07/07/2023
📍 Da parte di una maestra che ha voluto mettere per iscritto le sue emozioni e i suoi ricordi sulla nostra scuola.
Buona lettura❤
UNA SCUOLA CHE SA DI CASA!
Era la fine degli anni ’70 quando ho cominciato a respirare l’aria della scuola SAN FILIPPO NERI. Avrò avuto non più di 11 anni: finalmente, dopo anni di assegnazioni provvisorie, (durante le quali per motivi organizzativi ho dovuto seguirla, cambiando - in cinque anni - quattro maestre e due scuole) mia madre ebbe il trasferimento alla scuola San Filippo Neri. Ricordo ancora, quando mamma a giugno andò dal direttore Vinci a presentarsi, portandomi con sé, il racconto che lui mi fece delle pecorelle che pascolavano anni addietro lì dove da decenni sorge il Policlinico.
Gli anni ’80, forse il decennio migliore che abbiamo vissuto…..
SETTEMBRE: vero, non trasmettevano più quei bellissimi film in bianco e nero con Anna Magnani e Vittorio De Sica in occasione della Fiera del Levante, la scuola non cominciava più il 1° ottobre con la festa dei remigini, ma si cominciava già a pensare ai grembiulini da comprare: bianco per le femminucce e nero per i maschietti, soppiantato poi dal grembiule blu, in nome di una parità di genere già acquisita ma non ancora sbandierata. E poi c’era il rito del colletto, perché allora ogni classe si distingueva dal colore e dalla fattura del colletto o del fiocco, a seconda di ciò che l’insegnante sceglieva insieme alla rappresentante di classe prima che cominciasse la scuola, in modo che gli alunni potessero indossarlo dal primo all’ultimo giorno di scuola. E scarpe chiuse e calzettoni bianchi lunghi, naturalmente, perché di cambiamenti climatici non se ne parlava proprio. Niente t-shirt mezza manica, t-shirt manica lunga, felpa mezza stagione, felpa invernale, jeans o leggin blu per le bambine. L’alunno si identificava col grembiule. Era l’epoca delle “maestre” e dei “maestri”, della bacchetta di legno che talvolta si usava per redarguire i più vivaci (ne sa qualcosa mio marito, anch’egli ex-alunno…!)
Non esisteva ancora la legge 626, non c’era l’abitudine di chiamare il bar per il caffè: ogni insegnante a turno portava un pacchetto di caffè, zucchero, bicchieri e cucchiaini di plastica (o si portava la tazzina bianca da casa) e vai col caffè fatto sul fornelletto elettrico!! Entrambi i teatrini dei due plessi, che all’epoca ospitavano solo classi della scuola elementare, erano a norma: ne hanno visti di recite in costume e non! Quante mamme si sono adoperate per cucire vestiti fantastici per ogni bambino, utilizzando lenzuola dismesse per cucire magari l’abito di Pinocchio! Le foto fatte col rullino, rigorosamente stampate e distribuite subito dopo a tutti quanti dai tanti genitori fotografi professionisti che hanno mandato e continuano a mandare i loro figli alla San Filippo Neri.
E se capitava che cadesse qualche calcinaccio dal soffitto, non dovevi preoccuparti se il direttore ti diceva. “Signora, sposti il banco più in là!”…. Tante leggi e tanta burocrazia non esistevano, ma la scuola funzionava bene comunque.
La San Filippo Neri: forse la prima scuola all’avanguardia nell’inclusione (come si dice oggi) dei soggetti fragili (come si dice oggi), da sempre attenta alle esigenze di tante famiglie dagli anni ’70: tanti di quei bambini oggi sono uomini e donne di mezzo secolo, i cui genitori hanno portato avanti lotte per il riconoscimento dei loro sacrosanti diritti. Mi piacerebbe fare un conto di quanti bambini, in più di 60 anni di vita della scuola, siano passati di qui…..perchè poi, si sa, che a giugno la scuola, senza più alunni, è vuota come un guscio senza noci. E lo sappiamo benissimo noi insegnanti, quando quel silenzio surreale ci pervade fino a fine mese.
Eh sì, perché poi, dopo tanti anni, quel cerchio si è chiuso, e liddove mia madre aveva concluso la sua carriera scolastica ci sono arrivata anch’io come insegnante…ecco perché per me la San Filippo Neri è sinonimo di casa: casa condivisa, per mia madre, per me, ma anche per i miei figli che, come i tanti figli di genitori che lavorano, spesso hanno frequentato questa scuola perché vicina a casa dei nonni. Da questa scuola si sono formati uomini e donne di oggi che ancora ricordano il nome della loro “maestra” e del loro “maestro”, professionisti e non che, se hanno potuto, hanno dato questa stessa continuità ai loro figli, iscrivendoli alla San Filippo Neri. Penso a Cristina, Antonello, Isabella, Sabrina, Claudia, Alessia, Claudio, solo per citare alcuni nomi di ex alunni di questa scuola, ma ce ne saranno sicuramente tanti altri.
Poi comincia l’epoca della denatalità, il quartiere invecchia, i bambini diminuiscono, si moltiplicano leggi che frenano anche la creatività e la bellezza del nostro lavoro: per organizzare una manifestazione occorre tener presente la capienza degli spazi e limitare l’afflusso dei parenti, bisogna tutelare la sicurezza dei minori e così via. C’è l’avvento della tecnologia, di internet, c’è il cambiamento climatico ed ecco….:prove di evacuazione in caso di calamità naturali, foto e video fatti col cellulare, macchinetta che dispensa bibite calde e fredde, t-shirt estiva (che talvolta si usa fino a metà ottobre a seconda del cambiamento climatico)e grembiule per gli altri mesi dell’anno.
E poi arriva il covid, che spazza via tutte le certezze che l’uomo contemporaneo poteva aver accumulato in mezzo secolo.
Ma non la caparbietà di chi fa questo lavoro con passione….ed ecco dirigenti ( e sì, perché nel frattempo i termini “direttore” e “direttrice” sono stati sostituiti dal/la dirigente) ed insegnanti reiventarsi un lavoro, che fonda il suo essere sul contatto fisico, al di là di uno schermo. E seguire non solo gli alunni, ma soprattutto le famiglie in un incubo durato tre anni, infondere fiducia e speranza, anche quando era difficile anche per noi essere ottimisti. I nostri piccoli hanno colorato con tutte le tecniche della loro fervida fantasia centinaia di arcobaleni con la scritta “ANDRA’ TUTTO BENE” e insieme siamo cresciuti attraverso uno schermo e siamo diventati più esperti nella tecnologia.
Anzi, alle volte sono loro che continuano a darci le dritte quando guardiamo attoniti la lim che non risponde ai nostri comandi!
E poi arriva giugno…che ogni anno non è un giugno qualsiasi, soprattutto per chi frequenta la quinta elementare, pardon…primaria! Ognuno di noi, ciascuno per la sua parte, alunni, genitori, insegnanti, sa cosa significa lasciarsi dopo un percorso di crescita reciproca durato cinque anni: un groviglio di emozioni, soddisfazioni, incertezze per il futuro che si scioglie in risate e pianti, e bombe d’acqua come lo scorso anno o solleone come quest’ultimo giugno.
E sì, perché questo per noi è l’ultimo giugno…l’ultimo giugno del nostro Circolo San Filippo Neri.
Ma per tutti noi sarà sempre la nostra seconda casa!
A tutti gli alunni, a tutte le famiglie, a tutti i dirigenti, a tutto il personale, a tutti gli insegnanti che hanno abitato questa casa nel tempo: GRAZIE !