26/08/2026
📆 𝟮𝟲 𝗔𝗚𝗢𝗦𝗧𝗢 𝟭𝟮𝟲𝟬: 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗘𝗥𝗠𝗜𝗡𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗭𝗭𝗘𝗟𝗜𝗡𝗜
Il 𝟮𝟲 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟭𝟮𝟲𝟬 a 𝗦𝗮𝗻 𝗭𝗲𝗻𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗶 avvenne lo sterminio sistematico della 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗶 che non poteva più contare sulla potente protezione dell`𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝘀𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗜𝗜 e degli 𝗛𝗼𝗵𝗲𝗻𝘀𝘁𝗮𝘂𝗳𝗲𝗻.
A 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼 le storie e le leggende non mancano e neppure i personaggi che hanno varcato le porte medievali del suo borgo e hanno lasciato un'impronta significativa (basti pensare che la 𝗠𝗼𝗻𝗮𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝘇𝗮 ha vissuto a 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼 fino all'età di 12 anni).
All'interno della Rocca ogni mercoledì mattina un lugubre rintocco di campana della torre civica accoglie i visitatori del castello. È il suono che ricorda la morte di uno dei più feroci e sanguinari condottieri medievali, già posto da 𝗗𝗮𝗻𝘁𝗲 nell`𝗜𝗻𝗳𝗲𝗿𝗻𝗼 nel canto XII,
𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗜𝗜𝗜 𝗱𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼, denominato «𝘪𝘭 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘋𝘪𝘢𝘷𝘰𝘭𝘰».
𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗜𝗜𝗜 𝗱𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 (1194-1259), condottiero ghibellino, è ricordato in special modo per la sua 𝗳𝗲𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮: per domare 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮, che era avvezza a tutte le libertà dei regimi popolari, fece arrestare tutti coloro che per cultura, per casato e per benemerenze avevano acquistato la stima della cittadinanza, ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del 𝘮𝘦𝘴𝘵𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘳𝘮𝘪, fece murare le porte delle prigioni, rigurgitanti dei suoi tanti avversari e le grida degli affamati – che generavano terrore in tutta la città – sembra che procurassero al tiranno uno speciale piacere, mentre in un sol giorno, nel 𝟭𝟮𝟯𝟵, assistette come ad uno spettacolo al supplizio di diciotto padovani nel 𝗣𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲.
Dapprima vassallo e alleato dell`𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗜𝗜 𝗱𝗶 𝗦𝘃𝗲𝘃𝗶𝗮 (1194-1250), 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 ne sposò la figlia 𝗦𝗲𝗹𝘃𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮; dopo la morte dell`𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 mantenne il proprio personale potere, che si estendeva da 𝗕𝗲𝗹𝗹𝘂𝗻𝗼 a 𝗩𝗲𝗿𝗼𝗻𝗮 e da 𝗧𝗿𝗲𝗻𝘁𝗼 a 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮. La sua crudeltà gli aveva tuttavia reso invisi anche molti 𝗴𝗵𝗶𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶, sicché — quando 𝗽𝗮𝗽𝗮 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗜𝗩, al secolo 𝗥𝗶𝗻𝗮𝗹𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗲𝗴𝗻𝗶 (1199-1261), aveva bandito una 𝗖𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 contro di lui (1254-1259) — molti di essi si erano uniti ai 𝗰𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗴𝘂𝗲𝗹𝗳𝗶 guidati da 𝗔𝘇𝘇𝗼 𝗩𝗜𝗜 𝗱`𝗘𝘀𝘁𝗲 (1205-1264).
La guerra fu dura ed 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 era arrivato addirittura a conquistare 𝗕𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝗮, finché — sconfitto nella feroce 𝗕𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱`𝗔𝗱𝗱𝗮 — fu ferito e catturato e tradotto a 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼. Privo di pietà persino verso se stesso, si strappò le bende e morì per setticemia dopo 11 giorni di agonia pur di non cadere in mano al nemico.
