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Biodiverso Biodiversità delle specie orticole della Puglia (BiodiverSO) Il progetto e questa pagina sono stati coordinati dal prof.

In questa pagina presentiamo dal 2013 alcune pillole di agrobiodiversitå e i risultati di più semplice divulgazione del progetto integrato "Biodiversità delle specie orticole della Puglia" finanziato dall'Unione Europea ai sensi della Misura 10.2.1 PSR Puglia 2014-2020, “Progetti per la conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura”. Pietro Santamaria del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Nel 2022 la Regione Puglia, con lo stesso PSR, ci ha finanziato altri due progetti: "Biodiversità delle Specie Orticole da frutto pugliesi" (BiodiverSO Karpos) e "Biodiversità delle Specie Orticole non da frutto pugliesi" (BiodiverSO Veg).

Gli orticoltori hanno un rapporto speciale con la terra e con tutto ciò che coltivano. Non a caso, nel Salento la cicori...
12/10/2026

Gli orticoltori hanno un rapporto speciale con la terra e con tutto ciò che coltivano. Non a caso, nel Salento la cicoria catalogna è detta “Mammalura” e i tanti germogli a punta che la pianta forma vengono chiamati “Ciccioli”. Appellativi che riconducono alla mamma e ai figli. E in effetti, cosa c’è di più importante della mamma e dei figli?

Sapori di PugliaFranco Pistono presenta in questo video "Ortaggi della cucina pugliese (ortaggi non da frutto)", di Adri...
11/10/2026

Sapori di Puglia
Franco Pistono presenta in questo video "Ortaggi della cucina pugliese (ortaggi non da frutto)", di Adriano Didonna, Massimiliano Renna, Angelo Signore e Pietro Santamaria; edito dall'Università degli studi di Bari Aldo Moro. Un viaggio tra i prodotti caratteristici della terra della regione Puglia. https://youtu.be/14ENKzwB6DQ

In questo video presento Ortaggi della cucina tradizionale pugliese...

Avete presente quelle bustine con pochi semi di varietà per hobbisti, per lo più tradizionali, che vendono soprattutto n...
10/10/2026

Avete presente quelle bustine con pochi semi di varietà per hobbisti, per lo più tradizionali, che vendono soprattutto nei supermercati? Si tratta spesso di “varietà amatoriali” registrate nel Catalogo comunitario delle varietà delle specie ortive (definite legalmente “varietà ortive prive di valore intrinseco per la produzione vegetale a fini commerciali ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari”). Rappresentano un possibile percorso per la commercializzazione delle sementi di varietà locali.
Un nostro studio ha analizzato il ruolo di questo strumento normativo nella valorizzazione degli ortaggi tradizionali. Nel caso italiano, solo 18 delle 85 varietà registrate sono davvero locali: nessuna è riconducibile alla Puglia.

L’articolo può essere scaricato liberamente da internet cercandolo con un motore di ricerca e inserendo soltanto il titolo riportato nel riferimento bibliografico:
BITRITTO S., DIDONNA A., SIGNORE A., RENNA M., SANTAMARIA P., 2026. Safeguarding and Valorising European Vegetable Biodiversity Through the Registration of Amateur Varieties: A Critical Analysis. Horticulturae, 12(10):1247.

Guardatevi in giro. Avete notato l’eliotropio selvatico (Heliotropium europaeum L.)?Dopo la caldissima estate che abbiam...
09/10/2026

Guardatevi in giro.
Avete notato l’eliotropio selvatico (Heliotropium europaeum L.)?
Dopo la caldissima estate che abbiamo avuto, in giro notiamo poche piante spontanee, soprattutto quelle che avremmo potuto raccogliere per mangiarle… Invece, l’eliotropio selvatico ha resistito. Eccome!
Il suo nome deriva dal greco ‘hèlios’ (sole) e ‘trèpo’ (io mi volgo) perchè i fiori seguono il movimento del sole. Non ci avevate fatto caso?
A questa pianta venivano attribuite proprietà medicinali, perché contiene eliotropina e lasiocerpina, sostanze tossiche a livello epatico. Specie infestante produttrice di alcaloidi pirrolizidinici. È implicata in intossicazioni letali del bestiame causate da danni epatici.

