14/12/2023
Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato in questi la Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie, redatta dalla Sogin, che fa seguito alla Carta delle aree potenzialmente idonee pubblicata nel 2021. In questo nuovo documento, la provincia di Viterbo compare 21 volte su 51.
Il mio impegno per la tutela dell’ambiente e del paesaggio è scritto e testimoniato da anni di esperienza sia come attivista e dirigente di una importante associazione nazionale di tutela ambientale sia come educatore e formatore nell’ambito dello sviluppo sostenibile.
Conosco questo territorio – la Tuscia – per aver partecipato a numerose proteste, aiutato comitati locali, denunciato trafficanti di rifiuti e illeciti, sostenuto innumerevoli progetti di protezione della natura.
Ora mi sento in dovere di esprimere un parere – come fatto anche nel recente passato - sulla questione del sito per la realizzazione del deposito nazionale di scorie radioattive. Una riflessione che si scosta sostanzialmente, nei contenuti e nei toni, dalla ressa di reazioni allarmate e indignate.
Personalmente mi rapporto con questo problema con un atteggiamento più responsabile e distaccato, e ritengo vadano fatte alcune precisazioni affinché almeno il tono da crociata contro la distruzione del territorio – che sarebbe provocata dalla realizzazione dell’impianto – venga stemperato e ricondotto ad un confronto civile.
Quello di cui parliamo è un impianto necessario e indispensabile per il nostro paese, una soluzione per le tante situazioni di fragilità e pericolo oggettivo che abbiamo in Italia. Un deposito per le scorie a bassa e media emissione. Quello per il materiale più pericoloso dovrà invece essere trovato con una soluzione altra e diversa, anche con una soluzione a livello europeo.
Come detto, l’impianto è indispensabile (anche per noi, che abbiamo un importante e inadeguato deposito a pochi km senza che se ne sia parlato quanto necessario) e deve essere realizzato nel posto più sicuro, con parametri oggettivi. Al termine di questo iter il territorio prescelto potrà avere alcune importanti compensazioni.
Il livello di monitoraggio della qualità dei parametri ambientali farà un salto di qualità, dovendo realizzare una rete nuova e specifica; il territorio prescelto sarà il più sicuro d’Italia. Questo per quanto riguarda anche le produzioni agricole e la salute dei cittadini.
Questo territorio ha urgente bisogno di trovare uscita dal feudalesimo provinciale in cui è sempre stato lasciato dalle servitù cui è stato sede suo malgrado. La realizzazione di un impianto di ricerca sul tema delle tecniche di gestione, oltre che di stoccaggio, di materiali radioattivo, potrà portare un comprensorio vasto – la Tuscia appunto - in uno scenario di sviluppo eccezionale e impensabile in altro modo. Un salto nel futuro, stimolando nuovi investimenti, ad esempio, sulla transizione ecologica.
Le altre compensazioni previste – anche economiche – se ben indirizzate, potranno attivare processi di filiera virtuosi, in settori trasversali come proprio la formazione tecnica, il turismo o le produzioni agricole.
Questo solo alcuni degli aspetti che possono essere indicati come “vantaggiosi”, oggettivamente, per qualsiasi territorio si trovi a essere scelto per il deposito. Se verrà scelto un territorio diverso, la mia analisi non cambia. Si tratta di essere seri e coerenti.
Vi sono ovviamente anche elementi di rischio, soprattutto per quanto riguarda la tenuta sociale e per l’immagine del territorio che tuttavia vanno gestiti; tuttavia questi rischi sono incrementati in modo esponenziale da una opposizione populista e miope, quindi irresponsabile.
Il vero tema è quindi non se è giusto che il deposito venga o meno realizzato in uno dei siti indicati dalla CNAI (che in fin dei conti è un processo praticamente scientifico/matematico più che sociale). No, davvero questo non è un tema su cui soffermarsi.
Il vero tema è se l’attuale classe dirigente di questo territorio, i rappresentanti delle istituzioni e le categorie imprenditoriali e sociali, sono in grado di fare un passo avanti nel progresso e gestire questa opportunità di sviluppo economico, culturale, crescita sostenibile senza precedenti? Sono in grado di affrontare il processo di scelta in modo adeguato e maturo, senza drammi e allarmismi immotivati?
Dai contenuti e dai toni dei comunicati evidentemente no.
A prescindere da come finirà la vicenda del deposito di materiali radioattivi, questa è la dimostrazione della inadeguatezza della classe dirigente di questo territorio.
La Tuscia a rischio nucleare, molto probabile un deposito di scorie radioattive.... Ambiente - Nella mappa ufficiale della aree idonee 21 su 51 sono nel Viterbese - Secondo il nuovo documento del ministero, la provincia ha quasi 1 possibilità su 2 di essere individuata per il sito