19/06/2026
IL MIO MODO DI FARE TEATRO
COMINCIA SEMPRE DAL DISEGNO
Lo studio, la lettura, la ricerca dei documenti con i quali scrivere un testo, sono un po' i miei “giri di campo” che effettuo per il riscaldamento: una volta individuato il tema “da affrontare”, parto con la “pre-tattica”, “la strategia” con cui lanciarmi nella “sfida”.
Il mio fare teatro comincia nel momento in cui impugno la penna, nera, rigorosamente BIC punta grossa, da sempre. Con quella, l'idea prende forma, che definisco man mano passando ad un pennarello: sempre nero, medio o grosso a seconda dei casi.
Il disegno, in tute le sue forme e tecniche, è l'arte che pratico da sempre, prima ancora dei diplomi, attestati, abilitazioni e certificazioni successive. È stato da sempre il mio primo “teatro”, fin da piccolo: in quei segni sulla carta c'è già tutto quel che mi serve per raccontare a parole una storia.
Il segno, mi permette di entrare nei particolari dello spazio, della scenografia, di un oggetto, di un costume fino a definire il carattere di un personaggio. la sua mente, il suo pensiero, il suo modo di muoversi. Quando graffio o accarezzo la carta, percepisco le atmosfere, i rumori, i suoni e le voci di ciò che andrò a costruire.
Ma sono i picchi emotivi, le sensazioni ricevute da quell'insieme di linee che mi dicono quando l'idea è pronta per essere realizzata.
Al primo incontro con gli attori, racconto lo spettacolo mostrando loro i disegni prodotti: una sorta di film "girato su pellicola di carta".
Il mio professore di architettura, diceva di non fidarsi mai dell'idea iniziale, spingendomi a fare bozze su bozze per verificare l'efficacia di un'idea.
E così le mie “bozze” sono diventate le prove, che ridisegno insieme alla grande pazienza degli attori.
È tutto un disegno insomma.
Dall'inizio alla fine di ogni progetto.
Lo è da sempre.
E lo è stato anche per Utopia.