🌻❤️

Riferendosi anche al ‘Cavolo riccio’ (in foto), Angiolo Del Lungo (1942) nel libro “40 ortaggi poco noti” riporta questo...
08/10/2026

Riferendosi anche al ‘Cavolo riccio’ (in foto), Angiolo Del Lungo (1942) nel libro “40 ortaggi poco noti” riporta questo: «V’è un gruppo di cavoli che si possono chiamare senza testa. A differenza degli altri, essi non sono coltivati cioè per l’infiorescenza o il “cappuccio”, ma solamente per le foglie; sono indicati anche nei cataloghi col nome di “cavoli non globosi” o cavoli da foglie. Ma se loro sono senza testa, hanno la testa bene a posto invece gli ortolani che li coltivano; essi, infatti, costituiscono un ottimo cibo, offrono un raccolto che si prolunga assai, staccando le foglie esterne man mano che sono sviluppate, anche nel pieno inverno.»
Del ‘Cavolo riccio’ vengono utilizzate le foglie più giovani, l’infiorescenza principale accompagnata dalle foglie più tenere e i germogli che si formano all’ascella delle foglie. In alcuni paesi, ad esempio a Putignano (Bari), le foglie vengono consumate soprattutto in abbinamento alla purea di fave.

Piante spontanee: attenzione a raccolta e riconoscimentoLa riscoperta delle piante spontanee ha aumentato l'interesse pe...
07/10/2026

Piante spontanee: attenzione a raccolta e riconoscimento

La riscoperta delle piante spontanee ha aumentato l'interesse per la loro raccolta, ma la sicurezza dipende non solo dal riconoscere le specie commestibili, bensì anche dal luogo di raccolta e dalle modalità di consumo.
Il rischio principale è la confusione tra piante commestibili e specie tossiche molto simili nell'aspetto. Uno studio francese pubblicato nel 2024 ha registrato 2.197 casi di intossicazione tra il 2002 e il 2023 dovuti a errori di identificazione. Sebbene oltre la metà delle persone abbia manifestato sintomi, i casi gravi sono stati rari (0,5%) e si è verificato un solo decesso.
Gli scambi più frequenti riguardano coppie di specie simili, come oleandro e alloro, colchico e aglio orsino, stramonio e spinaci. In alcuni casi, però, le conseguenze possono essere fatali, come dimostra l'unico decesso dello studio, causato dall'ingestione di aconito scambiato per una pianta commestibile raccolta in montagna.

In sintesi, chi raccoglie erbe spontanee deve prestare particolare attenzione ai "sosia" tossici, perché un errore di identificazione può trasformare un alimento naturale in un serio pericolo per la salute.

Il ravastrello marittimo o ruchetta di mare o baccherone è una specie commestibile appartenente alla famiglia delle Bras...
06/10/2026

