Fabrizio D'Andria

Fabrizio D'Andria Selezione e recruinting- Sviluppo risorse umane- Creazione di metodi e manuali di vendita-Coordinamento reti commerciali

Fabrizio D'Andria
Direttore Commerciale e Istruttore Vendite

Aree di specializzazione:
Gestione di reti commerciali e call center
Tecniche e strategie di vendita
Programmazione Neuro Linguistica
Comunicazione efficace e Sviluppo personale

01/05/2026

La pazienza è una delle maggiori forme di autodisciplina.

La pazienza ti permette di comprendere ( cm prendere,prendere con sé) ciò che di sgradito ti capita nella vita,elaborarlo e provare a trasformarlo in insegnamento.

La pazienza ti insegna a non chiederti il PERCHÉ degli eventi,bensì il COSA POSSO IMPARARE.

Nessuno di noi vorrebbe vivere situazioni spiacevoli, ma fanno parte della vita terrena, puoi evitarli quanto vuoi, ma alla fine dovrai affrontarli.

Potrai affrontarli in tanti modi e,tra questi, c'è la pazienza.

Usare pazienza non significa accettare,subire o farsi sopraffare dagli eventi spiacevoli.

Significa confidare in se stessi nella certezza di una via d'uscita o di un miglioramento, anche se in quel momento non sai ancora quale possa essere.

Spesso,la disciplina della pazienza ha radici nella sofferenza,
quella sofferenza che,
se non ti ha piegato,
ti ha reso diverso,
forse migliore.

Molti pensano che la persona paziente non sia ambiziosa,
che sia fondamentalmente debole,
che non abbia nerbo,
che sia disposta a tollerare tutto.

Chi pensa questo è perche non si è mai realmente scontrato con una persona paziente e non ne conosce la forza interiore che spesso,
dall'esterno,
non si nota.

Hai mai provato a guardare negli occhi una persona paziente?

Ci troverai fermezza,
durezza,
dolcezza,
sofferenza,
comprensione,
accoglienza e severità.

Uno strano cocktail difficile da interpretare,
specie per chi etichetta gli altri in modo frettoloso, superficiale o,addirittura, irridente.

La persona paziente,
spesso parla poco e ascolta tanto,
con le orecchie,con gli occhi e con il cuore,
e lo fa in modo naturale,
senza sforzo.

Ha imparato negli anni a vedere il buono negli altri senza pregiudizio con la clausola del "fino a prova contraria".

Ma il paziente non è un santo o un povero fesso.

È una persona che sa attendere l'evolversi degli eventi senza farsi notare, in sordina, quasi defilato, per poi agire con fermezza.

Se nella tua cerchia di relazioni,private o lavorative, c'è una persona paziente,
abbine cura,
coinvolgila,
tienila stretta e
non ne approfittare.

È una persona che può darti tanto senza chiedere nulla in cambio.

Questo post non è stato scritto con IA,
pertanto è imperfetto.

02/04/2025

LA (falsa) GENESI DEL PERDENTE

Quando ci si sente PERDENTE,molto spesso se ne attribuisce la causa ai genitori.

In maniera più o meno consapevole o in modo più o meno esplicito, il PERDENTE (o presunto tale) è convinto che,se avesse avuto una storia famigliare migliore o se avesse avuto esempi,stimoli,motivazioni ed esempi differenti dai propri genitori, avrebbe ottenuto molto di più dalla vita.

Pertanto,se in questo momento ci si trova nella condizione di sentirsi o " essere un perdente", gira e rigira la colpa è dei genitori.

Mentre conducevo in colloquio di recruiting,una candidata affermò di avere una bassa stima di sé sicuramente causata,a sua detta dalla separazione dei genitori.

In un contesto similare,un altro candidato affermò che non era ancora riuscito a crearsi un identità lavorativa a causa del dissesto finanziario avvenuto in famiglia molti anni prima.

Sempre in situazioni analoghe,un altra persona era convinta che non otteneva dalla vita cio che realmente meritava perché i genitori ( nello specifico,il padre) , non lo aveva mai elogiato sui suoi meriti.

Parliamo di persone adulte mediamente over 30.

