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Pratica corporea per la fioritura dell’Essere Umano.

Per chi è già in cammino e sente il bisogno di integrazione, verità e incarnazione.

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Insegnare custodisce nella sua origine il latino in-signare: imprimere un segno. Un gesto che prevede una superficie dis...
19/10/2026

Insegnare custodisce nella sua origine il latino in-signare: imprimere un segno.
Un gesto che prevede una superficie disposta ad accoglierlo ed una mano che, prima di tracciarlo, abbia imparato a sentirne, con responsabilità, il peso.

Per anni abbiamo coltivato un’idea precisa: che vivere su di Sé le Esperienze di Movimento Biologico bastasse, da sola, a renderle trasmissibili. Per questo abbiamo sempre tenuto lontana la scala dei livelli, il corso base, l’intermedio, l’avanzato, con cui tanti percorsi frammentano il sapere in gradini.

Le Vostre parole, raccolte al termine di Intensivi ed Estensivi, ci hanno mostrato quanto quell’idea fosse vera solo in parte. Ci avete raccontato di esperienze che, guidate, scorrevano limpide e che, al momento di riproporle, cercavano ancora le parole per essere spiegate;
della difficoltà di leggere ciò di cui un gruppo, o una singola persona, ha bisogno in un dato momento;
di come un gioco o un esercizio possano servire obiettivi molto diversi, a seconda di chi li accoglie;
del ritorno, dopo pochi giorni, alla vecchia normalità.

Questo ritiro nasce da quelle domande e le tiene al centro.

Lo condurremo insieme, Stefano e Francesca, con l’intento di accompagnare ciascuno a trovare il proprio linguaggio e il proprio stile nel portare il Movimento Biologico ai propri pazienti, studenti, clienti, alle persone care.
Un Meta-Metodo, in fondo, prende forma soltanto quando incontra chi lo abita.

Per partecipare è necessario aver frequentato il Corso Intensivo «Alle Radici del Movimento» e/o il Corso Estensivo «Umanizzare il Movimento»: il segno che si impara a lasciare negli altri si forma, prima, nella propria carne.

Programma completo e modulo di iscrizione a questo link:

https://movimentobiologico.eu/insegnare-il-movimento-biologico/

Vi aspettiamo a Pietralunga.

16/10/2026

Lo guarda per qualche secondo, chiude gli occhi e lancia da sdraiata.
Il jenga è a tre metri e la pallina deve colpirlo.
Guardate fino alla fine 👀

Il bello è che il cervello ci riesce più spesso di quanto immaginiamo.
Mentre guardiamo, costruisce una mappa dello spazio intorno al corpo e la tiene accesa anche dopo che le palpebre si sono chiuse.
Il braccio parte affidandosi a quella mappa e a ciò che arriva da spalla, gomito e polso, senza alcuna conferma visiva. Nessun altro animale lancia con la nostra precisione, e la spalla umana si è evoluta anche per questo.

È lo stesso talento che di notte vi porta in bagno senza accendere la luce.
È anche quello che vi fa centrare il cestino con un foglio appallottolato senza nemmeno voltarvi.

🎯 Sfida: provateci a casa.
Mettete una bottiglia di plastica in piedi a tre metri e prendete un calzino arrotolato. Guardate la bottiglia, chiudete gli occhi e lanciate. Poi scriveteci nei commenti quanti tentativi vi sono serviti.

Nel Movimento Biologico giochiamo così, sul serio e ridendo. Sbagliamo parecchi tiri e scopriamo ogni volta quante cose il corpo può re-imparare a fare quando si immerge in un processo pedagogico fecondo.

MOVEO ERGO SUM8–11 ottobre 2026 · Vital Center, EmpoliQuattro giorni di movimento, consapevolezza, condivisione e ricerc...
14/10/2026

MOVEO ERGO SUM

8–11 ottobre 2026 · Vital Center, Empoli

Quattro giorni di movimento, consapevolezza, condivisione e ricerca.

Moveo Ergo Sum è uno studio dell’Università degli Studi di Firenze che indaga gli effetti psicofisici di un ritiro semi-residenziale di Movimento Biologico, attraverso un percorso di valutazione basato su questionari validati e rilevazioni successive all’intervento.

