24/02/2026
A tutto ciò i palestinesi hanno risposto sempre con la resistenza, con l’intifada, senza mai rinunciare, laddove c’era e continua ad esserci un popolo e un’ umanità, alla sopravvivenza della dignità. I sudari sono il tentativo disperato ed estremo di restituire diritto all’esistenza dei corpi, almeno dopo la vita, restituendoli alla terra, “al ventre del mondo” per il quale il sudario stesso si fa “ponte, testimonianza e memoria” riportando le parole di Nabil, un autore palestinese.
Questo perché a Gaza non c’è più possibilità o tempo per la cura, per la celebrazione, le connessioni e i riti, lo recitano in un sussurro le parole di Heba Abu Nada “Non c’è tempo per grandi funerali e addii adeguati/ ci accontenteremo di un bacio veloce sulla fronte e un addio rapido, aspettando la nuova morte./ Non c’è tempo per l’addio.”
A Gaza viene negato tempo e spazio, e in questa negazione proprio i sudari urlano, diventando il “segno più evidente: quella macchia bianca che ci inchioda ad una responsabilità umana, di specie”. E ancora l’eterno interrogativo: questa responsabilità in che misura ci attraversa?