Dei 3 esempi sopra riportati,nella mia vita posso vantare il 100% di analogie con ciò che hanno affermato quelle persone ,praticamente CE LE HO TUTTE ( e anche altre).

Ma le analogie finiscono qui.

Personalmente,nonostante le tante difficoltà incontrate,non mi sono mai sentito un perdente.

Nonostante le sofferenze, non ho mai pensato che gli ostacoli sul mio cammino fossero li a causa delle azioni dei miei genitori.

E,nonostante la fatica di un percorso di vita iniziato qualche metro dietro rispetto ai blocchi di partenza,oggi ringrazio i miei genitori per aver fatto di me,in parte involontariamente,ciò che sono oggi.

Certo,a chi non piacere nascere crescere e vivere con tutti gli agi,con il coiddetto piatto pronto sempre servito a tavola e con il bacio della buonanotte ogni sera.

Ma questo non è un libro di favole.
È un libro di esempi che hanno l'intento di far riflettere sul perché ci si possa sentire ( ingiustamente) perdenti e invogliare a sentirsi in modo differente.

Ti faccio un esempio.

Tratto dal libro
SONO UN PERDENTE.
Oppure no.

Di Fabrizio D'Andria


RECRUITING DAY Smart PeopleL'esperienza è solo il frutto della replica costante della competenza.
29/10/2024

RECRUITING DAY Smart People
L'esperienza è solo il frutto della replica costante della competenza.




“Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo tu lo ritroverai” (Ecclesiaste 11:1)
06/12/2023

“Getta il tuo pane sulle acque,
perché dopo molto tempo tu lo ritroverai” (Ecclesiaste 11:1)

05/12/2023

Stai cercando lavoro o vorresti cambiarlo?
Ecco 🔟semplici suggerimenti che possono aiutarti a centrare l’obiettivo 🎯
1) Chiarisci a te stesso in cosa sei veramente bravo e proponiti SOLO ed ESCLUSIVAMENTE ad offerte di lavoro in linea con le tue reali abilità.
SPAMMARE curriculum ti fa perdere tempo, non ti serve a niente e abbassa la tua autostima.
2) Non ci sono offerte di lavoro in linea con le tue abilità? Proponiti spontaneamente.
Ricerca le aziende che potrebbero interessarti di più e invia la tua candidatura. A molte non interesserà, ad altre (forse) sì.
3) Hai un curriculum formato europeo? Buttalo, non lo legge più nessuno (utilizzalo solo se ti stai candidando in enti o pubbliche amministrazioni).
4) Rivedi e aggiorna il tuo CV.
Controlla che la foto sia aggiornata e che sia CONGRUENTE con il profilo ricercato. Non utilizzare “ritagli” di foto al mare o del matrimonio del tuo migliore amico. Una foto “poco adatta”, può addirittura escluderti da un eventuale processo di selezione.
Se il tuo CV supera le due pagine formato A4, rivedilo, sintetizzalo e rendilo di facile ( e interessante) lettura.
5) Ogni volta che invii un CV, scrivi una LETTERA DI PRESENTAZIONE con la quale evidenzi i motivi per i quali ti stai candidando e, ovviamente, personalizza la lettera in base all’azienda ed alla mansione proposta.
6) “Bonifica” il tuo profilo Facebook da foto e post “non in linea” con l’idea che vuoi trasmettere di te.
Valuta ciò che hai postato sul tuo profilo negli ultimi 12 mesi e poniti una domanda:” Che idea danno di me i contenuti del mio profilo?”
7) Se ancora non hai un VIDEO CURRICULUM, è giunto il momento di cominciare a prepararne uno. Sul web ci sono molte applicazioni che ti possono aiutare a farlo. I CV cartacei sono sempre meno utilizzati per valutare il profilo di un candidato, anche perché sono quasi tutti uguali. Un video CV ben fatto, può accelerare il processo di selezione e farti passare avanti a molti altri candidati.
😎 Se vieni convocato ad un primo colloquio, e questo colloquio è DI GRUPPO (assessment), non spaventarti e non rifiutare la convocazione. Se l’azienda è seria e il selezionatore sa fare il proprio lavoro, un colloquio di gruppo può essere un ‘esperienza formativa molto utile e, in alcuni casi, anche divertente.
9) Se ancora non ce l’hai, attiva un indirizzo di posta elettronica con nomecognome@######.xx
Indirizzi mail come pinky77@, coscialunga@, marioilmacho@, giuseppeilbiondo@ e similari, non sono molto professionali.
10) Se hai inviato il CV ma non hai ancora ricevuto la convocazione, i motivi sono 2: il tuo profilo non è congruente con quello richiesto oppure le selezioni non sono ancora iniziate. In entrambi i casi, telefonare più volte o scrivere mail per conoscere la data dei colloqui, non ti servirà a modificare o ad accelerare l’iter selettivo e darà di te un’idea poco piacevole.