Al ritiro hanno partecipato oltre 40 persone, ciascuna affiancata da una persona di riferimento che contribuisce allo studio compilando gli stessi questionari, senza partecipare al percorso. Un confronto importante per approfondire l’andamento degli indicatori osservati nel tempo.

Le quattro giornate hanno intrecciato pratiche di Movimento Biologico, psicoeducazione, alfabetizzazione emotiva, autoconoscenza e percorsi di apprendimento consapevole. Il movimento è stato il linguaggio comune attraverso cui esplorare se stessi, incontrare gli altri e condividere esperienze.

Il ritiro rappresenta una tappa di un percorso più ampio: la pratica personale proseguirà anche dopo questi giorni, mentre la valutazione continuerà attraverso la compilazione dei questionari a uno e a tre mesi dalla conclusione. Solo al termine della raccolta e dell’analisi dei dati sarà possibile conoscere i risultati dello studio.

Un grazie al gruppo scientifico, Dr. ssa Manuela Chiavarini, Prof.ssa Chiara de Waure, co-investigatrici dello studio, ai colleghi Dr. ssa Roberta Carestia e Dott. Pablo Falcinelli, impegnati nella gestione dei questionari e nelle analisi, e al Vital Center di Empoli, che ci ha accolti con disponibilità e cura.

E poi, un grazie speciale, viscerale, a voi: tutte e tutti i partecipanti.

Le immagini di questi giorni continuano ad accompagnarci: gli sguardi, gli abbracci, i momenti di pieno coinvolgimento, i pasti condivisi, le domande, le notti sotto lo stesso cielo.

Grazie per la fiducia con cui avete scelto di partecipare a una ricerca, per l’attenzione dedicata ai questionari e per ciò che avete condiviso, ciascuno con i propri tempi e modi.

Grazie anche a chi, da casa, sta contribuendo allo studio attraverso la compilazione dei questionari: la vostra partecipazione è parte integrante del percorso di ricerca.

Il movimento continua. La ricerca prosegue.

Ad maiora.

13/10/2026

Una pallina cade e chi la cerca tiene gli occhi chiusi.

Ha soltanto il suono dei rimbalzi, che si fanno più lievi e più ravvicinati a ogni contatto con il pavimento, come un ritmo che accelera fino a spegnersi.
Il bicchiere scende quando l’orecchio ha già intuito dove e quando arriverà il colpo successivo.

Per collocare un suono nello spazio il cervello confronta ciò che arriva alle due orecchie, differenze di tempo nell’ordine di poche decine di milionesimi di secondo.
Poi ascolta la sequenza e prova ad anticiparla, perché il sistema nervoso lavora per previsioni e le corregge di continuo con quello che arriva dai sensi.

A occhi chiusi questo lavoro diventa visibile, e il corpo intero si riorganizza intorno all’udito.

Lo facciamo ogni giorno senza accorgercene.
Riconosciamo i passi di qualcuno sulle scale prima di vederlo. Capiamo dal suono della chiave nella serratura se chi rientra è stanco.
Di notte, nel buio, sentiamo un bambino girarsi nel letto e sappiamo già se si sveglierà.

C’è poi chi lascia cadere la pallina, sceglie l’altezza e il momento, e rende il gioco possibile per chi si affida al suo gesto.

Nel Movimento Biologico usiamo pratiche come questa per restituire spazio ai sensi che la vista tende a coprire.

Allenare l’ascolto con un bicchiere e una pallina significa allenarlo anche quando qualcuno ci parla, quando la voce di una persona cara cambia di poco e in quel poco c’è già tutto quello che serve sapere.

05/10/2026

Sintonia viene dal greco σύν, «insieme», e τόνος:
la tensione di una corda tesa, da cui deriva il “tono” che usiamo per definire lo stato tensionale dei nostri muscoli.

Sintonizzarsi significa regolare la propria tensione su quella di un altro, come due corde che vibrano alla stessa altezza.
Quando due corde sono vicine ma non ancora accordate, l’orecchio percepisce i battimenti, una pulsazione che rallenta man mano che le frequenze si avvicinano e scompare quando coincidono, ed è proprio ascoltando quel tremolio che i musicisti si accordano tra loro.