Il ravastrello marittimo o ruchetta di mare o baccherone è una specie commestibile appartenente alla famiglia delle Brassicaceae (Cakile maritima Scop.). Nella nostra pen*sola cresce spontanea in quasi tutte le regioni prediligendo in particolare i litoranei sabbiosi. Si adatta infatti a difficili condizioni ambientali, quali la carenza di acque dolci, le tempeste di vento e di sabbia, le mareggiate, i suoli aridi e le alte temperature estive.
La peculiarità di questa specie è l’elevato contenuto di ferro, acido ascorbico e iodio. La pianta intera è raccolta al momento della fioritura che avviene durante tutto l’anno ma soprattutto nel periodo aprile-ottobre. Le foglie più giovani e tenere sono utilizzate per la preparazione di insalate, altrimenti le piante sono lessate, variamente condite ed utilizzate come contorno. Il sapore è deciso, tra il salmastro e l’amarognolo. I fiori possono servire quali guarnizioni di piatti o di insalate, mentre i semi entrano in salse aromatizzanti, come in quella della senape o in altri condimenti.
Il ravastrello è una specie infestante delle colture realizzate sugli arenili di Margherita di Savoia. In questa località è nota come rucola ‘di ciucc’ (“di ciuccio”, rustica e di poco pregio, adatta appunto al pascolo o a essere mangiata dagli animali come gli asini (ciucci in dialetto), ed abitualmente è consumata cotta. Le piante vengono lessate e mantenute in acqua fresca, frequentemente sostituita per ridurre il sapore amaro. Si utilizzano poi per la preparazione di una pietanza con patate lesse ed olio fresco.

L’Italia è il paese più importante al mondo per la produzione di fi*****io. E la Puglia primeggia tra le regioni italian...
05/10/2026

L’Italia è il paese più importante al mondo per la produzione di fi*****io. E la Puglia primeggia tra le regioni italiane.
Del fi*****io consumiamo il grumolo: l’insieme delle parti terminali dei grossi piccioli fogliari (guaine), sovrapposte le une alle altre, con al centro lo stelo raccorciato.
In alcune zone vengono distinti il fi*****io “maschio” dal fi*****io “femmina”. Però, mentre Romano Tesi (2010) indica come “maschi” i grumoli schiacciati e come “femmine” i grumoli rotondi, Paolo Ranalli (2012) definisce "maschio" il fi*****io grosso di forma tondeggiante e "femmina" o "finocchina" il fi*****io con grumolo più appiattito.
In Puglia gli agricoltori anziani sono… maschilisti e chiamano “femmina” il fi*****io più appiattito, nonostante in quelli tondeggianti e grossi si formino spesso i germogli, i “figlioletti”.
Il miglioramento genetico ha eliminato la distinzione tra fi*****io “femmina” e fi*****io “maschio”, puntando su grumoli tondeggianti, uniformi, meno fibrosi e più carnosi, che si ottengono grazie al concorso di fattori ambientali favorevoli associati ad un'adeguata tecnica colturale.

*****io

L'Istat lancia l’allarme: tra il 2006 e il 2025 l’agricoltura italiana ha registrato numeri in calo, con una riduzione d...
04/10/2026

L'Istat lancia l’allarme: tra il 2006 e il 2025 l’agricoltura italiana ha registrato numeri in calo, con una riduzione di produzioni e superfici nelle principali filiere: mais (−51% degli ettari), frumento tenero (−21% della produzione), pere (−61%) e olive (−27%).
Invece la produzione complessiva di ortaggi è rimasta pressoché invariata. Preoccupa la perdita di valore: a fronte di volumi stabili, il comparto ha subito una forte contrazione del valore economico pari al -5,8%. Questo calo è dovuto principalmente a una riduzione dei prezzi alla produzione (-5,9%), che ha ridotto i margini di profitto per gli agricoltori a causa della pressione delle filiere lunghe e della grande distribuzione.
Altri due dati:
1) Dal 1982 al 2020 l’Italia ha perso 3.540.938 ettari, una superficie agricola (Superficie Agricola Utilizzata) pari al doppio della superficie dell’intero Lazio.
2) Negli ultimi 10 anni, in base agli ultimi due censimenti generali dell’agricoltura, abbiamo perso quasi 600.000 aziende in Italia, per lo più aziende individuali o familiari, quelle più vocate all’agrobiodiversità.
L’Italia è diventata una nazione forestale, avendo superato i 100mila km quadrati e, per la prima volta dal Medioevo, in Italia abbiamo più foreste agricole che campi coltivati e oltre un terzo del territorio è coperto da alberi selvatici.