Sappiamo con certezza che al funerale di 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 accorsero i più grandi personaggi dell’epoca e che fu sepolto con grandi onori e fasti come si conveniva ad un grande uomo militare. A testimonianza delle esequie cui fu sottoposto, bisogna ricordare che durante la visita a 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼 di 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗩𝗜𝗜 nel 𝟭𝟯𝟭𝟭, il celebre 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝘀𝘁𝗼𝗿𝗲 volle vedere personalmente la 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼. Successivamente nel 𝟭𝟯𝟭𝟴 ci fu sempre a 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼 un incontro tra i più importanti 𝗰𝗮𝗽𝗶 𝗴𝗵𝗶𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶 del 𝗡𝗼𝗿𝗱 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 tra cui 𝗖𝗮𝗻𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗰𝗮𝗹𝗮 e 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗩𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶. Prima dell’appuntamento vollero visitare la 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼, il loro illustre predecessore ricordato come eroe, e trovarono il corpo pressoché integro tanto che il 𝗩𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 volle addirittura canonizzarlo.
Ma questo è anche l’ultimo ricordo della famosa quanto fantomatica sepoltura.
Da questo momento 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 e la sua 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮 scompaiono nel dimenticatoio della storia. Il solo funebre 𝗿𝗶𝗻𝘁𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘁𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗼 ogni mercoledì alle ore 9,15 sarà l’unica testimonianza della 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗶𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼.
Molti hanno cercato invano la sua 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮, attirati anche dalla diceria dell’esistenza di un immenso tesoro celato insieme al corpo di 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼. Gli storici ci tramandano che il tiranno veneto fu sepolto in un’arca marmorea con la seguente iscrizione:
« 𝘊𝘭𝘢𝘶𝘥𝘪𝘵𝘶𝘳 𝘩𝘰𝘤 𝘨𝘦𝘭𝘪𝘥𝘰 𝘲𝘶𝘰𝘯𝘥𝘢𝘮 𝘴𝘶𝘣 𝘮𝘢𝘳𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘦, 𝘥𝘦 𝘙𝘰𝘮𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘨𝘯𝘰𝘮𝘪𝘯𝘦 𝘤𝘭𝘢𝘳𝘶𝘴 𝘌𝘤𝘤𝘦𝘭𝘪𝘯𝘶𝘴, 𝘲𝘶𝘦𝘮 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘷𝘪𝘵 𝘴𝘰𝘯𝘤𝘪𝘯𝘦𝘢 𝘷𝘪𝘳𝘵𝘶𝘴 𝘮𝘰𝘦𝘯𝘪𝘢 𝘵𝘦𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘶𝘳 𝘤𝘰𝘦𝘥𝘪𝘴 𝘊𝘢𝘴𝘴𝘢𝘯𝘢 𝘳𝘶𝘪𝘯𝘢𝘮».
[Sotto questo freddo marmo è rinchiuso il famoso Ezzelino da Romano, un tempo terrore dell’Italia che il valore soncinese sconfisse. Le mura di Cassano sono testimoni della sua rovina in battaglia].
Perso il suo più importante e valoroso esponente, la 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗴𝗵𝗶𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗮 - riunitasi intorno al fratello di 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼, 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 (1196-1260) - si arroccò a 𝗦𝗮𝗻 𝗭𝗲𝗻𝗼𝗻𝗲, stretto d'assedio per dieci lunghi mesi dai 𝗰𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗴𝘂𝗲𝗹𝗳𝗶. Questi furono fatti penetrare in città dagli stessi assediati e 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 resistette ancora qualche altro giorno arroccato nel mastio fino alla definitiva resa, il 𝟮𝟲 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟭𝟮𝟲𝟬.
Sulla base di una sentenza già emessa, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗳𝘂𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝘁𝗶, 𝗹𝗲 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗳𝘂𝗿𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗯𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮𝘁𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗲; per ultimo, dopo aver assistito a questo 𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼, lo stesso 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 fu legato alla coda di un cavallo e fatto trascinare di corsa tra i rovi, fino alla morte. Il suo ca****re fu fatto sfilare per le strade di 𝗧𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝗼, infine 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗿𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗯𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼.
✅ Ritratto di 𝗘𝘇𝘇𝗲𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗜𝗜𝗜 𝗱𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 realizzato da 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗼𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹`𝗔𝗹𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 (1525-1605) 𝗉𝗋𝖾𝗌𝗌𝗈 𝗅𝖺 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗨𝗳𝗳𝗶𝘇𝗶.
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