21/01/2026
Sulla scia delle parole che restano, di quelle che non si lasciano archiviare e continuano a tornare a interrogare le coscienze, un nuovo incontro ha animato la nostra biblioteca, confermandola ancora una volta come luogo vivo di memoria, dialogo e responsabilità condivisa.
Martedì 20 gennaio, nell’ambito del progetto “Storie in onda, biblioteca viva: leggere, incontrarsi e partecipare”, curato dalle prof.sse Patrizia D'alesio e Alessia Simona Abate, la scuola ha scelto di aprirsi anche nel pomeriggio, trasformando la biblioteca in una vera agorà dell’ascolto. Uno spazio raccolto, quasi sospeso, in cui la letteratura ha smesso di essere solo narrazione per farsi testimonianza civile, presa di posizione etica, chiamata alla responsabilità.
Ospite dell’incontro è stata la scrittrice Titti Marrone, che ha presentato il suo libro “Meglio non sapere. Tre bambini nella Shoah”. Un titolo che è già una ferita aperta, il tentativo disperato degli adulti di proteggere l’infanzia dall’orrore, quando invece la Storia irrompe e travolge tutto. Come scrive Erri De Luca, il libro racconta la Shoah «ad altezza di bambino», attraverso sguardi che non comprendono fino in fondo ciò che accade, ma lo sentono tutto: la paura, l’assenza, lo strappo improvviso dalla normalità.
Nel testo di Titti Marrone risuona una verità dolorosa e semplice, che attraversa tutto il racconto: «Meglio non sapere». Ma quel “non sapere” non salva, non protegge davvero. È solo un fragile argine contro l’indicibile. Attraverso una scrittura sobria, essenziale e potentissima, l’autrice intreccia documenti, testimonianze e silenzi, restituendo voce a chi era stato ridotto al silenzio e trasformando la memoria in atto di giustizia.
Il dialogo con gli studenti è stato intenso e autentico. Tra le domande emerse, una in particolare ha attraversato la sala come un filo teso, capace di raccogliere il senso profondo dell’incontro:
«Può la letteratura avere una valenza salvifica? Può incidere davvero sulle coscienze, se ancora oggi esistono guerre e orrori?»
Una domanda che non cerca risposte consolatorie, ma chiede conto al presente, interrogando il valore stesso della parola scritta e il suo potere di resistenza di fronte al male.
A dare ulteriore respiro all’incontro è stata anche la presenza degli studenti di Li.fe Radio, che hanno seguito l’evento in diretta, trasformando l’ascolto in voce condivisa e permettendo alle riflessioni emerse di oltrepassare i confini della biblioteca, perché la memoria, per restare viva, ha bisogno di essere raccontata e trasmessa.
L’incontro è stato inoltre arricchito dalla partecipazione degli studenti del progetto di teatro, coordinato dall’esperto Gianni Aversano, e dal monologo intenso e toccante dello studente Donato De Gennaro, che ha saputo trasformare le parole in voce viva, dando corpo al dolore, alla perdita e alla necessità di ricordare.
Momenti come questo dimostrano quanto la scuola possa e debba essere presidio di memoria, luogo in cui le storie del passato non vengono solo studiate, ma attraversate, affinché diventino strumenti per comprendere il presente e costruire un futuro più consapevole.
Perché ricordare non è solo un dovere, ma un atto d’amore verso l’umanità intera.
Nei commenti trovate alcuni video dell'evento