Sabato 10 e domenica 11 ottobre torna la Fiera della Biodiversità.Masseria Ferragnano – Via Cisternino 281, Locorotondo ...
03/10/2026

Sabato 10 e domenica 11 ottobre torna la Fiera della Biodiversità.
Masseria Ferragnano – Via Cisternino 281, Locorotondo (BA)
Programma ricco… mi ci ficco (ci saremo con un gazebo):

Sabato 10 ottobre
10:00 – Inaugurazione della manifestazione e apertura della mostra mercato, delle mostre pomologiche che resteranno aperte per tutta la durata della Fiera
11:00 – Laboratorio Bonsai: a cura dell’Associazione Valle d’Itria Bonsai
11:00 – 12:00 – Visite guidate al Centro regionale di conservazione del germoplasma e al Museo Diffuso della Biodiversità
11:00 – “Semi in viaggio”: banco dello scambio di semi e talee tra agricoltori custodi, orticoltori e visitatori, nel Giardino storico della Masseria. Attivo per l’intera giornata
11:30 – Aperitivo della Biodiversità
12:00 – Esibizione della Fanfara dell’”Istituto Comprensivo Massari Galilei” di Bari
15:00 – Presentazione dei nuovi 4 Atlanti della Biodiversità – Fruttiferi 1 e 2, Olivo e Vite.
Relatori: Dott. Luigi Trotta (Regione Puglia), Dott. Pasquale Venerito (CRSFA Basile Caramia), Prof.ssa Cinzia Montemurro (Università di Bari/SINAGRI), dott. Pierfederico La Notte (CNR-IPSP)
15:00 – 16:00 – 17:00 – Visite guidate al Museo Diffuso della Biodiversità e al Centro regionale di conservazione del germoplasma
17:00 – Aperitivo della Biodiversità nel Giardino Storico della Masseria
17:30 – Masterclass sui nuovi vini ottenuti da vitigni minori e rari pugliesi (riservato a soci AIS Puglia e Assoenologi)
17:30 – “Il Bianchetta: recupero e valorizzazione di un grano dimenticato”, a cura dell’Az. Agr. Giuseppe Taneburgo
18:00 – “Dalla biodiversità alla salute: studio e validazione di protocolli innovativi per la valorizzazione di leguminose autoctone pugliesi”, a cura dell’Az. ReAgr
18:30 – “Erbe culinarie” a cura di Felice Suma
20:00 – Rappresentazione teatrale “G. Caramia, tra visioni e radici”, a cura del gruppo “Metti Amore”
Domenica 11 ottobre
11:00 – Apertura della manifestazione.
11:00 – 12:00 Visite guidate al Museo Diffuso della Biodiversità e al Centro regionale di conservazione del germoplasma
11:30 – Aperitivo della Biodiversità nel Giardino Storico della Masseria
12:00 – Presentazione del Volume “Ottavianello, la rinascita dell’uva nera nella città bianca” di Giuseppe Baldassare
12:30 – Produzione della Burrata, a cura del Consorzio di Tutela della Burrata di Andria
Dalle 13 alle 19:00 “Il Banco degli Asini”, laboratorio che eroga I.A.A. con asino di razza Martina Franca
14:30 – “BiodìPuglia, uno strumento digitale per la valorizzazione del patrimonio di agrobiodeversità pugliese” a cura di Pierfederico La Notte
15:00 - 16:00 -17:00 – Visite guidate al Museo Diffuso della Biodiversità e al Centro regionale di conservazione del germoplasma
16:30 – “Ri-valutare le specie vegetali spontanee in chiave agroalimentare: il nuovo paradigma” a cura di Eleonora Matarrese
17:00 – Aperitivo della Biodiversità
17:30 – “Erbe culinarie” a cura di Felice Suma
18:00 – Musica dal vivo
20:00 – “Io mi Bio…ricordo!!”, spettacolo di Cabaret a cura di Silvana Topin
21:30 – Chiusura della manifestazione

Indirizzo

Via Amendola, 165/A
Bari
70126

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