06/04/2023

Tutto sembra facile,
quando lo fanno gli altri.

Tutto sembra che non costi sacrificio,
quando il sacrificio lo fanno altri.

Tutto sembra una passeggiata,
quando la strada la percorrono gli altri.

Tutto sembra leggero,
quando il peso lo portano gli altri.

Se vuoi dimostrare il tuo valore,
comincia a passare nel mondo "degli altri".


Alla base di un gruppo forte, coeso e motivato,ci sono i MOMENTI D'INCONTRO,le cosiddette "riunioni".Le riunioni sono de...
06/11/2022

Alla base di un gruppo forte, coeso e motivato,
ci sono i MOMENTI D'INCONTRO,
le cosiddette "riunioni".

Le riunioni sono delle occasioni importanti che servono a fare il
punto della situazione,
ad ascoltare il punto di vista altrui,
a definire nuove linee guida e a ripartire più motivati rispetto all'inizio della riunione stessa.

In generale,
le riunioni dovrebbero essere un appuntamento al quale non si vede l'ora di prendere parte e
al quale non si vorrebbe mai mancare.

Dovrebbero essere
l'occasione per poter condividere LIBERAMENTE le proprie preoccupazioni e
le proprie difficoltà,
bendisposti a ricevere stimoli e suggerimenti da parte degli altri.

In sintesi,
dovrebbero essere il luogo dove poter DARE e RICEVERE forza, entusiasmo e coraggio per proseguire il cammino INSIEME.

Come già anticipato dal condizionale,
nella realtà quotidiana le riunioni sono molto differenti.

Generalmente,
le riunioni vengono viste
(e spesso lo sono),
come degli "agguati",
una specie di tiro al piattello nei confronti di uno o di più partecipanti all incontro.

Non ha caso,
la convocazione ad una riunione è spesso foriera di "cazziatoni" o presagio di cattive notizie,
un evento al quale si farebbe volentieri a meno di partecipare.

Nel Far West, quando si vedevano girare in tondo gli avvoltoi,
si era certi che ci fosse scappato il morto.
Quando si va ad una riunione,
quasi sempre si ha la sensazione di veder volare in alto gli avvoltoi,
con il dubbio che il morto, potresti essere tu.

Nel corso di una riunione,
c'è sicuramente lo spazio per eventuali "rimproveri" o per "azioni correttive",
ma entrambe dovrebbero essere un mezzo,
non il fine.

Dopo aver accolto i vari punti di vista,
devono essere il mezzo per REINTEGRARE i partecipanti verso un percorso MOTIVANTE E CONDIVISO.

Se invece,
come spesso accade,
rimproveri e cazziatoni sono il leit motiv di tutta la riunione,
allora sono solo inutili sfoghi infantili che generano solo immobilismo e rancore.

Le riunioni servono per RE unire,
cioè unire nuovamente,
rinsaldare,
rinforzare,
spronare e motivare.

Non servono per cercare il PERCHÉ di una situazione che non va bene,
ma servono per trovare il COME per farla andare meglio.

Soprattutto,
non servono per risolvere beghe, conflitti personali o per scaricare sugli altri le proprie responsabilità.

Ogni riunione deve essere un simbolo dei NOI, un punto fermo che permette di avere slancio, guida ed entusiasmo fino alla riunione successiva,
con ognuno dei partecipanti che va via sentendosi più sicuro di sé.

