisogno di usare un coltello.
19/03/2026
La zeppola di San Giuseppe arriva della Magna Grecia! Fu dai Greci, infatti, che l'impero Romano ereditò l'arte di impastare il frumento e poi la perfezionò, creando delle frittelline a forma di serpentello arrotolato (serpula). Da ‘serpula' deriva l'odierna parola 'zeppola'. Ma perché la connessione con San Giuseppe? Perché durante la fuga in Egitto, secondo i testi antichi, Giuseppe alimentò la sua famiglia con delle frittelle. Ecco, le zeppole sono un delizioso pezzo di Storia e la Storia andrebbe studiata con gusto. Ne parlo nel romanzo «Kairòs» in cui racconto il buon cibo antico: https://www.mimebu.it/cata.../kairos-un-giorno-magna-grecia/
18/03/2026
«Il capitolo che mi è piaciuto di più è quello ambientato in Africa. È la mia terra». Questo commento stamattina mi ha accarezzato l’anima. Grazie alle fantastiche maestre dell’Istituto Comprensivo Virgilio Gonzaga Eboli per la calorosa accoglienza del mio libro e per l’appassionato impegno nell’educazione alla lettura!