Qui due persone, una di fronte all’altra su un piede solo, sostengono un pezzo di Jenga tra gli alluci e lo portano nello spazio.

Le mani si cercano poiché l’equilibrio diventi una faccenda condivisa.
Il baricentro dell’una dipende dalle correzioni della caviglia dell’altra.
L’alluce, un florilegio di recettori, avverte pressioni minime e le passa alle braccia, che rispondono prima che la cognizione se ne accorga.

Il legnetto cade, all’inizio molto spesso.
Ogni caduta dà un senso all’errore.
Ogni errore è un’informazione: un modo diverso di cedere peso, di attendere, di proporre senza imporre.
Irrigidirsi chiude il dialogo, una tensione troppo bassa lo disperde.
La sintonia si trova in una regolazione continua: dimora nella co-regolazione reciproca e condivisa.

Nel Movimento Biologico usiamo costantemente e insistentemente pratiche come questa con un’orizzonte pedagogico chiaro e rigoroso: imparare la sintonizzazione come una lingua. La Lingua.

Un alfabeto tra corpi che poi torni nelle relazioni quotidiane: in una conversazione difficile, nel passo accanto a qualcuno, nel modo di prendersi cura.

Se vi va, raccontateci nei commenti un momento in cui vi siete sentiti in sintonia con qualcuno senza bisogno di parole.

22/09/2026

Una ragazza osserva un gruppo di cinesini colorati, disposti senza un ordine dichiarato.
Ne fissa i colori e la posizione, poi chiude gli occhi.

Il compagno di fronte a lei chiama a voce una sequenza cromatica, e lei, senza più vedere, cerca di impilare i cinesini uno sull’altro rispettando l’ordine chiamato.

Ricordare, in latino, si dice recordari: portare di nuovo al cuore, cor, cordis.
Un riportare dentro, nel centro che tiene insieme le informazioni e le rende disponibili all’azione, oltre il semplice richiamo di un dato.
La memoria visuo-spaziale costruita nell’osservazione iniziale dialoga con la memoria uditivo-verbale della sequenza chiamata, e insieme si traducono in un gesto motorio fine, guidato solo dalla propriocezione.
L’ippocampo custodisce le coordinate spaziali, il cervelletto e i sistemi propriocettivi prendono il comando quando la vista si ritira, e le mani continuano a orientarsi in un mondo che non vedono più.

C’è poi un piano che riguarda la relazione.
Chiudere gli occhi di fronte a un compagno significa accettare di essere visti mentre non si vede, poter sbagliare sotto lo sguardo altrui, consegnare all’altro il compito di guidare con la voce ciò che le mani dovranno tradurre in gesto.
La fiducia diventa condizione neurobiologica prima ancora che emotiva: quando manca, il sistema nervoso resta in allerta, e la memoria fatica a rendersi disponibile.

Nella vita di ogni giorno agiamo spesso così: decidiamo, ci muoviamo, scegliamo una direzione basandoci su ciò che abbiamo osservato prima, senza più poterlo verificare nel momento dell’azione.

Impiliamo le nostre scelte una sull’altra fidandoci di una sequenza che qualcun altro chiama, o che il tempo ha già chiamato per noi, cercando comunque l’equilibrio.

Non cercarlo dove le cose accadono.Cercalo dove le cosestanno per accadere.È lì,nel mezzo di ciò che stai per diventare....
15/09/2026

Non cercarlo dove le cose accadono.
Cercalo dove le cose
stanno per accadere.

È lì,
nel mezzo di ciò che stai per diventare.
nel limite che nessuno attraversa senza cambiare.

Ogni volta che sosti
e non sai ancora cosa ne sarà di te...

Quando senti che qualcosa ti tiene esattamente lì,
esattamente così.
_

NOSTOS: fino all’origine
Un viaggio di solo ritorno

1ª Edizione - 10, 11, 12, 13 settembre 2026 | Pietralunga (PG)

📸 Angelo Trani

Indirizzo

Via Protomartiri Francescani 131
Assisi
06081

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