Quando accade questo,
allora è stata una buona riunione.

Spunti tratti dal libro
LA PAURA DEL NOI
di Fabrizio D'Andria



01/11/2022

Le safe house,
sono
delle basi segrete
(sparpagliate in tutto il pianeta) "camuffate da abitazioni civili",
utilizzate dalla CIA per "interrogare" le spie di altri paesi ostili,
o per "proteggere" i portatori di segreti che fuggono dal "nemico".

Sono delle
"case dormienti iper tecnologiche"
che si attivano in pochi istanti in occasione di "eventi particolarmente critici" che possono avere ripercussioni fatali sulla stabilità del "sistema".

A causa della riservatezza, pericolosità e delicatezza delle informazioni trattate,
le safe house vengono utilizzate
per operazioni ad alto rischio,
il cui fallimento può portare a gravi incidenti diplomatici o a conflitti internazionali.

Una volta attivato il protocollo di emergenza,
le persone coinvolte in queste operazioni sanno che,
qualora le cose dovessero mettersi male,
non possono contare sull'aiuto di nessuno,
neanche allo stesso interno della CIA.

In quella operazione ci sono loro e basta,
nessuno sa dove siano e il mondo non deve sapere cosa stiano facendo.

Chi opera in questi scenari al limite,
sa che può contare solo su se stesso e sui colleghi presenti nella safe house,
consapevole che il minimo errore potrebbe portare conseguenze inimmaginabili.

Pur essendo un po' all'estremo,
la dinamica delle safe house rappresenta il concetto della cieca fiducia tra colleghi.

Durante queste operazioni,
non c'è tempo per decidere se puoi fidarti o meno del tuo collega, ti fidi e basta.

Senza andare troppo lontano,
é lo stesso spirito che permette alle squadre dei vigili del fuoco di entrare in un palazzo in fiamme,
salvarne gli occupanti e riportare a casa la pelle.

Fiducia e spirito di squadra,
quello vero,
allo stato puro.

Cosa cambierebbe se in una azienda ci fosse la stessa fiducia reciproca che c'è in una safe house?

Molti anni fa,
un'azienda mi affido l'incarico di "scoprire" il motivo per il quale i dipendenti non si fidassero delle strategie aziendali,
nonostante avessero dato frutti per oltre 30 anni.

"Camuffato" da formatore,
mi immersi in quella realtà per oltre tre mesi,
alternando momenti di aula a sessioni conoscitive individuali.

Al termine del percorso,
venne fuori che il vero problema non era la mancanza di fiducia dei dipendenti nei confronti dell'azienda,
bensì la totale mancanza di fiducia TRA COLLEGHI.

Ma c'è di peggio.

Pur di difendere le proprie scrivanie
e salvaguardare i privilegi e benefit ottenuti (non necessariamente guadagnati)
nel corso degli anni d'oro,
i "senatori" dell'azienda passavano buona parte del proprio tempo
a ordire trame ora contro l'uno,
ora contro l'altro,
facendo la fila dietro la porta del capo per fare i delatori alle spalle del malcapitato di tutto,
inibendo l'ingresso alle nuove risorse che potevano rappresentare un
"pericolo per il sistema".

Ovviamente,
tutto questo andava a scapito della produttività e dello sviluppo dell'azienda.

La safe house creata in tanti anni di sacrificio del fondatore dell'azienda,
era saltata.

Ognuno pensava solo per sé.

La grande famiglia,
il noi e
l'unione di intenti, erano stati spazzati via dai senatori,
senza che il fondatore se ne accorgesse
(o faceva finta di non accorgersene per paura di perderli).

L'epilogo della storia è che l'azienda in questione,
arrivata sul baratro del fallimento,
creò una safe house con i suoi uomini migliori,
espulse i senatori
e portò nuova linfa in azienda con giovani collaboratori desiderosi di crescere.

Spunti tratti dal libro
LA PAURA DEL NOI
Fabrizio D'Andria

Ps
Se può interessarti,
c'è un bel film che parla di safe house e dei danni catastrofici che derivano dalla mancanza del NOI in contesti del genere.



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